Benvenuti nel teatro del “Bovary 2000”, il nuovo spettacolo di Okiko 0 209

L’amore, pensava, doveva manifestarsi di colpo, esplosione di lampi e fulmini, uragano dei cieli che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza come uno sciame di foglie e risucchia nell’abisso l’intero cuore”.

scenografia "Bovary 2000" spettacolo Okiko

Si apre con questa citazione il sipario di Bovary 2000, il nuovo spettacolo di Okiko – The drama company, tratta dal famoso classico della letteratura francese scritto da Flaubert a cui l’opera stessa deve il suo nome. Sceneggiatura e direzione sono ancora una volta figli della penna di Piergiorgio Meola, eccentrico regista e fondatore della compagnia dei “figli della Luna”. Blunote Music aveva già incontrato Okiko in occasione dello spettacolo BRIDE Cuore di farfalla, commedia quanto mai leggera pregna di riferimenti agli anni novanta, presupposto per sé sufficiente a rendere la narrazione esagerata, quasi grottesca, ma al contempo fresca e incline al sorriso del pubblico. Con Bovary, invece, gli attori portano on stage un copione assolutamente maturo, mettendo da parte la delicatezza dei sentimentalismi adolescenziali per ricondurre l’amore, tematica in ogni sua sfaccettatura tanto cara al regista, alla sua essenza più drammatica.

Bovary 2000 è andato in scena il 30 marzo nella cornice del teatro comunale “T. Traetta”di Bitonto, riscuotendo un successo clamoroso sia tra gli aficionados di sempre, sia tra le fila degli spettatori più curiosi, di volta in volta più numerose. L’opera si sviluppa unitamente su due palcoscenici: il primo è quello reale, visibile, dove a muoversi e a parlare sono gli attori; il secondo, come se fosse inception, ne costituisce l’ambientazione, che si dispiega tra la bühne e i camerini del “Bovary“, teatro parigino a luci rosse. La coesistenza di queste due dimensioni spaziali permette ai personaggi un certo margine di interazione con lo spettatore che, aperto il sipario, viene direttamente invitato ad entrare all’interno del locale da Mark (interpretato da Emanuele Licinio, ndr.), gestore del posto, e ad assistere allo straordinario spettacolo delle sue donne. L’apertura, infatti, è in perfetto stile Harold Zidler, ma senza la presenza di Ladies Marmelade dai colori sfavillanti, bensì di un cast che per costumi e sinuosità rende degnamente giustizia alla Parigi di Toulouse-Lautrec. Monologhi “menestrelli” si alternano a scene musicali e di ballo in cui emerge il talento e la versatilità degli attori – convincenti soprattutto in queste parti per loro stessi “atipiche” -, che hanno reso vivo ogni dettaglio caratteriale dei propri personaggi e hanno saputo cucirseli addosso con cura, giocando sapientemente con il doppio piano finzionale dell’opera.

Marc "Bovary 2000" spettacolo Okiko
Il personaggio di Mark, interpretato da Emanuele Licinio.

La trama dell’opera è scomponibile in due filoni tra loro collegati. Il primo segue le vicende di Yvette (interpretata da Rosa Masellis, ndr.), starlette del Bovary dal carattere arrivista e irriverente, in eterna competizione con Louise (interpretata da Giuseppe Visaggi, ndr.), “sorella” di Mark. La sua posizione viene scossa dall’arrivo di una donna ubriaca vestita a nozze nei camerini del teatro, che nessuno conosce a parte Yvette. La povera anima sperduta, che dice di non ricordare come essere arrivata fin lì, viene presentata ai colleghi come Amandine (interpretata da Alessia Ricciardi, ndr.) da Yvette, e presto entra a far parte della compagnia, in cui trova un rifugio sicuro. Ma la diva e la sposa (che in realtà si chiama Emma) tacciono un segreto tremendo di cui nessun’altro è al corrente, che le unisce e le contrappone in un silenzioso tête-à-tête celato sotto il velo di un’apparente complicità fino al momento della resa dei conti. Il carisma della primadonna si scontra con l’ingenuità di una figura “cenerentolesca”, l’ideale fiabesco con il più cinico pragmatismo, in una trama di farse e capovolgimenti che mette al centro il ruolo della donna e la sua emancipazione.

