Al Pacino in Puglia. Il prossimo film sarà prodotto a Taranto 0 3587

Il prossimo film di Al Pacino sarà prodotto a Taranto. Lo ha annunciato oggi la produttrice Patrizia Fersurella nel corso del CinePalium Fest, il festival di Palo del Colle. La tarantina “Sun Film Group” sarà produttore esecutivo del film. La Fersurella ha aggiunto: “Non posso svelare molto ma posso dire che la sceneggiatura è bellissima e ci aspetta un grande lavoro in giro per l’Italia, tra location mozzafiato, con professionisti di spessore e attori importanti”.

Sono moltissime le professionalità legate al cinema presenti in Puglia – ha proseguito Fersurella – e il nostro obiettivo, sia come casa di produzione, sia attraverso la formazione accademica, è quello di sostenere tutti coloro che ricoprono un ruolo lavorativo e artistico nella filiera di produzione cinematografica”.

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Siamo stati al Medimex, il più grande funerale di musica elettronica 0 11966

È iniziato ieri il Medimex, L’International Festival and Music Conference promosso da Puglia Sound e tenutosi quest’anno a Taranto. Non un semplice festival come tanti in Europa, ma una vera conferenza arricchita di workshops, incontri con professionisti del settore musicale, mostre e installazioni. Il tutto spalmato su quattro giorni (dal 7 al 10 giugno) e condito, ovviamente, da tre concerti con nomi di tutto rispetto: Kraftwerk, Placebo e Nitro. Noi siamo stati al concerto dei primi, ma più che un concerto è stato un funerale: il più grande funerale di musica elettronica.

I Kraftwerk, per chi non li conoscesse (ahi, ahi…), sono una band tedesca di musica elettronica, considerati i veri pionieri del genere e di tutto ciò che ne deriva. Attivi ormai dal 1970, con quattordici album in studio pubblicati, mancavano da un anno l’appuntamento italiano; fino a ieri. Ma non si è trattato proprio di un grande ritorno. La colpa non va però certo attribuita ai Kraftwerk che, checché se ne dica, a quasi cinquant’anni di carriera, hanno ancora qualcosa da offrire – anche se chi scrive non è un grande amante delle band “classiche”, soprattutto quando si parla di musica elettronica: il principio, a mio parere, è lo stesso di qualsiasi apparecchio elettronico: se è vecchio non è davvero utile, se non per dire a qualcuno “ehi, guarda, ho un MS-DOS a prendere polvere in cantina”. Ma non è questo il caso.

Guardandosi attorno, la percezione generale era quella di un pubblico capitato lì per caso. Ci si poteva tranquillamente chiedere dove avessero regalato tutti questi biglietti – o se il sito da cui li abbiamo acquistati non fosse in realtà una truffa su un evento ad ingresso libero – perché la situazione si poneva davvero ai limiti del normale. Era addirittura evidente anche la poca quantità di cellulari alzati, roba da non credere nel 2018. E sì, va bene, mille battaglie contro quelli che passano il concerto a riprendere col telefonino, ma è anche vero che questo brutto vizio può essere un indice di gradimento. E ieri, il gradimento, era davvero basso.

Non è stata tanto la staticità della folla a sorprendere – e ho visto comunque più movimento con certe cover band di Ligabue et similia– quanto alcuni, piccoli particolari. Ma andiamo per ordine. I primi venti/trenta minuti di concerto sono stati praticamente non-stop, un susseguirsi di tracce da dieci o quindici minuti l’una tra intro e outro. Proprio in questo frangente sono iniziati i primi dubbi collettivi: “Quando bisogna applaudire?”; “Ma è finita la canzone?”; “Chi sono io e che ci faccio ad un concerto dei Kraftwerk?”. Più o meno queste le frasi facilmente captabili dallo sguardo dei dieci-quindicimila presenti. Poi il delirio.

Essì, il delirio. Perché, diciamolo, per rendersi conto dell’umore generale di una folla non serve certo un esperto, e l’umore generale di chi era lì era quello di chi ci stava per caso. Forse solo le trenta persone attaccate alla transenna davanti erano davvero consci di chi fossero i Kraftwerk; il resto era un misto di sguardi assenti, ondeggiare scoordinato e qualche sparuto battimani fuori tempo. Fin quando non è partita la melodia principale di ‘Computer Love’. Lì urla, salti di gioia, un’ovazione degna di uno stadio di Serie A. Almeno per poco, il tempo di rendersi conto che quella melodia aveva una progressione diversa… Ma dove l’ho già sentita? Ah, sì: i Coldplay.

E che ne sai tu, hai chiesto a diecimila persone se la conoscevano già?”; No. Ma è facile intuire da chi non conosce una sola parola di ‘Robots’ o ‘Radioactivity’ che quella melodia non sapeva certo fosse dei Kraftwerk. E se non lo capisci subito da te, lo lasciano intendere gli attimi di confusione, imbarazzo e silenzio generale che sono seguiti e che hanno accompagnato il resto della canzone e tutto il concerto fino alla fine. Solo in qualche altra occasione il pubblico ha risposto bene: quando sul maxischermo ci sono finite delle foto di Taranto: in pratica si è preferito applaudire di più alla propria città che a chi ci è venuto a suonare.

Un discorso a parte va fatto sul 3D tanto decantato prima dell’inizio del concerto. È dal 2011 ormai che i Kraftwerk propongono questi concerti 3D, che paiono però, a questo punto, essere solo uno specchietto per le allodole. Ieri il 3D è stato, paradossalmente, la cosa meno sorprendente di tutti. Dopo i primi cinque minuti di assestamento, quando ancora la folla fingeva sorpresa per degli effetti alla pari di Gesù dei Griffin che fa i trucchi con le dita, il concerto è proseguito nella più totale monotonia di un qualsiasi maxischermo. Inoltre, una stretta di mano vigorosa a chi ha deciso di dotare il pubblico di occhialetti 3D di cartone in una sera di giugno a Taranto: i miei sono tornati a casa sciolti.

Diffidate quindi dai titoloni che troverete oggi sui giornali: nessuna “festa”, nessuna “folla in delirio”, nessuna “piazza ballante”. Un funerale in piena regola, silenzioso oltre alla musica, immobile oltre alle immagini. Ci si aspettava una risposta diversa dalla città di Taranto, dove un concerto del genere mancava dai tempi d’oro del Tursport. Invece siamo riusciti a ridurre un concerto dei Kraftwerk alla stregua di una sagra di paese, dove ci si beve una birra e si chiacchiera con la persona accanto del più e del meno. E no, non sto scherzando: sentivo benissimo la ragazza accanto a me parlare della sua ultima, pessima, frequentazione a concerto inoltrato, tra birra e sigaretta. Ora, però, c’è bisogno di una risposta diversa da parte dei tarantini. Questa sera sarà la volta dei Placebo che, ad onor del vero, sono un tantino più ballabili: Taranto deve dimostrare di meritarsi un evento come il Medimex, dopo anni di discorsi sulla riconversione economica e sul turismo da far crescere. Il passo da funerale a cimitero può essere molto breve.

“Artico”, il nuovo disco del Progetto Elysium salva i ghiacciai del Polo Nord 0 702

È in atto una spaventosa guerra che pochi super-ricchi hanno scatenato contro l’umanità e contro il Pianeta Terra, e lo stanno distruggendo. I ghiacci antichi del Polo Nord, miliardi d tonnellate di ghiaccio, si sono sciolti. La situazione è catastrofica: il Polo Nord si è sciolto completamente, si forma un sottile strato di ghiaccio invernale che d’estate si scioglie; miliardi di tonnellate di ghiaccio antico, che erano lì da migliaia di anni, non esistono più. Erano felici le multinazionali perché adesso risparmiano: invece di fare il giro largo ora possono passare là dove prima c’era il ghiaccio. Dementi, gente fuori testa, ma l’essere umano non è tanto diverso perché la sua vita è completamente disancorata dalla realtà.”. Sono le parole di Pier Giorgio Caria, ricercatore e documentarista italiano. Ed è anche da queste parole che nasce la nuova iniziativa del progetto Elysium, “Artico”. Ma andiamo per ordine.

