120 anni di Totò: vogliamo ricordarlo così 0 1143

Attore, compositore, poeta, drammaturgo, paroliere, e cantante: questo è stato Antonio de Curtis, in arte Totò. Il 15 febbraio 1898, 120 anni fa, nasceva nel Rione Sanità di Napoli da una relazione adulterina fra Anna Clemente ed il Marchese Giuseppe de Curtis. Molti sono i versi da lui scritti nel corso della sua vita, e forse la sua più celebre poesia rimarrà per sempre “‘A Livella”, ma noi, oggi, vogliamo ricordarlo con una sua composizione meno nota: “‘E ccorne”.

‘E ccorne

Ognuno ‘e nuie nasce cu nu destino:
a malasciorta, ‘e vvote, va…. po’ torna;
chi nasce c’ ‘o scartiello arreto ‘e rine,
chi nasce c’ ‘o destino ‘e purtà ‘e ccorne.
lo, per esempio, nun me metto scuorno:
che nce aggio a fà si tarde ll’aggio appreso?
Penzavo: si, aggio avuto quacche cuorno,
ma no a tal punto de sentirme offeso.

È stato aiere ‘o juomo, ‘a chiromante,
liggenneme cu ‘a lente mmiezo ‘a mano,
mm’ha ditto: “Siete stato un triste amante,
vedete questa linea comme è strana?

Questa se chiamma ‘a linea del cuore,
arriva mmiezo ‘o palmo e po’ ritorna.
Che v’aggia di, carissimo signore;
cu chesta linea vuie tenite ‘e ccorne.

Guardate st’atu segno fatto a uncino,
stu segno ormai da tutti è risaputo
ca ‘o porta mmiezo ‘a mano San Martino,
o Santo prutettore d’ ‘e comute”.

Sentenno sti pparole int’ ‘o cerviello
accumminciaie a ffà,mille penziere.
Mo vaco a casa e faccio nu maciello,
pe Ddio, aggia fà correre ‘e pumpiere.

“Ma no… Chi t’ ‘o ffa fà?” (na voce interna
mme suggerette).”Lieve ll’occasione.
‘E ccorne ormai songhe na cosa eterna,
nun c’è che ffà,è ‘a solita canzone.

‘0 stesso Adamo steva ‘mparaviso,
eppure donna Eva ll’ha traduto.
‘ncoppa a sti ccome fatte nu surriso,
ca pure Napulione era cornuto!”.

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L’angolo della poesia: Jacques Prévert 0 744

Prima puntata della rubrica atematica di Blunote dedicata alla poesia. Per inaugurare questa nuova esperienza, abbiamo deciso di proporvi un importante poeta francese del Novecento, Jacques Prévert, ed in ogni occasione i versi dei poeti famosi o sconosciuti saranno accompagnati da una nostra riflessione, auspicando di scatenarne ulteriori nei nostri lettori. L’obiettivo sarà bivalente: da un lato si cercherà di riapprezzare la poesia (spesso) passivamente subita fra i banchi di scuola, dall’altro si vorranno promuovere nuovi poeti, anche sconosciuti, selezionati a discrezione della redazione.

 

Tempo perso – Jacques Prévert

 

Davanti alla porta dell’officina
l’operaio s’arresta di scatto
il bel tempo l’ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
strizza l’occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

 

Un uomo si reca a lavoro come ogni giorno, e sull’uscio della porta d’ingresso, si volta: un solleone lo attenderebbe; splendida la giornata sarà all’esterno della fabbrica nella quale egli dovrà consumare le sue ore, per potersi permettere il danaro necessario a sopravvivere nello spietato mondo fondato sull’economia. Avrebbe bisogno di godersi quanto la natura ebbe in serbo per lui alla nascita, come la semplice e squisita bellezza di una giornata di sole; ma non può. La domanda che l’operaio pone al sole “forse non trovi/che è piuttosto una coglionata/offrire una simile giornata/a un padrone?” racchiude in sé il sentimento di angoscia che pervade l’uomo all’ottemperamento dei doveri sociali, il quale è costretto, a causa d’essi, a rinunziare ai dilettevoli piaceri della vita. L’uomo moderno e contemporaneo ha svenduto il suo tempo, dedicandolo al lavoro anziché al piacere: i più fortunati potrebbero ravvedere congruità fra i due elementi, ma dovremmo domandarci fino a che punto sia giusto questo sistema economico basato sulla produzione estrema. Alcuni studiosi dicono che in un futuro non troppo lontano, gran parte delle mansioni lavorative, come sta già accadendo, saranno espletate dai robot: l’uomo non vivrà più di stipendio. Che sarà l’alba di un’era che rivedrà al centro degli interessi della comunità il pensiero, nelle sue forme artistiche e scientifiche, od il totale disfacimento degli equilibri umani? Se da un lato è impensabile tornare al baratto, è altrettanto faticoso immaginare una società che non si regga sull’asservimento ad un “padrone”. Sfida principale dell’umanità, è oggi quella di disegnare un mondo nel quale la nostra specie possa contemporaneamente: vivere con dignità, poter fruire dei servizi ai quali è già abituata, e poter godere di una giornata di sole senza doverla cedere in cambio del salario. Magari, non dovendo lavorare fino a 70 anni.

Uno stipendio medio per quarant’anni vale quanto l’evocatività di un singolo tramonto? A nostro avviso, no. Ma l’uomo dovrà mettersi nelle condizioni di poter rendere quest’opinione, un fatto.

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