Yvette e Amandine "Bovary 2000" spettacolo Okiko
Yvette e Amandine-Emma, interpretate da Rosa Masellis e Alessia Ricciardi.

Il secondo, che si sviluppa parallelamente al primo ma si intreccia con il primo verso il finale, è incentrato sulle vicende di Louise e il suo spasimante Jean (interpretato da Michele D’Amore, ndr.), ideale di uomo cavalleresco diametralmente opposto allo stereotipo di “uomo patriarca” demonizzato dalle donne del teatro. Piergiorgio Meola dà il meglio di sé nella scrittura di queste scene in cui emerge tutta la sua sensibilità per la tematica gender, per altro interpretate magistralmente da Giuseppe Visaggi, capace di cavare anche le emozioni adagiate sul fondo più sopito dell’anima con commovente intensità e catalizzarle nel messaggio di amore universale alla base dell’opera.

Il sipario si chiude su un monologo profondissimo di Mark, che confessa le sue ragioni in merito al Bovary e al perché quello sia il suo mondo. Un mondo in cui tutto ciò che conta è «la musica che cresce, che ti annega, le luci che ti scaldano, le donne che danzano e indossano maschere: maschere fatte d’anima e non di segreti». Un mondo in cui tutto ciò che conta è l’amore, e riceverlo di ritorno, non importa come. Chi indossa una maschera spesso non lo fa per nascondersi, ma per rivelarsi davvero, e cercare attraverso quel travestimento un modo per gridare agli altri il bisogno d’amore che porta con sé. L’Arte è la compagna dell’Amore: il camerino di prova, il “per favore”, la formula con cui l’artista si mette a nudo e regala una parte di sé in nome di quel principio più alto. E che si tratti di un musicista, un ballerino o un attore, il motivo per cui si crea, se c’è, è sempre lo stesso: l’aspettativa di un applauso.

Cast "Bovary 2000" spettacolo Okiko
Cast degli attori di “Bovary 2000” con il regista Piergiorgio Meola.

Cast: Emanuele Licinio, Rosa Masellis, Giuseppe Visaggi, Alessia Ricciardi, Michele D’Amore, Teresa La Tegola, Valeria Summo, Carmen Toscano, Stefania Sannicandro
Assistente di scena: Aldo Corrado
Lighting designer: Andrea Mundo
Service audio e luci: Power Sound
Hair Stylists: Mimma Daucielli e Nico D’Egidio
Make Up: Valentina De Leo e Mariacristina Stecchi

Segui “Okiko – The drama company”:

https://www.facebook.com/OkikoDrama/

https://www.instagram.com/okiko_drama/?hl=it

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

‘Camerino 24’, l’EP di debutto degli Indiferenti all’insegna di un energico funk rock 0 141

Dopo aver calcato numerosi palchi della Puglia – e non solo – ed essersi aggiudicati diversi riconoscimenti, quali il primo posto al ‘Social Music Contest’ e al concorso ‘E cantava le canzoni’, gli Indiferenti rilasceranno l’8 aprile il loro primo EP: ‘Camerino 24’.

Camerino 24 Indiferenti Blunote Music Recensione

Formatosi quasi per gioco a Bari nel 2017, il gruppo si è da subito fatto notare per il suo sound fresco e per il suo approccio allegro e scanzonato. Proponendo un funk rock vivace ed energico, i “portatori di indie” – inteso in senso ironico, «perché indie non vuol dire assolutamente nulla: con questo gioco di parola potremmo dire che siamo indifferenti all’indie, così come è stato etichettato il nuovo cantautorato italiano» – vogliono «comunicare qualcosa – qualsiasi cosa – con un sound piacevole e leggero». Questo il manifesto programmatico di “Camerino 24” – registrato in analogico, come avveniva un tempo – e dei sei brani che lo compongono.

Primo dei quali è il singolo ‘Tutto bene’. Un brano dal messaggio positivo che, come spiega la band, nasce daun momento di confusione e sconforto. Un inno funky sull’accettazione del dolore e della sofferenza: unico rimedio per combattere una tristezza che, se accolta, si rivelerà passeggera e irrilevante.

Attacco swing per la successiva ‘Il sarto’: brano dal sapore vintage che racconta l’eterna lotta tra istinto e ragione. Qui il cantante e frontman Mirko Colella si lascia andare a dubbi etici e interrogativi morali, indeciso se cedere al desiderio di far sua un’attraente ragazza (approfittando della situazione di debolezza e solitudine che sta vivendo) o se far da “sarto”, ricucendo il suo cuore con rassicuranti parole di conforto.

