Approda in Italia “Pink Floyd – Their Mortal Remains”, la mostra sulla band inglese 0 353

Approda finalmente in Italia la mostra Pink Floyd – Their Mortal Remains. Dopo un tentativo andato male a Milano, dove era stata cancellata per mancanza di tempo organizzativo, arriva a Roma la mostra curata da Victoria Broackers, la stessa curatrice che con Geoffrey Marsh ha creato la mostra “David Bowie Is”, arrivata lo scorso anno al MAMBO di Bologna.

Pink Floyd- Their Mortal Remains, inaugurata il 13 maggio scorso al Victoria & Albert Museum di Londra, ripercorre il percorso artistico dei Pink Floyd a partire dal 1965 fino alla pubblicazione di Endless River, l’ultimo album della band (ormai composta solo da David Gilmour e Nick Mason). Il nome della mostra viene dall’album The Wall, per la precisione dai versi di Nobody Home:
I’ve got the obligatory Hendrix perm.
And the inevitable pinhole burns
All down the front of my favorite satin shirt.
I’ve got nicotine stains on my fingers.
I’ve got a silver spoon on a chain.
Got a grand piano to prop up my mortal remains.”

Collaboratori dell’allestimento sono stati proprio i membri (superstiti) dei Pink Floyd: oltre i già citati Gilmour e Mason, anche Roger Waters ha infatti preso parte all’organizzazione.

La mostra si svolge esattamente come David Bowie Is: con delle cuffiette collegate ad un ricevitore che identifica dove ci si trova all’interno delle sale è possibile seguire il percorso mentre la voce registrata dell’audioguida ci accompagna tra ricordi di qualsiasi genere: manifesti e locandine, appunti e testi e gli immancabili strumenti musicali originali (tra cui le pedaliere di Gilmour realizzate da Pete Cornish e i synth di Rick Wright), bozzetti e progetti di concerti, scenografie e copertine di album. Ovviamente non mancano neanche le sezioni interattive.
L’unica differenza con la mostra su Bowie è che i Pink Floyd hanno deciso di non mettersi a nudo come il Duca Bianco, quindi chi ha già visto David Bowie Is e si aspetta la stessa carica emozionale potrebbe rimanere deluso, ma di certo la sentimentalità non manca alla mostra che con una sezione interamente dedicata a Wish You Were Here, un album che, evocando Syd Barrett, dona al Pink Floyd – Their Mortal Remains la sua giusta dose di emotività.

La mostra farà tappa al Macro di Roma dal 19 Gennaio 2018, i biglietti sono acquistabili qui

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Tre Allegri Ragazzi Morti, in arrivo il nuovo disco: “Sindacato dei Sogni” 0 182

Dopo la pubblicazione dei due singoli e video “Caramella” e “Bengala”, i Tre Allegri Ragazzi Morti, annunciano l’uscita del nuovo attesissimo album di inediti. S’intitola “Sindacato dei Sogni” il nuovo lavoro discografico del gruppo mascherato più amato d’Italia, in uscita il 25 gennaio 2019 per La Tempesta / distr. Believe.

In oltre venti anni di attività, Tre allegri ragazzi morti hanno attraversato generi ed ispirazioni diverse. Dal punk rock naif delle origini, al reggae, alla cumbia, mantenendo sempre una forte riconoscibilità e poetica.

Approdano ora al loro nono album in studio e annunciano anche la grande festa di presentazione del disco a Milano, in programma il 24 gennaio alla Santeria Social Club.

“Zero Glitter”, il nuovo disco di Maru è ora disponibile 0 185

A volte, per essere felici o almeno provare a esserlo, basta togliersi un po’ di polverosi strati di inutili fronzoli, maschere e lustrini e mostrarsi semplicemente per quello che si è. Vuole dire proprio questo Zero Glitter, il nuovo disco di Maru uscito oggi 23 novembre per Bravo Dischi: un album vibrante di energia, che con leggerezza ha il coraggio di gridare al mondo l’importanza di accettarsi e lasciarsi accettare.

Anticipato dal singolo Giorgia, prodotto da Fabio Grande (Colombre, Joe Victor, Mai Stato Altrove), Zero Glitter rispecchia senza veli l’anima di Maru: fiabesca e lieve ma al tempo stesso forte e determinata.

Un album frutto di anni di incessante lavoro sui testi, di idee che frullano per la testa e che hanno trovato finalmente la forma perfetta di precipitare su carta e corda.

Ho cominciato a scrivere di alcune cose perché non riuscivo a esprimerle in altro modo. E’ stato tutto molto naturale, per me. Fin da piccola sono cresciuta in mezzo alla musica, mio padre suonava, avevo strumenti musicali al posto dei giocattoli.

Ora Maru, al secolo Maria Barucco, è cresciuta, i semi piantati nella sua infanzia sono fioriti e i frutti di anni di amore per la musica sono pronti per essere colti: otto tracce tutte scritte di suo pugno e strappate dalla sua storia personale, affrontate con quella leggerezza e ironia che la contraddistingue.

La differenza tra questo e il disco precedente è che, mentre prima volevo concentrarmi soprattutto su me stessa, ora la mia attenzione si è spostata anche sugli altri. “Zero Glitter” ha una spinta creativa diversa: io ho accettato a pieno me stessa, e con questo album voglio convincere gli altri a farsi avanti, a dichiararsi. Voglio dirgli: “Ti stai nascondendo dietro al niente, ma io so chi sei”.

Parlare di tematiche importanti e delicate ma in molto festoso, mai pesante. Fare quasi della politica, ma senza prendersi mai troppo sul serio. Avere l’onestà di essere senza filtri, di parlare di amore tra donne, perchè è quello che si è vissuto. “Io mi sono sempre innamorata di donne, e per questo scrivo di quello.”

Un nuovo corso e una nuova maturità che le spalancano le porte del mondo adulto dell’indie pop italiano, un ambiente che del resto, Maru, nonostante la giovanissima età, frequenta già da un po’, dividendo il palco con artisti del calibro di Motta, Canova, Colapesce, Ex-Otago e tanti altri.

Un’adolescenza segnata dal punk-rock, una passione per The Strokes, MGMT e i Phoenix, un amore per la buona scrittura del cantautorato italiano contemporaneo del già citato Colapesce, ma anche di Colombre e Maria Antonietta: Maru assorbe le più svariate influenze musicali e rielabora i suoi ascolti in un prodotto tutto suo, senza sentire il bisogno o la necessità di imitare qualcuno o inseguire qualcosa, se non se stessa.

Dal punto di vista musicale, “Zero Glitter” nasce voce e ukulele, strumento da sempre punto di riferimento di Maru, oppure voce e chitarra (nel caso di “Ordine” e “Lunedì è mattina”). Un mondo delicato e intimo che, grazie al prezioso aiuto di Fabio Grande, il primo entusiasta fan della cantautrice, in una decina di giorni chiusi in sala registrazione, si è trasformato in un universo più elaborato e complesso, dove lo strumento hawaiano non è protagonista assoluto ma regala un tocco di solarità a una composizione musicale più ampia in cui sono presenti i sintetizzatori, le tastiere e la batteria suonata da Francesco Aprili.

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