Intervista a Dj Myke, “Hocus Pocus è ancora attuale, andava riproposto. Rancore&DjMyke? Non esistono…” 0 8330

Quel disco l’ho fatto per una questione artistica, di sangue. Adesso sentivo il bisogno di farlo riuscire, perché ci sono dei pezzi che continuano ad essere ascoltati, riscritti, quindi mi sono detto: rifamo Hocus Pocus e inseriamoci due inediti.

Dopo un susseguirsi di news, finalmente arriva il regalo di Natale per tanti cultori dell’Hip Hop: oggi 22 dicembre uscirà su tutte le piattaforme digitali la riedizione dello storico album di Dj Myke, Hocus Pocus, in versione Black Edition. L’album, che sancì il debutto solista del dj quattro volte vincitore del DMC Italy Championship, è una vera pietra miliare del rap italiano, e vede la partecipazione di nomi importanti della nuova e vecchia scuola Hip Hop come Rancore, Fabri Fibra, Noyz Narcos, Turi, Danno, Bassi Maestro, Tormento e tanti altri, quasi tutti presenti nella riedizione del 2017.
La novità di questa Black Edition sarà il formato in vinile (tiratura limitata in 300 copie) ordinabile sul sito di Kappa Distribution. Ma non solo: nella riedizione saranno infatti compresi due inediti, con la partecipazione di Viro, Claver Gold e Davide Shorty.
Noi sentivamo il bisogno di una chiacchierata sui motivi che hanno spinto Dj Myke a ripubblicare questo disco, così lo abbiamo contattato per un’intervista esclusiva davvero interessante che vi proponiamo qui di seguito. All’interno, tante curiosità sulla Black Edition, sugli inediti presenti e sulle collaborazioni future di quello che, a nostro parere, è il miglior producer e dj italiano.

Ciao Myke! Per iniziare, sappiamo che a breve uscirà la riedizione di Hocus Pocus, la Black Edition. Come mai hai voluto rimettere in circolo questo lavoro a distanza di sette anni dall’uscita, e quindi non aspettando i canonici dieci anni di anniversario?

Guarda, in realtà io ho aspettato dieci anni, visto che quando ho iniziato a lavorare su Hocus Pocus era il 2007 e ci ho messo tre anni per completarlo. Quindi la realtà è che sono i “miei” dieci anni, non quelli dall’uscita. La verità è che ho fatto questa riedizione perchè, in primis, quel disco sarebbe dovuto uscire in quel formato, visto il mio particolare attaccamento verso i vinili. E poi, con tutta la nuova ondata del rap “nuovo”, la gente che si è avvicinata negli ultimi anni a questo genere se l’è perso, quindi ho voluto riproporlo. Alcune cose di quel disco sono contemporanee, al di là delle etichette che può appiopparci la gente.”

Per altro, quando parliamo di Hocus Pocus, parliamo di una pietra miliare dell’Hip Hop, che vede la partecipazione di tantissimi artisti della vecchia e nuova scuola. Effettivamente è un peccato che molti se lo siano perso.

Guarda, ti ringrazio. Non me lo dico da solo perché non avrebbe senso. Quel disco l’ho fatto per una questione artistica, di sangue. Adesso sentivo il bisogno di farlo riuscire, perché ci sono dei pezzi che continuano ad essere ascoltati, riscritti, quindi mi sono detto: rifamo st’edizione e inseriamoci due inediti.

Ma infatti, c’è quel pezzo di Max Zanotti che se fosse uscito l’altro giorno avrebbe fatto il botto…

Mi hai tolto le parole di bocca. Ti stavo proprio per citare quel pezzo lì che, alla fine, per quanto si discosti per il cantato da tutto il resto dell’album – come anche quello di Diego Mancino, molto particolare – ha una magia difficilmente ripetibile. È un pezzo che se fosse uscito dieci anni fa, oggi o fra altri dieci anni, sarebbe stato indifferente.”

