Calcutta vi ha reso tutti deficienti 0 32157

Calcutta ha fatto da apripista a tutti quegli ‘artisti’ di fascia medio-bassa(-bassa-bassa) che adesso intasano le vostre playlist Spotify. Calcutta è quello che fa dire al venticinquenne di turno ‘adesso basta, mollo tutto e registro un EP’

Sarà forse la rabbia di chi, dopo il 2016, è rimasto un po’ deluso da quella frangia della musica italiana definibile “cantautorato”, che ci ha regalato davvero pochi sprazzi di qualità fino ad oggi (Brunori?); sarà, appunto, che dopo Acrobati di Silvestri e Una Somma di Piccole Cose di Fabi, c’è poco da fare, l’asticella qualitativa si è un po’ alzata; sarà che mi sono rotto le palle dei vostri post su Facebook sarà che a furia di vedere a quanti piace, forse per un intrinseco bisogno di andare controcorrente, il mio cervello si rifiuta di apprezzare tali contenuti, facendomi sentire un po’ come quello che, durante una festa, se ne sta in un angolo con un bicchiere mezzo vuoto in mano a osservare la fauna che lo circonda. Ma io a questa festa non ci voglio neanche partecipare: a me, Calcutta, fa proprio cagare.

C’è da dire che il successo lo capisco. Capisco che là fuori ci sia un esercito di persone, mediamente dai 25 ai 35 anni, che si sente colpito nel profondo dai suoi testi, fotografie perfette della vita media di ogni giovane-adulto italiano: la relazione che non decolla, il ping pong continuo tra un lavoro precario e un altro, il tutto costellato da strofe buone per prendere tanti retweet. E capisco anche il fascino che può creare nei ragazzi under 25 a cui, diciamolo, piace tanto sognare di avere dieci anni in più, fosse solo per immedesimarsi in quello che scrivono i loro artisti preferiti.

Quello che non viene facile capire è come, in una scena musicale in continua ascesa (ascesa cui, ad onor del vero, anche lui ha contribuito) con artisti di ben altro spessore musicale a riempirne i ranghi, si attribuisca proprio a Calcutta il titolo di “Voce dell’indie”. Facile rispondere, direte voi: Calcutta è stato quello che ha portato l’indie per come lo intendiamo oggi alla ribalta. Esatto, per come lo intendiamo oggi. Il mondo si ferma.

L’indie per come lo intendiamo oggi è una delle cose peggiori che possa esser capitata alla musica italiana. Non fraintendetemi adesso: sono contentissimo di come si dia più visibilità ad artisti validi che altrimenti, senza una major dietro, rimarrebbero nel limbo dei festival di provincia, raccontando di ‘quella volta che ho aperto ai Simple Minds’ vent’anni dopo il loro successo. Ma quello a cui siamo – costantemente – sottoposti non è praticamente mai il prodigio di provincia arrivato alla ribalta. La costante perdita di contenuti, dovuta un po’ all’astrusità della vecchia guardia (Afterhours, Marlene Kuntz…) e all’appiattimento della coscienza sociale nelle nuove generazioni, ha reso l’indie italiano qualcosa di più vicino al pop che al rock, spiritualmente – e non solo – parlando. Tanta melodia, poco contenuto. Canzoni da cameretta per gente un po’ vuota ma con uno spiccato senso artistico.

Calcutta ha fatto da apripista a tutti quegli ‘artisti’ di fascia medio-bassa(-bassa-bassa) che adesso intasano le vostre playlist Spotify. Calcutta è quello che fa dire al venticinquenne di turno ‘adesso basta, mollo tutto e registro un EP’ nella speranza che con 50 euro di sponsorizzazione, un profilo Instagram ben curato e una botta di culo un po’ di fortuna qualcuno si accorga della sua esistenza. Una schiera di normodotati armati di fucile a pompa e pallettoni di musica da cameretta.

Musica da cameretta. È proprio qui il fulcro di questo discorso. Quella di Calcutta è musica da cameretta, e lui è stato il primo a definirla così. Nessuna pretesa, nessun significato profondo, nessuno spessore, nessun sentimento. Arrangiamenti da terza giornata di sala prove da Franco (Molto più raffinata la versione coeziana di Cosa Mi Manchi a Fare); testi dallo stesso spessore dei dialoghi nei porno; musica per trentenni boccaloni e sedicenni folc. Io a questa festa non ci partecipo. Mi trovate sul tetto a cantare Ha Perso la Città.

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

Segui i Cor Veleno:

https://www.facebook.com/CorVelenoOfficial/

https://www.instagram.com/corveleno_official/?hl=it

Uno Maggio Taranto: conferenza con i Terraross 0 83

Dominique Antonacci, frontman della band jonica Terraross, ha incontrato l’area stampa dell’ 1Maggio Libero e Pensante e ha espresso il suo pensiero su alcune tematiche sensibili dibattute sul palco del Parco Archeologico delle mura greche.

Argomento centrale, la musica come strumento terapeutico per migliorare le condizioni di salute: «ci sono dati scientifici che dimostrano come le donne, approcciandosi alla musica, abbiano cambiato in positivo il loro atteggiamento nei confronti della malattia. Se la gente di Taranto, allo stesso modo, fosse un po’ più rilassata e ascoltasse buona musica, riuscirebbe a lavorare meglio anche sul fronte ILVA».

Sulla città e la sua situazione attuale, ha dichiarato: «basta avere consapevolezza di se stessi e credere in ciò che si è. Abbiamo un territorio stupendo: Taranto ha storia, tradizione, tante bellezze a livello architettonico, e potremmo vivere di turismo 365 giorni all’anno solo grazie a quello che ci hanno lasciato». Antonacci ha anche citato il villaggio turistico di Borgo Egnazia, esempio di impresa vincente nell’ambito turistico situato nei pressi di Savelletri (Fasano), che da anni collabora con i Terraross. «La struttura ospita 600 dipendenti durante l’inverno e almeno il doppio d’estate: è una vera e propria industria. Non è impossibile pensare ad altri progetti del genere, che sarebbero prosperi per il nostro territorio». La grande sfida è quella con la classe politica, spesso impegnata a guardare solo al microcosmo del presente escludendo invece previsioni sul lungo periodo di cui potranno beneficiare le generazioni future.

Sul concerto dell’ 1Maggio Libero e Pensante, si è invece così espresso: «ogni anno è sempre un’emozione diversa. La nostra musica è semplice e genuina, quella dei nostri nonni. Arriva subito, ci si prende per mano e si vive un momento di felicità. Questa musica esiste da 3000 anni; noi la riscopriamo oggi, ma se è durata così a lungo e ancora oggi funziona, un motivo c’è».

Segui i Terraross:

https://www.facebook.com/Terraross.it/

https://www.instagram.com/terrarossofficial/?hl=it

Argomenti popolari

Editor Picks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: