Annunciato il terzo live a Milano per gli U2 0 458

E’ stata aggiunta una terza data del Songs of experience tour degli U2 al Mediolanum Forum di Assago (Mi). Oltre all’11 e al 12 ottobre – andati entrambi sold out nel giro di qualche secondo – la band irlandese capitanata da Bono Vox si esibirà nel palazzetto milanese il 15 ottobre.

I biglietti per il terzo live degli U2 sono in vendita su Ticketone e Ticketmaster a partire dalle ore 10.00 di venerdì 2 febbraio, mentre per gli iscritti a MyLiveNation su livenation.it la prevendita è aperta dalle ore 9.00 di giovedì 1 febbraio.

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Siamo stati al concerto di Claudia Sala: che bomba! 0 304

Murphy diceva che quando credi qualcosa possa andare storto, probabilmente andrà così. Per me è diverso: quando non so bene cosa aspettarmi succede sempre la cosa più inaspettata. Questa è ormai una regola per me – La legge di Dario – e non ci sono eccezioni. È successo anche due sere fa al Ballarak per il concerto di Claudia Sala, cantautrice palermitana, per l’occasione in duo acustico con Nicolò Florio (Inside out, tribute band dei Pink Floyd) e accompagnata dal grande violinista e polistrumentista – nonché suo produttore – Francesco “Fry” Moneti dei Modena City Ramblers.

Il locale è stracolmo di gente, i posti sono già tutti occupati e la strada per arrivare alla cassa e prendere una birra è più disincentivante del cammino di Santiago a piedi scalzi. Nonostante tutto, io e i miei amici riusciamo non solo a prendere una birra, ma anche a trovare posto sfrattando bellamente quelli che stavano seduti là da circa un’ora (dettagli). Dopo cinque minuti, tra candele, vinili sparsi e gente accatastata, sale sul palco Claudia Sala: si presenta, presenta il chitarrista Nicolò, e inizia a parlare del suo primo EP ‘È ora‘. È uscito il 15 febbraio dell’anno scorso e contiene sei brani, di cui tre in inglese scritti da lei e tre in italiano scritti dal cantautore palermitano Carmelo Piraino: uno di questi è un omaggio a Luca Lanzi, cantante della band aretina La casa del vento.

Il concerto comincia sulle note di È Ora, brano omonimo, che invita a godersi il momento, perché il tempo passa e quello che abbiamo sprecato ad aspettare non ci torna indietro. La filosofia dell’hic et nunc, tanto cara agli esistenzialisti, viene strumentalizzata e ribadita più volte nel testo, come nel pezzo che fa “voglio vivere qui e ora al ritmo del mio tempo”. La sua voce potente si scalda e scalda il pubblico che la ascolta.

Claudia Sala È ora

Dopo gli applausi è il momento di chiamare sul palco il terzo componente “a sorpresa” della band: è Moneti che entra, saluta tutti, scherza sul suo aumento estemporaneo di peso, imbraccia il violino e chiede un po’ di volume (che non guasta mai). Giusto il tempo di sistemarsi e parte Pioggia e Vento, un brano dal mood riflessivo e malinconico dal quale emerge una certa componente emozionale. Questa è un po’ un’autobiografia. È una storia di riscatto, di chi lotta contro tutto pur di realizzare i propri sogni.

Prima di attaccare con Don’t set Limits, Claudia ci tiene a raccontare un po’ di sé e del suo viaggio musicale che l’ha portata più volte negli Stati Uniti – dal 2010 al 2012 ha partecipato, per tre estati, alla Festa italiana di Cuyahoga Falls, Cleveland e Ohio – ma anche in Germania, Olanda, Belgio, Francia, Svizzera e Inghilterra, al fianco di Pippo Pollina (cantautore palermitano trapiantato a Zurigo) e le sorelle Prestigiacomo (cantautrici trapanesi). In questo pezzo la sua voce si assottiglia e si estende, ma non perde mai d’intensità. È un brano frutto di un dialogo interiore, scritto in un momento di crisi dovuta alla fine di un amore viscerale. Parla di coraggio, del coraggio che ci vuole a trasformare il dolore in forza. Fry ormai è partito e non si può fare altro che andare avanti con I know it, I want it. È un brano più distensivo, che parla di consapevolezza: “Now I know it, now I want it!

Arriva il momento degli inediti che faranno parte del nuovo EP (ancora in registrazione, uscirà ad aprile in Germania e Svizzera): Nessuno e Hold me. Il primo è un brano scritto di getto in una notte di due anni fa, e parla della delusione nei confronti di una società che ha perso il contatto con le cose reali e si accontenta di vivere nell’illusione. È una società che preferisce una felicità posticcia invece di andare alla ricerca di quella vera; e che crede che la libertà sia quella catena che le tiene legati stretti i polsi. Si salva soltanto chi sogna, perché chi sogna conosce una strada che nessun altro conosce, e la percorre senza voltarsi indietro finché non arriva a destinazione. La seconda canzone, invece, è una ballad folk che parla di un amore sbocciato ma mai colto. È la storia di due ragazzi che s’innamorano e vivono momenti intensi e fugaci, ma che non riescono, per cause di forza maggiore, a stare insieme.

C’è spazio per le cover dei cantautori che lei ama: Talkin’ about Revolution di Tracy Chapman, Both Sides, Now di Joni Mitchell e Blowing in the Wind di Bob Dylan. L’atmosfera è perfetta per suonare e cantare queste canzoni, il mandolino elettrico di Fry esalta la sua voce e rende tutto più magico. È un connubio perfetto.

Il tempo delle cover non è finito, ma questa più che una cover è un tributo ai suoi maestri. Parte l’arpeggio e la gente – seppur invitata – si alza e si unisce al tributo. È il momento di Ebano dei Modena City Ramblers; è il momento della catarsi.

Riprendersi non è facile, ma il concerto continua. È il momento giusto per fare una piccola parentesi di musica celtica e della tradizione irlandese (questa è una delle tante passioni di Claudia che dal 2009 fa parte dei “The Cliffs” band di musica folk-irlandese con cui ha girato la Sicilia e il nord Italia). La parentesi si apre con A Kiss in the Morning Early, brano della tradizione popolare interpretato da molti artisti, tra cui Mick Hanly e Niamh Parsons. Moneti è visibilmente nel suo mondo, il suo violino è preciso come la spada di Zorro che ti disegna una “Z” sul petto senza arrecarti il minimo danno fisico. Sul palco sale anche Federico Chisesi, ufficialmente tecnico del suono, ufficiosamente percussionista “improvvisato”, che comincia a tambureggiare sul corpo di una chitarra acustica. La parentesi si chiude con Galway Girl, un pezzo strumentale coinvolgente e sconvolgente introdotto da una danza irlandese.

C’è ancora tempo per due pezzi. Il mood è lo stesso, le intenzioni pure. Ormai sono tutti in piedi, fomentati dalla parentesi Irish. C’è chi balla, chi beve, chi è già alla settima Trappist-1, chi si abbraccia, chi ride, chi guarda il cellulare perché è disperato e chi è disperato perché guarda il cellulare. Si respira comunque un clima di festa e di convivialità che sfocia nell’estasi quando dal palco partono le note di In un giorno di pioggia e I Cento Passi dei Modena. Uno dei titolari del locale sale sul palco, proprio sulle note de I Cento Passi, e lancia un messaggio tutt’altro che banale: Palermo è nostra, non di cosa nostra. Sì, perché Palermo è questa: è fatta di persone che non hanno paura di urlare che “la mafia è una montagna di merda”, di persone che non hanno paura di vivere senza compromessi, ma soprattutto di persone che non hanno paura di inseguire i propri sogni.

Il percorso di Claudia è fatto di ricerca, studio e tanti sacrifici, che l’hanno portata ad abbandonare il lavoro al call center, per il quale stava rischiando di rovinarsi la voce, e puntare tutto sulla musica. Io direi che la scommessa è pienamente vinta!

Fatoumata Diawara: Africa, impegno e coraggio all’Estragon di Bologna 0 270

Un connubio di Africa, energia e femminilità. Stiamo parlando del concerto di Fatoumata Diawara organizzato dal Locomotiv Club e tenutosi ieri, 22 febbraio 2019 presso l’Estragon Club di Bologna. Sold out per la seconda tappa italiana di questa artista maliana in grado di offrire momenti musicali di grandissima intensità.

Si presenta sul palco con un lungo vestito rosso, colore che simboleggia energia e intensità. Fatou sul palco non si limita a cantare e suonare, cosa che fa benissimo con la sua strepitosa band, ma si impegna a lanciare messaggi profondi, senza mai perdere il suo sorriso. Tra un brano e l’altro la sua parola si trasforma, come in un comizio musicale dedicato a un’Africa nuova, alle donne, ai diritti umani, alla pace. Siamo tutti uguali e il colore di pelle non importa, perché abbiamo tutti lo stesso sangue. Fatoumata urla “aprite i porti!” e ricorda a tutti noi che le diversità ci fanno crescere e un mondo tutto bianco o tutto nero sarebbe un mondo molto più povero. Insegnamenti fondamentali che mai come oggi abbiamo incredibilmente bisogno di sentire.

Fatoumata Diawara

Fatoumata Diawara, 36enne nata in Costa d’Avorio e cresciuta in Mali, ha sentito che questo era il momento giusto per ribadire con forza ciò che le sue canzoni fanno in tutto il mondo: raccontare un continente che in realtà conosciamo pochissimo. La musica, più di ogni altra arte, unisce con la sua inesauribile capacità di abbattere ogni barriera, ogni confine geografico. La sua musica è coraggiosa, calda, coinvolgente, impegnata e, forse, necessaria.

Donna dal carattere ribelle e indipendente, sfuggì ad un matrimonio imposto quando era ancora una adolescente. Parigi la accolse e iniziò la sua carriera prima come ballerina e attrice, poi come cantante e chitarrista, cominciando ad accompagnare le sue prime canzoni. Debuttò nel 2011 col suo primo album “Fatou”, presentando nello scorso anno il suo terzo album intitolato “Fenfo”, che in lingua bambara significa ‘qualcosa da dire‘. Infatti è un album che ha molto da raccontare.

Il live si è aperto con il brano “Don Do” che sembra quasi recitato e descrive in maniera dolorosa un amore non corrisposto. A seguire “Kokoro” che significa ‘patrimonio ancestrale’: questo brano è un fusion di blouse elettrificato che rivendica le origini e le tradizioni degli uomini africani.

La terza è una canzone scritta e composta da Fatoumata e Amine Bouhafa intitolata, “Timbuktu Fasso”. Brano lento, parla della città di Timbuktu sotto l’occupazione degli estremisti islamici che portano una bandiera nera jihadista, e i bambini del popolo malese soffrono, ma ‘il grande Mali, è destinato a vincere’.

Fatoumata Diawara

Segue il brano afro-pop sincopato: “Ou Y’an Ye” che parla di umiltà, di cessare la gelosia e del bisogno di qualcun altro che guidi attraverso la vita.

Successivamente sono spuntati strumenti in grado di evocare le sonorità antiche della kora che, combinate con il funky, hanno creato una grande forza comunicativa nelle canzoni come “Negue Negue” e “Kanoua Dan Yen” i quali reinventano il canto militante di molta musica africana rimarcando la volontà dell’autrice di evolvere la tradizione verso sfumature sonore moderne.

Diawara esorta tutti a condividere la felicità e l’amore ovunque; invita i giovani a unirsi e rendere questo mondo un posto migliore. 

Fatoumata Diawara

Le luci si animano e parte “Sinnerman”, tributo a Nina Simone rivisitato in chiave africana. Ora la situazione sul palco inizia a scaldarsi e Fatou cerca un contatto con il suo caloroso pubblico: batte le mani, balla da una parte all’altra del palco e in una mossa fa cascare il suo grande turbante mostrando i suoi bellissimi dreadlocks decorati.

Finalmente si giunge ai pezzi clou del disco, “Fenfo” e il singolo che ha riscosso enorme successo: “Nterini”. Questa canzone parla dell’angoscia sentita e dell’amore provato da due amanti separati dalla distanza. Il ritmo è cadenzato e Diawara fa ballare tutti quanti!

Sono quasi passate due ore dall’inizio del concerto e Lei è ancora raggiante e fresca come una rosa appena sbocciata.

Le luci si abbassano per un istante e dalle prime note il pubblico capisce subito di quale canzone si tratta: “Sowa”. Chiunque, all’udire il nome di questa artista, penserebbe solo ad una canzone, iniziandola a cantare: è proprio Sowa, con il suo ridondante ritornello. Fatoumata ha più volte spiegato che la parola “Sowa” è stata creata da sola per chiamare tutti i bambini che sono cresciuti senza i loro genitori o che sono stati dati in adozione forzata. La canzone narra così: “Anche senza soldi, il tuo amore sarà sufficiente per il benessere di tuo figlio e per la sua educazione. Ogni bambino ha bisogno della propria madre. Se solo tu potessi guardarlo negli occhi prima di darlo, vedresti tristezza e paura, non lo lasceresti mai andare.

Ultimo brano del live è “Bonya”, una sintesi pop trascinante come un rock’n’soul anni ’70. Bonya significa ‘rispetto’, ed è proprio di questo che si parla, del rispetto verso gli altri, del godere della vita in comunità senza dover ferire, calunniare o umiliare gli altri.

Sta per giungere la fine del mega concerto, lo si capisce perché le luci calano e dal palco spariscono tutti. La folla inizia ad esultare e ad incitare il loro ritorno così, dopo pochi minuti, rientra la band con Yacouba Kone alla chitarra e Sekou Bah al basso, i quali si scatenano in un breve duetto. Poi rientra lei, la regina della serata, tutti esultano. Fatou fa un’ultima richiesta alla platea ed esclama: “C’è qualcuno che vuole saltare sul palco qui con me per provare a ballare la mia danza africana?“.
La risposta è stato un corale ““, coi più temerari a scavalcare le sbarre del sottopalco, passando da spettatori a protagonisti di questo finale di concerto.

Una bomba atomica questa Diawara!

Fatoumata Diawara

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