Cinzella Festival, intervista a Gianni Raimondi: “location fantastica, valorizziamo il territorio. Nothing But Thieves?…” 0 852

Torna anche quest’anno il “Cinzella Festival – Suoni e Immagini fra i Due Mari”, l’evento che l’anno scorso ha portato alla Masseria Carmine di Taranto artisti come Levante, Sick Tamburo, Gomma e Go!Zilla, e lo fa in una cornice completamente rinnovata, quella delle Cave di Fantiano a Grottaglie. Cartellone eccezionale per il neo-festival alla seconda edizione: ospiti internazionali come Peter Murphy e Nothing But Thieves calcheranno infatti il palco principale dell’evento, nelle quattro date selezionate che andranno dal 16 al 19 Agosto. A raccontarci le novità di questa nuova edizione del Cinzella Festival sarà Gianni Raimondi, organizzatore assieme all’associazione AFO6 dell’evento.

Ciao Gianni! Partiamo dalle novità: per questa seconda edizione del Cinzella avete deciso di cambiare location: ci si sposta infatti dalla Masseria Carmine di Vincenzo Fornaro alle suggestive Cave di Fantiano a Grottaglie. Come mai?
Quest’anno purtroppo non è stato possibile replicare alla fantastica dimora di Vincenzo Fornaro, che ringrazio calorosamente per la disponibilità, per questioni tecniche: la capienza della masseria purtroppo era stata omologata dalla commissione per mille spettatori; quest’anno avevamo delle necessità logistiche che ci hanno imposto il cambio: oltre ad un’aspettativa di afflusso maggiore, c’è la parte del cinema che necessita di più spazio per essere allestita, così ci siamo guardati un po’ in giro e a Grottaglie abbiamo trovato questo posto bellissimo nel nostro territorio, assolutamente da valorizzare; una cornice fantastica per queste quattro serate!

L’anno scorso le serate su cui era spalmato il Cinzella erano tre, quest’anno siamo a quattro…
Sì, abbiamo aumentato a quattro serate, che poi in realtà saranno cinque: alle Cave di Fantiano ci saremo il 16,17, 18 e 19, ma poi, come l’anno scorso, faremo una serata in gemellaggio coi ragazzi di Vicoli Corti, il festival di Massafra, quidni la serata conclusiva del 20 sarà a Massafra.”

Passiamo al programma adesso: il 16 ci sarà Frah Quintale, il 17 Peter Murphy nell’unica data italiana e il 18 gli ultimi annunciati, i Nothing But Thieves, reduci da un global tour sold out che li ha visti protagonisti di festival importantissimi come il Lollapalooza: insomma, la band di Mason è sicuramente un colpaccio!
Vero, fino a qualche giorno fa Peter Murphy era la freccia nel nostro arco: ora le frecce sono due, i Nothing But Thieves fanno sold out ovunque e hanno calcato i palchi dei più importanti festival internazionali. Noi siamo felicissimi di averli qui al Cinzella!

Frah Quintale
Peter Murphy
Nothing But Thieves

Cosa dobbiamo aspettarci invece per l’ultimo giorno alle Cave, il 19?
Il 19 sarà una serata dedicata quasi esclusivamente al cinema: lo slogan del Cinzella è ‘suoni e immagini fra i due mari’. Le prime tre serate terremo queste due componenti separate, ci sarà infatti un’area musica e un’area cinema. Nella serata conclusiva, invece, le uniremo in un evento molto suggestivo: proietteremo ‘Suspiria’ di Dario Argento sonorizzata dal vivo dai Goblin, che suoneranno quindi in diretta la colonna sonora del film. Sarà un’occasione particolare e siamo ben felici di aver avuto quest’idea: i Goblin hanno sonorizzato qualche volta in live Profondo Rosso, ma mai Suspiria!

Si aggiungeranno altri artisti a quelli già annunciati per le tre date musicali?
Avremo dei dj set e degli artisti in chiusura, con cui stiamo ultimando i contatti in questi giorni e che annunceremo in conferenza stampa a giorni assieme ai prezzi dei biglietti e degli abbonamenti. Al momento i biglietti disponibili sono quelli di queste tre date, poi a brevissimo usciranno i biglietti per i goblin e molto probabilmente ci sarà a disposizione un abbonamento per tutte le serate. Avremo delle band di apertura che suoneranno in un’area apposita, non quindi sul main stage, che selezioneremo dai contest dei festival con cui siamo gemellati, l’Arezzo Wave e il KeepOn Live. Per quanto riguarda i Dj Set avremo degli ospiti internazionali molto interessanti, che suoneranno in chiusura.

Tralasciamo un attimo l’aspetto tecnico del festival e concentriamoci su ciò che c’è dietro: Il Cinzella, diversamente dall’Uno Maggio Taranto, non nasce da un vero movimento di protesta, ma sicuramente tende a schierarsi politicamente dalla parte di chi combatte contro l’Ilva – e ciò che ne deriva – ogni giorno: un esempio lampante era la stessa location dell’anno scorso, alla Masseria Carmine, dove l’Ilva stessa faceva da sfondo alle spalle del palco, senza poi contare le vicende legate alla persona di Vincenzo Fornaro. Con la nuova location forse viene un po’ a mancare questa componente?
È un’ottima riflessione; ad esempio, il discorso legato alla location con l’Ilva alle spalle è stato colto da molti degli spettatori, anche da chi veniva da fuori Taranto: questo segnale di lasciarsi un attimino l’Ilva e il passato alle spalle, guardando avanti. Tutto quello che facciamo è politica, e la politica che cerchiamo di portare avanti con questa associazione (AFO 6, n.d.r.) è quella della valorizzazione del territorio: il forte segnale lanciato dalla masseria di Vincenzo adesso si sta riconvertendo, costruendo un futuro differente. Il messaggio politico dell’anno scorso era quello della riconversione, del guardare avanti. Quest’anno invece puntiamo decisamente sulla valorizzazione delle nostre risorse, partendo dalla più importante: il nostro territorio, con le nostre risorse naturali e architettoniche. Cerchiamo, col nostro lavoro, come associazione, di portare avanti questo messaggio: quest’anno, in inverno, abbiamo organizzato e contribuito a tanti altri eventi, ultimo fra tutti il Medimex, tutto per promuovere le nostre risorse: il pre-Medimex era tutto incentrato a Taranto Vecchia; abbiamo valorizzato le masserie in occasione di altri eventi; a questo giro puntiamo a concentrarci sulla provincia, dove abbiamo stretto questo forte rapporto di collaborazione anche e soprattutto con le associazioni presenti come i già citati ragazzi di Vicoli Corti, o Pelagonia che si occupa di musica. Valorizzare anche la provincia per noi è un aspetto importante: Taranto ha un territorio immenso, pieno di peculiarità da scoprire e da cui trarre beneficio.

Va bene Gianni, ti ringrazio tantissimo per la disponibilità!
Grazie a te!

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Woodstock 50: storia di un fallimento annunciato 0 108

Il concerto celebrativo per i cinquant’anni di Woodstock non si farà. Almeno così sembrerebbe, stando all’annuncio rilasciato lo scorso 29 aprile dalla Dentsu Aegis Network, società organizzatrice del festival. Problemi logistici e di sicurezza alla base dell’inaspettato dietro front che tanto sta facendo discutere. Soprattutto perché Micheal Lang, storico ideatore dell’evento originale, aveva annunciato già da qualche mese quella che sarebbe stata la line-up definitiva: ad alcuni veterani del 1969 (Santana, David Crosby, John Fogerty) si sarebbero aggiunti esponenti dell’alternative rock (The Black Keys, The Killers, Greta Van Fleet) e del pop contemporaneo (Imagine Dragons, Miley Cyrus, Jay-Z). E poco importa se, come sembra, 30 milioni di dollari fossero stati già investiti e molti degli artisti pagati. La Dentsu non finanzierà più Woodstock 50, perché «non ritiene che la produzione del festival possa essere eseguita come un evento meritevole del nome che porta».

Verrebbe, a questo punto, da chiedersi se il vero motivo di questa improvvisa ritirata sia davvero da ricercare, come trapelato, in problemi burocratici di permessi non ottenuti e di sicurezza pubblica (il concerto era stato programmato a Watkins Glen, nei pressi della location del festival originario), o altrove. Come, ad esempio, nella scarsa attrattiva della line-up di un festival evidentemente privo di quello stesso spirito dirompente che nel ’69 lo aveva portato a scrivere alcune delle pagine più importanti della storia della musica. Diversi i tempi, diverso il contesto socio-culturale, diversi gli artisti, verrebbe da pensare.

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È chiaro che ricercare in un evento di questo tipo un’essenza diversa da quella della più classica delle operazioni nostalgia (e, perché no, anche commerciali) risulterebbe pretestuoso. Woodstock, per ovvi motivi, non può avere nel 2019 lo stesso significato politico-ideologico che ebbe per i giovani di cinquant’anni fa. Tantomeno la stessa rilevanza mediatica. Verrebbe, dunque, da interrogarsi sull’effettiva necessità di un evento dalla natura inevitabilmente anacronistica e, per questo, dalla pericolosa riuscita.

Dall’altro lato, si potrebbe dire che il cinquantesimo anniversario di un evento di simile calibro capiti una volta soltanto e che, pertanto, valga la pena celebrarlo. Purché lo si faccia nel migliore dei modi possibili. L’impressione è che la Dentsu non abbia tutti i torti quando parla di «festival non meritevole del nome che porta». E non tanto per la presenza di popstar e rapper tra gli headliner selezionati per le serate dal 16 al 18 agosto (sarebbe impensabile non tener conto delle attuali tendenze musicali, in favore di un improbabile revival nostalgico all’insegna dell’egemonia del rock), ma di nomi poco capaci di suscitare un adeguato entusiasmo tra il pubblico. Fatte le dovute – minime – eccezioni, la scaletta di Lang ha avuto il demerito di affiancare artisti ormai superati (per quanto storicamente rilevanti) ad altri solo sulla carta commerciali, ma di fatto non più di richiamo (si pensi ad Akon o alla stessa Miley Cyrus). Il risultato? Una scaletta trascurabile e incoerente: in altre parole, un fallimento annunciato.

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La Dentsu ha deciso di staccare la spina, tuttavia la prognosi rimane riservata. Con l’aspettativa che, nei giorni a seguire, potremo conoscere meglio il destino di un festival che ormai sembra destinato a non farsi. E se la prospettiva era quella di passare dall’immagine di Jimi Hendrix, che con le dissonanti distorsioni della sua leggendaria Stratocaster bianca distruggeva e disintegrava l’inno degli Stati Uniti d’America nel pieno di una guerra tanto controversa quanto contestata, a quella di una folla danzante sulle note di Party in the USA, forse non ci dispereremo troppo.

Francesco Carrieri

Dario Dee si racconta in “Dario è uscito dalla stanza” 0 121

Primo album ufficiale di Dario Dee, “Dario è uscito dalla stanza.” è il continuo musicale (e anche logico) di un progetto discografico antecedente, contenente la favola Nella stanza di Dario. In quest’ultimo LP si trovano 16 brani all’insegna di un pop contaminato da neo soul e elettronica anni ’80.

Dario Dee, cantautore, pugliese, classe 1982, inizia la sua avventura musicale al conservatorio di Bari, passando per vari cori – gospel e non – e gruppi vocali. Infine approda alla scrittura e alla composizione di inediti, intraprendendo la via del cantautorato. Nel 2015 pubblica il suo primo EP Sopra le righe 2.015, mentre nel 2018 escono alcuni singoli che anticipano il suo ultimo lavoro; nel frattempo, partecipa a svariate competizioni e manifestazioni musicali, tra Roma e la Puglia.

Dario Dee Dario è uscito
Cover dell’album “Dario è uscito dalla stanza.” di Dario Dee.

INTRO apre le danze: sotto le sognanti note del Valzer Op. 69 n. 1 di Chopin, la voce sussurrata di Dario Dee introduce delicatamente all’ascolto, tirando un po’ le somme e ringraziando chi di dovere.
Il mio pesce corallo rosso è una sorta di filastrocca che non concede di prendere fiato neanche un secondo. La tastiera sembra restituire un suono “subacqueo”, mentre il basso segue il ritmo serrato del testo, sovrastando il tutto con uno effetto wah forse troppo accentuato.
In auto con RAF racconta un amore solido e duraturo, ricostruendone ombre e luci. Lo spirito guida del non-a-caso citato Raf pervade l’intero brano, cullato da giri di pianoforte.

In SeNZa GRaviTà si fa più evidente l’influsso del soul. Il ritmo traballante, diviso tra shuffle, stop ricorrenti e improvvise accelerazioni della linea vocale, rende bene l’idea di una divagazione che sfugge alla forza di gravità.
Noi2Vele esordisce con un breve parlato, mentre un basso sincopato e una cassa regolare – un’accoppiata che ricorre spesso – aumentano d’intensità. Particolarmente riuscito è il prechorus, con degli accenti in levare incalzanti, mentre il rullante nel ritornello fa più da rumore di disturbo che abbellimento.
La title track Dario è uscito dalla stanza è un racconto ben narrato che alterna parti parlate e cantate in un ottimo equilibrio, sopra a una base accattivante. Bisogna dire che sentire Dario Dee parlare di Dario in terza persona fa un po’ strano, ma la vena umoristica saggiamente attenua questa gran quantità di ego.

Nell’atmosfera eterea creata da cori sintetici e tastiere di INTERLUDE I, viene ripetuta quasi come un mantra la frase “un sogno ci salverà”, che è un po’ il nucleo tematico fondante dell’intero lavoro.
Il testo sarcastico e sopra le righe di LeONi, si innesta sopra a una base che vagamente ricorda qualcosa di Fatboy Slim: cori in falsetto, linea di basso minimale in loop, abbondanza di effetti e suoni variegati. Il risultato è buono e sa prendere.
Con Su di me ci troviamo immersi in un ambiente pop che sta a cavallo fra anni ’80 e ’90. Questo sembra essere l’habitat naturale per la voce di Dario Dee, che riesce a esprimere al meglio tutto il suo potenziale. Unico neo, l’effetto phaser iniziale un po’ straniante e non molto fluido.
Il primo minuto di Caldo d’Estate, freddo a Natale vede protagonista un testo sentito sul delicato argomento della violenza sulle donne. All’entrata di tastiera e drum machine, si delinea più chiaramente una struttura da lenta ballad in 6/8, nel complesso ben riuscita.

I cori e le poche note di tastiera del secondo intermezzo INTERLUDE II creano la giusta atmosfera che anticipa una cover del brano di Pino Daniele Arriverà l’Aurora. Alla canzone viene fatto indossare un vestito elettronico e moderno, che tutto sommato non le sta male.
In Neve cade… si ritrova una scia dance primi anni duemila che ci accompagna spensieratamente per tutto il brano. Nascosto in una fugace citazione, c’è anche un’altra probabile influenza proveniente dal panorama pop italiano, ovvero Tiziano Ferro.
Con MiRiaM_Aria_ viene trattato l’impegnativo tema del conflitto siriano, attraverso il racconto, quasi rappato, di un’infanzia perduta allo scoppio delle bombe. Giocando con la parola centrale “aria”, viene inserita la Aria sulla quarta corda, riarrangiamento di August Wilhelmij di un’aria di Bach. Tanto per capirci, la sigla di Superquark.
You can’t hurry LOVE (outro) è un brevissimo omaggio a cappella al celebre brano delle The Supremes. D’altronde soul e Motown sono riferimenti importanti per Dario Dee.
Infine, si chiude con il messaggio positivo e il sound rilassato di CuORe ImPAviDo (+). Menzione d’onore per il riff distorto che segue i ritornelli e che dona la giusta energia al tutto.

In generale “Dario è uscito dalla stanza.” è un disco interessante, che però possiede dei difetti evidenti. Ogni brano contiene un suo punto di forza, come una narrazione fluida, una sperimentazione sonora stimolante o una porzione particolarmente orecchiabile. D’altro canto la godibilità dei pezzi viene spesso oscurata da qualche neo: un effetto disturbante, un’imprecisione della voce, un suono troppo artificioso, un’equalizzazione non perfetta. Il potenziale non manca, ma forse servirebbe un’attenzione maggiore ai dettagli e un lavoro di rifinitura più attento.


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