ESCLUSIVA – Intervista a Gast “La mia musica è metafisica. Il TruceKlan? Ha ribaltato la scena italiana.” 0 2475

“Tanti anni fa facevo i graffiti, andavo in skate, e non mi sentivo affatto appartenere alla cultura Hip Hop, finché un giorno non mi sono reso conto di esserci dentro in pieno.”

A due anni dall’uscita del suo Underground Legend Mixtape abbiamo il piacere di intervistare, in esclusiva per Blunote Music, il rapper Gast, appartenente al TruceKlan, uno dei più importanti collettivi rap italiani nati agli inizi del 2000 che vede la partecipazione di artisti quali Noyz Narcos, Chicoria, Gemello e lo stesso Gast. In questa lunga intervista il rapper – che preferisce essere definito cantautore – racconta del suo percorso artistico e professionale da due anni a questa parte, tra i suoi nuovi progetti musicali, la collaborazione con una seed bank italiana e la storia del TruceKlan nel panorama musicale italiano.

Ciao Gast, presentarti è ormai superfluo, dunque quello che ti chiedo è: raccontaci cosa hai fatto da un paio d’anni a questa parte, tra Amsterdam, Roma, la tua musica e la tua vita!
Negli ultimi due anni ho fatto un disco con LC Beatz che però non è uscito e non so se uscirà mai. Vari pezzi col Cuns ed un disco con Depha beat che sta per uscire, ma non parliamo di date. Tantissimi pezzi con Aliendee che già suoniamo live, alcuni infatti sono usciti come singoli, altri fanno parte di un progetto insieme, su beat box. Principalmente ho fatto tanta musica.
A parte il rap, ad Amsterdam ho lavorato con alcuni amici al progetto Over the Pot, una weed series, e con Microgenetica, la nuova compagnia di semi di Dj Gengis e socio. Ad Amsterdam poi ho molti vecchi amici, la maggior parte sono italiani. È la mia seconda casa.

Su Microgenetica ci torneremo più avanti nell’intervista. Qualche settimana fa è uscito Post Mortem, prodotto da Depha, un singolo che ci ha colpito parecchio. Parlaci un po’ di questo tuo ultimo lavoro.
Post Mortem è uno di quei singoli che ti dicevo prima, fa parte del lavoro degli ultimi due anni. In realtà è un testo abbastanza recente, scritto direttamente in studio mentre Eddy faceva il beat. Post Mortem è la speranza di esserci anche quando non ci sarò più. Un’artista che colpisce rimane per sempre.

Adesso parliamo un po’ di scena italiana: da qualche anno in Italia il rap è praticamente stato soppiantato dalla trap, alcune volte creando negli ascoltatori vere e proprie faide di genere. Come ti poni rispetto all’argomento?
Bella domanda! Tanti anni fa facevo i graffiti, andavo in skate, e non mi sentivo affatto appartenere alla cultura Hip Hop, finché un giorno non mi sono reso conto di esserci dentro in pieno. Oggi mi definisco in base alla mia musica, mi sento più musicista, mi piacerebbe dire un cantautore. Questo sta a significare che non sono molto legato ai generi musicali, e che qualcosa può farmi anche schifo idealmente, ma magari è fatta bene e l’ascolto volentieri. Premetto questo per dire che la trap non è nulla di nuovo alle mie orecchie, anzi riprende molto il genere South, che nell’ambiente rap purista italiano è sempre stato disprezzato. Eppure alcuni artisti mi piacciono da morire. Non m’interessa come parli o se ti vesti come la mia ragazza, se fai un pezzo figo mi piace e lo ascolto. Non seguo troppo la scena italiana, ma a Roma e Napoli ci sono artisti trap che mi piacciono parecchio.

Facciamo adesso un focus su Roma, la tua città: Ci sono artisti, magari nuove leve, che apprezzi particolarmente?
Riguardo la Capitale, mi capita spesso di vedere video in anteprima al 3Tone Studio da Depha o di ascoltare tracce di nuovi rapper: c’è Numi che sta facendo belle cose, infatti è in uscita un featuring interessante proprio con lui nel mio nuovo cd. Mi piace molto anche il suono grezzo di Roma Guasta, tant’è che non ho perso tempo e ho arrangiato un feat anche con loro uscito qualche giorno fa (Get it Out, n.d.r.)

Quanto il TruceKlan ha influenzato il rap italiano e più in generale la cultura Hip Hop dalla sua fondazione ad oggi attraverso la musica?
Quando il TruceKlan era agli inizi io non rappavo, ho iniziato molto più avanti: mi piaceva da morire scrivere testi e ho preso molto da quella scuola, crescendoci insieme. Ti posso dire che il TruceKlan coinvolgeva ragazzi appartenenti a più generi, dal punk al teknarolo, eravamo trasversali. La verità è che abbiamo imposto canoni estetici che ancora oggi sono in voga. Il rap italiano poi, all’epoca, era un po’ una lobby, per cantare dovevi chiedere il permesso. Noi eravamo semplicemente un gruppo di amici, tutti con attitudini diverse, ma ci piaceva molto la musica: c’era chi produceva beat, chi scriveva testi, chi faceva i video. Autoprodursi è venuto da sè.

Cos’è Microgenetica, da cosa nasce e per cosa è stata fondata? Qual è il tuo ruolo al suo interno?
Microgenetica è una seed bank, nasce ad Amstedam ma è italiana, essendo i soci italiani. Essendo io sempre stato legato alla cannabis ed avendo partecipato a cannabis cup ed eventi in Italia ed Europa, ho collaborato alla creazione di una varietà con Microgenetica, la “Big Papaya”, che spero abbiate già fumato tutti. Ha un sapore dolce, un po’ limoncina, davvero buona, e spero sia la prima di una lunga serie perché mi piace molto lavorare in questo campo. Microgenetica ha cominciato con poche varietà, ma tutte davvero buone, perché punta sulla qualità del prodotto.

Gast (a destra) con Aliendee

Ci sarà la possibilità per giovani italiani di entrare nel mondo della cannabis grazie a Microgenetica, contando le pochissime possibilità in tal senso in Italia?
Certo che sì! Siamo praticamente tutti quanti italiani, chi vive ad Amsterdam, chi a Roma, chi a Milano. Microgenetica si sta inoltre espandendo, ha preso contatti con altri giovani artisti legati all’immaginario della cannabis, uno dei quali è Sferaebbasta. L’industria dell'”erba” è in via di sviluppo in tutto il mondo e in cerca di giovani talenti con la passione per la botanica. Paesi dove prima farsi una canna era considerato alla stregua del consumo di cocaina ora sono tra i principali esportatori e innovatori in questo campo. In Italia ci sono aziende come Canaparoma che si occupano di cannabis e già sono iniziati rapporti di collaborazione con la nostra seed bank.

Cosa ne pensi della “cannabis light” che sta prendendo piede in Italia, come quella di Easyjoint, e delle critiche piovute da diversi ambienti legati alla cannabis?
La verità è che ci sono due scuole pensiero: c’è chi pensa che in questo modo si arrivi rapidamente alla legalizzazione: se tutti coltivassero la cannabis legale sarebbe difficilissimo distinguerla da quella illegale, e per forza di cose si tenderebbe a liberalizzarla. C’è poi, invece, chi crede che sia un modo di mettere il business nelle mani dello Stato: ora vendono questa, domani quella col THC, ed è tutto monopolio di stato. A mio avviso, con la diffusione si può arrivare più rapidamente alla legalizzazione, dunque sono tendenzialmente favorevole.

Ci sono progetti musicali futuri in programma, qualche anticipazione?
Guarda, oggi stavo sul set di un video, un altro l’abbiamo girato dieci giorni fa e ne deve uscire uno già pronto, quindi stiamo proprio sul pezzo!

Grazie per essere stato con noi, fai un saluto a tutta la Puglia!
Come no! Sono appena stato in Puglia per delle date. La porto nel cuore, un bacio grandissimo!

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Phase2 è morto: fu l’inventore del bubble style 0 254

Figura leggendaria della cultura hip hop, Lonny Wood aka Phase2 non è stato l’iniziatore del writing, ma all’unanimità uno dei suoi maggiori promotori. Il maggior merito a lui attribuito è quello di aver rinnovato nel profondo le tecniche di writing impiegate fino agli inizi degli anni ’70, introducendo quelle forme morbide e leggere tipiche del bubble style.

Phase2_graffiti
Phase2 ritratto davanti ad un suo pezzo.

Si estendono a macchia d’olio le notizie sul web secondo cui il fondatore della Omega Zulu Maasai si sarebbe spento il 13 dicembre dopo una lunga lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica. L’icona della street art del Bronx contribuì alla diffusione dell’hip hop a New York durante gli anni ’70 grazie ai flyers da lui disegnati. Questi volantini erano fondamentalmente inviti a feste dove un nuovo genere iniziava a scalzare la disco dalle scarpe luccicanti dei giovani per vestire panni più sciolti. Dalle discoteche ai basement, il ruolo del writer era proprio quella di fare da apripista agli eventi, spargendo la voce nel neighborhood come se fosse un PR dei nostri giorni attraverso l’arte e i graffiti. Durante queste feste, MCs, writer e breakers si esibivano dal vivo a ritmo di get down dei deejay, che scoprivano le prime tecniche di mixing con i dischi, rompendo i tabù della disco e gettando le basi di un nuovo genere che traeva linfa dalla black culture.

Phase2_flyer_Afrikabam
Flyer disegnato da Phase2 per una festa di Afrika Bambaataa.

Nella sua vita, Phase2 ha progettato flyers per feste presiedute da divinità quali Grandmaster Flash o Afrika Bambaata, ha graffiato decine di vagoni della metropolitana newyorkese, ma non fu solo questo. Lonny Wood fu anche deejay e, in più di un’occasione, ha rappato con il suo aka o sotto innumerevoli altri nomi. In Italia, è ricordato per aver collaborato ad alcune tracce che sono parte di album capisaldi dell’hip hop nostrano, come Neffa & i messaggeri della Dopa o La grande truffa del rap di Gente Guasta.

Neffa feat. Phase II, Sean – To the death

Once Liam Gallagher, forever Liam Gallagher 0 157

I live for now, not for what happens after I die

Vivo per l’oggi, non per quello che succederà quando morirò”. Esordiva così davanti ai giornalisti, con una delle sue solite massime, l’Oasis nostalgico: Liam Gallagher. Un continuo susseguirsi di atteggiamenti “ribelli” per creare quel personaggio duro e rock ‘n’ roll che è rimasto impresso nell’immaginario di tutti noi. Ma Liam è davvero così?

Torniamo un attimo indietro al 2009. Quell’anno, per un fan sfegatato degli Oasis, è stato un colpo al cuore; come perdere un parente caro. Da quel momento in poi i fratelli Gallagher si divisero, ognuno andò per la sua strada accompagnato dal proprio ego e dal forte orgoglio che li contraddistingue. Un sentimento eccessivo che sembra appartenere sempre meno al fratello più piccolo, Liam. Dal 2009 sono successe molte cose nelle loro vite: entrambi, senza ripensamenti, hanno portato avanti la propria carriera musicale. Noel iniziò a esibirsi da solista e nel luglio del 2011 formò “Noel Gallagher’s High Flying Birds”. Nel caso di Liam sono stati tre gli avvenimenti degni di nota: per iniziare, i successi maggiori rispetto a quelli del fratello; un documentario con grande consenso e una figlia incontrata dopo vent’anni. Tre elementi che hanno mostrato un Liam Gallagher diverso da quello che ci mostrano continuamente i media e da quello che lo stesso ha mostrato – per questioni d’immagine, probabilmente – nel corso degli anni.

noel gallagher liam gallagher

Il suo ultimo lavoro, “Why me? Why not?”, è un album che mostra un uomo sensibile e soprattutto nostalgico di un passato che non ritornerà – e lo sa bene – ma che continua ad apparire come una costante nella sua vita, influenzandola sempre di pi, non solo professionalmente parlando. “Why me? Why Not?” è un disco pieno di amore e di odio e un esempio è la traccia “One of Us”: una canzone con un testo indirizzato a una persona che gli ha chiuso le porte in faccia. Piena di riferimenti alla famiglia, all’amicizia e al senso di appartenenza; non può che far pensare a Noel, il fratello che non vuole riunire gli Oasis; lo stesso che ha alimentato un lungo litigio mediatico per le tracce musicali degli Oasis nel documentario su Liam: As it Was. Per voi chi è il fratello arrogante e odioso?

Dal documentario si nota – ed è normale direi – un certo risentimento di Liam nei confronti di Noel e, allo stesso tempo, sommando quanto detto dallo stesso durante le interviste e attraverso i propri testi, ciò che emerge è un Liam diverso da quello che credevamo. Ogni brano del suo ultimo lavoro rafforza questa teoria ma uno su tutti risalta la tesi: Once. La traccia, presentata per la prima volta attraverso il documentario, mostra un aspetto caratteriale a tanti sconosciuto e da molti mal interpretato. Once è sentimentalità, romanticismo, fragilità e soprattutto riflessione; una delle canzoni migliori di Liam a detta dello stesso.

Il testo narra di un ritorno al passato, ai momenti che non si ripetono e che vorresti ri-concretizzare dopo anni, con l’illusione e la speranza che tutto possa ritornare come prima senza distorsioni dettate dai cambiamenti che il passare del tempo comporta. Un pezzo che abbandona l’arroganza riscontrabile in molti testi del cantautore inglese e, soprattutto, un brano che probabilmente l’allontanerà sempre di più. Un profondo e ulteriore sguardo al passato; all’adolescenza, agli amori, a quando i rapporti con Noel erano buoni. Una canzone con la C maiuscola che rimanda alle ovvie influenze Lennoniane, alle atmosfere di Wonderwall e, purtroppo per lui, a quel che stato è che mai più sarà…

It was easier to have fun back when we had nothing
Nothing much to manage
Back when we were damaged
Sometimes the freedom we wanted feels so uncool
Just clean the pool
And send the kids to school

Questa è Once e chi la canta è il vero Liam.

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