“Artico”, il nuovo disco del Progetto Elysium salva i ghiacciai del Polo Nord 0 737

È in atto una spaventosa guerra che pochi super-ricchi hanno scatenato contro l’umanità e contro il Pianeta Terra, e lo stanno distruggendo. I ghiacci antichi del Polo Nord, miliardi d tonnellate di ghiaccio, si sono sciolti. La situazione è catastrofica: il Polo Nord si è sciolto completamente, si forma un sottile strato di ghiaccio invernale che d’estate si scioglie; miliardi di tonnellate di ghiaccio antico, che erano lì da migliaia di anni, non esistono più. Erano felici le multinazionali perché adesso risparmiano: invece di fare il giro largo ora possono passare là dove prima c’era il ghiaccio. Dementi, gente fuori testa, ma l’essere umano non è tanto diverso perché la sua vita è completamente disancorata dalla realtà.”. Sono le parole di Pier Giorgio Caria, ricercatore e documentarista italiano. Ed è anche da queste parole che nasce la nuova iniziativa del progetto Elysium, “Artico”. Ma andiamo per ordine.

Promosso dai progetti culturali Elysium e Adonai, insieme al Network Nuova Civiltà, alla piattaforma d’informazione musicale online Blunote Music ed al presidio culturale permanente denominato T.I.S.I.A. (Tecnologia, Innovazione, Scienza, Insolito, Arte) operativo nella città di Modugno, il Progetto Elysium si accinge a realizzare progetti musicali/sociali, finalizzati alle raccolte di fondi da destinare alle diverse cause che man mano verranno prese a cuore dal progetto stesso, promuovendone la vendita dei dischi a livello locale, sul territorio nazionale e finanche all’estero.

 

Un progetto già avviato da mesi, che ha visto la sua prima pubblicazione venire alla luce ad Aprile di quest’anno, col disco “Elysium: Artisti Uniti”, alla cui promozione hanno partecipato anche le associazioni Avis e Le Mani Tese Onlus una raccolta del meglio dell’underground italiano, volto alla realizzazione di un progetto di carattere ludico-sportivo-ricreativo, al fine di favorire la miglior permanenza nei reparti di oncoematologia pediatrica e neuropsichiatria infantile del Policlinico di Bari e di aumentare l’efficacia delle terapie e delle cure fornite ai piccoli degenti, rendendo quindi più proficuo il lavoro dei medici nella prestazione delle cure.

Un viaggio suggestivo, carico di sensazioni ed emozioni tanto eterogenee quanto vivide; un percorso esplorativo alla scoperta della periferia musicale italiana, delle sue realtà meno conosciute e delle novità più interessanti. Un disco che è dimostrazione, ancora una volta, di quanto la diversità e la varietà di generi siano la vera ricchezza della musica e di come, talent musicali e playlist di Spotify a parte, in Italia ci sia ancora chi si impegna nel fare musica in maniera autentica. Tutto sta nel volerlo scoprire.”, lo descrive così Francesco Carrieri in una recensione per Blunote Music, ad evidenziarne le qualità musicali mai scontate quando si tratta di progetti simili; perché il fine ultimo del Porgetto Elysium sarà anche raccogliere fondi per le più svariate cause, ma questo non significa certo trascurare la qualità musicale offerta al pubblico, sempre in cerca di novità che la radio normalmente non propone.

La copertina di “Artico” in anteprima per Blunote Music

Ma è con la prossima iniziativa di cui accennato all’inizio dell’articolo che il Progetto Elysium cerca la conferma di una buona riuscita del piano: “Artico”, una raccolta di quattro EP da cinque canzoni l’uno in un unico disco, si pone l’obbiettivo di raccogliere fondi da destinare alle attività di salvaguardia dei ghiacciai al Polo Nord. “Il Network Nuova Civilità, i progetti culturali Elysium/Adonai ed i gruppi musicali Aural Phaze featuring Fiordaligi, Form Follows, Nine Eight Central e Phoenix And The Oracle dedicano questo CD a tutti gli attivisti di Greenpeace che, attraverso l’iniziativa “Save The Arctic”, si battono ogni giorno per la salvaguardia del Polo Nord e per la realizzazione di un Santuario Globale, indispensabile per la sopravvivenza del Pianeta Terra e di tutti gli esseri viventi che lo abitano.”. Lo descrive così Massimo Lombardo, principale referente del Progetto Elysium.