Controtempi e ritmi irregolari di batteria sorreggono i riff carichi di wah de ‘Il rendiconto’: brano che affronta il tema della fine di una relazione e che si pone alla ricerca di una presa di coscienza/consapevolezza finale.

Il piglio scanzonato e disinvolto, che caratterizza la prima parte dell’EP, lascia poi spazio a una parentesi più riflessiva e atmosferica con il dittico ‘Apogeo’/’Quasi Maggio’. Il primo brano è un breve interludio strumentale che prepara il terreno a un’interessante ballata, costruita intorno al morbido arpeggio di una chitarra sorprendentemente vicina alle alchemiche melodie post-rock degli Explosions in the Sky.

Camerino 24 Indiferenti Blunote Music Recensione

Chiusura affidata a ‘Le mezze verità di Elena’: pezzo che, riprendendo le sonorità energiche della prima parte dell’EP, racconta di una relazione complicata e usurante, contraddistinta da disillusione, deliri, realtà distorte e false verità.

Camerino 24’ è uno degli EP d’esordio più solidi mai arrivati in redazione. Il disco degli Indiferenti, in uscita l’8 aprile, presenta la giusta unione del post-rock dei sopraccitati Explosions in the Sky con un potente funk rock di Redhottiana memoria (sicuramente tendente all’era Frusciante), riuscendo ad adattare benissimo il tutto alla voce – e qui potremmo anche parlare di metrica e flow, ma non lo faremo – di Colella, regalando agli ascoltatori un ottimo – seppur breve – ascolto e una band in più da tenere sott’occhio.

Paura e l’Amore, i Sick Tamburo tra la sofferenza e un mondo migliore 0 115

Paura e l’Amore‘, è questo il titolo del nuovo album dei Sick Tamburo, band nata dall’incontro tra Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani. Il loro è un lungo percorso musicale che risale al 1995, ai Prozac +, all’Italia del vero Punk, alla generazione postCobain. Iniziarono pubblicando su My Space (quanti ricordi per gli emo) e nel 2009 decisero di dar inizio ufficialmente al loro nuovo percorso attraverso l’album omonimo: Sick Tamburo. Da quel momento, per i successivi dieci anni fino a oggi, hanno pubblicato in media un lavoro ogni due anni e mezzo, collaborando con i migliori artisti del panorama italiano; da Manuel Agnelli (Afterhours) a Elisa, passando per Jovanotti, Lo Stato Sociale, Tre Allegri Ragazzi Morti e tanti altri.

Un viaggio alternative/punk che inizia attraverso testi minimalisti e che continua con temi altamente Irritanti (A.I.U.T.O, 2011), girando attorno alle stranezze e fissazioni quotidiane che tutti noi abbiamo (Senza Vergogna, 2014), esplorando nuovi generi e sound come quelli ottenuti dall’intreccio tra sintetizzatori e melodie wave (Un giorno nuovo, 2017) e, infine, fermandosi – ma non per sempre, tutto passa –  in un punto in cui quasi tutti ci blocchiamo nella vita; a causa della paura e dell’amore, definiti dalla band come il veleno e l’antidoto.

Paura e l'amore recensione sick tamburo blunote music

Tutti facciamo i conti con la paura durante la vita, nessuno viene risparmiato. Essa si presenta sotto mille forme, all’improvviso, spiazzandoci e lasciandoci a terra inermi. Portando nelle nostre giornate grandi difficoltà, alzando muri apparentemente altissimi e invalicabili, facendoci credere che tutto questo non possa passare mai. Ma ogni veleno dà origine al suo antidoto e, nel caso della paura, si tratta dell’amore.

Paura e l’amore racconta proprio questo in chiave alternative-rock/punk. Nove brani che ci mostrano due facce della stessa medaglia, facendoci vedere il problema attraverso diversi racconti e mostrandoci allo stesso tempo un’unica soluzione riscontrabile nell’amore: un sentimento bastardo che se non viene apprezzato non ci mette due volte a farti ricadere nel limbo della paura.

Ad aprire l’album è Lisa con i suoi sedici anni (Lisa ha 16 anni): una ragazzina grande, più grande della maturità che ogni sedicenne porta con sé. Una donna piena di speranze, di sogni, con tanta voglia d’amare e d’essere amata. Una struggente storia narrata da un rauco e lamentoso cantato, accompagnato da una melodia a tratti ruvida e diretta; come è giusto che sia. Il secondo brano, Baby Blu, rivede tratti punk e alternative vecchia scuola, con un testo che si mostra all’ascoltatore come il grido di un adolescente ribelle. Tutti nel corso della nostra vita siamo stati dei Baby Blu, provando sensazioni d’esclusione, subendo occhi critici ogni giorno, avendo paura e sentendoci sbagliati. TI piace il rischio estremo? È la tua vita amore; E il tatuaggio al seno? È la tua vita amore.

Esclusione, come quella di Andrea, Quel ragazzo speciale. La terza traccia vede come protagonista Andrea, uno dei tanti ragazzi “speciali”, uno dei tanti ragazzi spesso emarginati da questa società ignorante e senza senso. Senza senso. Un riff introduce un ritornello duro e con un messaggio chiaro.

Andrea è così speciale
come lui ce ne son tanti ma nessuno è uguale
c’è chi parla, c’è chi tace, ogni Andrea però è speciale.

Distorsione, tanti Bpm, tristi verità. Come quella di Agnese in Agnese non ci sta dentro, una ragazza che ha dovuto pagare ingiustamente sulla sua pelle i danni dell’amico del padre. Una storia attuale, un racconto già sentito, un bisogno d’amore, una vita rovinata a causa di menti malate.

Con la quinta traccia si entra si entra nell’acustico, nel sentimentale, quasi nel mondo delle classiche ballad rock; nelle storie d’amore. Puoi ancora in fondo è questo, una traccia acustica che parla di una ragazza triste e di una “proposta” d’amore vero; una luce che arriva finalmente nel tunnel buio di questa ragazza che ha avuto nella sua vita un brutto trascorso. Il brano è anche il primo estratto dal disco.

Il sesto brano vede l’ingresso in scena di un regista: Tim Burton. La traccia si chiama Anche Tim Burton la sceglierà e parla dell’amore, del dolore e di una ragazza, Leila, che ha permesso da tempo le speranze. Non esce più di giorno, lascia casa soltanto la notte, vaga nel buio; è strana ma ha un buon cuore. Anche Tim Burton probabilmente la sceglierà, dicono i Sick Tamburo. E probabilmente si, è lo stile di Burton.

Impermanente, la settima traccia, parla dell’amore che finisce e del cambiamento. Una traccia con una batteria più lenta rispetto alle precedenti, quasi stanca, sfinita; come probabilmente l’ultimo periodo di questa storia d’amore, finita senza un perché, con tanti sensi di colpa, convinzioni e, in fondo, speranze.

E so come sei, ti sei stufata di me, noia e normalità

L’ottava traccia riprende lo stile iniziale e sovversivo. Mio padre non perdona parla di ribellione; di un ragazzo che ha lasciato casa, gli studi, senza una ragazza, lontano dagli amici. Un ragazzo pentito che vuole tornare alla normalità, con la consapevolezza che il padre non lo perdonerà e, allo stesso tempo, con la voglia di stare via altri dieci giorni.

L’album si chiude con il brano Il più ricco del cimitero. Un pezzo alternative che parla della vita, di questo continuo volere di più, di un mondo sempre più materiale. E allo stesso tempo parla della consapevolezza di aver raggiunto uno stadio che ti permette di dire: non voglio essere il più ricco del cimitero. Tanto a cosa serve? Di cosa ce ne facciamo di questa ricchezza? Lo spazio è quel che è ed ogni cosa è un di più.

Questo è il finale di Paura e l’amore, il quinto lavoro dei Sick Tamburo. Un album che parla delle giornate di chiunque, dei sentimenti che tutti proviamo ogni giorno, delle paure, dei desideri, di sogni che nascono e di sogni che si perdono. Al suo interno c’è sofferenza, paura, ma anche luce in fondo al tunnel, speranza; di un mondo migliore, di vite migliori che noi tutti, nel nostro piccolo, potremmo migliorare a chi ci sta di fianco. In Italia, nel 2019, c’è ancora dell’alternative e del punk vecchia scuola.

Argomenti popolari

Editor Picks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: