ESCLUSIVA – Intervista a Gast “La mia musica è metafisica. Il TruceKlan? Ha ribaltato la scena italiana.” 0 1835

“Tanti anni fa facevo i graffiti, andavo in skate, e non mi sentivo affatto appartenere alla cultura Hip Hop, finché un giorno non mi sono reso conto di esserci dentro in pieno.”

A due anni dall’uscita del suo Underground Legend Mixtape abbiamo il piacere di intervistare, in esclusiva per Blunote Music, il rapper Gast, appartenente al TruceKlan, uno dei più importanti collettivi rap italiani nati agli inizi del 2000 che vede la partecipazione di artisti quali Noyz Narcos, Chicoria, Gemello e lo stesso Gast. In questa lunga intervista il rapper – che preferisce essere definito cantautore – racconta del suo percorso artistico e professionale da due anni a questa parte, tra i suoi nuovi progetti musicali, la collaborazione con una seed bank italiana e la storia del TruceKlan nel panorama musicale italiano.

Ciao Gast, presentarti è ormai superfluo, dunque quello che ti chiedo è: raccontaci cosa hai fatto da un paio d’anni a questa parte, tra Amsterdam, Roma, la tua musica e la tua vita!
Negli ultimi due anni ho fatto un disco con LC Beatz che però non è uscito e non so se uscirà mai. Vari pezzi col Cuns ed un disco con Depha beat che sta per uscire, ma non parliamo di date. Tantissimi pezzi con Aliendee che già suoniamo live, alcuni infatti sono usciti come singoli, altri fanno parte di un progetto insieme, su beat box. Principalmente ho fatto tanta musica.
A parte il rap, ad Amsterdam ho lavorato con alcuni amici al progetto Over the Pot, una weed series, e con Microgenetica, la nuova compagnia di semi di Dj Gengis e socio. Ad Amsterdam poi ho molti vecchi amici, la maggior parte sono italiani. È la mia seconda casa.

Su Microgenetica ci torneremo più avanti nell’intervista. Qualche settimana fa è uscito Post Mortem, prodotto da Depha, un singolo che ci ha colpito parecchio. Parlaci un po’ di questo tuo ultimo lavoro.
Post Mortem è uno di quei singoli che ti dicevo prima, fa parte del lavoro degli ultimi due anni. In realtà è un testo abbastanza recente, scritto direttamente in studio mentre Eddy faceva il beat. Post Mortem è la speranza di esserci anche quando non ci sarò più. Un’artista che colpisce rimane per sempre.

Adesso parliamo un po’ di scena italiana: da qualche anno in Italia il rap è praticamente stato soppiantato dalla trap, alcune volte creando negli ascoltatori vere e proprie faide di genere. Come ti poni rispetto all’argomento?
Bella domanda! Tanti anni fa facevo i graffiti, andavo in skate, e non mi sentivo affatto appartenere alla cultura Hip Hop, finché un giorno non mi sono reso conto di esserci dentro in pieno. Oggi mi definisco in base alla mia musica, mi sento più musicista, mi piacerebbe dire un cantautore. Questo sta a significare che non sono molto legato ai generi musicali, e che qualcosa può farmi anche schifo idealmente, ma magari è fatta bene e l’ascolto volentieri. Premetto questo per dire che la trap non è nulla di nuovo alle mie orecchie, anzi riprende molto il genere South, che nell’ambiente rap purista italiano è sempre stato disprezzato. Eppure alcuni artisti mi piacciono da morire. Non m’interessa come parli o se ti vesti come la mia ragazza, se fai un pezzo figo mi piace e lo ascolto. Non seguo troppo la scena italiana, ma a Roma e Napoli ci sono artisti trap che mi piacciono parecchio.

Facciamo adesso un focus su Roma, la tua città: Ci sono artisti, magari nuove leve, che apprezzi particolarmente?
Riguardo la Capitale, mi capita spesso di vedere video in anteprima al 3Tone Studio da Depha o di ascoltare tracce di nuovi rapper: c’è Numi che sta facendo belle cose, infatti è in uscita un featuring interessante proprio con lui nel mio nuovo cd. Mi piace molto anche il suono grezzo di Roma Guasta, tant’è che non ho perso tempo e ho arrangiato un feat anche con loro uscito qualche giorno fa (Get it Out, n.d.r.)