Promosso dai progetti culturali Elysium e Adonai, insieme al Network Nuova Civiltà, alla piattaforma d’informazione musicale online Blunote Music ed al presidio culturale permanente denominato T.I.S.I.A. (Tecnologia, Innovazione, Scienza, Insolito, Arte) operativo nella città di Modugno, il Progetto Elysium si accinge a realizzare progetti musicali/sociali, finalizzati alle raccolte di fondi da destinare alle diverse cause che man mano verranno prese a cuore dal progetto stesso, promuovendone la vendita dei dischi a livello locale, sul territorio nazionale e finanche all’estero.

 

Un progetto già avviato da mesi, che ha visto la sua prima pubblicazione venire alla luce ad Aprile di quest’anno, col disco “Elysium: Artisti Uniti”, alla cui promozione hanno partecipato anche le associazioni Avis e Le Mani Tese Onlus una raccolta del meglio dell’underground italiano, volto alla realizzazione di un progetto di carattere ludico-sportivo-ricreativo, al fine di favorire la miglior permanenza nei reparti di oncoematologia pediatrica e neuropsichiatria infantile del Policlinico di Bari e di aumentare l’efficacia delle terapie e delle cure fornite ai piccoli degenti, rendendo quindi più proficuo il lavoro dei medici nella prestazione delle cure.

Un viaggio suggestivo, carico di sensazioni ed emozioni tanto eterogenee quanto vivide; un percorso esplorativo alla scoperta della periferia musicale italiana, delle sue realtà meno conosciute e delle novità più interessanti. Un disco che è dimostrazione, ancora una volta, di quanto la diversità e la varietà di generi siano la vera ricchezza della musica e di come, talent musicali e playlist di Spotify a parte, in Italia ci sia ancora chi si impegna nel fare musica in maniera autentica. Tutto sta nel volerlo scoprire.”, lo descrive così Francesco Carrieri in una recensione per Blunote Music, ad evidenziarne le qualità musicali mai scontate quando si tratta di progetti simili; perché il fine ultimo del Porgetto Elysium sarà anche raccogliere fondi per le più svariate cause, ma questo non significa certo trascurare la qualità musicale offerta al pubblico, sempre in cerca di novità che la radio normalmente non propone.

La copertina di “Artico” in anteprima per Blunote Music

Ma è con la prossima iniziativa di cui accennato all’inizio dell’articolo che il Progetto Elysium cerca la conferma di una buona riuscita del piano: “Artico”, una raccolta di quattro EP da cinque canzoni l’uno in un unico disco, si pone l’obbiettivo di raccogliere fondi da destinare alle attività di salvaguardia dei ghiacciai al Polo Nord. “Il Network Nuova Civilità, i progetti culturali Elysium/Adonai ed i gruppi musicali Aural Phaze featuring Fiordaligi, Form Follows, Nine Eight Central e Phoenix And The Oracle dedicano questo CD a tutti gli attivisti di Greenpeace che, attraverso l’iniziativa “Save The Arctic”, si battono ogni giorno per la salvaguardia del Polo Nord e per la realizzazione di un Santuario Globale, indispensabile per la sopravvivenza del Pianeta Terra e di tutti gli esseri viventi che lo abitano.”. Lo descrive così Massimo Lombardo, principale referente del Progetto Elysium.

La speranza è che le iniziative promosse dall’universo Elysium possano replicare i successi ottenuti da altri progetti musicali/sociali, come quello dei Rezophonic, citandone il più famoso, divenendo una costante delle classifiche italiane e issando in alto i valori etici di cui il progetto si fa promotore.

 

Per pre-ordinare il disco o per informazioni utili all’acquisto futuro contattare la pagina Facebook di Blunote Music.

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