Cinzella Festival, Letimotiv: “Cinzella testimonianza del cambiamento” 0 221

Anche i Leitmotiv sul palco del Cinzella Festival. Tarantini dalla nascita, hanno portato in tour il loro ultimo album uscito nel 2015, “I Vagabondi”, ed in questa intervista ci parleranno di Cinzella, del loro ultimo album e di un eventuale nuovo lavoro!

 

CINZELLA – “Il Cinzella Festival è la testimonianza concreta della voglia di cambiare di questa città. Parte di questa organizzazione è dovuta al primo maggio tarantino, che è un evento con una portata sociale maggiore – oltre a quella culturale e musicale. Il Cinzella è la speranza di andare oltre, di crescere, di parlare con la musica e con le note grazie a tantissimi artisti locali della zona. Un’esperienza bellissima essere qui nelle vesti dei Letimotiv e suonare nella nostra città.”

 

LETIMOTIV, I VAGABONDI E NUOVI LAVORI – “I Vagabondi è stato un disco sfornato solo dopo un anno dal precedente. Ha avuto una bellissima tournée, siamo un gruppo indipendente con un suo seguito piccolino ma ostinato, il che rende ogni data un po’ speciale. Poi ci siamo un po’ fermati, abbiamo avuto un cambio di line up che ha comportato una pausa fisiologica. Questo significa che ora siamo un po’ più carichi, il disco è in luce, ha una sua ideazione e ci stiamo lavorando. Dopo l’estate ci metteremo sotto, con l’intenzione di portare nuovi brani in giro!

 

TARANTO – “A me piacerebbe tantissimo che questa città si svegliasse. A Taranto la pecca più grande è l’indolenza, chi ci è nato sa che è una città dalle potenzialità straordinarie, ma siamo molli nell’approccio, disfattisti. Dobbiamo iniziare a crederci ognuno per uno, senza delegare a nessuno. Bisogna partecipare. Non esiste un tarantino che non speri nel cambiamento di questa città. Un esempio, senza fare personalismi, è quello di Michele Riondino, ormai attore di fama nazionale, lui torna nella sua città per sporcarsi le mani. C’è sempre. Questi sono gli esempi da seguire. Taranto può ripartire.”

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Fluttuando nell’”Altrove” degli Algo Vuol Dire Qualcosa 0 225

Algo Vuol Dire Qualcosa è un duo formato da Filippo Poderini (chitarra, basso, batteria e synth) e Marco Mencarelli (voce, testi e synth), originari della provincia di Perugia. Poderini non si è fatto mancare niente: da una laurea in jazz a un disco punk fino al progetto personale “iF L”. Dal canto suo (sì, è il caso di dirlo), Mencarelli ha già pubblicato due dischi con il gruppo indie rock “Moleskin”.

Prima di tutto bisogna spiegare quello che salta subito all’occhio, ovvero il nome del gruppo. Per quanto curioso, si spiega facilmente da solo: in spagnolo la parola “algo” significa “qualcosa”. Insomma, sembra un po’ l’inizio della filastrocca “C’era una volta un re seduto sul sofà…”.

Circa un anno fa è uscito il loro primo album Altrove, che si compone di 12 brani. Dentro ci troviamo un suond rarefatto a metà fra i Radiohead e i Tiromancino, in cui molti strumenti suonano poche note, mentre la voce acuta e nasale si valorizza testi complessi e interessanti. Possiamo partire da ciò che i diretti interessati dicono del proprio lavoro: “Altrove è un disco di attese, di rimpianti, di progressive e violente prese di coscienza. Altrove è alienazione da se stessi, è ricerca di nuovi punti di osservazione, esterni, che restituiscano una visione limpida ed incorruttibile dell’esistenza. Altrove è ricerca dell’ideale – di un luogo ideale – che sia per sua natura privo di segni.” In musica questa “ricerca di nuovi punti di osservazione” si traduce in una mancanza di punti di riferimento: la struttura strofa/ritornello il più delle volte salta così come non è facile un giro di accordi classico o un pattern di batteria familiare. Invece di usare la solita metafora del viaggio per parlare di un album, possiamo descrivere Altrove come un fluttuare continuo in un luogo misterioso e a tratti quasi spaventoso.

Apre le danze Universi, dando subito conto del suo titolo. L’impressione è quella di vagare nello spazio profondo trascinati da un basso insistente, mentre una voce distante ci racconta come nascono gli universi. Si parla di “carne” e di “esplosioni”, giusto per accontentare sia gli amanti della creazione che del big bang.

In Come gli occhi si alternano tante piccole sezioni, simili tra di loro ma ognuna con la unicità: ci sono cambi di armonie, di intensità e di strutture ritmiche. A far da collante ci pensa il beat della batteria che, pur con qualche variazione, rimane costante e omogeno lungo tutta la canzone.

Dalle mani è forse la traccia musicalmentepiù allegra del disco. Basso e batteria scandiscono i quarti facendo ondeggiare a tempo la testa di chi ascolta, mentre la chitarra in levare lo “prende” e lo “sorprende”, giusto per citare due delle parole ricorrenti nel brano. L’effetto finale sfiora la psichedelia.

In Sonscurie esce in modo più evidente la vena indie, soprattutto nella traccia vocale e nella chitarra acustica. Synth e batteria aggiungono qualcosa di diverso, quel qualcosa di difficilmente analizzabile che possiamo definire come l’impronta caratteristica della band.

