Approda in Italia “Pink Floyd – Their Mortal Remains”, la mostra sulla band inglese 0 385

Approda finalmente in Italia la mostra Pink Floyd – Their Mortal Remains. Dopo un tentativo andato male a Milano, dove era stata cancellata per mancanza di tempo organizzativo, arriva a Roma la mostra curata da Victoria Broackers, la stessa curatrice che con Geoffrey Marsh ha creato la mostra “David Bowie Is”, arrivata lo scorso anno al MAMBO di Bologna.

Pink Floyd- Their Mortal Remains, inaugurata il 13 maggio scorso al Victoria & Albert Museum di Londra, ripercorre il percorso artistico dei Pink Floyd a partire dal 1965 fino alla pubblicazione di Endless River, l’ultimo album della band (ormai composta solo da David Gilmour e Nick Mason). Il nome della mostra viene dall’album The Wall, per la precisione dai versi di Nobody Home:
I’ve got the obligatory Hendrix perm.
And the inevitable pinhole burns
All down the front of my favorite satin shirt.
I’ve got nicotine stains on my fingers.
I’ve got a silver spoon on a chain.
Got a grand piano to prop up my mortal remains.”

Collaboratori dell’allestimento sono stati proprio i membri (superstiti) dei Pink Floyd: oltre i già citati Gilmour e Mason, anche Roger Waters ha infatti preso parte all’organizzazione.

La mostra si svolge esattamente come David Bowie Is: con delle cuffiette collegate ad un ricevitore che identifica dove ci si trova all’interno delle sale è possibile seguire il percorso mentre la voce registrata dell’audioguida ci accompagna tra ricordi di qualsiasi genere: manifesti e locandine, appunti e testi e gli immancabili strumenti musicali originali (tra cui le pedaliere di Gilmour realizzate da Pete Cornish e i synth di Rick Wright), bozzetti e progetti di concerti, scenografie e copertine di album. Ovviamente non mancano neanche le sezioni interattive.
L’unica differenza con la mostra su Bowie è che i Pink Floyd hanno deciso di non mettersi a nudo come il Duca Bianco, quindi chi ha già visto David Bowie Is e si aspetta la stessa carica emozionale potrebbe rimanere deluso, ma di certo la sentimentalità non manca alla mostra che con una sezione interamente dedicata a Wish You Were Here, un album che, evocando Syd Barrett, dona al Pink Floyd – Their Mortal Remains la sua giusta dose di emotività.

La mostra farà tappa al Macro di Roma dal 19 Gennaio 2018, i biglietti sono acquistabili qui

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

“Radiosveglia”, il secondo singolo di CARDO 0 290

CARDO è un cantautore del suo tempo ma anche del nostro tempo, scrive quando ha qualcosa da dire e con le sue canzoni racconta ci  che vive sulla propria pelle, ci  che sente e accade dentro e fuori la sua vita; non solo canzoni d’amore ma anche canzoni per chi oggi, alla soglia dei trenta, vive l’incertezza di questa Italia e spera in un domani migliore.

Radiosveglia” è il secondo singolo del cantautore campano, uscito oggi con una video-anteprima su Youtube, comprendente del testo. Il cantautore ha commentato così l’uscita del singolo: “Radiosveglia è il mio secondo singolo. Se hai un account netflix allora forse parla di te. L’ho pensato come uno schiaffo in faccia, ha un testo che descrive una situazione reale di tanti tra i venticinque e i trent’anni.. è la tua (radio)sveglia che ti parla e dice: ‘svegliati stronzo, anche stavolta hai fatto tardi.. tu e quelle cazzo di serie tv!’. Pensi che il tuo nuovo lavoro, una nuova città possano farti sentire libero? Pensi che possa cambiare qualcosa andando a vivere all’estero? Intanto stai qua, apri netflix, metti l’ultima serie tv e non dormi più. Mentre ci pensi vado al bar..