Quanto il TruceKlan ha influenzato il rap italiano e più in generale la cultura Hip Hop dalla sua fondazione ad oggi attraverso la musica?
Quando il TruceKlan era agli inizi io non rappavo, ho iniziato molto più avanti: mi piaceva da morire scrivere testi e ho preso molto da quella scuola, crescendoci insieme. Ti posso dire che il TruceKlan coinvolgeva ragazzi appartenenti a più generi, dal punk al teknarolo, eravamo trasversali. La verità è che abbiamo imposto canoni estetici che ancora oggi sono in voga. Il rap italiano poi, all’epoca, era un po’ una lobby, per cantare dovevi chiedere il permesso. Noi eravamo semplicemente un gruppo di amici, tutti con attitudini diverse, ma ci piaceva molto la musica: c’era chi produceva beat, chi scriveva testi, chi faceva i video. Autoprodursi è venuto da sè.

Cos’è Microgenetica, da cosa nasce e per cosa è stata fondata? Qual è il tuo ruolo al suo interno?
Microgenetica è una seed bank, nasce ad Amstedam ma è italiana, essendo i soci italiani. Essendo io sempre stato legato alla cannabis ed avendo partecipato a cannabis cup ed eventi in Italia ed Europa, ho collaborato alla creazione di una varietà con Microgenetica, la “Big Papaya”, che spero abbiate già fumato tutti. Ha un sapore dolce, un po’ limoncina, davvero buona, e spero sia la prima di una lunga serie perché mi piace molto lavorare in questo campo. Microgenetica ha cominciato con poche varietà, ma tutte davvero buone, perché punta sulla qualità del prodotto.

Gast (a destra) con Aliendee

Ci sarà la possibilità per giovani italiani di entrare nel mondo della cannabis grazie a Microgenetica, contando le pochissime possibilità in tal senso in Italia?
Certo che sì! Siamo praticamente tutti quanti italiani, chi vive ad Amsterdam, chi a Roma, chi a Milano. Microgenetica si sta inoltre espandendo, ha preso contatti con altri giovani artisti legati all’immaginario della cannabis, uno dei quali è Sferaebbasta. L’industria dell'”erba” è in via di sviluppo in tutto il mondo e in cerca di giovani talenti con la passione per la botanica. Paesi dove prima farsi una canna era considerato alla stregua del consumo di cocaina ora sono tra i principali esportatori e innovatori in questo campo. In Italia ci sono aziende come Canaparoma che si occupano di cannabis e già sono iniziati rapporti di collaborazione con la nostra seed bank.

Cosa ne pensi della “cannabis light” che sta prendendo piede in Italia, come quella di Easyjoint, e delle critiche piovute da diversi ambienti legati alla cannabis?
La verità è che ci sono due scuole pensiero: c’è chi pensa che in questo modo si arrivi rapidamente alla legalizzazione: se tutti coltivassero la cannabis legale sarebbe difficilissimo distinguerla da quella illegale, e per forza di cose si tenderebbe a liberalizzarla. C’è poi, invece, chi crede che sia un modo di mettere il business nelle mani dello Stato: ora vendono questa, domani quella col THC, ed è tutto monopolio di stato. A mio avviso, con la diffusione si può arrivare più rapidamente alla legalizzazione, dunque sono tendenzialmente favorevole.

Ci sono progetti musicali futuri in programma, qualche anticipazione?
Guarda, oggi stavo sul set di un video, un altro l’abbiamo girato dieci giorni fa e ne deve uscire uno già pronto, quindi stiamo proprio sul pezzo!

Grazie per essere stato con noi, fai un saluto a tutta la Puglia!
Come no! Sono appena stato in Puglia per delle date. La porto nel cuore, un bacio grandissimo!

