Intervista a Dj Myke, “Hocus Pocus è ancora attuale, andava riproposto. Rancore&DjMyke? Non esistono…” 0 9041

Quel disco l’ho fatto per una questione artistica, di sangue. Adesso sentivo il bisogno di farlo riuscire, perché ci sono dei pezzi che continuano ad essere ascoltati, riscritti, quindi mi sono detto: rifamo Hocus Pocus e inseriamoci due inediti.

Dopo un susseguirsi di news, finalmente arriva il regalo di Natale per tanti cultori dell’Hip Hop: oggi 22 dicembre uscirà su tutte le piattaforme digitali la riedizione dello storico album di Dj Myke, Hocus Pocus, in versione Black Edition. L’album, che sancì il debutto solista del dj quattro volte vincitore del DMC Italy Championship, è una vera pietra miliare del rap italiano, e vede la partecipazione di nomi importanti della nuova e vecchia scuola Hip Hop come Rancore, Fabri Fibra, Noyz Narcos, Turi, Danno, Bassi Maestro, Tormento e tanti altri, quasi tutti presenti nella riedizione del 2017.
La novità di questa Black Edition sarà il formato in vinile (tiratura limitata in 300 copie) ordinabile sul sito di Kappa Distribution. Ma non solo: nella riedizione saranno infatti compresi due inediti, con la partecipazione di Viro, Claver Gold e Davide Shorty.
Noi sentivamo il bisogno di una chiacchierata sui motivi che hanno spinto Dj Myke a ripubblicare questo disco, così lo abbiamo contattato per un’intervista esclusiva davvero interessante che vi proponiamo qui di seguito. All’interno, tante curiosità sulla Black Edition, sugli inediti presenti e sulle collaborazioni future di quello che, a nostro parere, è il miglior producer e dj italiano.

Ciao Myke! Per iniziare, sappiamo che a breve uscirà la riedizione di Hocus Pocus, la Black Edition. Come mai hai voluto rimettere in circolo questo lavoro a distanza di sette anni dall’uscita, e quindi non aspettando i canonici dieci anni di anniversario?

Guarda, in realtà io ho aspettato dieci anni, visto che quando ho iniziato a lavorare su Hocus Pocus era il 2007 e ci ho messo tre anni per completarlo. Quindi la realtà è che sono i “miei” dieci anni, non quelli dall’uscita. La verità è che ho fatto questa riedizione perchè, in primis, quel disco sarebbe dovuto uscire in quel formato, visto il mio particolare attaccamento verso i vinili. E poi, con tutta la nuova ondata del rap “nuovo”, la gente che si è avvicinata negli ultimi anni a questo genere se l’è perso, quindi ho voluto riproporlo. Alcune cose di quel disco sono contemporanee, al di là delle etichette che può appiopparci la gente.”

Per altro, quando parliamo di Hocus Pocus, parliamo di una pietra miliare dell’Hip Hop, che vede la partecipazione di tantissimi artisti della vecchia e nuova scuola. Effettivamente è un peccato che molti se lo siano perso.

Guarda, ti ringrazio. Non me lo dico da solo perché non avrebbe senso. Quel disco l’ho fatto per una questione artistica, di sangue. Adesso sentivo il bisogno di farlo riuscire, perché ci sono dei pezzi che continuano ad essere ascoltati, riscritti, quindi mi sono detto: rifamo st’edizione e inseriamoci due inediti.

Ma infatti, c’è quel pezzo di Max Zanotti che se fosse uscito l’altro giorno avrebbe fatto il botto…

Mi hai tolto le parole di bocca. Ti stavo proprio per citare quel pezzo lì che, alla fine, per quanto si discosti per il cantato da tutto il resto dell’album – come anche quello di Diego Mancino, molto particolare – ha una magia difficilmente ripetibile. È un pezzo che se fosse uscito dieci anni fa, oggi o fra altri dieci anni, sarebbe stato indifferente.”

Parliamo un po’ dei due inediti che sono presenti nell’album. Uno dei due, “Presto”, con Viro, è stato estratto come anticipazione di questa Black Edition. Parlaci un po’ di questo brano.

Praticamente, la storia è abbastanza breve: Viro non lo conoscevo bene: è un artista emergente di vent’anni. Ha scaricato delle mie basi da SoundCloud, ci ha rappato sopra e me le ha mandate. Io sono rimasto colpito, ha avuto subito un forte impatto su di me. Pe’ essere un novizio è davvero talentuoso. Scrive molto bene, mi piacciono le sue visioni, la metrica… Ovviamente è migliorabile, come tutti e anche il sottoscritto. Avevo questa base, gli ho detto di provare a fare un pezzo. L’abbiamo riarrangiato un paio di volte, alla fine mi piaceva un sacco e ho detto “Beh, mettiamolo in Hocus Pocus”. Secondo me è una traccia che racchiude molto in sé l’ambiente e il sound dell’album.

Immagino anche l’emozione da parte di Viro che, da artista emergente, si trova un proprio pezzo in mezzo a nomi di ben altra caratura.

Sì, assolutamente. A mio parere ha iniziato molto bene, e ci saranno delle sorprese in futuro. Abbiamo in cantiere un altro paio di pezzi interessanti. Lui è in decollo, ha voglia di scrivere, di mettersi in gioco. Spigne forte! Poi, se inizia così, con questa mentalità e questo modo di scrivere, farà sicuramente bene in futuro. È difficile che un ventenne si discosti in questo modo dall’ondata che c’è stata. Lui, se posso usare un francesismo, se ne sbatte un po’ il cazzo del resto.”

Mentre per quanto riguarda l’altro inedito, è un pezzo con Claver Gold e Davide Shorty intitolato “Avvoltoi”…

Quella è stata una roba abbastanza inedita per tutti. Avevo questo beat che ha fatto un po’ il giro di parecchi artisti, ma non è mai uscito. Pensando a chi potesse valorizzarlo, ho contattato Claver e gli è piaciuto subito. Ha scritto ‘na figata che ho apprezzato molto. Il ritornello abbiamo deciso insieme che andava “scappato”, così insieme a Stefano Marvel Mex, che è la persona che mi ha aiutato a dare vita ad Hocus Pocus curando la parte grafica e burocratica, tra una cosa e l’altra abbiamo contattato Shorty, che ci ha messo tanto del suo, producendo ‘na roba molto interessante. A mio parere è proprio una bella traccia. Per ora stiamo lavorando su un video tutto d’animazione, un lavoraccio della madonna. Quando uscirà sarà una bella sorpresa: è una favola scura, col mio immaginario un po’ Tim Burtoniano, ma è uno spaccato di realtà: Claver scrive cose molto vere.”

Che Claver scrivesse cose vere ce lo ha dimostrato col suo ultimo album, Requiem. Pensi di portare live questa riedizione di Hocus Pocus?

Per il momento sto facendo qualche dj set in giro. Live del disco onestamente non lo so, per ora sto lavorando con Viro, poi si vedrà. Portare live Hocus Pocus, con tutta quella gente, diventa un po’ complicato…

Te lo chiedo apposta perché se avessi portato live Hocus Pocus avresti portato in giro una banda-

-‘Na banda de pirati! (Rdie, n.d.r.). L’ho fatto con la prima edizione, uscirono due date davvero belle. In generale si può pensare di fare qualche evento, ma un tour ha dei costi allucinanti e logisticamente è davvero impossibile. Poi, molte persone che stanno su quel disco adesso hanno fatto il botto grosso, quindi è ancora più complicato.

Per quanto riguarda progetti futuri, oltre Hocus Pocus, hai qualcosa in cantiere da volerci anticipare?

Guarda, io continuo a portare avanti il mio discorso sulla parte dello scratch. Per ora sono usciti i vinili 7’’, tools da dj con sample sopra, break e cazzi vari per lo scratch. Usciranno sicuramente altri battle break, adesso è uscito XMasCat in 7’’ vinile rosso e ne uscirà presto un altro. Per le produzioni rap, non ho grandi novità – o al momento non le voglio dì. Le uniche cose che posso dire è che sto lavorando su alcuni pezzi con Viro, come ho già detto, e il prossimo che uscirà è davvero molto particolare, ‘na stecca in faccia allucinante: la nostra discesa verso il buio.

Per chiudere, ti faccio una domanda che molti vorrebbero porti: ‘sta storia d’amore con Rancore è finita?

In realtà una storia d’amore non c’è mai stata, fondamentalmente sono etero e fidanzato. (Ride, n.d.r.) Comunque, avemo fatto tante cose belle con Rancore. Più che dire che ognuno ha preso la propria strada, la realtà è che noi eravamo Rancore & Dj Myke, non certo i – chessò – Colle der Fomento, che si separano e uno dice “moh, avete smesso!”. Noi non abbiamo smesso, io continuo a fare le mie cose, lui le sue. Eravamo Rancore & Dj Myke, ora siamo Rancore e Dj Myke. Se collaboreremo di nuovo non lo so. Quello che so è che i pezzi con Rancore mi vengono bene, e credo lo sappia anche lui. Punto. L’ultimo disco che è uscito, S.U.N.S.H.I.N.E., credo la gente debba ancora ascoltarselo bene, anche se sono solo cinque tracce. Rimane comunque una cosa attuale.”

Per altro, S.U.N.S.H.I.N.E. fu nominato dal Fatto Quotidiano come il migiior pezzo rap mai scritto in Italia… Va bene Myke, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi!

Grazie mille a te fratè, ciao!

Qui di seguito la Tracklist di Hocus Pocus – Black Edition

Side A
1. BANGERZ / Micionero
2. TI UCCIDERÒ ALL’ALBA / Max Zanotti
3. LO SPAZZACAMINO / Rancore
4. NO PAURA / Primo Brown
Side B
5. PRESTO! / Viro
6. HOCUS POCUS / Fabri Fibra
7. TESTA D’ARIETE / Noyz Narcos
8. IL MALE È BANALE / Diego Mancini
Side C
9. AVVOLTOI / Claver Gold, Davide Shorty
10. FULL TIME / Danno (Colle der Fomento)
11. J’TE PARLE PAS DE RAP / Rival (CNN)
12. UN GIORNO DIVERSO / Tormento
Side D
13. TUTTO GIRA COME DEVE / Turi
14. THE GRIMEY SHOW / Bassi Maestro, Rido, Supa (Sano Business) 
15. NO JOKE / Dre Love
16. EMMECOMEMOSTRI / Medda

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 385

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 554

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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