Benvenuti nel teatro del “Bovary 2000”, il nuovo spettacolo di Okiko 0 704

L’amore, pensava, doveva manifestarsi di colpo, esplosione di lampi e fulmini, uragano dei cieli che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza come uno sciame di foglie e risucchia nell’abisso l’intero cuore”.

scenografia "Bovary 2000" spettacolo Okiko

Si apre con questa citazione il sipario di Bovary 2000, il nuovo spettacolo di Okiko – The drama company, tratta dal famoso classico della letteratura francese scritto da Flaubert a cui l’opera stessa deve il suo nome. Sceneggiatura e direzione sono ancora una volta figli della penna di Piergiorgio Meola, eccentrico regista e fondatore della compagnia dei “figli della Luna”. Blunote Music aveva già incontrato Okiko in occasione dello spettacolo BRIDE Cuore di farfalla, commedia quanto mai leggera pregna di riferimenti agli anni novanta, presupposto per sé sufficiente a rendere la narrazione esagerata, quasi grottesca, ma al contempo fresca e incline al sorriso del pubblico. Con Bovary, invece, gli attori portano on stage un copione assolutamente maturo, mettendo da parte la delicatezza dei sentimentalismi adolescenziali per ricondurre l’amore, tematica in ogni sua sfaccettatura tanto cara al regista, alla sua essenza più drammatica.

Bovary 2000 è andato in scena il 30 marzo nella cornice del teatro comunale “T. Traetta”di Bitonto, riscuotendo un successo clamoroso sia tra gli aficionados di sempre, sia tra le fila degli spettatori più curiosi, di volta in volta più numerose. L’opera si sviluppa unitamente su due palcoscenici: il primo è quello reale, visibile, dove a muoversi e a parlare sono gli attori; il secondo, come se fosse inception, ne costituisce l’ambientazione, che si dispiega tra la bühne e i camerini del “Bovary“, teatro parigino a luci rosse. La coesistenza di queste due dimensioni spaziali permette ai personaggi un certo margine di interazione con lo spettatore che, aperto il sipario, viene direttamente invitato ad entrare all’interno del locale da Mark (interpretato da Emanuele Licinio, ndr.), gestore del posto, e ad assistere allo straordinario spettacolo delle sue donne. L’apertura, infatti, è in perfetto stile Harold Zidler, ma senza la presenza di Ladies Marmelade dai colori sfavillanti, bensì di un cast che per costumi e sinuosità rende degnamente giustizia alla Parigi di Toulouse-Lautrec. Monologhi “menestrelli” si alternano a scene musicali e di ballo in cui emerge il talento e la versatilità degli attori – convincenti soprattutto in queste parti per loro stessi “atipiche” -, che hanno reso vivo ogni dettaglio caratteriale dei propri personaggi e hanno saputo cucirseli addosso con cura, giocando sapientemente con il doppio piano finzionale dell’opera.

Marc "Bovary 2000" spettacolo Okiko
Il personaggio di Mark, interpretato da Emanuele Licinio.

La trama dell’opera è scomponibile in due filoni tra loro collegati. Il primo segue le vicende di Yvette (interpretata da Rosa Masellis, ndr.), starlette del Bovary dal carattere arrivista e irriverente, in eterna competizione con Louise (interpretata da Giuseppe Visaggi, ndr.), “sorella” di Mark. La sua posizione viene scossa dall’arrivo di una donna ubriaca vestita a nozze nei camerini del teatro, che nessuno conosce a parte Yvette. La povera anima sperduta, che dice di non ricordare come essere arrivata fin lì, viene presentata ai colleghi come Amandine (interpretata da Alessia Ricciardi, ndr.) da Yvette, e presto entra a far parte della compagnia, in cui trova un rifugio sicuro. Ma la diva e la sposa (che in realtà si chiama Emma) tacciono un segreto tremendo di cui nessun’altro è al corrente, che le unisce e le contrappone in un silenzioso tête-à-tête celato sotto il velo di un’apparente complicità fino al momento della resa dei conti. Il carisma della primadonna si scontra con l’ingenuità di una figura “cenerentolesca”, l’ideale fiabesco con il più cinico pragmatismo, in una trama di farse e capovolgimenti che mette al centro il ruolo della donna e la sua emancipazione.

Yvette e Amandine "Bovary 2000" spettacolo Okiko
Yvette e Amandine-Emma, interpretate da Rosa Masellis e Alessia Ricciardi.

Il secondo, che si sviluppa parallelamente al primo ma si intreccia con il primo verso il finale, è incentrato sulle vicende di Louise e il suo spasimante Jean (interpretato da Michele D’Amore, ndr.), ideale di uomo cavalleresco diametralmente opposto allo stereotipo di “uomo patriarca” demonizzato dalle donne del teatro. Piergiorgio Meola dà il meglio di sé nella scrittura di queste scene in cui emerge tutta la sua sensibilità per la tematica gender, per altro interpretate magistralmente da Giuseppe Visaggi, capace di cavare anche le emozioni adagiate sul fondo più sopito dell’anima con commovente intensità e catalizzarle nel messaggio di amore universale alla base dell’opera.

Il sipario si chiude su un monologo profondissimo di Mark, che confessa le sue ragioni in merito al Bovary e al perché quello sia il suo mondo. Un mondo in cui tutto ciò che conta è «la musica che cresce, che ti annega, le luci che ti scaldano, le donne che danzano e indossano maschere: maschere fatte d’anima e non di segreti». Un mondo in cui tutto ciò che conta è l’amore, e riceverlo di ritorno, non importa come. Chi indossa una maschera spesso non lo fa per nascondersi, ma per rivelarsi davvero, e cercare attraverso quel travestimento un modo per gridare agli altri il bisogno d’amore che porta con sé. L’Arte è la compagna dell’Amore: il camerino di prova, il “per favore”, la formula con cui l’artista si mette a nudo e regala una parte di sé in nome di quel principio più alto. E che si tratti di un musicista, un ballerino o un attore, il motivo per cui si crea, se c’è, è sempre lo stesso: l’aspettativa di un applauso.

Cast "Bovary 2000" spettacolo Okiko
Cast degli attori di “Bovary 2000” con il regista Piergiorgio Meola.

Cast: Emanuele Licinio, Rosa Masellis, Giuseppe Visaggi, Alessia Ricciardi, Michele D’Amore, Teresa La Tegola, Valeria Summo, Carmen Toscano, Stefania Sannicandro
Assistente di scena: Aldo Corrado
Lighting designer: Andrea Mundo
Service audio e luci: Power Sound
Hair Stylists: Mimma Daucielli e Nico D’Egidio
Make Up: Valentina De Leo e Mariacristina Stecchi

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 224

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 417

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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