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

Intervista a Depha: “3Tone Studio ormai punto di riferimento a Roma.” 0 292

Il lavoro del producer è ormai fondamentale, nel Rap o nella Trap, per la buona riuscita di un progetto musicale: succede praticamente per ogni artista, basti pensare all’ottima coppia che formano Quentin40 e Dr. Cream, o al super lavoro di Charlie Charles all’interno della Trap. A metà fra old school e nuova scuola si trova un altro producer fra i più fruttuosi del panorama italiano: Depha Beat, all’anagrafe Edoardo Di Fazio, è un produttore classe ’86 da parecchio tempo impegnato a lavorare con molti esponenti del rap romano, fra cui Gast, Chicoria, Metal Carter, Yamba, Roma Guasta e Pa Pa. Il lavoro di Depha si concentra tutto al quartiere Africano di Roma, nel 3Tone Studio, da dove sono usciti tanti degli ultimi lavori della scena romana. Come dice Depha stesso, il 3Tone è diventato un punto di riferimento, e così anche lui: abbiamo intervistato il giovane produttore romano, parlando proprio del 3Tone Studio, degli artisti con cui lavora quotidianamente, ma anche della scena romana e dei progetti futuri.

depha beat intervista blunote music 3tone studio

Ciao Depha! Partiamo dalle basi: 3Tone Studio, attivo dal 2014. Raccontami un po’ la storia.
La storia del 3Tone Studio inizia ancora prima della sua formazione, quando si chiamava 3Q Studio. Devi sapere che sono laureato in grafica e design – sono completamente autodidatta per quello che riguarda la musica. Praticamente, tornai da Londra dopo aver fatto uno stage in uno studio di grafica dove venni trattato a pesci in faccia [Ride, n.d.r.]; da lì la decisione di aprire uno studio, visto anche che suonavo dall’età di quattordici anni. È iniziato come studio di grafica, non solo di musica, ma poi ci siamo dati solo a quest’ultima, investendoci molti soldi e rendendolo uno studio professionale.

Quanta gente passa dallo studio? Produci davvero un sacco di artisti…
Penso sia diventato un punto di riferimento a Roma, ci son passati quasi tutti per quel che riguarda il rap – o la trap, o l’hip hop, quello che vuoi. Non saprei quantificarli in numeri

Parecchi i lavori usciti nell’ultimo periodo, ad esempio il nuovo disco di Grezzo e Suarez, ‘Siberia’: parlami un po’ di questo lavoro.
Suarez non lo conoscevo ancora molto bene, Grezzo invece è un amico di vecchia data, collaboriamo già da un po’ – facemmo già un disco, Petrolio, un po’ più concettuale. Siberia è nato molto naturalmente, io e Grezzo lavoriamo molto insieme in studio; piano piano è nata l’idea del disco con Suarez e devo dire che è venuto su davvero bene, mi piace molto. È un disco parecchio in controtendenza con quello che va ora, uno dei lavori più belli che ho fatto, anche a partire dalla copertina realizzata dal Sacher Studio, a livello grafico. Ma soprattutto è nato molto naturalmente, spontaneamente.”

depha beat intervista blunote music copertina siberia grezzo suarez
La copertina di ‘Siberia’

Proprio in Siberia, nella traccia ‘Bollicine’, compare Rosa White, un’artista emergente per la quale hai prodotto l’ultimo singolo, Antidoto, che è davvero una bomba. Lei ha una voce fenomenale: dimmi qualcosa di più.
Rosa, calcola, è una macina, come si dice a Roma: è piccolina ma potente. È un concentrato di energie: ora fa una scuola per stuntman, per farti capire il tipo. Collaboriamo da un po’ insieme, me la presentò Gose; abbiamo già fatto un EP a suo tempo e come ti dicevo è un’artista davvero eccezionale: meriterebbe molto di più. Antidoto è un pezzo praticamente “suo”, è stata lei a chiedermi quella sonorità un po’ chill, un po’ jazz, in chiave molto moderna: Rosa è ‘na bella cacacazzi [Ride, n.d.r.], vuole il beat in una determinata maniera… ha il suo modo di lavorare, è giusto così. Anche con lei stiamo lavorando su nuova roba.”

Un altro degli ultimi dischi in uscita è stato ‘In Times of Need’ dei Roma Guasta. Noi li abbiamo intervistati e pensiamo siano tra i migliori emergenti italiani.
Sì, i Roma Guasta spaccano proprio! A parte questa cosa che son due fratelli, che è stata detta e ridetta, è proprio il loro avere l’hip hop nel sangue ad essere stupefacente. Incarnano molto la cultura, una cosa che si sta perdendo nell’ultimo periodo. In Times of Need ne è la dimostrazione, un super disco a metà col Cuns, altro grande producer. Per loro ho anche curato ‘RG Music’, il disco dell’anno scorso, e ora stiamo lavorando su alcuni singoli. Loro sono molto prolifici, non riescono a stare fermi: a volte gli dico ‘ A Regà, spingete il disco prima di fare altra roba’, ma loro hanno questa attitudine – una rarità, oggi – di fare musica per sé stessi; è come andare dalla psicologa per loro, la vivono in maniera appassionata.

Tra gli artisti che produci c’è anche Pa Pa, uno degli artisti più controversi della scena: nei commenti di Instagram e Youtube la gente non spende proprio belle parole, eppure le visualizzazioni non mancano. Inoltre, io ho visto una crescita davvero importante da quando lavorate insieme, sotto il punto di vista artistico.
Conosco Matteo da parecchio, tra l’altro è proprio un ‘pischello de zona’ di dove son vissuto io, al quartiere Africano. Lui è controverso, sì: o lo ami o lo odi, fondamentalmente. Diciamo che è un bel personaggio, un bel coatto – come dicono a Roma. Chi scrive su Instagram, però, non lo sa: sono chiacchiere da cellulare. Io che lo conosco posso dire che è molto reale in quello che fa. Non so se la sua crescita sia merito mio – magari sì, ho cercato di metterlo sotto assiduamente, facendolo venire in studio il più possibile. Pa Pa è l’altra faccia della mia medaglia, quello con cui facciamo roba un po’ più trap: a me piace, è real, ha quell’attitudine nera, americana, che gli permette di mangiarsi il microfono. Con Pa Pa siamo sempre a lavoro, settimanalmente.”

depha beat intervista blunote music Pa Pa
Pa Pa in un fotogramma del videoclip di ‘Guardami Baby’

Proprio i Roma Guasta e Pa Pa disegnano quella contrapposizione fra Rap e Trap che si crea nel tuo studio, dove produci artisti molto diversi fra loro a livello di sonorità. I Roma Guasta, come anche Chicoria, sono legati ad un contesto molto Old School, mentre Pa Pa, Yamba e Numi virano su un sound più moderno. Quello che volevo chiederti è: ti diverti più con il Rap o con la Trap?
Io vengo sicuramente da un contesto old school: sono cresciuto col Truceklan, coi Colle… Il Truceklan fece una vera rivoluzione a suo tempo, e ce l’ho ovviamente nel cuore. Posso definirmi sicuramente old school, ma mi è sempre piaciuta l’innovazione. Per esempio, il primo disco che produssi, chiamato Violentt Beat Vol. 1 – parliamo del lontano 2008, su quel disco c’è anche Duke Montana quando ancora non litigò col Noyz – già sperimentavamo con delle basi un po’ più south. Fondamentalmente, a me diverte fare tutto, anche altri generi musicali – pensa a Rosa White, appunto, ma anche quando sono solo in studio faccio roba-tipo-aperitivo, senza voci sopra; sarà che arrivo al burnout lavorativo e non sopporto più i rapper [Ride, n.d.r.]… in verità funziona come una continua crisi: vengo in studio ogni giorno perché per me è un bisogno, ed ogni giorno dico qualcosa tipo ‘madonna che palle ‘sta roba moderna’ o ‘e basta con ‘sto old school’, ma poi la verità è che mi piace tutto ed il giorno dopo sto punto e a capo.”

Rarissima copia di Violent Beat

Oggi possiamo definire tranquillamente il Rap come genere di punta. Dove pensi sarà il Rap fra cinque anni? Credi che riuscirà a mantenere il trend?
Spero vivamente che lo mantenga – non fosse solo per motivi lavorativi! [Ride, n.d.r.] Al di là di questo, spero si amplino gli orizzonti: adesso mi sembra che le cose che vanno di più sono molto da teenager, è difficile trovare dei testi primi in classifica che abbiano anche un minimo di profondità. Si sa, le tracce che vanno per la maggiore parlano fondamentalmente del nulla. Mi auguro che non sia così, che possa arrivare qualcosa in più sotto questo punto di vista.

E dove vedi Depha, invece, fra cinque anni?
“Sicuramente lo vedo che suona. Ti dico la verità: vorrei andarmene dall’Italia. Non trovo che sia un Paese in grado di dare prospettive future, e non solo per noi artisti: questo Stato sta letteralmente morendo. Sogno uno studio con vista sull’oceano, magari neanche troppo lontano; penso a Tenerife, ad esempio. Un mio amico l’ha fatto, sta lì. Quello è il mio sogno nel cassetto: continuare a fare questo ma in un posto più rilassato, magari lavorando a progetti miei, solo strumentali.”

depha beat intervista blunote music
Depha Beat al 3Tone Studio

Torniamo sul 3Tone Studio. Come dicevamo, sono tantissimi gli artisti che passano sulle tue basi, pressocché tutti romani. Possiamo dire quindi che sì, il 3Tone Studio rappresenta molto la scena romana, ma hai mai pensato di andare oltre quei confini oppure è una scelta stilistica quella di produrre solo gente di Roma?
È una domanda difficile. Stando a Roma mi trovo a lavorare praticamente solo con artisti romani, è una cosa che viene da sé; però è successo di avere persone che vengono da fuori, magari pischelli, o anche qualche featuring in un disco con qualcuno non di Roma. A prescindere, a me piace la realtà romana, il romano, Roma: per me è un complimento questa domanda. Ma non è che non voglio uscire da Roma; mi piacerebbe essere una di quelle persone che portano la scena romana a livelli alti come quella di Milano, o anche a livello internazionale. Roma è complicata, siamo pieni di storie, di faide fra persone, ed è difficile creare un unico ‘esercito’ di artisti: tendiamo ad escluderci l’uno con l’altro, una cosa che a Milano non succede. Infatti molti dei rapper romani che sono andati a Milano sono quelli che sono andati meglio.

Basti pensare solo a Noyz Narcos…
Sì, esatto, anche se penso che Noyz avrebbe fatto successo anche rimanendo a Roma. Guardiamo Lauro [Achille, n.d.r.], ad esempio: conosco molto bene il Quarto Blocco – stavo alle elementari con Sedato, per dire – e Lauro è stato quello che da zero è diventato un capo. Poi, puoi criticare la musica che fa adesso, può essere rap o non rap, però…

Questi discorsi li lasciamo a chi non capisce di musica: Achille Lauro è uno degli artisti migliori in Italia, se non il migliore
Son d’accordo: può piacere o no, ma tanto di cappello e tutta la mia stima, anche per come si è saputo vendere senza mai piegarsi al mercato.

achille lauro beat intervista blunote music 3tone studio
Achille Lauro

C’è qualche artista al di fuori della scena romana, magari emergente, che apprezzi particolarmente? Ad esempio, di recente sono andato in fissa con la scena napoletana che oggi ci sta regalando parecchi artisti che spaccano davvero: sicuramente il primo che mi viene in mente è Speranza, ma anche Ciro Zero, Geolièr ecc.
“Speranza mi fa sballare, mi piace troppo. È forte tecnicamente ed ha un modo di raccontare le sue storie in maniera del tutto originale. Per quello che riguarda quello che ascolto, beh, mi becchi in flagrante. Facendo rap italiano tutto il giorno è difficile che la sera, quando non sono in studio, ascolti rap italiano…”

T’ha rotto il cazzo!
Eh, sì! [Ride, n.d.r.]. Diciamo che lo ascolto perché qualcuno mi viene a dire che è uscito questo o quest’altro, ma io ascolto molto rap americano e, quando ascolto rap italiano, cerco qualcosa della mia adolescenza. Sul rap italiano posso anche definirmi ignorante; posso dirti, però, che mi piace molto Gué, ‘na cifra: ha un’arroganza che nessun rapper italiano ha. Posso dire anche che mi piace Ghali, ma rimango comunque legato al rap americano. Sono un mega fan di Nipsey Hussle – a cui  purtroppo hanno sparato da poco – e che mi fece conoscere proprio Manuel [Gast, n.d.r.]. Lui mi piaceva perché ha queste sonorità trap-west coast, e io amo la west coast. Ma anche Tyler The Creator, tutta l’ASAP, la scena di Buffalo col campione che gira loopato all’infinito. Ma posso cambiare del tutto e andare anche su Battisti, Pink Floyd… diciamo che sono un po’ eclettico [Ride, n.d.r.]. Non amo chiudermi in un genere, la trovo una cosa superficiale: c’è sempre nuova musica da scoprire, nuove emozioni da provare, a prescindere che faccia parte di una corrente o di un’altra.”

