Conferenza stampa Uno Maggio Taranto: annunciati gli artisti presenti 0 1206

In diretta da Roma, dove il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti ha organizzato una conferenza stampa a partire dalle 11:30, vi informeremo in tempo reale su tute le novità relative all’evento e sugli artisti che calcheranno il palco del Parco Archeologico delle Mura Greche in occasione dell’Uno Maggio Libero e Pensante, il concerto autofinanziato che riprende la sua attività dopo la pausa dello scorso anno. Fra gli artisti già confermati prima di questa conferenza si possono citare Levante, Brunori, Mezzosangue e i Coma_Cose.

Anche quest’anno la direzione artistica dell’evento è affidata a Michele Riondino, Roy Paci e Diodato. A condurre l’evento saranno Velntina Petrini, Valentina Correani, Andrea Rivera e la new entry Martina Dell’Ombra.

La mattina dell”1, sempre al Parco Archeologico delle Mura Greche, si terrà un dibattito durante il quale saranno illustrate le linee guida dell’Accordo di programma sul quale il Comitato sta lavorando da più di un anno insieme ad una parte consistente delle associazioni civiche cittadine: si tratta di un piano serio di bonifica e riconversione, che ridisegnerà un futuro diverso per Taranto, in modo che possa realmente divenire il simbolo di una quarta rivoluzione industriale “umanizzata”, che ponga al centro del processo di rinnovamento l’uomo e la sua capacità di operare per il bene comune. Tutte le istituzioni locali e nazionali sono state invitate a partecipare al confronto. Il Presidente della Regione Puglia michele Emiliano ha già accolto l’invito del Comitato a prendere parte all’incontro. Invitato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Questi, invece, gli artisti che hanno aderito all’iniziativa a titolo gratuito e che si alterneranno sul palco dalle ore 14:00:

Brunori SAS
Levante

Noemi
Mezzosangue
Irene Grandi
Ghemon
Teresa De Sio
Colapesce
Bud Spencer Blues Explosion
Coma_Cose
Piotta
Luca De Gennaro
Modena City Ramblers (APERTURA)
Lacuna Coil
Mama Marjas
Fido Guido
Francesco di Bella
Meganoidi
Terraross
Med Free Orchestra
Emma Marrone

Un ulteriore artista verrà svelato nei prossimi giorni.

Un ringraziamento ad Oscar Raimondi per aver presenziato a titolo di Blunote Music alla conferenza

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Gli Editors (ri)conquistano il Paladozza di Bologna 0 126

Ieri sera (L’articolo è stato scritto il giorno dopo il concerto, n.d.r.) il Paladozza di Bologna ha riaperto le sue porte agli Editors, alla band che tre anni fa, il 28 Novembre 2015, le chiuse. Stessa data (-1 per chi cerca il pelo nell’uovo), stesso luogo, stessa band e un album in più: Violence (2018). Il palazzetto del capoluogo emiliano può essere definito un vero e proprio tempio sacro, sia in termini sportivi che musicali, dato che fu anche il luogo che ospitò, nel lontano 1967, i Rolling Stones per la prima volta in Italia. Ad allietare il pubblico prima dell’ingresso della band ci pensa Andy Burrows, un musicista inglese e grande amico (collaboratore) di Tom Smith, che per circa un’ora ha intrattenuto con la sua chitarra acustica un palazzetto che man mano si riempiva, con un costante crescendo in termini di performance e un picco raggiunto quando, in modo abbastanza umile, Tom si presenta sul palco per duettare con il suo amico. Se ci fosse stato un cieco e se Andy non avesse annunciato il suo imminente ingresso sul palco, ci avrebbero pensato le urla delle ragazze a fare da presentazione.

