“BiFest” 2018: ad aprile la nona edizione del Bari International Film Festival 0 554

Il 9 marzo presso il Circolo Canottieri Barion si è tenuta la conferenza inaugurale del “BiFest” per l’edizione 2018 in cui sono stati annunciati i primi ospiti, il programma e gli eventi attesi nella settimana che va dal 21 al 28 Aprile a Bari. Il festival è da anni un momento unico di grande incisività sul territorio e aggregazione soprattutto per i più giovani accomunati dalla passione per quella che Ricciotto Canudo definiva “la settima arte”. Presenti alla conferenza numerose figure istituzionali, dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al sindaco di Bari Antonio Decaro, da Loredana Capone, assessore all’industria turistica e culturale, a Felice Laudadio, direttore artistico del festival. Produttore ufficiale della manifestazione sarà l’Apulia Film Commission, quest’anno supportata dai finanziamenti privati di sponsor quali la Confindustria Bari e BAT, Marino Automobili e altre significative realtà imprenditoriali del territorio. L’obiettivo del festival è quello di abbattere la parete tra il pubblico e il mondo del cinema, che spesso appare impalpabile, inarrivabile, superando gli stereotipi precostituiti nell’immaginario collettivo e aprendo al contatto umano.

 

Il programma

Sarà la nostalgia la vera protagonista del “BiFest” 2018. Dai primi annunci, rileva la centralità di eventi focalizzati sui grandi capolavori del passato. Primo fra tutti, “Ultimo tango a Parigi” approda al Teatro Petruzzelli  in versione restaurata 4K ad opera di Vittorio Storaro (3 volte premio Oscar) per la serata conclusiva in anteprima mondiale con la presenza dello stesso regista Bernardo Bertolucci; nel pomeriggio dello stessa giornata verrà invece presentata l’anteprima della versione restaurata di “Nuovo cinema Paradiso”, che trenta anni fa veniva proiettato proprio a Bari in anteprima mondiale assoluta alla presenza di tutto il cast degli attori, nonché il compositore Ennio Morricone e il regista Giuseppe Tornatore, che anche questa volta sarà presente per l’occasione.

Anche l’arte trova spazio in diverse sezioni e nell’anteprima di “Le memorie di Giorgio Vasari” del regista Luca Verdone; non mancherà la musica con le quattro proiezioni dei film a cui Luis Bacalov prestò il pianoforte, e l’attesa serata all’insegna del jazz dedicata al maestro Armando Trovajoli nel centenario della sua nascita con Rita Marcotulli, Enrico Rava, Beppe Servillo e l’introduzione di Pippo Baudo, grande amico ed estimatore di Trovajoli, seppur figura atipica nell’ambito di un festival del cinema.
La novità della nona edizione è la rassegna “Cinema e Medicina” promossa dal prof. La Forgia del Policlinico, mentre tornerà la rassegna “Cinema e Scienza” con la significativa presenza del regista tedesco Werner Herzog; non meno rilevanti sono le rassegne “Cinema e Scuole” dedicate agli studenti, che prevedono proiezioni mattutine rivolte alle scuole medie e superiori, e le “Lezioni di Cinema” tenute ogni mattina nella cornice del Teatro Petruzzelli da Pierfrancesco Favino, Pippo Baudo, Micaela Ramazzotti e tanti altri.

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“Suspiria” di Luca Guadagnino. Una complessa e sofisticata rilettura del classico di Dario Argento 0 189

«We live again», canta Thom Yorke in una delle scene conclusive del film. «Riviviamo», per l’appunto. Così come, a più di quarant’anni di distanza, rivive “Suspiria”: vero e proprio cult del cinema horror, firmato dal maestro Dario Argento e ora rivisitato (o forse dovremmo dire stravolto) da Luca Guadagnino (Call Me by Your Name,A Bigger Splash,“Melissa P.”).

Già, perché questo remake ha il grande merito di prendere le giuste distanze dall’originale, conscio dell’impossibilità – oltre che della sostanziale inutilità – di replicarne in maniera fedele e ossequiosa stile e tematiche. Questo fa di “Suspiria” un rifacimento sensato e legittimo, a differenza delle tante trovate commerciali alle quali spesso siamo stati abituati (anche perché di commerciale questo film ha ben poco). Guadagnino è sì un grande fan di Argento, e di quest’opera in particolare, ma allo stesso tempo è anche un autore con una poetica personale e distintiva. Cosa che gli permette di offrirci un’inedita declinazione della storia che già tutti conosciamo.

E che, anche in questo caso, vede una giovane ballerina americana, Susie Bannion (Dakota Johnson), trasferirsi in Germania per frequentare una prestigiosa accademia di danza, che ben presto si rivelerà teatro di misteri sovrannaturali e orrori indicibili. Ma, a ben vedere, i punti di contatto tra le vicende raccontate dal film del 1977 e dal remake del 2018 si esauriscono qui. Complice l’innovativa e strutturata sceneggiatura di David Kajganich (The Terror), che riprende il soggetto originale per poi svilupparlo sotto tutt’altra luce.

