‘Camerino 24’, l’EP di debutto degli Indiferenti all’insegna di un energico funk rock 0 247

Dopo aver calcato numerosi palchi della Puglia – e non solo – ed essersi aggiudicati diversi riconoscimenti, quali il primo posto al ‘Social Music Contest’ e al concorso ‘E cantava le canzoni’, gli Indiferenti rilasceranno l’8 aprile il loro primo EP: ‘Camerino 24’.

Camerino 24 Indiferenti Blunote Music Recensione

Formatosi quasi per gioco a Bari nel 2017, il gruppo si è da subito fatto notare per il suo sound fresco e per il suo approccio allegro e scanzonato. Proponendo un funk rock vivace ed energico, i “portatori di indie” – inteso in senso ironico, «perché indie non vuol dire assolutamente nulla: con questo gioco di parola potremmo dire che siamo indifferenti all’indie, così come è stato etichettato il nuovo cantautorato italiano» – vogliono «comunicare qualcosa – qualsiasi cosa – con un sound piacevole e leggero». Questo il manifesto programmatico di “Camerino 24” – registrato in analogico, come avveniva un tempo – e dei sei brani che lo compongono.

Primo dei quali è il singolo ‘Tutto bene’. Un brano dal messaggio positivo che, come spiega la band, nasce daun momento di confusione e sconforto. Un inno funky sull’accettazione del dolore e della sofferenza: unico rimedio per combattere una tristezza che, se accolta, si rivelerà passeggera e irrilevante.

Attacco swing per la successiva ‘Il sarto’: brano dal sapore vintage che racconta l’eterna lotta tra istinto e ragione. Qui il cantante e frontman Mirko Colella si lascia andare a dubbi etici e interrogativi morali, indeciso se cedere al desiderio di far sua un’attraente ragazza (approfittando della situazione di debolezza e solitudine che sta vivendo) o se far da “sarto”, ricucendo il suo cuore con rassicuranti parole di conforto.

Controtempi e ritmi irregolari di batteria sorreggono i riff carichi di wah de ‘Il rendiconto’: brano che affronta il tema della fine di una relazione e che si pone alla ricerca di una presa di coscienza/consapevolezza finale.

Il piglio scanzonato e disinvolto, che caratterizza la prima parte dell’EP, lascia poi spazio a una parentesi più riflessiva e atmosferica con il dittico ‘Apogeo’/’Quasi Maggio’. Il primo brano è un breve interludio strumentale che prepara il terreno a un’interessante ballata, costruita intorno al morbido arpeggio di una chitarra sorprendentemente vicina alle alchemiche melodie post-rock degli Explosions in the Sky.

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Chiusura affidata a ‘Le mezze verità di Elena’: pezzo che, riprendendo le sonorità energiche della prima parte dell’EP, racconta di una relazione complicata e usurante, contraddistinta da disillusione, deliri, realtà distorte e false verità.

Camerino 24’ è uno degli EP d’esordio più solidi mai arrivati in redazione. Il disco degli Indiferenti, in uscita l’8 aprile, presenta la giusta unione del post-rock dei sopraccitati Explosions in the Sky con un potente funk rock di Redhottiana memoria (sicuramente tendente all’era Frusciante), riuscendo ad adattare benissimo il tutto alla voce – e qui potremmo anche parlare di metrica e flow, ma non lo faremo – di Colella, regalando agli ascoltatori un ottimo – seppur breve – ascolto e una band in più da tenere sott’occhio.

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Californication compie vent’anni: riscopriamolo 0 124

Sapevamo che il disco aveva avuto un largo successo quando andammo in Europa per un giro di conferenze stampa. Eravamo in Italia, io e John stavamo sul sedile posteriore di una Mercedes con il finestrino aperto. Un motorino con due ragazzi italiani si fermò accanto a noi. Guardarono dentro e cominciarono a urlare: “Ehi, Californication, Californication!”. Poi si misero a cantare Scar Tissue. Il disco era uscito da cinque giorni. Ovunque andassimo, tutti i negozi suonavano il nostro disco. L’Italia aveva preso fuoco. Passammo dal vendere una manciata di dischi al venderne più di chiunque altro quell’anno in Italia. Com’è che un Paese intero decide di cominciare ad amarti in un giorno?

Così Anthony Kiedis decise di parlare di Californication all’interno della sua biografia, “Scar Tissue”, proprio come uno dei singoli estratti dall’album che ha fatto grande la band americana nel mondo. Californication usciva oggi, 8 giugno, vent’anni fa, nel 1999, segnando per sempre quell’estate e la storia della musica. Ma anche la storia della band losangelina.

Usciti un po’ malconci dal rilascio di One Hot Minute, stroncato dalla critica, e orfani del chitarrista sostituto di Frusciante, Dave Navarro, licenziato per incompatibilità con il resto della band, i Red Hot avevano bisogno del rilancio – un rilancio dovuto, per altro; non fosse solo per il successo che ebbe Blood Sugar Sex Magic, soprattutto in America.

Così, nell’estate del 1998, Flea riesce a convincere Frusciante, nel frattempo disintossicatosi dalla dipendenza dall’eroina, a rientrare nel gruppo. Il disco inizia a prendere forma grazie al lavoro di quest’ultimo, accompagnato dalle liriche del frontman e dalle jam session che da sempre hanno contraddistinto lo sviluppo dei dischi dei peperoncini.

Il sound vira: vengono abbandonate le sperimentazioni che ammiccavano al metal – frutto probabilmente del chitarrista ex-Jane’s Addiction – puntando tutto sull’alternative con il giusto mix di quel funk-rock che fece la fortuna della band agli inizi. Quello che non cambia è il produttore: Rick Rubin seguirà infatti la band per questo terzo lavoro di fila, dopo aver prodotto i già citati One Hot Minute e BSSM.

Il disco vide la luce proprio l’otto giugno del 1999, anticipato di un paio di settimane dal singolo Scar Tissue, uno dei brani più rappresentativi del gruppo. Fu un successo di critica e di vendite; qualcuno elogiò un Anthony Kiedis in grande spolvero, molti attribuirono la qualità al ritorno di Frusciante. Californication raggiunse la prima posizione in classifica in nove Paesi diversi – fra cui l’Italia, dove vendette 700.000 copie in due anni – aggiudicandosi ben undici dischi d’oro.

Oggi Californication rimane una pietra miliare della musica mondiale, uno di quei dischi che tante band sperano di rilasciare un giorno. E anche se oggi i Red Hot non sono più gli stessi, con il secondo abbandono di Frusciante e le speranze di un suo ritorno ormai rasentanti lo zero, ascoltare le prime note del brano omonimo durante un live è come tornare piccoli, o giovani, per rivivere i magici momenti dell’ultima estate del secolo scorso.

Medimex: gli Editors e i Cigarettes After Sex celebrano Woodstock 0 159

Ci eravamo lasciati con i Placebo, ci siamo ritrovati con Editors e Cigarettes After Sex. Il Medimex, l’International Festival and Music Conference in programma dal 4 al 9 giugno, apre i cancelli al suo pubblico per il terzo anno di fila, il secondo a Taranto, portando una delle band più apprezzate al mondo a suonare tra i due mari, davanti una rotonda piena di gente che arriva da tutto il Sud Italia. Non poteva essere diversamente, d’altronde, per quest’edizione speciale del Medimex che celebra i cinquant’anni di Woodstock – e qualcuno doveva pur farlo, visto che il vero Woodstock 50 è stato cancellato.

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Cancelli aperti alle cinque, con le prime file sotto il palco già conquistate intorno alle sette e mezza. Nell’aria si respira l’odore del mare e della musica, nei bicchieri sgorga Raffo non filtrata. Questione di minuti e iniziano le danze con Le Scimmie Sulla Luna, band alternative italiana che presenta il suo disco Terra!. La scelta si rivela azzeccata, Jory Stifani ricorda tanto la cantante dei Bowland, ma la band dimostra di sapersela cavare anche senza voce, movimentando la folla nel finale con un paio di brani strumentali.

Dopo poco salgono sul palco i Cigarettes After Sex e il concerto inizia davvero: la conosciamo bene la band texana di Greg Gonzalez, già sold-out a Roma un paio di anni fa, apprezzatissima in Italia. La folla risponde bene: molti cantano le loro bedroom songs sensuali, i rimanenti iniziano a collegare il sound col nome; il gruppo si diverte ma non lo dà a vedere – il mood non lo permette – limitandosi a pochi ‘thanks’ e il nome di un paio di pezzi.

L’esibizione dura un’ora, un tempo più che sufficiente per presentare l’unico album pubblicato, omonimo, e farsi desiderare; i Cigarettes After Sex riescono a creare il giusto mix di dolcezza e malinconia per illuminare la serata, anche se la luce che fanno è più o meno quella di una candela. Ma a noi tanto basta per ristorarci e caricare le batterie.

Passa infatti poco dall’uscita dei texani e alle dieci e mezza in punto la band di Stafford esce fra le urla del suo pubblico. Li avevamo già ascoltati al Palladozza di Bologna gli Editors, per un concerto durato circa due ore, e certo non li riscopriamo oggi al Medimex: energici, violenti, spietati; gli Editors ti prendono e ti accartocciano per tutta la durata del concerto, non dandoti il tempo di respirare davvero tra una canzone e l’altra, trascinandoti nel loro universo anni ‘80. Smith tiene il palco come il vero frontman qual è, la band non risparmia i grandi successi: Papillon fa ballare tutta la piazza, No Harm lascia pietrificati per la sua bellezza; A Ton of Love, semplicemente, spacca, come ha sempre spaccato. So che si dice spesso, ma concerti come questo mi fan pensare di avere il secondo lavoro più bello del mondo, dopo quello di Tom Smith.

Magazine chiude la prima parte del concerto; gli Editors escono di nuovo dopo i canonici cinque minuti, trainati dalla folla, per quattro brani finali accompagnati dal piano di Tom Smith. Alla fine, la band londinese saluta per l’ultima volta la propria piazza, con le maglie inzuppate di sudore come ogni buon ultras vorrebbe per la propria squadra del cuore. Ed è proprio come gli ultras che si è saltato su Formaldehyde. Possiamo dire che sia la band texana che quella inglese hanno assolutamente reso giustizia a Woodstock.

Poco tempo per riprendere fiato, però, perché domani si riprende col nuovo appuntamento del Medimex: Liam Gallagher sarà infatti a Taranto, reduce proprio ieri dal rilascio del nuovo singolo Shockwave che preannuncia il suo secondo disco da solista “Why Me? Why Not”. La data di domani è la prima delle due italiane, con l’ex Oasis che tornerà in Italia per il Collisioni festival a Barolo, il 4 luglio.

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