CARDO, all’anagrafe Mirko Di Fonso, è il primo di tre fratelli e viene dalla provincia di Benevento. Nasce nel ’90 e resta incollato a quegli anni. Cresce con le serie TV di quel periodo, con il mito del calcio, il game boy, le Reebok, le canzoni di Vasco Rossi e di Luca Carboni, i riff dei Rolling Stones. Dopo alcune esperienze in ambito musicale tra cui quella da frontman nella rock band I Botanici, decide di tornare alle sue origini musicali, iniziando così la sua avventura da cantautore con il nome CARDO. Ad ottobre del 2017, inizia a scrivere le sue prime canzoni con una chitarra e una vecchia tastiera. Nasce CARDO, ispirato da un viaggio in Scozia.

La copertina del singolo

Intervista a Daniele del Muro del Canto: “Contenti del nuovo disco; Giancane? Sta facendo bene; Roma? Eh…” 0 192

Abbiamo chiacchierato con Daniele Coccia, il frontman de Il Muro del Canto​, band romana attualmente impegnata nel tour promozionale del loro ultimo lavoro in studio: “L‘Amore Mio Non More“. Abbiamo parlato di molte cose: dell’album, del tour, dell’abbandono di Giancarlo Barbati (in arte Giancane​) e del messaggio universale che la band vuole mandare attraverso il “proprio” modo di comunicare. “L’Amore Mio Non More” è il quarto lavoro in studio della band romana, parla di un amore nostalgico e allo stesso tempo amaro, che non si limita al sentimento ma pervade ogni altro aspetto; in particolare quello sociale, culturale, oltre all’amore verso la vita. “Una resistenza che noi teniamo viva verso l’amore in generale”.

Ciao Daniele! Come stai? Come sta andando il tour? È iniziato il 16 novembre ad Asti e sono passati due anni da ‘Fiore de Niente’. Noti qualcosa di diverso dal precedente lavoro?
“Si si, mo che è uscito il disco nuovo, ‘L’Amore Mio Non More’, noto che è cresciuta ulteriormente l’attenzione nei nostri confronti. Sono molto contento perché se ne parla tanto, ci hanno aspettato di più anche al nord e questo vuol dire che qualcosa progredisce in senso positivo; quindi si, siamo davvero contenti attualmente di come stanno andando le cose.”

Ieri stavo osservando la copertina dell’album in cui vengono raffigurati un orologio, un serpente e un pettirosso. Il tema del tempo viene individuato subito; con gli altri elementi raffigurati cosa volete comunicare?
“Guarda, gli altri elementi simboleggiano un po’, diciamo, il bene e il male nel cammino della vita; e la vita è intesa appunto come ‘tempo’. Invece il titolo sta a indicare che in questo cammino noi preferiamo porre l’accento sull’amore, un amore che va oltre, che non si limita all’aspetto sentimentale ma va anche verso gli aspetti sociali. Diciamo che è una sorta di resistenza che noi teniamo viva verso l’amore in generale. Non so se mi sono espresso bene.”

Un amore immortale ma doloroso. Possiamo intenderlo come ‘due innamorati che non vogliono perdersi ma che non hanno più nulla da darsi’?
“Non solo, non sono due persone in realtà; noi intendiamo l’amore verso la vita, verso la cultura, verso varie cose. Questo teniamo a precisare, è l’amore rispetto agli aspetti positivi della vita.”

I due singoli ‘Reggime er gioco’ e ‘La vita è una’ mostrano la vostra scelta di tenere ben saldo un piede nelle vostre radici. Di solito cantare in dialetto, parlare di una realtà specifica, restringe il campo d’azione; nel vostro caso invece è accaduto l’opposto, avete infatti da tempo un ottimo seguito anche oltre le mura di Roma.
“Si si, guarda, il romano non è un dialetto molto stretto, è molto comprensibile. Ho capito che comunque è anche un modo di ‘essere’ molto amato dappertutto. E poi diciamo che è solo un “colore” della romanità perché è talmente comprensibile che molti ci chiedono se noi parliamo con un accento romano o se parliamo proprio in dialetto. In realtà il dialetto romano è comprensibilissimo, non è un dialetto stretto, è questo che forse ci aiuta un po’.”

Quindi questa scelta non è mai stato un limite per voi?
“No, anzi. È stata una cosa che secondo noi ha fatto affezionare il pubblico. Poi ecco, se a qualcuno crea fastidio non lo so, però non è stato mai un limite ma forse il nostro asso nella manica; è quello che ci differenzia dalle altre proposte.”

Nei video dei due singoli compaiono due grandi attori: Vinicio Marchio e Marco Giallini, due attori che, come spesso accade, sono legati all’immagine dei loro personaggi interpretati in Romanzo Criminale. Credi che il pubblico potrebbe non percepire a pieno il messaggio dei video a causa di questa influenza?
“Si, vabbé, è vero, però entrambi hanno fatto tantissimo anche dopo Romanzo Criminale. Io penso che tutti e due siano ormai usciti da quel periodo lì nel tempo. Giallini negli ultimi anni ha avuto una consacrazione impressionante e Vinicio sta facendo tantissimo teatro. Magari la gente non lo sa perché segue solamente quel tipo di telefilm. Si, comunque si, molti erano legati a quei film, ma io me sento de dì che sono passati molti anni e sono stati bravissimi ad interpretare i personaggi dei due singoli.”

Come è nata la collaborazione? Cosa vi ha fatto dire “sono proprio loro due quelli che cerchiamo”?
“È nato tutto per caso, ci siamo incontrati ed entrambi ci sembravano proprio perfetti per incarnare una certa Roma che, comunque, è soprattutto popolare; insomma, una certa visione di Roma e della cultura che viene dal basso. Quindi per noi è stato proprio automatico chiedere se gli annava di partecipare e loro sono stati entusiasti fin da subito. È stato molto gratificante perché siamo loro fan oltre che amici, quindi sì: siamo stati molto contenti.”

Attraverso questi video avete fatto notare un’influenza cinematografica. Già in passato avete varcato le porte dell’audiovisivo, dalla colonna sonora della serie tv di ‘Suburra’ a ‘Go Home a casa loro‘. È avvenuto tutto in maniera naturale? Le vostre influenze cinematografiche hanno influito?
“Guarda, noi amiamo molto il cinema, chi ci ascolta ci dice che creiamo molte immagini quindi, ecco, è venuto un po’ da sé. Noi appunto cerchiamo di creare ottimi videoclip, di colonne sonore ci piacerebbe farne anche di più e la collaborazione con loro è stata eccezionale. Poi noi siamo proprio amanti del cinema e per quanto ci riguarda…che ben vengano queste collaborazioni. Nasce tutto dalla nostra passione per Pasolini, per il cinema romano e anche quello moderno; noi e il cinema andiamo d’accordo ma bisogna vedere se in futuro il cinema andrà d’accordo con noi!”

Ascoltando ‘Roma Maledetta’ non ho potuto far altro che pensare ad una perfetta associazione con un’eventuale pellicola cinematografica.
“Si, anche noi, abbiamo infatti in mente di fare un video su questa canzone. Ma vediamo un po’ con che tempi…”

Nel corso degli anni si è evoluto molto il vostro sound e adesso collocarlo in un genere specifico potrebbe essere molto difficile e riduttivo. Non credi?
“Io lo spero guarda, lo spero [Ride, n.d.r.]. A noi per esempio la classificazione ‘folk’ ci sta un po’ stretta – in realtà ci definiscono così forse perché magari cantiamo in dialetto. Ma noi siamo più affezionati al rock americano, che in realtà non c’entra niente col folk italiano. Siamo più, appunto, verso il folk americano, quello italiano non è rappresentato nella nostra musica e non ci rappresenta. Però ecco, le definizioni le lasciamo agli ‘addetti ai lavori’, noi cerchiamo di non fossilizzarci su un suono. Quello che siamo è l’unione de sei musicisti, che dà poi un genere che diventa il “nostro”. Non siamo derivativi, non ci piace copiare, è una cosa che lasciamo evolvere lasciando il giudizio ai giornalisti e a chi ci ascolta. Ci fa piacere però sentire le varie opinioni…”

Spesso vi hanno inquadrato in quel genere definibile come ‘musica popolare moderna’; vi hanno anche definiti ‘i Lando Fiorini moderni’. Vi riscontrate un po’ in questo?
“Guarda, in realtà c’è anche quello. Tra l’altro nell’ultimo disco abbiamo messo una canzone che ha scritto lui [si riferisce a Ponte Mollo, n.d.r.]. Non ci dà fastidio nulla, pensiamo che una definizione sola potrebbe essere riduttiva, ma parlando un po’ di tutto potremmo andare sul riduttivo. Nel nostro caso siamo pure curiosi di vedere come ci definiscono, perché anche noi non sapremmo come…”

Con la morte di Lando potremmo dire che è scomparso l’ultimo grande cantante popolare romano, cosa che ha creato un grande vuoto nella cosiddetta ‘scena romana’.
“Anagraficamente era l’ultimo vivo, quindi penso che sia stato l’ultimo della vecchia scuola ancora in vita e purtroppo se né andato. Noi non siamo mai stati grandi fan di Lando Fiorini, però la canzone Ponte Mollo era bellissima, noi l’abbiamo sempre amata e da diversi anni la facevamo dal vivo con un arrangiamento che ci sembra perfetto per il brano. Però è un artista davanti al quale ci togliamo proprio il cappello.”

Lando Fiorini, cantautore romano scomparso nel 2017

Da romani quindi vi sentite in dovere di colmare questo vuoto che si sta creando nella scena?
“In realtà a Roma, se dovessimo paragonarla a Napoli per esempio, potremmo dire che è sempre stata molto povera di musica cantata in romano. Ma da sempre eh. Nel senso che a parte Gabriella Ferri e altri pochi casi forti degli anni sessanta e settanta, potremmo dire che già in passato, negli anni ottanta e novanta, si era creato un vuoto. Colmato solamente nel 2000 dagli Ardecore, band che ha ripreso a cantare le canzoni romane. E adesso si sta cantando in romano molto più di prima, lo vedo proprio intorno – e non solo perché ci siamo noi – e sono contento di questa cosa, perché si porta avanti una tradizione e una forma di canzone che, come se capisce, noi amiamo molto. Quindi il fatto che ci sia una rinascita, una nuova scuola, ci rende molto felici. È una cosa che noto molto e so che ai romani piace questo tipo di passione verso la propria città, quindi ci rendiamo conto che era un vuoto stupido, ed è stata un’ottima idea andarlo a colmare.”

Anche nella vostra band si è creato un vuoto. Giancane ha abbandonato…
“Si, eh… Giancane se n’è andato e ci dispiace molto. Ha un suo progetto, sta facendo bene e noi siamo contenti che stia andando così. Ci dispiace perché siamo amici da tanti anni ma siamo contenti che la cosa sia finita in armonia… e niente, magari continueremo a collaborare insieme, a vederci, come sta succedendo in questi giorni. Insomma, le strade si sono divise a livello artistico e non a livello umano.”

Come ultima domanda: Roma ancora non ha visto la vostra presenza durante il tour. Da poco avete deciso la data e sarà il 14 febbraio, il giorno di San Valentino…
“Si, suoneremo a Garbatella, un quartiere molto popolare, uno dei centri nevralgici della romanità. Ci suoneremo il 14 e speriamo che sia una grande festa e che tutti rimarranno contenti. Noi siamo molto felici perché ci manca proprio il pubblico romano. Le date sono andate molto bene anche a Milano, a Modena e a Torino, ma a Roma ci aspetta sicuramente molta più gente e sarà ‘na festa che sicuramente non dimenticheremo. Spero che vada tutto alla grande e…incrociamo le dita.”

A questo punto sarà obbligatoriamente questa l’ultima domanda: rispetto alle precedenti date ci sarà qualcosa di diverso a Roma?
“…guarda, in realtà ci sarà, ma non so se te lo posso dire; cioè, lo dico solo a te, però non lo scrivere! [Ride, n.d.r.]

Argomenti popolari

Editor Picks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: