Annunciato il terzo live a Milano per gli U2 0 407

E’ stata aggiunta una terza data del Songs of experience tour degli U2 al Mediolanum Forum di Assago (Mi). Oltre all’11 e al 12 ottobre – andati entrambi sold out nel giro di qualche secondo – la band irlandese capitanata da Bono Vox si esibirà nel palazzetto milanese il 15 ottobre.

I biglietti per il terzo live degli U2 sono in vendita su Ticketone e Ticketmaster a partire dalle ore 10.00 di venerdì 2 febbraio, mentre per gli iscritti a MyLiveNation su livenation.it la prevendita è aperta dalle ore 9.00 di giovedì 1 febbraio.

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I Placebo chiamano, Taranto risponde 0 2835

Si è conclusa ieri una giornata storica per la città di Taranto. Ospiti della seconda giornata del Medimex, l‘International Festival and Music Conference che si sta svolgendo in città dal 7 al 10 giugno, i Placebo. Concerto adrenalinico sin dall’inizio, con l’apertura affidata al ventunenne torinese Kiol, in grado di infiammare la folla con i brani tratti dal suo recente EP, “I Come As I Am” di cui consigliamo vivamente l’ascolto su Spotify: piacevolissima sorpresa. A seguire son saliti sul palco i Casino Royale, formazione milanese che certo non ha bisogno di presentazioni.

Alle dieci e mezza salgono sul palco i Placebo. La band si presenta sul palco in una formazione composta da sei musicisti: gli storici membri fondatori, Brian Molko (voce e chitarra) e Stefan Olsdal (basso e chitarra), accompagnati da Bill Lloyd alla tastiera, Nick Gavrilovic alla chitarra, Angela Chan alle tastiere e al violino e Mathew Lunn alla batteria. I Placebo arrivano a questo concerto con una promessa precisa: quella di portare solo i grandi successi, “perchè è quello che il pubblico vuole sentire” annunciò Brian Molko in una recente intervista. E così è stato. Il concerto si è aperto con “Pure Morning“, e in scaletta ci son finiti tutti i più grandi successi della band: da “Bitter End” a “Too Many Friends“, passando per “Twenty Years“, “Song To Say Goodbye” e “Special K“, Chiusura affidata alla cover di “Running Up That Hill” di Kate Bush. Si è sentita la mancanza delle immagini sul maxischermo alle spalle della band, ma l’energia sprigionata dal gruppo ha saputo colmare benissimo il gap.

I Placebo confermano di essere in ottima forma – nonostante le duemila sigarette fumate da Brian Molko tra una canzone e l’altra, ma non è una novità – presentando una scaletta che sarebbe un sogno per ogni fan e amante della band inglese. Il pubblico risponde benissimo, molto meglio del giorno prima coi Kraftwerk, saltando, ballando ed intonando ogni canzone. Grazie Taranto per aver dimostrato di essere anche qualcos’altro oltre l’industria: non avevamo dubbi.

Siamo stati al Medimex, il più grande funerale di musica elettronica 0 12243

È iniziato ieri il Medimex, L’International Festival and Music Conference promosso da Puglia Sound e tenutosi quest’anno a Taranto. Non un semplice festival come tanti in Europa, ma una vera conferenza arricchita di workshops, incontri con professionisti del settore musicale, mostre e installazioni. Il tutto spalmato su quattro giorni (dal 7 al 10 giugno) e condito, ovviamente, da tre concerti con nomi di tutto rispetto: Kraftwerk, Placebo e Nitro. Noi siamo stati al concerto dei primi, ma più che un concerto è stato un funerale: il più grande funerale di musica elettronica.

I Kraftwerk, per chi non li conoscesse (ahi, ahi…), sono una band tedesca di musica elettronica, considerati i veri pionieri del genere e di tutto ciò che ne deriva. Attivi ormai dal 1970, con quattordici album in studio pubblicati, mancavano da un anno l’appuntamento italiano; fino a ieri. Ma non si è trattato proprio di un grande ritorno. La colpa non va però certo attribuita ai Kraftwerk che, checché se ne dica, a quasi cinquant’anni di carriera, hanno ancora qualcosa da offrire – anche se chi scrive non è un grande amante delle band “classiche”, soprattutto quando si parla di musica elettronica: il principio, a mio parere, è lo stesso di qualsiasi apparecchio elettronico: se è vecchio non è davvero utile, se non per dire a qualcuno “ehi, guarda, ho un MS-DOS a prendere polvere in cantina”. Ma non è questo il caso.