E proprio di luce sarebbe impossibile non parlare, trovandoci di fronte al remake di un film che faceva della sua particolare fotografia un tratto distintivo, nonché principale codice di lettura. Se l’opera di Argento si caratterizzava per l’utilizzo vibrante ed estremo di colori primari quali il verde e il rosso, in una sorta di psichedelico caleidoscopio cromatico, quella di Guadagnino utilizza una palette di colori molto più ampia, ma meno aggressiva. Laddove la fotografia di Argento, accesa ed esplosiva, rispecchiava esteticamente la ferocia della pellicola, quella di Guadagnino, tenue e sbiadita, rende alla perfezione l’immagine di una Berlino fredda e rarefatta, quasi come sospesa nelle nebbie del tempo.

Discorso simile potrebbe esser fatto per le musiche, laddove l’iconica colonna sonora progressive dei Goblins, insistente e martellante, lascia spazio alla voce spettrale di Thom Yorke (Radiohead) e alle sue melodie morbide e ipnotiche.

Tutto nel remake di Guadagnino procede verso la ricerca di una maggiore sofisticatezza. Complice anche una dilatazione dei tempi non indifferente (152’ contro i 94’ dell’originale), che permette una trattazione più accurata e caratterizzante dei personaggi. Come ad esempio quello di Susie, della quale ci viene offerta una back story che tanta importanza avrà nel preparare il terreno al colpo di scena finale, ricollegandosi a un concetto di maternità insistentemente riproposto durante tutta la durata del film. O come le inedite figure del professor Klemperer e di sua moglie (interpretata da Jessica Harper, la Susie Bannion “originale”). Senza dimenticare le streghe, che qui ritroviamo sotto tutt’altra veste. Guadagnino è meno sbrigativo di Argento sotto questo aspetto: pur non raccontandoci nulla o quasi della loro storia, ci fa entrare a più riprese nella loro quotidianità. Ce le mostra indaffarate in faccende domestiche, impegnate in chiacchiere da bar, divise dalle politiche interne della loro congrega. In altre parole, ci mostra il loro lato umano più che quello demoniaco. Per questo non risulterà del tutto insensato, a un certo punto della storia, provare una certa empatia nei confronti di Madame Blanc (una Pina Bausch sui generis interpretata da una splendida Tilda Swinton).

Ma, rispetto alla pellicola originale, più di ogni altra cosa è la danza ad assumere tutt’altro tipo di rilevanza. Essa è il tramite attraverso il quale si diffonde il potere demoniaco delle streghe. Essa è lo strumento di tortura da loro utilizzato per punire chi osa ribellarsi. Ed è in questa interessante sovrapposizione tra arte e magia che la coreografia di uno spettacolo diventerà la stessa di un delirante e prorompente rito sabbatico (impeccabilmente diretto da Guadagnino).

Un remake meno feroce e più sofisticato, quindi. Ma anche più complesso, laddove Guadagnino e Kajganich decidono di introdurre due elementi quasi del tutto assenti nell’originale: Storia e mitologia.

Nel primo caso Guadagnino, seguendo le orme di Guillermo del Toro (bravo come nessuno a intrecciare racconto fantastico e Storia con la “s” maiuscola), contestualizza storicamente e politicamente una vicenda che non a caso non è più ambientata a Friburgo (come nell’originale), ma a Berlino. La Berlino del c.d. “autunno tedesco”, divisa da un muro verso il quale la telecamera indugia di continuo. Una città pervasa da strascichi post-bellici non ancora del tutto smaltiti e scossa da un terrore più terreno (gli attentati della banda Baader-Mehinoff) di quello che si sta consumando nella Tanz Academy. Tutti elementi che sono più che una semplice cornice narrativa, ma parte integrante della narrazione stessa.

Luca Guadagnino, regista di Suspiria (2018)

Così come parte integrante è l’affascinante mitologia esoterico-religiosa delle tre Madri (Suspiriorum, Lacrimarum e Tenebrarum) che è, allo stesso tempo, un riferimento diretto all’omonima trilogia cinematografica di Argento.

Questo fa del “Suspiria” di Guadagnino un film più ricco e stratificato rispetto a quanto non lo fosse l’originale. Più arthouse e meno opera di genere. Più film d’autore e meno dell’orrore (anche se nei rari momenti in cui spinge verso questa direzione Guadagnino sa scatenarsi, dando vita a sequenze di grande impatto visivo). Non per questo un film migliore (non dimentichiamoci che senza il capolavoro di Argento non esisterebbe neanche questo rifacimento), ma sicuramente un’opera con una sua dignità, una sua valenza, una sua ragion d’essere. Perché “Suspiria” si può considerare un remake solo sulla carta, ed è proprio questa la sua forza. Non è il “Suspiria” di Dario Argento secondo Luca Guadagnino, è il “Suspiria” di Luca Guadagnino.

Tre Allegri Ragazzi Morti, in arrivo il nuovo disco: “Sindacato dei Sogni” 0 182

Dopo la pubblicazione dei due singoli e video “Caramella” e “Bengala”, i Tre Allegri Ragazzi Morti, annunciano l’uscita del nuovo attesissimo album di inediti. S’intitola “Sindacato dei Sogni” il nuovo lavoro discografico del gruppo mascherato più amato d’Italia, in uscita il 25 gennaio 2019 per La Tempesta / distr. Believe.

In oltre venti anni di attività, Tre allegri ragazzi morti hanno attraversato generi ed ispirazioni diverse. Dal punk rock naif delle origini, al reggae, alla cumbia, mantenendo sempre una forte riconoscibilità e poetica.

Approdano ora al loro nono album in studio e annunciano anche la grande festa di presentazione del disco a Milano, in programma il 24 gennaio alla Santeria Social Club.

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