In una tua intervista del 2016 per 2Due Righe parlavi di un progetto, Grounder, fondamentalmente un’etichetta di cui però, posso immaginare, non se n’è fatto più nulla. Allo stesso tempo, però, il 3Tone Studio è diventato un’etichetta: possiamo dire che è la sua evoluzione?
Sì, non viene proprio direttamente da Grounder però sì, il 3Tone Studio è un’etichetta, abbiamo anche la distribuzione. Ovviamente abbiamo iniziato da poco a lavorare come etichetta, ma andiamo bene: puntiamo a raccogliere buona parte del panorama romano per farlo emergere di più. Speriamo!

Sempre in quell’intervista avevi anche accennato ad un disco con molti artisti che, però, ancora non è uscito. Hai abbandonato l’idea di questo lavoro?
Non è che l’ho abbandonato, è che ci sono difficoltà realizzative dovute alla mia indecisione: è difficile, a volte faccio un beat che penso di tenere per il mio progetto e alla fine, preso dall’entusiasmo, lo do ad un artista a cui piace per il suo lavoro. Ogni tanto droppo un singolo – ad esempio fra un po’ ne esce uno con Pacman. Diciamo che piuttosto che fare un disco, cosa che sicuramente farò quando mi deciderò, farò dei singoli come ‘Depha Beat X l’artista in questione’. Ho già fatto quello con i Roma Guasta, poi quello con Pacman e sicuramente uno col Chicoria…”

Ah! Finalmente il Chicoria. Ha pubblicato un singolo da poco, ma un disco di Chicoria manca da tanto, dal 2016, con Lettere.
Sì, guarda, ho visto Armando da poco. Eh… Mo ritornerà prepotentemente! Non voglio dire altro.

Parliamo di Gast, allora: Star Roller è uscito di recente: com’è andato e cosa avete in studio adesso?
Beh, il disco è andato bene, abbiamo fatto un milione e passa di streaming e sono molto contento. Con Manuel ci lavoro in maniera molto naturale, le cose vanno sempre bene con lui. Adesso ci siamo presi un attimo di pausa, stiamo respirando. Sicuramente faremo un Cime Viola 2, per ora mi godo i frutti del lavoro. Sono tanto soddisfatto di Star Roller, mi piace molto, posso dirti che la mia traccia preferita è Fuoriserie. Ma anche quella col Noyz è spettacolare. È un disco che mi piace perché è il riassunto di innumerevoli tracce che facemmo, abbiamo cercato di regalare al pubblico un lavoro più completo, che facesse vedere tutte le nostre sfaccettature. Penso ci siamo riusciti alla grande.”

Abbiamo parlato di PaPa come artista controverso, ma un altro che può rientrare in questo genere è Metal Carter, del quale hai curato l’ultimo disco uscito: com’è stato lavorarci e cosa ci dobbiamo aspettare?
Beh, lavorare col Sergente è sempre esilarante! Consiglio sempre il suo ascolto la mattina nel traffico, per motivarsi prima di andare a lavoro. [Ride, n.d.r.] Lui è molto prolifico, scrive molto, ha molto da dire anche se del suo genere di cose. Siamo già a lavoro su altra roba… A volte non ti ascolta molto, ha delle idee molto ferme – com’è giusto che sia, per carità. Anche del suo ultimo disco sono molto soddisfatto, fare ‘Pagliaccio di Ghiaccio pt.3’ per me è stato un onore. Ma poi Metal Carter mi è sempre piaciuto, è uno di quelli che mi ascoltavo quand’ero ragazzino e lavorarci oggi lo considero come un traguardo personale.