Guardandosi attorno, la percezione generale era quella di un pubblico capitato lì per caso. Ci si poteva tranquillamente chiedere dove avessero regalato tutti questi biglietti – o se il sito da cui li abbiamo acquistati non fosse in realtà una truffa su un evento ad ingresso libero – perché la situazione si poneva davvero ai limiti del normale. Era addirittura evidente anche la poca quantità di cellulari alzati, roba da non credere nel 2018. E sì, va bene, mille battaglie contro quelli che passano il concerto a riprendere col telefonino, ma è anche vero che questo brutto vizio può essere un indice di gradimento. E ieri, il gradimento, era davvero basso.

Non è stata tanto la staticità della folla a sorprendere – e ho visto comunque più movimento con certe cover band di Ligabue et similia– quanto alcuni, piccoli particolari. Ma andiamo per ordine. I primi venti/trenta minuti di concerto sono stati praticamente non-stop, un susseguirsi di tracce da dieci o quindici minuti l’una tra intro e outro. Proprio in questo frangente sono iniziati i primi dubbi collettivi: “Quando bisogna applaudire?”; “Ma è finita la canzone?”; “Chi sono io e che ci faccio ad un concerto dei Kraftwerk?”. Più o meno queste le frasi facilmente captabili dallo sguardo dei dieci-quindicimila presenti. Poi il delirio.

Essì, il delirio. Perché, diciamolo, per rendersi conto dell’umore generale di una folla non serve certo un esperto, e l’umore generale di chi era lì era quello di chi ci stava per caso. Forse solo le trenta persone attaccate alla transenna davanti erano davvero consci di chi fossero i Kraftwerk; il resto era un misto di sguardi assenti, ondeggiare scoordinato e qualche sparuto battimani fuori tempo. Fin quando non è partita la melodia principale di ‘Computer Love’. Lì urla, salti di gioia, un’ovazione degna di uno stadio di Serie A. Almeno per poco, il tempo di rendersi conto che quella melodia aveva una progressione diversa… Ma dove l’ho già sentita? Ah, sì: i Coldplay.

E che ne sai tu, hai chiesto a diecimila persone se la conoscevano già?”; No. Ma è facile intuire da chi non conosce una sola parola di ‘Robots’ o ‘Radioactivity’ che quella melodia non sapeva certo fosse dei Kraftwerk. E se non lo capisci subito da te, lo lasciano intendere gli attimi di confusione, imbarazzo e silenzio generale che sono seguiti e che hanno accompagnato il resto della canzone e tutto il concerto fino alla fine. Solo in qualche altra occasione il pubblico ha risposto bene: quando sul maxischermo ci sono finite delle foto di Taranto: in pratica si è preferito applaudire di più alla propria città che a chi ci è venuto a suonare.

Un discorso a parte va fatto sul 3D tanto decantato prima dell’inizio del concerto. È dal 2011 ormai che i Kraftwerk propongono questi concerti 3D, che paiono però, a questo punto, essere solo uno specchietto per le allodole. Ieri il 3D è stato, paradossalmente, la cosa meno sorprendente di tutti. Dopo i primi cinque minuti di assestamento, quando ancora la folla fingeva sorpresa per degli effetti alla pari di Gesù dei Griffin che fa i trucchi con le dita, il concerto è proseguito nella più totale monotonia di un qualsiasi maxischermo. Inoltre, una stretta di mano vigorosa a chi ha deciso di dotare il pubblico di occhialetti 3D di cartone in una sera di giugno a Taranto: i miei sono tornati a casa sciolti.

Diffidate quindi dai titoloni che troverete oggi sui giornali: nessuna “festa”, nessuna “folla in delirio”, nessuna “piazza ballante”. Un funerale in piena regola, silenzioso oltre alla musica, immobile oltre alle immagini. Ci si aspettava una risposta diversa dalla città di Taranto, dove un concerto del genere mancava dai tempi d’oro del Tursport. Invece siamo riusciti a ridurre un concerto dei Kraftwerk alla stregua di una sagra di paese, dove ci si beve una birra e si chiacchiera con la persona accanto del più e del meno. E no, non sto scherzando: sentivo benissimo la ragazza accanto a me parlare della sua ultima, pessima, frequentazione a concerto inoltrato, tra birra e sigaretta. Ora, però, c’è bisogno di una risposta diversa da parte dei tarantini. Questa sera sarà la volta dei Placebo che, ad onor del vero, sono un tantino più ballabili: Taranto deve dimostrare di meritarsi un evento come il Medimex, dopo anni di discorsi sulla riconversione economica e sul turismo da far crescere. Il passo da funerale a cimitero può essere molto breve.

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