Parliamo un po’ dei due inediti che sono presenti nell’album. Uno dei due, “Presto”, con Viro, è stato estratto come anticipazione di questa Black Edition. Parlaci un po’ di questo brano.

Praticamente, la storia è abbastanza breve: Viro non lo conoscevo bene: è un artista emergente di vent’anni. Ha scaricato delle mie basi da SoundCloud, ci ha rappato sopra e me le ha mandate. Io sono rimasto colpito, ha avuto subito un forte impatto su di me. Pe’ essere un novizio è davvero talentuoso. Scrive molto bene, mi piacciono le sue visioni, la metrica… Ovviamente è migliorabile, come tutti e anche il sottoscritto. Avevo questa base, gli ho detto di provare a fare un pezzo. L’abbiamo riarrangiato un paio di volte, alla fine mi piaceva un sacco e ho detto “Beh, mettiamolo in Hocus Pocus”. Secondo me è una traccia che racchiude molto in sé l’ambiente e il sound dell’album.

Immagino anche l’emozione da parte di Viro che, da artista emergente, si trova un proprio pezzo in mezzo a nomi di ben altra caratura.

Sì, assolutamente. A mio parere ha iniziato molto bene, e ci saranno delle sorprese in futuro. Abbiamo in cantiere un altro paio di pezzi interessanti. Lui è in decollo, ha voglia di scrivere, di mettersi in gioco. Spigne forte! Poi, se inizia così, con questa mentalità e questo modo di scrivere, farà sicuramente bene in futuro. È difficile che un ventenne si discosti in questo modo dall’ondata che c’è stata. Lui, se posso usare un francesismo, se ne sbatte un po’ il cazzo del resto.”

Mentre per quanto riguarda l’altro inedito, è un pezzo con Claver Gold e Davide Shorty intitolato “Avvoltoi”…

Quella è stata una roba abbastanza inedita per tutti. Avevo questo beat che ha fatto un po’ il giro di parecchi artisti, ma non è mai uscito. Pensando a chi potesse valorizzarlo, ho contattato Claver e gli è piaciuto subito. Ha scritto ‘na figata che ho apprezzato molto. Il ritornello abbiamo deciso insieme che andava “scappato”, così insieme a Stefano Marvel Mex, che è la persona che mi ha aiutato a dare vita ad Hocus Pocus curando la parte grafica e burocratica, tra una cosa e l’altra abbiamo contattato Shorty, che ci ha messo tanto del suo, producendo ‘na roba molto interessante. A mio parere è proprio una bella traccia. Per ora stiamo lavorando su un video tutto d’animazione, un lavoraccio della madonna. Quando uscirà sarà una bella sorpresa: è una favola scura, col mio immaginario un po’ Tim Burtoniano, ma è uno spaccato di realtà: Claver scrive cose molto vere.”

Che Claver scrivesse cose vere ce lo ha dimostrato col suo ultimo album, Requiem. Pensi di portare live questa riedizione di Hocus Pocus?

Per il momento sto facendo qualche dj set in giro. Live del disco onestamente non lo so, per ora sto lavorando con Viro, poi si vedrà. Portare live Hocus Pocus, con tutta quella gente, diventa un po’ complicato…

Te lo chiedo apposta perché se avessi portato live Hocus Pocus avresti portato in giro una banda-

-‘Na banda de pirati! (Rdie, n.d.r.). L’ho fatto con la prima edizione, uscirono due date davvero belle. In generale si può pensare di fare qualche evento, ma un tour ha dei costi allucinanti e logisticamente è davvero impossibile. Poi, molte persone che stanno su quel disco adesso hanno fatto il botto grosso, quindi è ancora più complicato.

Per quanto riguarda progetti futuri, oltre Hocus Pocus, hai qualcosa in cantiere da volerci anticipare?

