“Reputation”, l’ultimo disco di Taylor Swift è una giostra di colpi di scena 0 844

Mi sento disorientata come quando vado a trovare mia nonna e, pur di passare del tempo con lei, mi metto a guardare le sue soap opera preferite e alla fine voglio sapere come finisce la tresca clandestina tra Pablo e Carmela. Uccidetemi. Non ancora però, perché questo album… mi piace?

Cosa fa di un cantante una celebrità? Talento, certo, doti canore, capacità di esibirsi, ma anche l’abilità di mostrarsi o meglio mostrare al pubblico quello che vuole o non vuole, ma sempre ponendoglielo su un vassoio dorato con tanto di guarnizione. Che maestria ci vuole nello scavalcare poi paparazzi, cause legali e addirittura i tradimenti da parte di altre celebrità? Taylor Swift questo lo sa bene, come sa quanto la gente ami parlare di lei, nel bene o nel male. Lo sa talmente bene che, con un colpo di tacco elegantemente piazzato e ben ponderato, chiama il suo ultimo album Reputation, perché chi meglio di lei sa come si costruisce una carriera, oltre che con il talento, anche facendo leva su quella cosa chiamata reputazione che è tanto cara alle cinquantenni che leggono una rivistaccia mentre la tinta attacca dal parrucchiere come ad una tredicenne impasticcata di social e con gli ormoni a mille? A chi è cara la giovane cantante forse sarà capitato di incappare su incredibilmente lunghi thread di Reddit che cercavano di decifrare i suoi ultimi video musicali e addirittura post di Instagram come se fossero antichi geroglifici egiziani, il tutto per capire, in pratica, quanta gente e chi, Taylor Swift, raffinatamente blastava ad ogni frame. Geniale (?)

Personalmente, non sono una grande fan della Swift, ma se hai un disordine gossipparo di cui ti vergogni come la morte, non puoi non conoscere tutti i tristissimi feud tra celebrità d’oltreoceano. E forse proprio per questo motivo mi sono ritrovata ad aspettare Reputation come se fosse la prova del nove di tutto. Aiuto. Ha ragione Taylor o Katy? Kanye e Kim hanno detto la verità? Calvin Harris e Tom Hiddleston erano davv- no. Non posso farmi questo. Mi sento disorientata come quando vado a trovare mia nonna e, pur di passare del tempo con lei, mi metto a guardare le sue soap opera preferite e alla fine voglio sapere come finisce la tresca clandestina tra Pablo e Carmela. Uccidetemi. Non ancora però, perché questo album… mi piace? La consapevolezza mi colpisce come un fulmine a ciel sereno e alla fine mi arrendo.

Fortunatamente, però, non sono l’unica ad essere stata tentata dal serpente: Rolling Stones piazza Reputation alla settima posizione nella classifica dei migliori album del 2017, e non ha proprio tutti i torti. L’Album, uscito il 10 Novembre, è un’infusione di pop, hip-hop e trap così ammaliante che sembra in grado di lanciare incantesimi che ti obbligano ad ascoltarlo canzone dopo canzone, con uno sorriso ebete sulla faccia e qualche “Oh no she didn’t” mentre schiocchi le dita ghetto style.

L’attesissimo singolo che anticipava l’album è stato “Look What You Made Me Do”, e ha fatto storcere il naso sia a le navigate swifters che a chi la cantante non l’ha mai potuta soffrire. Un totale cambio di direzione e un annuncio: la vecchia Taylor è morta (“I’m sorry, the old Taylor can’t come to the phone right now/Why?/Oh, ‘cause she’s dead!”). Il testo parla di tradimenti e vendetta, ma anche di rinascita. Una risposta a tutte le vicende da tabloid che l’hanno ritratta come il “serpente” e la vittima che usa le sue lacrime da coccodrillo per far notizia. L’inusuale struttura della canzone e le atmosfere creepy appaiono totalmente nuove per l’ex fenomeno pop-country dai lunghi boccoli dorati; una scelta rischiosa ma altamente voluta proprio per staccarsi definitivamente dalla ragazza con la chitarra acustica che canta di relazioni andate male, iconografia che effettivamente la cantante cerca di lasciarsi alle spalle dal 2012, quando lasciò il country per il pop con l’album Red.

Questa scelta è successivamente risultata ancora più evidente con “Ready For It?”, secondo singolo estratto ancor prima dell’uscita del disco. La canzone, oltre ad essere la più aggressiva a livello musicale – nell’album e nell’intera carriera di Taylor Swift – è sicuramente uno degli esperimenti più interessanti del 2017. Ragazzi, cosa succede se mischiamo Regina George con rap, hip-hop e trap? Sembra una puntata delle Superchicche, invece è la realtà. La prima metà di Reputation ci (ri)presenta un personaggio con molte più sfaccettature di quante ne potessimo immaginare, la maschera cade e ci vengono svelati dei segreti. Chi è davvero Taylor Swift? La risposta (parziale) arriva sfacciata con “I Did Something Bad”, terza track del disco. E, qui, l’esperimento riguardante Regina George che gioca a fare trap si fa ancora più interessante. Il testo sembra scritto dai sincerissimi pensieri di una liceale biondissima che si è rotta le palle di essere la donna angelicata, e paradossalmente la bellezza sta proprio in ciò: nella sua spudorata nudità.

Taylor si traveste ancora da rap star in “End Game”, che vede la partecipazione di Future ed Ed Sheeran, collaborazione molto attesa con quest’ultimo, data l’amicizia che li lega da anni. Il travestimento però, onestamente, è tagliato addosso così bene che non si può che pensare se questi panni alla fine non siano effettivamente la nuova forma dell’artista. Beh, no, non proprio, perché la “vecchia” Taylor esce fuori nella seconda metà dell’album, anche se in forma comunque evoluta, e anche i vecchi sostenitori si possono sentire di nuovo a casa, se proprio non hanno apprezzato la novità. Quindi, dopo varie basi elettroniche e varie sviolinate nascoste da autotune “artistico”  che cantano della nuova fiamma di Taylor Swift, si passa ad un sound molto più pop. “Delicate” è un buon esempio e una buon pezzo di transizione, colorato da un beat più rilassato che sa in ogni caso di futuro. Testo intimo e una nuova consapevolezza meno bambinesca e pudica della relazione romantica.

Con “Gorgeous”, invece, torniamo al pop a cui siamo stati abituati dalla Swiftt. Testo, ahimè, banale (la parola Gorgeous è ripetuta un milione di volte, meh) contornato da una melodia catchy elettro-pop alla Carly Rae Jepsen. Un pò meno banale, sia per sound che per testi, “Dress” riafferma una Taylor più sensuale, una donna che ha lasciato finalmente indietro le bambina che sbatte i pugni perché non può avere il perfetto capitano di Football. Un lieve e più maturo R&B si mischia con la freschezza di un pop senza tempo.

Ma parliamo di cose serie (si fa per dire), qualcuno si stava chiedendo per caso come è andata a finire la vicenda Taylor Swift/ Kanye West? Perché ci siamo finalmente arrivati, e senza un singolo pelo sulla lingua. Sembrano passati secoli dai Video Music Awards del 2009; Taylor vinse il Best Female Video con You Belong With Me, categoria che conteneva, quell’anno, l’iconico Single Ladies di Beyoncé. Insomma, a Kanye West questa cosa non andò proprio giù, e mentre Taylor accettava il premio, il rapper si scaraventava sul palco per rubarle il microfono e informare tutti che Beyoncè meritava il premio. Ne è passata di acqua sotto i ponti, e, proprio quando sembrava che il feud fosse archiviato da entrambe le parti, Kanye West, fresco di Life of Pablo, butta giù un paio di rime poco carine sulla cantante nel pezzo Famous (“I feel like me and Taylor might still have sex/Why? I made that bitch famous”). La risposta arriva, ironica e sprezzante nell’’allegra” canzone This Is Why We Can’t Have Nice Things. Pop ricco di ritmo e cori che ricorda We Are Never Ever Getting Back Together (2012). Senza alcun dubbio, una delle track più divertenti e irriverenti dell’album, ma anche una vera e propria diss al rapper: “And here’s to my momma/Had to listen to all this drama/And here’s to you/‘Cause forgiveness is a nice thing to do/Haha, I can’t even say it with a straight face”… ouch.

L’album è davvero una giostra piena di colpi di scena, graffi, amore disperato, discese e salite, ma si conclude nel più elegante dei modi, ed eccoci qui con l’ultima canzone: “New Year’s Day”. È difficile non farsi scendere una lacrimuccia con questa ballata fatta solo di pianoforte e chitarra. Una dolcissima melodia accompagna un’ancora più zuccherina Taylor, che ci porta nel nuovo anno con un po’ di malinconia. Nel suo primo dell’anno ci sono la paura di perdere, ma anche tante promesse rese sicure da una forza di volontà raggiunta proprio dopo tante perdite: “Don’t read the last page/ But I stay when it’s hard or it’s wrong or you’re making mistakes/ I want your midnights/ But I’ll be cleaning up bottles with you on New Year’s Day”.

E allora buon 2018, sperando che troviate la pace mentale e il coraggio che ha trovato Taylor Swift nel 2017.

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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