Ultima parentesi per quanto riguarda gli artisti: vedremo mai un nuovo disco di 1Zuckero?
Ma magari! È venuto in studio qualche volta, abbiamo lavorato molto bene. Per me è un culto enorme… Ora che mi ci fai pensare non è una brutta idea, gli butto un messaggio appena chiudiamo! [Ride, n.d.r.]”

Chiudiamo con uno sguardo al futuro prossimo: cosa sta per uscire?
In uscita ho vari artisti emergenti: Bebi 182, Occhiaia 47, Alo e molti altri, un pezzo di PaPa che deve uscire con Louis Papi, ma anche qualche traccia con Numi – penso che a Settembre dropperemo qualcosa; Yamba sta lavorando sul suo disco, ma anche il Chicoria… Sto lavorando con parecchia gente, non mi fermo mai. Uscirà parecchia roba, se mi son scordato qualcuno mi perdonerà!”

Perfetto Depha, ti ringrazio tantissimo per il tuo tempo
Ma va, grazie a te!


“@90”: Beppe Dettori torna con l’album che aveva in cantiere da più di vent’anni 0 187

Era il 1998 quando Beppe Dettori, frontman dei Tazenda dal 2006 al 2012, iniziò con Giorgio Secco una collaborazioneche portò alla scrittura e alla registrazione di un album poi mai rilasciato. Ritardi, incomprensioni, svariati problemi di pubblicazione alla base dell’arenamento di un progetto che oggi, a ben vent’anni di distanza, viene recuperato grazie al ricongiungimento dei suoi due autori. Ed ecco che dopo aver dissotterrato l’album, “pulito” e rimasterizzato le tracce, Dettori e Secco si sono resi conto di quanto questo lavoro fosse ancora attuale e sensato per loro. Di quanto sentissero ancora l’esigenza di portarlo alla luce. Da qui la decisione di pubblicarlo, senza però abbandonare quelle sonorità tipicamente anni ’90 con le quali era inizialmente nato. A conferma di ciò l’esplicativo titolo scelto, “@90”: non solo un riferimento al sound adottato, ma anche omaggio a un «periodo ricco di fermenti musicali e di cambiamenti tecnologici, di crisi economiche e politiche ma anche di grandi soddisfazioni e consapevolezze»).

11 inediti e una cover di Ivan Graziani a comporre la tracklist dell’album. Ed è proprio quest’ultima, “Monalisa”, ad aprire il disco, donando all’ascoltatore una sensazione di forza e ribellione, follia e ragione, cultura e passione per l’arte.

Si passa poi dalla positività e la spensieratezza del pop rock di “Starò meglio” – brano edificato intorno all’esigenza di tirarsi fuori dalla mediocrità e dall’omologazione sociale, fuggendo verso lidi di libertà e bellezza –  alle sonorità vagamente madchester di “Mentre passa” – anch’essa guidata dalla ricorrente voglia di ribellarsi alle paure, al dolore e alle difficoltà che la vita presenta.

Tappeti di synth e chitarre funky a colorare la romantica “Fermi il tempo”, che anticipa la ballata di stampo radioheadiano (periodo “Pablo Honey”/”The Bends”) “I’m Falling Down”.

Si passa poi a reminiscenze, rispettivamente, del primo Ligabue e di Vasco per le briose “Sono uscito” e “Quando è ora di andare”, brani accomunati dalla stessa tematica: vincere la paura di buttarsi nell’ignoto e inventarsi un nuovo futuro.

Riff di organi si arrampicano sui morbidi accordi delle chitarre acustiche nella successiva “Mi piace stare qui”: ballata emozionale nella quale Dettori si lascia andare a un cantato rabbioso e sofferto.

I ritmi non si alzano con le successive “Rabbia e dolore” e “Tutto il veleno”: ballad pop rock che racconta la storia di un soldato richiamato alle armi la prima, sussurrata parentesi folk incentrata sull’incanto dell’amore la seconda.

A chiudere le danze ci pensa, poi, la psichedelia appena accennata dalle chitarre sbilenche di “Prendo quello che c’è”: tappa conclusiva di un viaggio all’insegna di un cantautorato pop rock intimo e sincero. Non certo spiazzante o innovativo, ma comunque gradevole e confortante.

Argomenti popolari

Editor Picks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: