Il mistero degli smartphone su tela 0 606

Ormai è prassi: Siamo tutti avvezzi a vedere gente camminare per
strada completamente assorbita dal suo smartphone;
Il vociare continuo dei social riempie la nostra vita anche nei più
insignificanti momenti.
E se vi potessi mostrare la stessa identica scena, facendo un salto
indietro nel tempo di un paio di secoli?

Senza tentare di ingannarvi, l’opera a cui stiamo alludendo si intitola
The Expected One” ed è stata realizzata dal ritrattista Ferdinand
George Waldmüller. Oggi il dipinto è custodito nel museo Neue
Pinakothek di Monaco, dove moltissimi visitatori avrebbero
evidenziato la somiglianza fra l’oggetto osservato dalla ragazza
protagonista dell’opera e uno smartphone.
Ma come è possibile trovare un simile oggetto in un quadro risalente al
1850? All’epoca ovviamente gli smartphone non esistevano, allora
perché ci sembra di scorgerne uno in questo quadro?
La risposta ce la da un esperto del settore: Peter Russell. L’ oggetto
osservato dalla ragazza con tanta attenzione non sarebbe infatti un di
cellulare di nuova generazione, bensì un libro di preghiere.
Ci troveremmo dunque dinnanzi ad un’illusione, provocata dal contesto
sociale in cui viviamo.
Ma la storia si era già ripetuta: basti ricordare “Mr. Pynchon and the Settling of Springfield”, di Umberto Romano dipinto nel 1937. Il murales ha girato molto negli
ultimi giorni sul web, sollevando domande e curiosità e riempiendo i
blog di ipotesi più o meno plausibili.

L’opera racconta l’incontro del 1630 fra due tribù del New England, i
Nipmuc e i Pocumtuc, con i coloni inglesi provenienti dal
Massachusetts.
Salta subito all’occhio nel corpo della scena un’anomalia temporale di
non poco conto: anche qui, infatti, uno degli indiani sembra stringere nella mano destra uno smartphone. L’utensile in questione è piatto ed ha una forma
rettangolare, mentre l’uomo lo utilizza muovendoci sopra il pollice, esattamente come faremmo noi col nostro telefono.

Dettaglio dello smartphone

Ma se quello del quadro precedente era identificabile come un libro di preghiere, cosa possiamo dire in questo caso? L’ esperto Daniel Crown viene in nostro soccorso. Lo storico è infatti convito che l’oggetto dipinto nell’opera sia un piccolo specchio, molto utilizzato nel XVII secolo.
Si tratta di un uomo appartenente a una comunità arretrata attratto
dalla modernità, rappresentata da oggetti lucenti” spiega Crown.
Sembra quasi che il nostro cervello, drogato dall’enorme mole di
informazioni sulla tecnologia, non riesca più a riconoscere il reale per
ciò che è. L’associazione involontaria con oggetti a noi di uso comune
continua a trarci in inganno.

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