Dopo un breve intro di chitarra che lentamente cresce, parte il ritmo sostenuto di Rivoluzioni solitarie, in cui ritroviamo un’atmosfera sognante e un orecchiabile ritornello. Anche qui abbiamo tante piccole variazioni che, pur senza essere troppo appariscenti, rendono interessante e variegato l’ascolto.

Al contrario con Emmanuel tutto sembra rallentare, a partire dalla voce che dilata il più possibile ogni singola strofa, ogni verso, ogni parola, quasi a voler fermare il tempo.

La chitarra distorta che apre Respiro, ci introduce a unalentamarcia un po’ cupa, che alternativamente si intensifica e si affievolisce, mantenendo la tensione viva e vegeta. Come ormai siamo abituati, i cambi risultano molto fluidi e levigati.

Con Muovere sabbia veniamo immersi in un luogo sospeso nel nulla, dove lunghe note risonanti e suoni inquieti la fanno da padrone. Suggestionati dal titolo, ci si potrebbe immaginare di trovarsi di notte in mezzo a un freddo deserto, mentre si cammina a fatica.

Con Rido solo quando posso farlo ritornano le sonorità vagamente tetre già sentite in precedenza. La tensione si alza, con una specie di esplosione controllata, quando le due tracce vocali, sostenute dal synth, si intrecciano alle parole “come agave”.

In Finalfly l’inquietudine lascia il posto alla delicata malinconia di un arpeggio di chitarra e di una voce quasi sussurrata. Soltanto da metà canzone si aggiungono i cori e gli altri strumenti prima di arrivare al gran finale.

Dopo qualche brano dall’aspetto simile, ci pensa Intenti riflessi a rompere la monotonia. Il ritmo è vivace, la ripetizione insistita del ritornello funziona e ti si infila in testa. Nel mezzo un breve testo recitato che trasmette la necessità di svuotarsi dei propri bisogni e dei propri turbamenti.

Gli Algo vuol dire qualcosa ci salutano con Mentre Olivia dorme: durante i primi due minuti il suono delle corde pizzicate di una chitarra acustica ci cullano lentamente e con dolcezza, aspettando l’arrivo delle percussioni e delle chitarre. L’atmosfera rimane comunque tranquilla e rilassata, come sottolinea un testo dolceamaro, ma un po’ più dolce che amaro.

Altrove si rivela un disco originale, dove non c’è paura di sperimentare, sia a livello di arrangiamenti che di testi. Non c’è uno strumento o un suono che prevarica sugli altri, ma si intrecciano sapientemente in un tessuto tenuto saldamente insieme dal filo della voce di Marco Mencarelli. E come tutte le cose venute bene, servono vari ascolti per apprezzare questo lavoro appieno: inizialmente sembra tutto molto semplice e quasi minimale, poi si inizia ad accorgersi del complesso lavoro di incastri tra i diversi suoni, infine rimane posto per scoprire di volta in volta piccole cose – una nota, un effetto, un silenzio e così via – che prima erano sfuggite. Certo ci vuole un po’ di pazienza e di buona disposizione, ma il risultato sarà molto probabilmente appagante.

“Radiosveglia”, il secondo singolo di CARDO 0 290

CARDO è un cantautore del suo tempo ma anche del nostro tempo, scrive quando ha qualcosa da dire e con le sue canzoni racconta ci  che vive sulla propria pelle, ci  che sente e accade dentro e fuori la sua vita; non solo canzoni d’amore ma anche canzoni per chi oggi, alla soglia dei trenta, vive l’incertezza di questa Italia e spera in un domani migliore.

Radiosveglia” è il secondo singolo del cantautore campano, uscito oggi con una video-anteprima su Youtube, comprendente del testo. Il cantautore ha commentato così l’uscita del singolo: “Radiosveglia è il mio secondo singolo. Se hai un account netflix allora forse parla di te. L’ho pensato come uno schiaffo in faccia, ha un testo che descrive una situazione reale di tanti tra i venticinque e i trent’anni.. è la tua (radio)sveglia che ti parla e dice: ‘svegliati stronzo, anche stavolta hai fatto tardi.. tu e quelle cazzo di serie tv!’. Pensi che il tuo nuovo lavoro, una nuova città possano farti sentire libero? Pensi che possa cambiare qualcosa andando a vivere all’estero? Intanto stai qua, apri netflix, metti l’ultima serie tv e non dormi più. Mentre ci pensi vado al bar..

CARDO, all’anagrafe Mirko Di Fonso, è il primo di tre fratelli e viene dalla provincia di Benevento. Nasce nel ’90 e resta incollato a quegli anni. Cresce con le serie TV di quel periodo, con il mito del calcio, il game boy, le Reebok, le canzoni di Vasco Rossi e di Luca Carboni, i riff dei Rolling Stones. Dopo alcune esperienze in ambito musicale tra cui quella da frontman nella rock band I Botanici, decide di tornare alle sue origini musicali, iniziando così la sua avventura da cantautore con il nome CARDO. Ad ottobre del 2017, inizia a scrivere le sue prime canzoni con una chitarra e una vecchia tastiera. Nasce CARDO, ispirato da un viaggio in Scozia.

La copertina del singolo

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