Blunote Radar X Ada Brodie 0 488

Evviva il rap, evviva la trap, evviva l’indie. Ma che fine hanno fatto i “ragazzi scimmia” di Paolo Conte che ballavano “sotto le stelle del jazz”? Guardando il mondo della musica dalle piattaforme di streaming, pare che il jazz sia un genere in via d’estinzione come una specie autoctona che ha perso la sua battaglia contro la selezione naturale su scala mondiale. E invece non è così: zoomando più vicino, ci si può accorgere che quella vena di spontaneità e talento naturale capace di estrarre conigli bianchi da magici cappelli di note è pulsante e brucia ancora, come un falò da campeggio isolato nella notte taciturna. È a quel gruppo di scout devoti alla vita e all’avventura che appartiene Ada Brodie, giovane musicista classe 1988, originaria di Amburgo. Il 22 febbraio ha rilasciato, sotto questo nome, il suo primo album The Grand Tale.

Ada Brodie The Grand Tale Cover album
Cover dell’album The Grand Tale di Ada Brodie.

Ada Brodie è il nome d’arte di Elena Bongartz. Inizia a suonare il pianoforte giovanissima e vince il primo premio nella categoria “duetti di pianoforte” a livello nazionale all’età di soli 15 anni. Sotto il nome di Elena pubblica nel 2016 il suo primo album omonimo, seguito da un mixtape indipendente nell’anno successivo, entrambi cantati in tedesco. In questo periodo, Elena tende ad uno stile jazz che contiene elementi moderni, come il parlato sulla base o la rima baciata classica della musica rap.

Ma il passaggio da Elena ad Ada Brodie non è solo una questione stilistica. Ada Brodie è un progetto concentrato sulla profondissima capacità di songwriting della Bongartz come nucleo espressivo, accompagnato per lo più dalla delicatezza di un pianoforte. La voce limpida dell’artista si presta con naturalezza alla lingua inglese, rendendo The Grand Tale un disco ispirato ai “grandi racconti” della tradizione americana. Tornare sul palco da “pianista” non significa fare un passo indietro rispetto al percorso fatto come Elena, bensì rappresenta il più difficile tentativo di “auto-riduzione”: spogliarsi di ogni effetto e artificio per restituire all’ascoltatore musica e parole senza intermediazione.

Ada Brodie è il filo rosso dei ricordi di Elena, a cui sono appesi come negativi in una camera oscura tutti i principi e le idee per lei importanti. Anzitutto, nome e cognome sono eredità di famiglia (Ada era il nome di sua nonna da parte del padre, mentre Brodie era il cognome di sua nonna da parte di madre), segno della sua tensione “nostalgica”. Nostalgia, però, che non si traduce a livello musicale: lo scopo di The Grand Tale, infatti, non è quello di offrire un prodotto retrò, che faccia da eco al soul anni ’60 o al jazz degli anni ’20, ma di andare in profondità e raccontare una storia (ad esempio, The Life in between o The shore).

In Ada Brodie è forte anche la consapevolezza dell’essere donna. The Grand Tale non è un album che parla di femminismo, ma canzoni come The One Mean Girl sono dedicate alle donne e di esse ne tracciano un quadro più esistenziale che sociale. Alternando ritmi lenti e uptempo, la canzone tratta il tema con frizzante ironia, suggerendo alle ascoltatrici che essere “cattive” o “sfacciate” a volte non è una cattiva idea, ma un modo per svestirsi della condizione subalterna impostagli. Sulla stessa lunghezza d’onda, The F racconta con esasperata rassegnazione la fine di una relazione che, a dire il vero, non ha il potenziale necessario per decollare, delineando anche in questo caso una donna padrona di sé e delle sue aspettative.

The Grand Tale è più che una superficie musicale in cui specchiarsi. In un’intervista a DIE ZEIT, Ada Brodie racconta che il processo di conoscenza di sé è avvenuto in terza persona: ha immaginato di essere la sorella maggiore di se stessa e di darsi consigli o pareri di cui avrebbe avuto bisogno se davvero avesse avuto una sorella maggiore. Un meccanismo di reazione naturale e necessario per un’artista che ha sempre dovuto sostenere il peso delle etichette dovute ai suoi legami di parentela: Elena Bongartz è infatti la sorella minore del violinista David Christian Bongartz, meglio conosciuto con il suo nome d’arte David Garrett. Ma Ada Brodie non è solo “la sorella di David Garrett”. Anche lei ha una voce e un’identità a prescindere dal sangue, come dichiara nell’intervista al giornale sopracitato:

“Un chiaro esempio di “effetto Clara Schumann” – un’eccellente musicista conosciuta solo per essere la moglie di un altro musicista. Onestamente mi ha stupito che la conversazione non fosse incentrata solo su questo. In generale, nelle interviste mio fratello salta fuori tra le prime due domande, il che è comprensibile per un nome che fa suonare le campane. Ma forse non è così facile da capire dall’esterno: che anche tra fratelli, ognuno ha il suo spazio per essere se stesso”.

Ada Brodie portrait

In The Grand Tale ci sono tutti gli ingredienti per creare dal nulla la donna del ventunesimo secolo: bellezza, libertà, consapevolezza, amore, dolcezza e nostalgia sintetizzati sui tasti di un pianoforte come fosse l’ultimo passaggio di un complesso procedimento alchemico. Il quadro che ne risulta è carismatico e abbastanza sopra la media per deliziare la critica di settore e chissà, in un futuro non troppo remoto anche i palcoscenici dei migliori festival europei, vista l’attitudine “indie” di Ada Brodie, nonché il suo linguaggio musicale moderno ed estremamente accessibile a tutti. Canzoni come The Life In Between o The Inside lasciano il segno per il talento vocale e l’incidenza dei testi su scale musicali di intensità via via più densa, controbilanciando gli esercizi di pianoforte meno sobri e facendo di The Grand Tale un disco equilibrato, dal suono allo stesso tempo classico e contemporaneo, che non guarda con invidia ai grandi maestri della composizione dei nostri giorni perché ha già trovato la sua unica identità.

Foto: Julia Steinigewege

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Cinzella Festival: ritorna la mitica pecorella 0 191

L’Associazione Culturale AFO6 – Convertitori di idee in collaborazione con RADARConcerti e con il patrocinio di APULIA film Commission, annuncia i protagonisti del Cinzella Festival, il festival dedicato a musica e cinema che si terrà dal 17 al 20 agosto a Grottaglie (TA), nell’incantevole e unico scenario delle Cave di Fantiano, per la direzione artistica dell’attore Michele Riondino.

Cinzella è il festival dedicato alla musica e al cinema che lo scorso anno è diventato un autentico polo di attrazione artistica e culturale tra le splendide colline murgiane e i profondi lembi di mare della penisola jonico-salentina. Una scommessa vinta grazie a una line up di eccellenze musicali e alle rassegne cinematografiche d’autore legate a musica e arte. Questa nuova edizione avrà luogo alle Cave di Fantiano di Grottaglie, location dall’inestimabile valore paesaggistico, costellata di scenari mozzafiato: una ex cava di tufo ora divenuta un parco naturale dalle caratteristiche uniche, palcoscenico di eventi e manifestazioni culturali di rilievo nazionale. 

Cinzella Festival deve il suo nome a una figura molto nota alla cultura popolare tarantina. Cinzella, infatti, è stata una celebre “accompagnatrice” di uomini e di adolescenti, una donna così speciale da rimanere impressa nella memoria collettiva. Il logo del festival è la pecora, un tributo a un fatto di cronaca legato alla prima culla del festival, la Masseria Carmine di Taranto, divenuto simbolo dell’inquinamento dopo che, tra il 2008 e il 2010, sono stati abbattuti 600 ovini contaminati dalla diossina. Proprio lì, nel 2017, è nato il Cinzella Festival, in una splendida masseria persa in una valle di ulivi e diventata la speranza di una rinascita, di una “ventata” di cambiamento per la città e per l’intera provincia.

17 AGOSTO – BATTLES, I HATE MY VILLAGE, DIGITALISM dj set

BATTLES, ovvero la Networked Band: un progetto capace di combinare arte, sperimentazione e tecnologia nella musica, in un’unica esclusiva data italiana per presentare in anteprima il nuovo album in uscita in autunno per Warp Records. Nato nel 2002 dalle menti del batterista John Stanier (Helmet e Tomahawk), del chitarrista e tastierista Ian Williams (Don Caballero e Storm & Stress) e del chitarrista David Konopka (Lynx), il (super)gruppo unisce avanzi prog al rock più sperimentale, per sonorità segnate dall’era post industriale e computerizzata.

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Battles

Gli special guest della serata saranno gli I HATE MY VILLAGE. Fabio Rondanini (batteria di Calibro 35, Afterhours) e Adriano Viterbini (chitarra di Bud Spencer Blues Explosion e molti altri) presentano questo loro nuovo progetto che testimonia l’amore viscerale dei due per la musica africanaun amore nato sui palchi – accompagnando maestri quali Bombino e Rokia Traoré – e poi cresciuto in sala prove con la curiosità di chi ha costantemente voglia di contaminarsi e divertirsi nell’ampliare il proprio orizzonte. Alberto Ferrari (Verdena) si inserisce con la sua inconfondibile vocalità donando all’amalgama strumentale un ulteriore elemento capace di unire mondi – apparentemente lontani – che in I Hate My Village sembrano coesistere da sempre.