Guarda, io continuo a portare avanti il mio discorso sulla parte dello scratch. Per ora sono usciti i vinili 7’’, tools da dj con sample sopra, break e cazzi vari per lo scratch. Usciranno sicuramente altri battle break, adesso è uscito XMasCat in 7’’ vinile rosso e ne uscirà presto un altro. Per le produzioni rap, non ho grandi novità – o al momento non le voglio dì. Le uniche cose che posso dire è che sto lavorando su alcuni pezzi con Viro, come ho già detto, e il prossimo che uscirà è davvero molto particolare, ‘na stecca in faccia allucinante: la nostra discesa verso il buio.

Per chiudere, ti faccio una domanda che molti vorrebbero porti: ‘sta storia d’amore con Rancore è finita?

In realtà una storia d’amore non c’è mai stata, fondamentalmente sono etero e fidanzato. (Ride, n.d.r.) Comunque, avemo fatto tante cose belle con Rancore. Più che dire che ognuno ha preso la propria strada, la realtà è che noi eravamo Rancore & Dj Myke, non certo i – chessò – Colle der Fomento, che si separano e uno dice “moh, avete smesso!”. Noi non abbiamo smesso, io continuo a fare le mie cose, lui le sue. Eravamo Rancore & Dj Myke, ora siamo Rancore e Dj Myke. Se collaboreremo di nuovo non lo so. Quello che so è che i pezzi con Rancore mi vengono bene, e credo lo sappia anche lui. Punto. L’ultimo disco che è uscito, S.U.N.S.H.I.N.E., credo la gente debba ancora ascoltarselo bene, anche se sono solo cinque tracce. Rimane comunque una cosa attuale.”

Per altro, S.U.N.S.H.I.N.E. fu nominato dal Fatto Quotidiano come il migiior pezzo rap mai scritto in Italia… Va bene Myke, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi!

Grazie mille a te fratè, ciao!

Qui di seguito la Tracklist di Hocus Pocus – Black Edition

Side A
1. BANGERZ / Micionero
2. TI UCCIDERÒ ALL’ALBA / Max Zanotti
3. LO SPAZZACAMINO / Rancore
4. NO PAURA / Primo Brown
Side B
5. PRESTO! / Viro
6. HOCUS POCUS / Fabri Fibra
7. TESTA D’ARIETE / Noyz Narcos
8. IL MALE È BANALE / Diego Mancini
Side C
9. AVVOLTOI / Claver Gold, Davide Shorty
10. FULL TIME / Danno (Colle der Fomento)
11. J’TE PARLE PAS DE RAP / Rival (CNN)
12. UN GIORNO DIVERSO / Tormento
Side D
13. TUTTO GIRA COME DEVE / Turi
14. THE GRIMEY SHOW / Bassi Maestro, Rido, Supa (Sano Business) 
15. NO JOKE / Dre Love
16. EMMECOMEMOSTRI / Medda

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Phase2 è morto: fu l’inventore del bubble style 0 254

Figura leggendaria della cultura hip hop, Lonny Wood aka Phase2 non è stato l’iniziatore del writing, ma all’unanimità uno dei suoi maggiori promotori. Il maggior merito a lui attribuito è quello di aver rinnovato nel profondo le tecniche di writing impiegate fino agli inizi degli anni ’70, introducendo quelle forme morbide e leggere tipiche del bubble style.

Phase2_graffiti
Phase2 ritratto davanti ad un suo pezzo.

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Phase2_flyer_Afrikabam
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Nella sua vita, Phase2 ha progettato flyers per feste presiedute da divinità quali Grandmaster Flash o Afrika Bambaata, ha graffiato decine di vagoni della metropolitana newyorkese, ma non fu solo questo. Lonny Wood fu anche deejay e, in più di un’occasione, ha rappato con il suo aka o sotto innumerevoli altri nomi. In Italia, è ricordato per aver collaborato ad alcune tracce che sono parte di album capisaldi dell’hip hop nostrano, come Neffa & i messaggeri della Dopa o La grande truffa del rap di Gente Guasta.

Neffa feat. Phase II, Sean – To the death

Once Liam Gallagher, forever Liam Gallagher 0 157

I live for now, not for what happens after I die

Vivo per l’oggi, non per quello che succederà quando morirò”. Esordiva così davanti ai giornalisti, con una delle sue solite massime, l’Oasis nostalgico: Liam Gallagher. Un continuo susseguirsi di atteggiamenti “ribelli” per creare quel personaggio duro e rock ‘n’ roll che è rimasto impresso nell’immaginario di tutti noi. Ma Liam è davvero così?

Torniamo un attimo indietro al 2009. Quell’anno, per un fan sfegatato degli Oasis, è stato un colpo al cuore; come perdere un parente caro. Da quel momento in poi i fratelli Gallagher si divisero, ognuno andò per la sua strada accompagnato dal proprio ego e dal forte orgoglio che li contraddistingue. Un sentimento eccessivo che sembra appartenere sempre meno al fratello più piccolo, Liam. Dal 2009 sono successe molte cose nelle loro vite: entrambi, senza ripensamenti, hanno portato avanti la propria carriera musicale. Noel iniziò a esibirsi da solista e nel luglio del 2011 formò “Noel Gallagher’s High Flying Birds”. Nel caso di Liam sono stati tre gli avvenimenti degni di nota: per iniziare, i successi maggiori rispetto a quelli del fratello; un documentario con grande consenso e una figlia incontrata dopo vent’anni. Tre elementi che hanno mostrato un Liam Gallagher diverso da quello che ci mostrano continuamente i media e da quello che lo stesso ha mostrato – per questioni d’immagine, probabilmente – nel corso degli anni.

noel gallagher liam gallagher

Il suo ultimo lavoro, “Why me? Why not?”, è un album che mostra un uomo sensibile e soprattutto nostalgico di un passato che non ritornerà – e lo sa bene – ma che continua ad apparire come una costante nella sua vita, influenzandola sempre di pi, non solo professionalmente parlando. “Why me? Why Not?” è un disco pieno di amore e di odio e un esempio è la traccia “One of Us”: una canzone con un testo indirizzato a una persona che gli ha chiuso le porte in faccia. Piena di riferimenti alla famiglia, all’amicizia e al senso di appartenenza; non può che far pensare a Noel, il fratello che non vuole riunire gli Oasis; lo stesso che ha alimentato un lungo litigio mediatico per le tracce musicali degli Oasis nel documentario su Liam: As it Was. Per voi chi è il fratello arrogante e odioso?

Dal documentario si nota – ed è normale direi – un certo risentimento di Liam nei confronti di Noel e, allo stesso tempo, sommando quanto detto dallo stesso durante le interviste e attraverso i propri testi, ciò che emerge è un Liam diverso da quello che credevamo. Ogni brano del suo ultimo lavoro rafforza questa teoria ma uno su tutti risalta la tesi: Once. La traccia, presentata per la prima volta attraverso il documentario, mostra un aspetto caratteriale a tanti sconosciuto e da molti mal interpretato. Once è sentimentalità, romanticismo, fragilità e soprattutto riflessione; una delle canzoni migliori di Liam a detta dello stesso.

Il testo narra di un ritorno al passato, ai momenti che non si ripetono e che vorresti ri-concretizzare dopo anni, con l’illusione e la speranza che tutto possa ritornare come prima senza distorsioni dettate dai cambiamenti che il passare del tempo comporta. Un pezzo che abbandona l’arroganza riscontrabile in molti testi del cantautore inglese e, soprattutto, un brano che probabilmente l’allontanerà sempre di più. Un profondo e ulteriore sguardo al passato; all’adolescenza, agli amori, a quando i rapporti con Noel erano buoni. Una canzone con la C maiuscola che rimanda alle ovvie influenze Lennoniane, alle atmosfere di Wonderwall e, purtroppo per lui, a quel che stato è che mai più sarà…

It was easier to have fun back when we had nothing
Nothing much to manage
Back when we were damaged
Sometimes the freedom we wanted feels so uncool
Just clean the pool
And send the kids to school

Questa è Once e chi la canta è il vero Liam.

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