Darren Aronofsky sarà il regista del re-make di Perfect Blue 0 483

Perfect Blue, film cult dell’animazione giapponese del 1997, avrà un remake firmato Darren Aronofsky.
In un’intervista Masao Maruyama ha dichiarato che il regista ha incontrato Satoshi Kon per discutere un adattamento live-action del suo anime.
Si sa, la grande maggioranza dei live-action che vengono da anime giapponesi sono spesso una delusione, ma diverse scene de Il Cigno Nero di Aronofsky hanno una sorprendente somiglianza con Perfect Blue, che condivide con il regista hollywoodiano anche temi come problemi di identità e ossessione.

Ho incontrato (Aronofsky) al fianco di Kon“, ha detto Maruyama. “Un adattamento non sarebbe stato un problema; pensiamo che un regista di questo livello possa adattare il film e farlo a modo suo. Ma penso anche che sia molto interessante che Il Cigno nero abbia delle similitudini con Perfect Blue.”
Maruyama ha continuato a parlare del retaggio duraturo del film di Kon, presentato in anteprima al Fantasia Festival di Montreal 20 anni fa. “Penso che le persone stiano finalmente cominciando a capire Perfect Blue“, ha detto. “A quei tempi, l’animazione non era vista come arte. Ora è diverso, ci sono diversi tipi di animazione, stili diversi, diverse modalità di espressione. Ma Satoshi era al di sopra di questo prima di chiunque altro e meglio di chiunque altro.

Darren Aronofsk, il regista americano scelto per il re-make di Perfect Blue

Come co-fondatore dello studio anime Madhouse, Maruyama ha lavorato con Kon in una serie di progetti acclamati, tra cui Millennium Actress, Tokyo Godfathers e Paprika, l’ultimo film che il regista ha completato prima della sua morte per cancro al pancreas nel 2010. Perfect Blue, il suo primo film d’animazione, racconta la storia di un’idol (tipica figura pop giapponese) il cui mondo va a pezzi con l’apparizione di uno stalker.
Questo tipo di horror (psicologico) non è qualcosa di facile da fare usando le tecniche di narrazione dell’animazione“, ha detto Maruyama. “Non è così difficile se vuoi solo raccontare la storia di un ragazzo che sta perseguitando una ragazza, ma eravamo più interessati a raccontare la storia della ragazza che viene seguita.’’
“(Mima, la protagonista del film) sta cercando di passare dall’essere un’idol all’essere un’attrice vera e propria, quindi ha molte preoccupazioni, ma allo stesso tempo è perseguitata, non solo da questo ragazzo, ma da vari altri elementi che cercano di mettere ostacoli sulla sua strada, e anche, a un certo punto, da un’altra versione di se stessa. Abbiamo cercato di creare qualcosa che riflettesse tutto questo in una struttura molto complicata che era completamente diversa da qualsiasi cosa avessimo visto a quel punto.

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“Suspiria” di Luca Guadagnino. Una complessa e sofisticata rilettura del classico di Dario Argento 0 189

«We live again», canta Thom Yorke in una delle scene conclusive del film. «Riviviamo», per l’appunto. Così come, a più di quarant’anni di distanza, rivive “Suspiria”: vero e proprio cult del cinema horror, firmato dal maestro Dario Argento e ora rivisitato (o forse dovremmo dire stravolto) da Luca Guadagnino (Call Me by Your Name,A Bigger Splash,“Melissa P.”).

Già, perché questo remake ha il grande merito di prendere le giuste distanze dall’originale, conscio dell’impossibilità – oltre che della sostanziale inutilità – di replicarne in maniera fedele e ossequiosa stile e tematiche. Questo fa di “Suspiria” un rifacimento sensato e legittimo, a differenza delle tante trovate commerciali alle quali spesso siamo stati abituati (anche perché di commerciale questo film ha ben poco). Guadagnino è sì un grande fan di Argento, e di quest’opera in particolare, ma allo stesso tempo è anche un autore con una poetica personale e distintiva. Cosa che gli permette di offrirci un’inedita declinazione della storia che già tutti conosciamo.

E che, anche in questo caso, vede una giovane ballerina americana, Susie Bannion (Dakota Johnson), trasferirsi in Germania per frequentare una prestigiosa accademia di danza, che ben presto si rivelerà teatro di misteri sovrannaturali e orrori indicibili. Ma, a ben vedere, i punti di contatto tra le vicende raccontate dal film del 1977 e dal remake del 2018 si esauriscono qui. Complice l’innovativa e strutturata sceneggiatura di David Kajganich (The Terror), che riprende il soggetto originale per poi svilupparlo sotto tutt’altra luce.

E proprio di luce sarebbe impossibile non parlare, trovandoci di fronte al remake di un film che faceva della sua particolare fotografia un tratto distintivo, nonché principale codice di lettura. Se l’opera di Argento si caratterizzava per l’utilizzo vibrante ed estremo di colori primari quali il verde e il rosso, in una sorta di psichedelico caleidoscopio cromatico, quella di Guadagnino utilizza una palette di colori molto più ampia, ma meno aggressiva. Laddove la fotografia di Argento, accesa ed esplosiva, rispecchiava esteticamente la ferocia della pellicola, quella di Guadagnino, tenue e sbiadita, rende alla perfezione l’immagine di una Berlino fredda e rarefatta, quasi come sospesa nelle nebbie del tempo.