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I Hate My Village

Seguirà DIGITALISM dj set, i re del clubbing mondiale fin dalla fondazione nel 2004, in console per chiudere all’insegna delle danze la serata di inaugurazione del Cinzella Festival.

18 AGOSTO – WHITE LIES, MARLENE KUNTZ

White Lies presenteranno dal vivo il nuovo album Five, uscito il 1° febbraio per PIAS Recordings, che festeggia i dieci anni della band. Il disco vede un’energia rinnovata nella creatività del trio londinese, ancora una volta capace di allargare i suoi territori sonori dall’electro rock al synth pop. Il risultato è un album importante e ambizioso, che segna il capitolo più maturo della discografia dei White Lies, nei testi e nella sperimentazione musicale.

Marlene Kuntz festeggeranno sia i trent’anni di attività che il ventennale del loro terzo disco Ho Ucciso ParanoiaUn viaggio a ritroso ricco di emozioni che per qualcuno potranno anche trasformarsi in nostalgia, ma densa di vitalità positiva e rigenerante: lo faranno con 10 concerti doppi (da cui 30-20-10MK al quadrato), un primo tutto acustico e un secondo elettrico, per un totale di quasi tre ore di spettacolo. 

“Abbiamo deciso di portare avanti l’esperimento fatto lo scorso ottobre a Milano, quando un pubblico attento ed emozionato ci seguì in queste due nostre dimensioni. Allora fu un esperimento, ora sarà una conferma, assecondando il desiderio di portare in giro per l’Italia la doppia anima che è insita nel nostro stesso nome.”

(Marlene Kuntz)
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19 AGOSTO – AFTERHOURS

A sorpresa, dopo poco più di un anno dalla memorabile e ormai storica data del 10 Aprile 2018 al Forum di Assago da cui, lo ricordiamo, è stato tratto un CD/DVD live dal titolo “NOI SIAMO AFTERHOURS” la band capitanata da MANUEL AGNELLI ha recentemente annunciato la partecipazione al Sonic Park Festival di Bologna, il 18 Luglio. Oggi, a distanza di qualche settimana, gli Afterhours ci sorprendono di nuovo dando notizia di una seconda, ultima ed esclusiva data per il 2019.
Saranno le sole due opportunità per vedere su un palco la band milanese che ha scelto, dopo il Forum, di prendersi un lungo periodo di lontananza dalle scene.
La location scelta è il Cinzella Festival di Grottaglie (TA) nell’incantevole scenario delle Cave di Fantiano, e la data è fissata per il 19 Agosto.

“Abbiamo scelto Taranto perchè negli ultimi anni ci siamo particolarmente legati a questa città. Taranto vive di grandi contraddizioni ma negli ultimi anni grazie anche al lavoro di molti artisti ed operatori culturali liberi si sta rilanciando alla grande e noi siamo felici di fare parte in qualche modo di questo rilancio”, dice la band. “Ci sembrava inoltre un gesto rispettoso e affettuoso nei confronti di tutti i fan del sud Italia che avranno così modo di vederci dal vivo dopo un lungo periodo di assenza”.

(Afterhours)
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20 AGOSTO – FRANZ FERDINAND

Pietra miliare dell’indie pop, Franz Ferdinand hanno pubblicato il 9 febbraio 2018 Always Ascending.
Prodotto da Philippe Zdar dei Cassius
, il disco rinnova ma non tradisce le radici indie pop/rock dei FF e fa innamorare di sé pubblico e critica.  “Always Ascending is, everywhere you look, a record driven by vim, vigour and ideas, and plenty of Kapranos’ idiosyncratic way with a lyric.” (NME) Always Ascending è solo l’ultimo tassello di una carriera iniziata con l’indimenticabile esordio discografico Franz Ferdinand (2004) che ha portato la band a essere considerata oggi un’istituzione della musica alternative e uno dei progetti più illuminanti del nuovo millennio musicale

Come ogni anno, il Cinzella avrà poi una sezione dedicata al cinema d’autore. Verranno presto annunciati nuovi nomi in cartellone musica. Per info e aggiornamenti vi rimandiamo alla pagina Facebook e Instagram dell’evento.

Wallride Festival: il palco più divertente di sempre 0 396

Sabato 27 siamo stati al Wallride Festival di Altamura, uno dei maggiori festival di Street Culture in Italia che si tiene annualmente nella “Città del Pane” dal 2015. Per l’occasione, sabato, eravamo proprio sul palco ad ascoltare i concerti di Gomma, Ketama e Noyz Narcos. Oggi possiamo dirvelo: è stato uno dei palchi più divertenti su cui siamo mai stati.

Il festival ha aperto i cancelli al suo pubblico già dalle 10 di mattina, all’interno dello stadio comunale di Altamura, dal quale l’hip hop fuoriusciva anche dai muri: tra rampe da skate, stand delle più grandi marche di streetwear, contest di breakdance, odore di Montana e campi di pallacanestro, Altamura si è trasformata in un piccolo Bronx per divulgazione culturale. E i concerti della sera non sono stati affatto da meno.

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Start ore 21 con i Gomma. La band di Caserta porta sul palco un live di quarantacinque minuti anche se, dobbiamo dire, con non troppo entusiamo, complici forse un paio di pirla in prima fila che urlavano sfottò con accento napoletano. Non fraintendeteci: che i Gomma siano un po’ timidi e freddi, in pieno stile punk, lo sappiamo; è il loro personalissimo modo di portare la musica dal vivo ed è un mood che va a braccetto con il loro sound. Ilaria parla poco, annuncia giusto Elefanti e un altro paio di brani, ringrazia il fonico e saluta il pubblico prima dell’ultimo pezzo. A prescindere, i Gomma restano una delle realtà più forti del momento, in grado di portare live tutta quella ribellione che si annida nei loro testi: pirlas a parte, l’esecuzione è stata una bomba.

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Al lato dello stage intanto arriva Ketama, scambia due chiacchiere con un paio di persone nel pubblico e rientra dietro – giusto il tempo per farci un dito medio nelle storie di Instagram prima di salire sul palco del Wallride Festival e aprire con Angeli: alla fine del brano invita anche il pubblico a guardare il film con Marin Scorsese da cui è tratta la citazione finale, Mean Street. Il live procede liscio e ci si rende subito conto del perché Kety sia diventato in poco tempo uno degli artisti più importanti della scena trap italiana: l’attitudine a stare sul palco come se fosse il divano di casa propria, la verità che trapela dai suoi testi e la genuinità di chi non vuole regalare al pubblico un’immagine diversa dalla realtà, lo rendono uno dei cantanti più ricercati della scena; e infatti, maglia a righe nere e bianche, ciabatte che fan pendant e calzino bianco: come detto, il palco o il divano non influiscono. Ketama è Ketama, il vero, sempre e comunque. Il pubblico lo sa e risponde al meglio: Rehab, Misentomale, Baby Droga Freestyle e Piccolo Kety vengono accolte con entusiasmo dai circa trecento spettatori e Piero non si fa mancare nulla, neanche un bagno di folla sul suo cavallo di battaglia: Lucciole. Così, alle 23, dopo altri quarantacinque minuti, anche un pezzo di questa serata finisce; ma solo per poco, il tempo fare spazio a chi, da anni, calca i maggiori palchi italiani.

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Noyz Narcos – come si suol dire – non ha bisogno di presentazioni: è una garanzia a partire dal nome. Il suo ultimo disco, Enemy, certificato disco d’oro dopo una sola settimana, ha riconfermato il trend del king del rap italiano. Aspettavamo di vedere Noyz live da parecchio tempo, come molti suoi fan. A rendere ancor più pesante l’attesa è il possibile ritiro dalle scene del rapper alla fine del tour, come precedentemente annunciato – almeno nelle intenzioni. Ovviamente, noi sul palco abbiamo visto uno degli artisti più in forma del momento che ha ancora molto da dire, sostenuto dalle basi di un mostro sacro come Dj Sine. L’apertura viene affidata ad Inri, open-track dell’ultimo disco, accolta con un’ovazione da parte del pubblico schiacciato sulla transenna. Noyz le spara una dopo l’altra: Alfa Alfa, Mi Casa, R.I.P., Sinnò Me Moro, Non Dormire e Training Day con tanto di intro; si concede anche un piccolo siparietto in dialetto barese prima di continuare a tirare dritto fino alla fine del live. Poche smancerie e tanta cattiveria passano dal microfono del rapper romano; qualcuno gli fa i complimenti per le scarpe tra una canzone e l’altra, Emanuele ride e chiude il concerto.

wallride festival noyz narcos blunote music

Noi non sappiamo se questo sarà l’ultimo tour der Noyz; quello che sappiamo è che sabato, sul palco del Wallride Festival, abbiamo assistito alla rappresentazione fisica di un manifesto generazionale: perché i Gomma, Ketama e Noyz Narcos sono i campioni in carica dei rispettivi generi e ci vorrà davvero molto tempo prima che le cose cambino. Fortunati i presenti.

Un’anteprima della nostra galleria:

Si ringrazia tutta l’organizzazione del Wallride Festival e gli staff degli artisti.
Foto a cura di Greta Odone.
Guarda il report fotografico comprendente oltre 40 foto dal nostro album di Facebook!

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