Puntualmente, alle 21:00, la band da inizio alle danze. Fin dai primi pezzi fa capire che le incredibili estensioni vocali di Tom per fortuna non sono un sogno, sono da brividi e a partire dal primo brano – The Boxer, In this Light and on this Evening – hanno causato probabilmente numerose rotture tra le coppie presenti. Diciamo che l’estensione di 4,75 ottave è un’ottima scusa per finire una relazione. L’alchimia perfetta tra Tom e gli altri componenti del gruppo ha portato letteralmente il pubblico in delirio fino alla fine del concerto. Hanno dimostrato che il loro stile iniziale non è morto, il loro modo di suonare resta sempre lo stesso, con la stessa energia a tratti punk, la stessa potenza e molta esperienza in più. Proprio quella che li ha portati alla creazione di un album come Violence, un lavoro/testimonianza di una band che ha deciso di restare legato alle radici e allo stesso tempo di esplorare nuovi orizzonti e nuovi sound. Come quello alternative/indie della “Hallelujah (So Low)” proposta al pubblico bolognese o più soft come “Darkness at the door”. Smettila di urlare, parla chiaro. Chiaro e diretto, come il loro modo di suonare.

Tra un “grazie mille” e l’altro la band è riuscita ad accontentare ogni sound ricercato dal pubblico, dal new entry – che tanto new non è – rock elettronico al remoto post punk, passando dal synth pop, dall’indierock e dall’alternative. Un pubblico caloroso e misto ha fatto da cornice, padri che accompagnavano le figlie saltavano insieme a loro, le coppie che hanno evitato una rottura a causa del carisma di Tom si abbracciavano, saltavano, si baciavano. Quest’ultima potrebbe essere una causa del sound non ben definito della band che crea sentimenti contrapposti. Ma va bene così, alla gente piace e a loro anche. Infine, quella che si è notata sul palco è stata una band che si divertiva tanto quanto il pubblico, un batterista scatenato, una chitarra impeccabile, un basso che andava come un treno e un synth magnifico. La cosa che risaltava di più però era il legame che si è creato nel tempo tra i componenti, fatto di sguardi prima di un imminente assolo – gli stessi sguardi veri e magnifici che si notano durante una session di una band amatoriale da garage – , di sorrisi e di complicità.

La durata del concerto è stata di circa due ore e verso la fine ha stupito un pubblico che stava lì per due cose: gli Editors e per sentire una chiusura di concerto accompagnata da “papillon”. Prima di “Magazine” singolo principale di Violence e ultimo brano pre bis, la band ha fatto aumentare le pulsazioni del pubblico introducendo “papillon”. Brano che fino a poco tempo fa veniva utilizzato per concludere i concerti, e che in fondo, sarebbe stato perfetto per la serata di ieri. Magari con una versione estesa. Il bis riprende subito con un medley acustico di Tom usato per intrattenere i fan. Nel frattempo la band si rilassa, sale sul palco e riapre le danze con Cold, un potente e allo stesso tempo leggero brano del loro ultimo lavoro. Uno dei testi del nuovo album che mostra al mondo il loro nuovo punto di vista, la loro nuova visione, quella che ha portato – dopo un’apertura d’occhi, come dissero i componenti durante un’intervista – ad avere un approccio diverso dal punto di vista creativo. Causato dal pessimismo e dall’aria cupa che si nota nella società di oggi. Ecco Violence.

La band, dopo l’ennesimo “grazie mille” da parte di Tom, decide di chiudere il sipario con “Smokers outside the hospital doors” (An End Has a Start), un brano alternative/indie del 2007. Lo stesso che l’otto marzo scorso venne eseguito nel programma di Manuel Agnelli qui in Italia, Ossigeno e che piacque molto al conduttore. Non sarà stato un finale con “Papillon” e nemmeno con “No Sound But The Wind” – l’assenza in scaletta è l’unica critica reale della serata – ma coerente con il momento e perfetta per una chiusa di concerto.

Ogni fine ha un inizio dice il titolo dell’album e gli Editors lo hanno dimostrato più volte. Cicli musicali che si chiudono con tour finiti, sound diversi nel giro di poco tempo, crescite esponenziali, personalità pazzesche da parte di ogni componente ed esibizioni impeccabili sotto ogni punto di vista. Gli Editors, in un momento in cui il mondo ha davvero bisogno di buona musica, si sono piazzati tra le migliori realtà musicali degli ultimi anni.

 

Un sentito ringraziamento a Luigi Rizzo per le fotografie

“Zero Glitter”, il nuovo disco di Maru è ora disponibile 0 149

A volte, per essere felici o almeno provare a esserlo, basta togliersi un po’ di polverosi strati di inutili fronzoli, maschere e lustrini e mostrarsi semplicemente per quello che si è. Vuole dire proprio questo Zero Glitter, il nuovo disco di Maru uscito oggi 23 novembre per Bravo Dischi: un album vibrante di energia, che con leggerezza ha il coraggio di gridare al mondo l’importanza di accettarsi e lasciarsi accettare.

Anticipato dal singolo Giorgia, prodotto da Fabio Grande (Colombre, Joe Victor, Mai Stato Altrove), Zero Glitter rispecchia senza veli l’anima di Maru: fiabesca e lieve ma al tempo stesso forte e determinata.

Un album frutto di anni di incessante lavoro sui testi, di idee che frullano per la testa e che hanno trovato finalmente la forma perfetta di precipitare su carta e corda.

Ho cominciato a scrivere di alcune cose perché non riuscivo a esprimerle in altro modo. E’ stato tutto molto naturale, per me. Fin da piccola sono cresciuta in mezzo alla musica, mio padre suonava, avevo strumenti musicali al posto dei giocattoli.

Ora Maru, al secolo Maria Barucco, è cresciuta, i semi piantati nella sua infanzia sono fioriti e i frutti di anni di amore per la musica sono pronti per essere colti: otto tracce tutte scritte di suo pugno e strappate dalla sua storia personale, affrontate con quella leggerezza e ironia che la contraddistingue.

La differenza tra questo e il disco precedente è che, mentre prima volevo concentrarmi soprattutto su me stessa, ora la mia attenzione si è spostata anche sugli altri. “Zero Glitter” ha una spinta creativa diversa: io ho accettato a pieno me stessa, e con questo album voglio convincere gli altri a farsi avanti, a dichiararsi. Voglio dirgli: “Ti stai nascondendo dietro al niente, ma io so chi sei”.

Parlare di tematiche importanti e delicate ma in molto festoso, mai pesante. Fare quasi della politica, ma senza prendersi mai troppo sul serio. Avere l’onestà di essere senza filtri, di parlare di amore tra donne, perchè è quello che si è vissuto. “Io mi sono sempre innamorata di donne, e per questo scrivo di quello.”

Un nuovo corso e una nuova maturità che le spalancano le porte del mondo adulto dell’indie pop italiano, un ambiente che del resto, Maru, nonostante la giovanissima età, frequenta già da un po’, dividendo il palco con artisti del calibro di Motta, Canova, Colapesce, Ex-Otago e tanti altri.

Un’adolescenza segnata dal punk-rock, una passione per The Strokes, MGMT e i Phoenix, un amore per la buona scrittura del cantautorato italiano contemporaneo del già citato Colapesce, ma anche di Colombre e Maria Antonietta: Maru assorbe le più svariate influenze musicali e rielabora i suoi ascolti in un prodotto tutto suo, senza sentire il bisogno o la necessità di imitare qualcuno o inseguire qualcosa, se non se stessa.

Dal punto di vista musicale, “Zero Glitter” nasce voce e ukulele, strumento da sempre punto di riferimento di Maru, oppure voce e chitarra (nel caso di “Ordine” e “Lunedì è mattina”). Un mondo delicato e intimo che, grazie al prezioso aiuto di Fabio Grande, il primo entusiasta fan della cantautrice, in una decina di giorni chiusi in sala registrazione, si è trasformato in un universo più elaborato e complesso, dove lo strumento hawaiano non è protagonista assoluto ma regala un tocco di solarità a una composizione musicale più ampia in cui sono presenti i sintetizzatori, le tastiere e la batteria suonata da Francesco Aprili.

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