La speranza è che le iniziative promosse dall’universo Elysium possano replicare i successi ottenuti da altri progetti musicali/sociali, come quello dei Rezophonic, citandone il più famoso, divenendo una costante delle classifiche italiane e issando in alto i valori etici di cui il progetto si fa promotore.

 

Per pre-ordinare il disco o per informazioni utili all’acquisto futuro contattare la pagina Facebook di Blunote Music.

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Intervista a Francesco Camin: “Con la mia musica pianto alberi in Africa e Sud America” 0 434

Il palindromo (dal greco antico πάλιν “di nuovo” e δρóμος “percorso”, col significato “che può essere percorso in entrambi i sensi”) è una sequenza di caratteri che, letta al contrario, rimane invariata.

Abbiamo voluto iniziare da questa citazione di Wikipedia, perché è qui che si racchiude l’intero significato del nuovo disco di Francesco Camin, cantautore veneto al suo primo LP. “Palindromi” è un disco che si discosta dalle recenti uscite di mercato, tutte più o meno molto legate al fenomeno crescente dell’indie italiano, affondando le sue radici nel vecchio cantautorato italiano con grande sorpresa di chi vi scrive. Perché trovare un disco del genere, di questo spessore, al giorno d’oggi risulta difficile come trovare il classico ago nel pagliaio. “Palindromi” rispolvera la vera musica italiana, quel “made in italy” che ormai pochi artisti riescono a portare avanti con fierezza nel mondo del mainstream (Silvestri, Gazzè), e lo fa nel modo migliore che ci possa essere, spronando l’ascoltatore ad esplorare quel lato magico della musica nostrana che va pian piano sparendo.
Non solo una questione musicale, per Francesco Camin, ma un vero e proprio messaggio che sfrutta la musica come un mezzo per qualcosa di molto più grande e nobile: ne abbiamo parlato con lui stesso, in un’intervista a 360°.

Ciao Francesco! Per iniziare quest’intervista direi di proporci una breve bio incentrata sulla tua musica. Raccontati!
Ciao a tutti, io sono Francesco Camin e ho ventinove anni – ancora per poco, a metà luglio sono in dirittura d’arrivo per i trenta (Ride, n.d.r.). Ho cominciato a suonare la chitarra a otto anni, continuando poi ad allenarmi tutti i giorni. Mi sono avvicinato alla scrittura delle canzoni dopo aver frequentato la scuola di musica di Mogol, in Umbria. Grazie a quell’esperienza ho imparato ad incanalare le energie nella scrittura, rendendo più efficace il modo di esprimere concetti attraverso le melodie. In realtà ho anche fatto un percorso di studi parallelo che non ha niente a che vedere con la musica: un percorso legato all’ambiente, con un diploma in un istituto agrario e una laurea in scienze ambientali, anche se poi non ho mai voluto intraprendere un percorso lavorativo in questo senso – per la gioia di mio padre (Tono ironico, n.d.r.). Vivendo in Trentino posso tranquillamente dire che questo amore per gli alberi e le piante mi ha sempre accompagnato sin da piccolo!

Sappiamo però che hai trovato un modo per intrecciare le tue più grandi passioni, quella per la musica e quella per la natura: parlacene
Sì, ho sostanzialmente messo al servizio della natura la mia musica: in pratica, con la mia musica pianto nuovi alberi in Africa e Sud America, nelle zone desertificate, per dare un contributo alla riforestazione della nostra Terra. Questo lavoro ha una duplice importanza per me: concretamente quella di piantare degli alberi, e filosoficamente quella di mandare avanti il mio messaggio di interconnessione con la natura e, soprattutto, con gli alberi, che vedo come delle entità spirituali, se vogliamo. Imparo dalla natura diversi insegnamenti, che cerco poi di rigirare alle persone attraverso un videoblog che ho creato.”

Beh, comunque hai dato un perché al tuo percorso di studi, quindi in fondo papà sarà felice!
“(Ride, n.d.r.) massì! È che io non ho mai voluto fare un percorso lavorativo in quella direzione, non so perchè. Ma se qualcuno mi chiedesse se fossi disposto a rifare da capo questo percorso accademico direi di sì, perché è parte di quello che sono oggi. Non voglio farlo di mestiere, ma sono comunque soddisfatto del mio percorso formativo.”

Una delle cose che siamo riusciti a carpire da internet è che fai il postino: è ancora così?
Sì, sì, faccio il postino qui sulle montagne, qua intorno nei paesi limitrofi. Per fortuna non in città. Lo trovo un lavoro molto divertente, stimolante, mi permette di stare all’aria aperta, a contatto con la natura.”

Concentriamoci ora sulla tua musica ed in particolare sul tuo nuovo disco: Palindromi è il tuo primo LP. Sappiamo cosa sono i palindromi, ma mi piacerebbe sapere se quelli a cui ti riferisci sono palindromi di lettere (i topi non avevano nipoti) o palindromi di parole (porta la sbarra e sbarra la porta).
Cominciamo dall’inizio: questo è il vero disco, vero nel senso che è nato da un vero processo di produzione tutto incentrato nella stesura di un album – mentre il precedente EP era solo una raccolta di canzoni confezionate negli ultimi anni che ho voluto racchiudere in un disco, per chiudere un cerchio. Questo disco, invece, è più strutturato: abbiamo iniziato a lavorarci qualche anno fa, e si è trattato di un processo lungo e non certo privo di ostacoli, che ha portato alla creazione di queste otto tracce. Si chiama Palindromi, che riconosco essere un titolo un po’ inusuale: mi è stato suggerito da Anna, una persona a me vicina con cui ho condiviso molto della mia vita, e si lega alla canzone che poi dà il titolo al disco: una canzone d’amore. Non sono bravo a spiegare le canzoni, ma il concetto di palindromi si sviluppa attorno a quello dell’amore fra due persone: quando queste sono molto unite è come se diventassero una cosa sola, nuova, che diventa un vero e proprio palindromo leggibile da un verso o dall’altro ma con lo stesso risultato. È un concetto che mi ha colpito favorevolmente, al punto da decidere di chiamare l’intero disco così!

“Palindromi”, senza scadere nel banale e nei cliché delle interviste, può essere considerato una vera e propria evoluzione rispetto al precedente EP, “Aria Fresca”, con delle sonorità che sono rimaste una costante anche a distanza di anni. Nessun cambio di direzione quindi, per un disco che risulta essere il vero inizio del tuo percorso.
Beh, che non sia uno stravolgimento è bello sentirlo dire, perché vuol dire che una sorta di cifra stilistica, di identità artistica, c’era prima e c’è anche adesso, ed è giusto che vada ad evolversi e non a stravolgersi. Anch’io sono molto soddisfatto di questo disco, perché sento dentro di me un’evoluzione, come è giusto che sia: contando che alcune delle canzoni dell’EP hanno cinque anni sarebbe stato problematico se fossero risultate simili alle nuove. È stata un’evoluzione in tutto e per tutto, sia nel concetto stesso di musica che nella composizione e nella produzione, nonostante abbia lavorato con lo stesso produttore dell’EP. In questo lavoro abbiamo deciso di sperimentare e osare un po’ di più. Non sono delle canzoni facilmente ascoltabili a primo acchito, sicuramente non molto radio-friendly, ma va bene così: abbiamo voluto giocare e sperimentare, e a me questo risultato piace molto. Speriamo anche che piaccia a qualcun altro!

Ascoltando il tuo disco ci hanno colpito favorevolmente due canzoni in particolare: la prima è “Le Cose Semplici”, classica hit estiva. La seconda, più profonda, è la final track “Un Gioco”, che rimanda molto alle sonorità espresse da Niccolò Fabi nel suo ultimo disco, in particolare in “Filosofia Agricola”. Da qui, vorrei chiederti a quali artisti ti sei ispirato per la produzione di questo tuo disco, e più in generale, per la tua musica.
Niccolò Fabi fa sicuramente parte della mia top ten di ascolti, anche se ultimamente mi ci sono un po’ allontanato, ma resta un artista che ho ascoltato e studiato per molto tempo, e che ha sicuramente influenzato in maniera profonda il mio modo di scrivere. Sto cercando di levarmelo tra i piedi (Ride, n.d.r.), di trovare una mia via di espressione. È giusto, secondo me, prendere ispirazione da vari artisti, ma solo nell’ottica di intraprendere un proprio percorso, una propria strada. Altrimenti si rischia di diventare lo scimmiottatore di turno. Comunque, oltre Fabi, c’è sicuramente il restante panorama musicale romano ad avermi influenzato parecchio: Silvestri, De Gregori, i Tiromancino e quella scuola lì. Un altro artista fondamentale per me è Bon Iver, che a mio parere ha cambiato un po’ le sorti delle sonorità mondiali con il suo approccio pionieristico – non a caso ha vinto dei Grammy Awards coi suoi dischi.

Se avessi la possibilità di collaborare con qualcuno in futuro, chi sarebbe? Un nome italiano e uno straniero
Straniero sicuramente Bon Iver. In Italia mi piacerebbe lavorare con Giorgia, e neanche in un duetto quanto più con un lavoro d’autore, scrivendogli dei testi. Mi piace moltissimo come cantante

Dove possiamo venirti a vedere suonare? C’è un tour in programma?
Le date sono ancora in fase di programmazione, ma molto presto saranno fuori. In questo tour suonerò da solo, con un set solista, e penso si concentrerà nel centro-nord Italia, tra Veneto e Lombardia.

Va bene Francesco, ti ringraziamo tantissimo per il tempo dedicatoci!
Grazie a voi!

Cinzella Festival, intervista a Gianni Raimondi: “location fantastica, valorizziamo il territorio. Nothing But Thieves?…” 0 452

Torna anche quest’anno il “Cinzella Festival – Suoni e Immagini fra i Due Mari”, l’evento che l’anno scorso ha portato alla Masseria Carmine di Taranto artisti come Levante, Sick Tamburo, Gomma e Go!Zilla, e lo fa in una cornice completamente rinnovata, quella delle Cave di Fantiano a Grottaglie. Cartellone eccezionale per il neo-festival alla seconda edizione: ospiti internazionali come Peter Murphy e Nothing But Thieves calcheranno infatti il palco principale dell’evento, nelle quattro date selezionate che andranno dal 16 al 19 Agosto. A raccontarci le novità di questa nuova edizione del Cinzella Festival sarà Gianni Raimondi, organizzatore assieme all’associazione AFO6 dell’evento.

Ciao Gianni! Partiamo dalle novità: per questa seconda edizione del Cinzella avete deciso di cambiare location: ci si sposta infatti dalla Masseria Carmine di Vincenzo Fornaro alle suggestive Cave di Fantiano a Grottaglie. Come mai?
Quest’anno purtroppo non è stato possibile replicare alla fantastica dimora di Vincenzo Fornaro, che ringrazio calorosamente per la disponibilità, per questioni tecniche: la capienza della masseria purtroppo era stata omologata dalla commissione per mille spettatori; quest’anno avevamo delle necessità logistiche che ci hanno imposto il cambio: oltre ad un’aspettativa di afflusso maggiore, c’è la parte del cinema che necessita di più spazio per essere allestita, così ci siamo guardati un po’ in giro e a Grottaglie abbiamo trovato questo posto bellissimo nel nostro territorio, assolutamente da valorizzare; una cornice fantastica per queste quattro serate!

L’anno scorso le serate su cui era spalmato il Cinzella erano tre, quest’anno siamo a quattro…
Sì, abbiamo aumentato a quattro serate, che poi in realtà saranno cinque: alle Cave di Fantiano ci saremo il 16,17, 18 e 19, ma poi, come l’anno scorso, faremo una serata in gemellaggio coi ragazzi di Vicoli Corti, il festival di Massafra, quidni la serata conclusiva del 20 sarà a Massafra.”

Passiamo al programma adesso: il 16 ci sarà Frah Quintale, il 17 Peter Murphy nell’unica data italiana e il 18 gli ultimi annunciati, i Nothing But Thieves, reduci da un global tour sold out che li ha visti protagonisti di festival importantissimi come il Lollapalooza: insomma, la band di Mason è sicuramente un colpaccio!
Vero, fino a qualche giorno fa Peter Murphy era la freccia nel nostro arco: ora le frecce sono due, i Nothing But Thieves fanno sold out ovunque e hanno calcato i palchi dei più importanti festival internazionali. Noi siamo felicissimi di averli qui al Cinzella!

Frah Quintale
Peter Murphy
Nothing But Thieves

Cosa dobbiamo aspettarci invece per l’ultimo giorno alle Cave, il 19?
Il 19 sarà una serata dedicata quasi esclusivamente al cinema: lo slogan del Cinzella è ‘suoni e immagini fra i due mari’. Le prime tre serate terremo queste due componenti separate, ci sarà infatti un’area musica e un’area cinema. Nella serata conclusiva, invece, le uniremo in un evento molto suggestivo: proietteremo ‘Suspiria’ di Dario Argento sonorizzata dal vivo dai Goblin, che suoneranno quindi in diretta la colonna sonora del film. Sarà un’occasione particolare e siamo ben felici di aver avuto quest’idea: i Goblin hanno sonorizzato qualche volta in live Profondo Rosso, ma mai Suspiria!

Si aggiungeranno altri artisti a quelli già annunciati per le tre date musicali?
Avremo dei dj set e degli artisti in chiusura, con cui stiamo ultimando i contatti in questi giorni e che annunceremo in conferenza stampa a giorni assieme ai prezzi dei biglietti e degli abbonamenti. Al momento i biglietti disponibili sono quelli di queste tre date, poi a brevissimo usciranno i biglietti per i goblin e molto probabilmente ci sarà a disposizione un abbonamento per tutte le serate. Avremo delle band di apertura che suoneranno in un’area apposita, non quindi sul main stage, che selezioneremo dai contest dei festival con cui siamo gemellati, l’Arezzo Wave e il KeepOn Live. Per quanto riguarda i Dj Set avremo degli ospiti internazionali molto interessanti, che suoneranno in chiusura.

Tralasciamo un attimo l’aspetto tecnico del festival e concentriamoci su ciò che c’è dietro: Il Cinzella, diversamente dall’Uno Maggio Taranto, non nasce da un vero movimento di protesta, ma sicuramente tende a schierarsi politicamente dalla parte di chi combatte contro l’Ilva – e ciò che ne deriva – ogni giorno: un esempio lampante era la stessa location dell’anno scorso, alla Masseria Carmine, dove l’Ilva stessa faceva da sfondo alle spalle del palco, senza poi contare le vicende legate alla persona di Vincenzo Fornaro. Con la nuova location forse viene un po’ a mancare questa componente?
È un’ottima riflessione; ad esempio, il discorso legato alla location con l’Ilva alle spalle è stato colto da molti degli spettatori, anche da chi veniva da fuori Taranto: questo segnale di lasciarsi un attimino l’Ilva e il passato alle spalle, guardando avanti. Tutto quello che facciamo è politica, e la politica che cerchiamo di portare avanti con questa associazione (AFO 6, n.d.r.) è quella della valorizzazione del territorio: il forte segnale lanciato dalla masseria di Vincenzo adesso si sta riconvertendo, costruendo un futuro differente. Il messaggio politico dell’anno scorso era quello della riconversione, del guardare avanti. Quest’anno invece puntiamo decisamente sulla valorizzazione delle nostre risorse, partendo dalla più importante: il nostro territorio, con le nostre risorse naturali e architettoniche. Cerchiamo, col nostro lavoro, come associazione, di portare avanti questo messaggio: quest’anno, in inverno, abbiamo organizzato e contribuito a tanti altri eventi, ultimo fra tutti il Medimex, tutto per promuovere le nostre risorse: il pre-Medimex era tutto incentrato a Taranto Vecchia; abbiamo valorizzato le masserie in occasione di altri eventi; a questo giro puntiamo a concentrarci sulla provincia, dove abbiamo stretto questo forte rapporto di collaborazione anche e soprattutto con le associazioni presenti come i già citati ragazzi di Vicoli Corti, o Pelagonia che si occupa di musica. Valorizzare anche la provincia per noi è un aspetto importante: Taranto ha un territorio immenso, pieno di peculiarità da scoprire e da cui trarre beneficio.

Va bene Gianni, ti ringrazio tantissimo per la disponibilità!
Grazie a te!

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