Conferenza stampa Uno Maggio Taranto: annunciati gli artisti presenti 0 1123

In diretta da Roma, dove il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti ha organizzato una conferenza stampa a partire dalle 11:30, vi informeremo in tempo reale su tute le novità relative all’evento e sugli artisti che calcheranno il palco del Parco Archeologico delle Mura Greche in occasione dell’Uno Maggio Libero e Pensante, il concerto autofinanziato che riprende la sua attività dopo la pausa dello scorso anno. Fra gli artisti già confermati prima di questa conferenza si possono citare Levante, Brunori, Mezzosangue e i Coma_Cose.

Anche quest’anno la direzione artistica dell’evento è affidata a Michele Riondino, Roy Paci e Diodato. A condurre l’evento saranno Velntina Petrini, Valentina Correani, Andrea Rivera e la new entry Martina Dell’Ombra.

La mattina dell”1, sempre al Parco Archeologico delle Mura Greche, si terrà un dibattito durante il quale saranno illustrate le linee guida dell’Accordo di programma sul quale il Comitato sta lavorando da più di un anno insieme ad una parte consistente delle associazioni civiche cittadine: si tratta di un piano serio di bonifica e riconversione, che ridisegnerà un futuro diverso per Taranto, in modo che possa realmente divenire il simbolo di una quarta rivoluzione industriale “umanizzata”, che ponga al centro del processo di rinnovamento l’uomo e la sua capacità di operare per il bene comune. Tutte le istituzioni locali e nazionali sono state invitate a partecipare al confronto. Il Presidente della Regione Puglia michele Emiliano ha già accolto l’invito del Comitato a prendere parte all’incontro. Invitato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Questi, invece, gli artisti che hanno aderito all’iniziativa a titolo gratuito e che si alterneranno sul palco dalle ore 14:00:

Brunori SAS
Levante

Noemi
Mezzosangue
Irene Grandi
Ghemon
Teresa De Sio
Colapesce
Bud Spencer Blues Explosion
Coma_Cose
Piotta
Luca De Gennaro
Modena City Ramblers (APERTURA)
Lacuna Coil
Mama Marjas
Fido Guido
Francesco di Bella
Meganoidi
Terraross
Med Free Orchestra
Emma Marrone

Un ulteriore artista verrà svelato nei prossimi giorni.

Un ringraziamento ad Oscar Raimondi per aver presenziato a titolo di Blunote Music alla conferenza

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“Live Concert Commedia”: Albert Camus goes to MezzoSangue 0 904

“Live Concert Commedia” è il format di Blunote Music che racconta l’esperienza dei live show con un impianto a metà strada tra la cronaca giornalistica e la narrazione tipica del racconto breve. Alla base vi è l’idea che il concerto sia un momento di congiunzione tra questo mondo e un altro, e che si inserisca pertanto in una dimensione a sé, intermedia tra i due. Quando questo accade alcuni personaggi, per analogia o contrappasso, sono chiamati ad assistere al concerto e guidare il giornalista nella sua ricostruzione.
In ogni racconto, Kragler sarà accompagnato da un personaggio diverso.
Nel primo racconto di questa rubrica, siamo stati al concerto di MezzoSangue in compagnia di Albert Camus, filosofo dell’esistenzialismo

Albert Camus goes to MezzoSangue

Abbiamo inventato i calendari, dato dei nomi alle stagioni per poter mettere l’essere umano al centro di un ordine relativo del mondo, che gira e basta, senza dar conto davvero alle nostre aspettative. Così si sforza il sole di asciugare i marciapiedi nel pomeriggio di una giornata di mezza estate, dopo che la pioggia incessante di giugno li ha lavati e il pubblico è già lì in attesa che arrivi il suo momento, quando quel palcoscenico non sarà più una banale forma geometrica costruita tra le balaustre del porto. Nella rossa foschia orizzontale sta in piedi Albert Camus, alla foce del ponte, con lo sguardo perso su uno sfondo cianotico. Si volta al mio arrivo e risponde al mio cenno piuttosto reverenziale, poi incede verso me con andatura inconsistente.
«Le attese fanno parte della nostra vita tanto quanto le nostre azioni» mi dice, stringendomi la mano. «Non ci sono tempi morti; è anzi l’attesa la misura intrinseca di ciò che accade: scandisce i tempi, dà un senso a ciò che non abbiamo ancora realizzato». Per quanto le prime parole che pronunciasse non smentissero per nulla il personaggio, dargli torto era praticamente impossibile guardando quella folla che si gremiva minuto per minuto: ragazzi e ragazze, giovani e pieni di vita, sono tutti lì per lo stesso scopo. Qualcuno si conosce, molti ignorano l’identità di chi gli sta accanto; qualcuno sta da solo e fuma una sigaretta, altri si confrontano su quanto conoscano l’artista o fanno freestyle; alcuni sono vestiti di nero, altri sono coloratissimi; tutti, però, sono consapevoli nel profondo che c’è un filo che li tiene assieme.

Per il tour di “Tree – Roots & Crown”(2018), MezzoSangue conferma la formazione già in parte testata durante “Soul of a Superdrum”, in cui si è definito il sodalizio con l’ormai immancabile Luca “Thor” Martelli alla batteria (già batterista per i Litfiba). Dall’attimo in cui i tecnici lasciano spazio ai musicisti sul quadrato, il tempo scorre velocemente in timelapse sui cori del pubblico che chiama «Mezzo-Sangue!» e grida «fuck them fuck rap» in un gioco alternato di botta e risposta. Il buio si impadronisce progressivamente dell’aria, mentre le prove tecniche delle luci delineano i contorni dei palazzi e delle cupole dei teatri nel centro della città. Quando si abbassano, finalmente il mare si impadronisce della scena e il suo fondale diventa quello del palcoscenico. Il presentatore appare così piccolo, che forse a stento sopravvive all’energia che c’è nell’aria. Un momento dopo la sua uscita, un suggestivo “Nessun dorma” intonato da Pavarotti cavalca il suono delle maree e si disperde nel vento.
Poi un’incitazione, la città risponde come fosse il mondo intero: Thor scatena la grancassa ed esplodono le luci sul quel passamontagna per nascondere meglio ciò che c’è sotto, mentre MezzoSangue entra in scena sulla base di Sangue.

«Voilà l’étranger», disse, con un tono che mi fece dubitare di aver colto ciò che in realtà volesse dire.
«Ti riferisci al fatto che nessuno conosce il suo vero volto?»
«Sì, ma c’è di più. MezzoSangue è riuscito a rendersi straniero anche a se stesso. Noi non sappiamo chi c’è sotto la maschera, e teoricamente potrebbe esserci anche una persona completamente diversa da quella che ci immaginiamo».
«Su questo non ci piove, ma MezzoSangue è necessariamente legato alla persona che c’è sotto: è nato nella sua mente».
«Io invece non sono d’accordo su questo punto. MezzoSangue ha superato e annullato la sua dimensione fisica, e può benissimo farne a meno per continuare ad esistere».
«E se un giorno il suo corpo morisse?»
«Diventerà i suoi sogni e parleranno le sue idee».
È poi venuto il momento di Ned Kelly, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album: il quarto muro tra il pubblico e il palco inizia a franare. Con orgoglio racconto la sua breve storia ad Albert, che ne ignorava l’identità.
«Insomma, un “fuorilegge”», ho concluso.
«Vuoi dire un eroe», risponde.
«Hanno anche prodotto un film con Mick Jagger nella sua parte».
«Non credo di conoscere quest’attore», dice ridendo. «Ma questo signore australiano mi ricorda un tale capitano John Brown».
Ho bypassato lo spunto del mio interlocutore per concentrarmi sull’adrenalina dei pezzi successivi. Quando MezzoSangue introduce Ologramma, il pubblico si eleva al quadrato: tutte le mani sono per aria, come se stessero cercando insieme il modo di sostenere un mondo che crolla lentamente su di loro. Alla citazione sul fisico Bohm, Albert reagisce con fare concorde, annotando solo che anche il dolore è una dimensione universale, perché se tutto è uno, allora il dolore del singolo è il dolore di tutti in un mondo ideale. Meno seria è la reazione al seguente Nichilismo.
«Forse saresti stato più a tuo agio se avesse scelto Esistenzialismo», gli dico provocandolo.
«Non mi appartiene», risponde risoluto, ma con un sorriso a mezza bocca.
Winter genera invece una situazione surreale che in alcun modo mi sarei aspettato. Durante l’intro del brano le luci sono basse e il silenzio generale. Solo il rumore di un fiammifero mi distrae. Albert accende il suo mezzo sigaro e ha una strana luce negli occhi.
«Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate»(*) sussurra al termine. Sorrido e capisco che, in fondo, non siamo poi così diversi.
MezzoSangue riesce a tenere costante il tenore del concerto e, anzi, sa bene in che modo alimentare la fiamma e aumentare la temperatura. Diventa quello che sei è serve proprio a questo: l’artista scende dal palco a salutare la sua famiglia e ormai, più che cantare, sta parlando ad ognuno di loro. D’un tratto mi è più chiaro cosa intendeva Albert quando è iniziato il concerto.
Non manca il momento introspettivo del live. Parlami è cantata sul solo arpeggio di chitarra in una maniera così intima che pare provenga da una bolla di sapone. Ma breve quanto il tempo necessario a riprendere fiato, subito la calma apparente viene spazzata via dal trittico System Error, Touché, e Fuck Them Fuck Rap. MezzoSangue non si fa mancare davvero nulla: durante il secondo di questi sostituisce la voce registrata della versione studio citando l’intera terza strofa di Idee Stupide, mentre al terzo inscena anche la fuga in bagno, come da copione.
«C’est la révolte!» esclama Albert, contemplando con stupore e profonda stima ciò che il pubblico era diventato: un solo unico animale-massa, per dirla con Canetti.
«È questa la rivolta dell’arte, la vittoria dell’uomo e di tutti i suoi “no” sull’esistenza: il singolo, la massa e l’artista uniti in un unica entità. La missione dell’arte è compiuta se questa gente sarà consapevole, alla fine del concerto, che il messaggio di MezzoSangue ha superato l’incertezza delle possibilità; che può realizzarsi una realtà in cui gli esseri umani vivono in equilibrio nello stesso tempo per lo stesso scopo; che sta a loro soltanto la scelta di abbattere l’indifferenza di questo mondo. E di tutto questo ne saranno testimoni».
Si apre il Circus e con esso nuove faglie tra le nuvole provocate dai fulmini in lontananza. La natura offre la sua scenografia migliore al momento più alto del concerto: Armonia & Caos è il brano che in assoluto il pubblico sente più vicino a sé. «Questo mondo è diviso tra l’armonia e il caos. Ognuno è diviso tra armonia e caos», dice MezzoSangue sulla base alla fine della seconda strofa. Nel frattempo, il pubblico inizia a dividersi straordinariamente in due. «Da un parte c’è l’armonia, dall’altra il caos. Chi non se la sente, non è obbligato a partecipare. Tuttavia, arriverà il giorno in cui queste due forze si scontreranno, e diventeranno una cosa sola. Siete pronti?». All’attacco della base, Thor lancia i suoi martelli su cassa e rullante, accelerando i battiti: un incredibile wall of death dà inizio al pogo più intenso del live. La strada è in subbuglio e gli addetti alla sicurezza sono tutt’altro che quieti: qualche transenna si sfonda, qualcuno viene tirato fuori. Subito dopo, Soul of a Supertramp si mischia al vento e al cielo intermittente all’orizzonte. Conscio di essere quasi giunto alla fine, il pubblico chiama «Ne-ver-mind! Ne-ver-mind!». MezzoSangue sfida anche le previsioni avverse pur di completare il suo capolavoro, rispondendo che «arriverà il momento di fare luce».

Le luci sono spente, e in sottofondo sale progressivamente un ticchettio, poi dei colpi di rullante. Albert non si ripara dal vento, che anzi gli passa attraverso. Ora ha le mani nel suo inseparabile trench color sabbia e la testa alta, perché sa che è arrivato il momento di Destro, Sinistro, Montante. Avrei voluto dirgli qualcosa di intelligente prima che potesse anticiparmi. Nulla l’aveva mosso dentro più di quella personificazione, più del grande boxeur, che «ogni volta che ha messo le nocche sul mondo, ogni sfida che ha vinto, era contro la vita».
«Sisifo non aveva guantoni, tanto meno un nemico con cui lottare, è vero. Ma è possibile che il pugile non combatta tanto per sconfiggere il suo avversario: non deve saper tirare il colpo più forte, ma saper resistere a se stesso, alla voce in testa che gli suggerisce di cedere. Siamo il nostro più grande macigno e la nostra lotta da affrontare più dura. L’unica maniera che abbiamo per tornare alla vita, è accettare la nostra condizione. Io voglio averne piena coscienza, e forse grazie a questo, un giorno mi spingerò un po’ più in là».
Mi sorride e mi mette una mano sulla spalla; poi il suo sguardo mi supera, e si volge verso il mare. Fosco, si dirige verso il faro nel buio della notte tra i violini e il pianoforte della canzone in uscita. Non è forse anche Albert Camus un “mezzosangue”? Un figlio delle colonie francesi? Sicuramente, ma un uomo che aveva scelto cosa diventare. Anche se nel profondo, entrambi sappiamo che nella malinconia dei suoi discorsi muti verso il mare c’era qualcosa di più, una terra, un ricordo lontano.

«Siamo giunti al termine ragazzi. È arrivato il momento di fare luce», annuncia MezzoSangue. «E siate sempre padroni delle scelte che farete: perché solo così potrete avere bei ricordi, che sono la vera luce della vostra vita»
Never Mind è l’ultima canzone della scaletta. Sono solo, ma so nel profondo di non esserlo davvero. La musica sa insegnare, e parla anche alle orecchie di chi non vuol sentire. Assisto all’ultimo frammento di quello che, di fatto, è diventato un coro unisono. Le gocce di pioggia iniziano a scendere inarrestabili sulle nostre teste, il sottopalco è un via vai di tecnici che cercano di mettere in salvo la strumentazione. Quando il pezzo finisce la tempesta si abbatte impetuosa sul porto. Un fulmine squarcia il cielo, le luci si spengono, gli striscioni vengono giù strappati dal vento.
Il sipario è calato.

(*) citazione della poesia “Invincibile estate” di Albert Camus

SCALETTA

-Sangue
-Ned Kelly
-La mia famiglia
-Musica cicatrene
-Out of my mind
-Ologramma
-Nichilismo
-Crown
-Winter
-Tree
-Mi accompagni
-Diventa quello che sei
-Soliloquio
-Parlami
-System Error
-Touché
-Fuck Them Fuck Rap
-Io sono MezzoSangue
-Circus
-Umanista
-Piano A
-Armonia & Caos
-Benoit Lecomte
-Soul of a Supertramp
-Destro, Sinistro, Montante
-Never Mind

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Un ringraziamento all’A.T.S. “L’Acqua in testa”, organizzatrice dell’evento.
Gli scatti sono a cura di Vito Lauciello Photography.
Copertina a cura di Lorenzo Boccuni.

I Placebo chiamano, Taranto risponde 0 2689

Si è conclusa ieri una giornata storica per la città di Taranto. Ospiti della seconda giornata del Medimex, l‘International Festival and Music Conference che si sta svolgendo in città dal 7 al 10 giugno, i Placebo. Concerto adrenalinico sin dall’inizio, con l’apertura affidata al ventunenne torinese Kiol, in grado di infiammare la folla con i brani tratti dal suo recente EP, “I Come As I Am” di cui consigliamo vivamente l’ascolto su Spotify: piacevolissima sorpresa. A seguire son saliti sul palco i Casino Royale, formazione milanese che certo non ha bisogno di presentazioni.

Alle dieci e mezza salgono sul palco i Placebo. La band si presenta sul palco in una formazione composta da sei musicisti: gli storici membri fondatori, Brian Molko (voce e chitarra) e Stefan Olsdal (basso e chitarra), accompagnati da Bill Lloyd alla tastiera, Nick Gavrilovic alla chitarra, Angela Chan alle tastiere e al violino e Mathew Lunn alla batteria. I Placebo arrivano a questo concerto con una promessa precisa: quella di portare solo i grandi successi, “perchè è quello che il pubblico vuole sentire” annunciò Brian Molko in una recente intervista. E così è stato. Il concerto si è aperto con “Pure Morning“, e in scaletta ci son finiti tutti i più grandi successi della band: da “Bitter End” a “Too Many Friends“, passando per “Twenty Years“, “Song To Say Goodbye” e “Special K“, Chiusura affidata alla cover di “Running Up That Hill” di Kate Bush. Si è sentita la mancanza delle immagini sul maxischermo alle spalle della band, ma l’energia sprigionata dal gruppo ha saputo colmare benissimo il gap.

I Placebo confermano di essere in ottima forma – nonostante le duemila sigarette fumate da Brian Molko tra una canzone e l’altra, ma non è una novità – presentando una scaletta che sarebbe un sogno per ogni fan e amante della band inglese. Il pubblico risponde benissimo, molto meglio del giorno prima coi Kraftwerk, saltando, ballando ed intonando ogni canzone. Grazie Taranto per aver dimostrato di essere anche qualcos’altro oltre l’industria: non avevamo dubbi.

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