Discorso simile potrebbe esser fatto per le musiche, laddove l’iconica colonna sonora progressive dei Goblins, insistente e martellante, lascia spazio alla voce spettrale di Thom Yorke (Radiohead) e alle sue melodie morbide e ipnotiche.

Tutto nel remake di Guadagnino procede verso la ricerca di una maggiore sofisticatezza. Complice anche una dilatazione dei tempi non indifferente (152’ contro i 94’ dell’originale), che permette una trattazione più accurata e caratterizzante dei personaggi. Come ad esempio quello di Susie, della quale ci viene offerta una back story che tanta importanza avrà nel preparare il terreno al colpo di scena finale, ricollegandosi a un concetto di maternità insistentemente riproposto durante tutta la durata del film. O come le inedite figure del professor Klemperer e di sua moglie (interpretata da Jessica Harper, la Susie Bannion “originale”). Senza dimenticare le streghe, che qui ritroviamo sotto tutt’altra veste. Guadagnino è meno sbrigativo di Argento sotto questo aspetto: pur non raccontandoci nulla o quasi della loro storia, ci fa entrare a più riprese nella loro quotidianità. Ce le mostra indaffarate in faccende domestiche, impegnate in chiacchiere da bar, divise dalle politiche interne della loro congrega. In altre parole, ci mostra il loro lato umano più che quello demoniaco. Per questo non risulterà del tutto insensato, a un certo punto della storia, provare una certa empatia nei confronti di Madame Blanc (una Pina Bausch sui generis interpretata da una splendida Tilda Swinton).

Ma, rispetto alla pellicola originale, più di ogni altra cosa è la danza ad assumere tutt’altro tipo di rilevanza. Essa è il tramite attraverso il quale si diffonde il potere demoniaco delle streghe. Essa è lo strumento di tortura da loro utilizzato per punire chi osa ribellarsi. Ed è in questa interessante sovrapposizione tra arte e magia che la coreografia di uno spettacolo diventerà la stessa di un delirante e prorompente rito sabbatico (impeccabilmente diretto da Guadagnino).

Un remake meno feroce e più sofisticato, quindi. Ma anche più complesso, laddove Guadagnino e Kajganich decidono di introdurre due elementi quasi del tutto assenti nell’originale: Storia e mitologia.

Nel primo caso Guadagnino, seguendo le orme di Guillermo del Toro (bravo come nessuno a intrecciare racconto fantastico e Storia con la “s” maiuscola), contestualizza storicamente e politicamente una vicenda che non a caso non è più ambientata a Friburgo (come nell’originale), ma a Berlino. La Berlino del c.d. “autunno tedesco”, divisa da un muro verso il quale la telecamera indugia di continuo. Una città pervasa da strascichi post-bellici non ancora del tutto smaltiti e scossa da un terrore più terreno (gli attentati della banda Baader-Mehinoff) di quello che si sta consumando nella Tanz Academy. Tutti elementi che sono più che una semplice cornice narrativa, ma parte integrante della narrazione stessa.

Luca Guadagnino, regista di Suspiria (2018)

Così come parte integrante è l’affascinante mitologia esoterico-religiosa delle tre Madri (Suspiriorum, Lacrimarum e Tenebrarum) che è, allo stesso tempo, un riferimento diretto all’omonima trilogia cinematografica di Argento.

Questo fa del “Suspiria” di Guadagnino un film più ricco e stratificato rispetto a quanto non lo fosse l’originale. Più arthouse e meno opera di genere. Più film d’autore e meno dell’orrore (anche se nei rari momenti in cui spinge verso questa direzione Guadagnino sa scatenarsi, dando vita a sequenze di grande impatto visivo). Non per questo un film migliore (non dimentichiamoci che senza il capolavoro di Argento non esisterebbe neanche questo rifacimento), ma sicuramente un’opera con una sua dignità, una sua valenza, una sua ragion d’essere. Perché “Suspiria” si può considerare un remake solo sulla carta, ed è proprio questa la sua forza. Non è il “Suspiria” di Dario Argento secondo Luca Guadagnino, è il “Suspiria” di Luca Guadagnino.

Tre Allegri Ragazzi Morti, in arrivo il nuovo disco: “Sindacato dei Sogni” 0 182

Dopo la pubblicazione dei due singoli e video “Caramella” e “Bengala”, i Tre Allegri Ragazzi Morti, annunciano l’uscita del nuovo attesissimo album di inediti. S’intitola “Sindacato dei Sogni” il nuovo lavoro discografico del gruppo mascherato più amato d’Italia, in uscita il 25 gennaio 2019 per La Tempesta / distr. Believe.

In oltre venti anni di attività, Tre allegri ragazzi morti hanno attraversato generi ed ispirazioni diverse. Dal punk rock naif delle origini, al reggae, alla cumbia, mantenendo sempre una forte riconoscibilità e poetica.

Approdano ora al loro nono album in studio e annunciano anche la grande festa di presentazione del disco a Milano, in programma il 24 gennaio alla Santeria Social Club.

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