5 motivi per amare Sanremo 0 1831

O lo ami o lo odi: il festival più seguito d’Italia, rimane quello di Sanremo. Alcune teorie antropologiche, addirittura, ravvedono la nascita del concetto della “polemica” come status symbol dell’italiano da caffetteria, proprio con la prima edizione del 1951. Ed è proprio di questo polveroso chiacchiericcio da bar capace di tagliare in due le folle, che noi italiani abbiamo bisogno di nutrirci quotidianamente. Dalla solita polemica sugli ospiti, a quella relativa alle canzoni in gara, a quella sui contenuti: a qualcuno va bene, a qualcun altro va male. E nell’anno dei mondiali di calcio negati, l’unica cosa rimasta ad unire gli italiani in un luogo diverso da una tavola apparecchiata, è proprio la disputa sanremese. Sanremo è una competizione che ha sempre meno di musicale, e sempre più di “spettacolo”: è un programma televisivo che deve piacere, e pare che l’edizione by Baglioni, abbia volato alto. Eppure, nonostante lo share alle stelle, c’è sempre chi parla male di questo festival. Ecco a voi, quindi, i 5 buoni motivi per amarlo!

1) Perché Sanremo è Sanremo

Questa è la premessa. Credete davvero che a qualcuno freghi niente del fatto che a voi non piace Sanremo? Sanremo preesiste e succede all’essere umano; è il noumeno della televisione: va accettato come il Papa e Berlusconi.

2) Perché in radio serve (anche) la canzonetta

Amanti del Prog (come il sottoscritto), uniamoci! E facciamoci i cazzi nostri. Non possiamo pretendere un mondo di gente che ne capisca qualcosa di musica; che ne comprenda il messaggio artistico. Dobbiamo imparare a guardare con affetto i fan della canzonetta italiana: anche loro sono esseri umani. E poi, senza queste musichette così orecchiabili, noi non potremmo distinguerci da loro. Se la nostra musica è poesia, dobbiamo ringraziare innanzitutto chi ascolta tutta l’altra musica. Lo zoccolo duro dell’Italia rimarrà sempre quello melenso, alla ricerca della voce da brivido, e della canzone da tre minuti da cantare in auto o sotto la doccia: è giusto così. Dobbiamo ringraziare gente come Marco Carta, se noi, oggi, possiamo sentirci meglio di qualcun altro. (P.S. Che diavolo di fine ha fatto Marco Carta?)

3) Perché al Festival partecipano anche artisti coi controcazzi

Non è tutto da buttar via: Max Gazzè, Lucio Dalla, Lucio Battisti, Vasco Rossi, Gaetano Curreri, e tanti altri fantastici autori della musica italiana, hanno solcato quel palco apparentemente inutile. Poi alcuni di loro ne hanno preso le distanze. E c’è sempre stato chi, le distanze, le ha prese sin dall’inizio: Francesco Guccini, Fabrizio De André, Pino Daniele… Loro non erano amanti della competizione! E non lo è neanche chi sta scrivendo questo post.

4) Perché così noi italiani abbiamo qualcosa di meglio da fare

Ormai la TV è piena di reality e talent da accapponare la pelle: un puttanizio senza capo né coda. Ed è più bello sapere che i nostri connazionali stiano guardando un varietà come il Festival di Sanremo, piuttosto che una fogna umana come il Grande Fratello o l’Isola dei Famosi, o Uomini e Donne. Senza fare nomi. E poi, almeno a Sanremo, Barbara d’Urso non è fra le palle, e possiamo preservare il suicidio dei nostri neuroni.

5) Perché Ermal Meta e Fabrizio Moro sono pucciosi

Dai, la canzone che ha vinto Sanremo non è niente male. Suona bene, ed ha un bel testo d’impegno sociale contro il terrorismo: superficiale quanto basta per poterci commuovere per un mesetto o poco più. Il duo è d’impatto, le voci sono quelle che ci piacciono: sempre meglio di quello con la scimmia che ha vinto l’anno scorso. Il buonismo italiano vince ancora, la musichetta pure: è tutto in ordine. Manca solo una vittoria del centrodestra alle politiche per poter completare il quadro, e saranno di nuovo gli anni Novanta.

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“Brunori Sa”, il programma di Dario Brunori in onda su Rai 3 da marzo 0 497

“Un racconto in cinque episodi sui desideri, sulle paure e delle apparenti contraddizioni della generazione di mezzo a cui appartiene.Cinque piccoli racconti per immagini che ci aiuteranno a tracciare il profilo di una società liquida in costante mutamento. Cinque temi esistenziali e un grande punto interrogativo. Perché sapere di non sapere, in fondo, è proprio quello che ‘Brunori Sa’

È con queste parole che il cantante calabrese Dario Brunori, parla della sua ultima impresa artistica. Il vincitore della targa Tenco per il brano “La Verità” ci racconta lo show di cui sarà protagonista il prossimo marzo su Rai 3, descrivendolo come “un vero e proprio ritratto generazionale”. Il programma si chiamerà proprio “Brunori Sa”, e terrà impegnato il piccolo schermo per cinque serate in diretta.

Un primo annuncio sull’evento era stato comunicato lo scorso giugno dalla direttrice di Rai 3 Daria Bignardi, durante la presentazione dei nuovi palinsesti Rai. La Rai non ha ancora divulgato ulteriori informazioni circa la struttura del programma o le date della programmazione.

Una scalata al grande pubblico, quella del cantante Calabrese, che passa agilmente dai palchi indipendenti alla radio, attraversando e vivendo a pieno anche l’esperienza teatrale. Il cantautore è infatti al momento impegnato nella preparazione di “Brunori a Teatro”, uno speciale spettacolo fatto di musica e riflessioni, che si rifà allo stile della standup comedy, in cui si alterneranno musica e momenti parlati. Il tour è già in gran parte sold out. L’ormai imminente start è previsto il 16 febbraio all’Auditorium Santa Chiara di Trento.

Nuovo disco, tour e lo scoglimento: “Dopo il 30 giugno non sentirete più parlare degli Elio e le Storie Tese.” 0 1438

Non era uno scherzo della band: gli Elio e le Storie Tese si sciolgono davvero. La “data di scadenza”, come la definiscono loro, il 30 giugno. Prima, il concerto ad Assago, il Festival di Sanremo, un nuovo disco e un tour nei palasport. “Abbiamo annunciato lo scioglimento a marzo, ma nessuno ci ha preso sul serio. Lo hanno detto Le Iene e si è aperto il Vaso di Pandora: siamo stati sommersi da un’ondata di affetto che non ci aspettavamo“. Quindi la decisione del tour, in aggiunta al concerto di domani: “Abbiamo accettato subito. Chi ha acquistato un biglietto per il concerto di Milano, pensando che fosse l’ultimo, potrà accedere gratuitamente a un live nella sua regione“. Nel mezzo, Sanremo. Tanto che si pensava che gli Elii fossero il primo gruppo ad annunciare la reunion ancora prima di lasciarsi: “Sciogliersi è talmente bello che ci piacerebbe farlo ogni anno! Ma stavolta siamo seri. Dopo il 30 giugno non sentirete più parlare degli Elio e le Storie Tese. Ma questo non vuol dire che moriremo: siamo pieni di idee e di voglia di fare cose nuove. E poi ci sono gli spin-off della band: come Mangoni, artista non più giovane, che stiamo allevando da 40 anni, che sembra sempre sul punto di esplodere, ma che non esplode mai. Magari proprio il 2018 potrebbe essere l’anno buono“.

Prima dello scioglimento, però, ci sarà ancora tempo per sentir parlare del gruppo. Con un disco nuovo, ancora top secret, e con la quarta partecipazione al Festival: “Non ci sentiamo in credito con il Festival. Siamo arrivati due volte secondi per un errore del pubblico. Il pubblico ne fa tanti: ha fatto anche vincere gente improponibile. Noi andremo lì per fare qualcosa che non c’entra niente con Sanremo e perché ci piace stare su quel palco. Per concludere una storia unica e bellissima“.

Il tour partirà il 30 aprile da Montichiari per concludersi il 23 maggio a Rimini.

(Via ItalPress)

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