ESCLUSIVA – Intervista a Gast “La mia musica è metafisica. Il TruceKlan? Ha ribaltato la scena italiana.” 0 818

“Tanti anni fa facevo i graffiti, andavo in skate, e non mi sentivo affatto appartenere alla cultura Hip Hop, finché un giorno non mi sono reso conto di esserci dentro in pieno.”

A due anni dall’uscita del suo Underground Legend Mixtape abbiamo il piacere di intervistare, in esclusiva per Blunote Music, il rapper Gast, appartenente al TruceKlan, uno dei più importanti collettivi rap italiani nati agli inizi del 2000 che vede la partecipazione di artisti quali Noyz Narcos, Chicoria, Gemello e lo stesso Gast. In questa lunga intervista il rapper – che preferisce essere definito cantautore – racconta del suo percorso artistico e professionale da due anni a questa parte, tra i suoi nuovi progetti musicali, la collaborazione con una seed bank italiana e la storia del TruceKlan nel panorama musicale italiano.

Ciao Gast, presentarti è ormai superfluo, dunque quello che ti chiedo è: raccontaci cosa hai fatto da un paio d’anni a questa parte, tra Amsterdam, Roma, la tua musica e la tua vita!
Negli ultimi due anni ho fatto un disco con LC Beatz che però non è uscito e non so se uscirà mai. Vari pezzi col Cuns ed un disco con Depha beat che sta per uscire, ma non parliamo di date. Tantissimi pezzi con Aliendee che già suoniamo live, alcuni infatti sono usciti come singoli, altri fanno parte di un progetto insieme, su beat box. Principalmente ho fatto tanta musica.
A parte il rap, ad Amsterdam ho lavorato con alcuni amici al progetto Over the Pot, una weed series, e con Microgenetica, la nuova compagnia di semi di Dj Gengis e socio. Ad Amsterdam poi ho molti vecchi amici, la maggior parte sono italiani. È la mia seconda casa.

Su Microgenetica ci torneremo più avanti nell’intervista. Qualche settimana fa è uscito Post Mortem, prodotto da Depha, un singolo che ci ha colpito parecchio. Parlaci un po’ di questo tuo ultimo lavoro.
Post Mortem è uno di quei singoli che ti dicevo prima, fa parte del lavoro degli ultimi due anni. In realtà è un testo abbastanza recente, scritto direttamente in studio mentre Eddy faceva il beat. Post Mortem è la speranza di esserci anche quando non ci sarò più. Un’artista che colpisce rimane per sempre.

Adesso parliamo un po’ di scena italiana: da qualche anno in Italia il rap è praticamente stato soppiantato dalla trap, alcune volte creando negli ascoltatori vere e proprie faide di genere. Come ti poni rispetto all’argomento?
Bella domanda! Tanti anni fa facevo i graffiti, andavo in skate, e non mi sentivo affatto appartenere alla cultura Hip Hop, finché un giorno non mi sono reso conto di esserci dentro in pieno. Oggi mi definisco in base alla mia musica, mi sento più musicista, mi piacerebbe dire un cantautore. Questo sta a significare che non sono molto legato ai generi musicali, e che qualcosa può farmi anche schifo idealmente, ma magari è fatta bene e l’ascolto volentieri. Premetto questo per dire che la trap non è nulla di nuovo alle mie orecchie, anzi riprende molto il genere South, che nell’ambiente rap purista italiano è sempre stato disprezzato. Eppure alcuni artisti mi piacciono da morire. Non m’interessa come parli o se ti vesti come la mia ragazza, se fai un pezzo figo mi piace e lo ascolto. Non seguo troppo la scena italiana, ma a Roma e Napoli ci sono artisti trap che mi piacciono parecchio.

Facciamo adesso un focus su Roma, la tua città: Ci sono artisti, magari nuove leve, che apprezzi particolarmente?
Riguardo la Capitale, mi capita spesso di vedere video in anteprima al 3Tone Studio da Depha o di ascoltare tracce di nuovi rapper: c’è Numi che sta facendo belle cose, infatti è in uscita un featuring interessante proprio con lui nel mio nuovo cd. Mi piace molto anche il suono grezzo di Roma Guasta, tant’è che non ho perso tempo e ho arrangiato un feat anche con loro uscito qualche giorno fa (Get it Out, n.d.r.)

Quanto il TruceKlan ha influenzato il rap italiano e più in generale la cultura Hip Hop dalla sua fondazione ad oggi attraverso la musica?
Quando il TruceKlan era agli inizi io non rappavo, ho iniziato molto più avanti: mi piaceva da morire scrivere testi e ho preso molto da quella scuola, crescendoci insieme. Ti posso dire che il TruceKlan coinvolgeva ragazzi appartenenti a più generi, dal punk al teknarolo, eravamo trasversali. La verità è che abbiamo imposto canoni estetici che ancora oggi sono in voga. Il rap italiano poi, all’epoca, era un po’ una lobby, per cantare dovevi chiedere il permesso. Noi eravamo semplicemente un gruppo di amici, tutti con attitudini diverse, ma ci piaceva molto la musica: c’era chi produceva beat, chi scriveva testi, chi faceva i video. Autoprodursi è venuto da sè.

Cos’è Microgenetica, da cosa nasce e per cosa è stata fondata? Qual è il tuo ruolo al suo interno?
Microgenetica è una seed bank, nasce ad Amstedam ma è italiana, essendo i soci italiani. Essendo io sempre stato legato alla cannabis ed avendo partecipato a cannabis cup ed eventi in Italia ed Europa, ho collaborato alla creazione di una varietà con Microgenetica, la “Big Papaya”, che spero abbiate già fumato tutti. Ha un sapore dolce, un po’ limoncina, davvero buona, e spero sia la prima di una lunga serie perché mi piace molto lavorare in questo campo. Microgenetica ha cominciato con poche varietà, ma tutte davvero buone, perché punta sulla qualità del prodotto.

Gast (a destra) con Aliendee

Ci sarà la possibilità per giovani italiani di entrare nel mondo della cannabis grazie a Microgenetica, contando le pochissime possibilità in tal senso in Italia?
Certo che sì! Siamo praticamente tutti quanti italiani, chi vive ad Amsterdam, chi a Roma, chi a Milano. Microgenetica si sta inoltre espandendo, ha preso contatti con altri giovani artisti legati all’immaginario della cannabis, uno dei quali è Sferaebbasta. L’industria dell'”erba” è in via di sviluppo in tutto il mondo e in cerca di giovani talenti con la passione per la botanica. Paesi dove prima farsi una canna era considerato alla stregua del consumo di cocaina ora sono tra i principali esportatori e innovatori in questo campo. In Italia ci sono aziende come Canaparoma che si occupano di cannabis e già sono iniziati rapporti di collaborazione con la nostra seed bank.

Cosa ne pensi della “cannabis light” che sta prendendo piede in Italia, come quella di Easyjoint, e delle critiche piovute da diversi ambienti legati alla cannabis?
La verità è che ci sono due scuole pensiero: c’è chi pensa che in questo modo si arrivi rapidamente alla legalizzazione: se tutti coltivassero la cannabis legale sarebbe difficilissimo distinguerla da quella illegale, e per forza di cose si tenderebbe a liberalizzarla. C’è poi, invece, chi crede che sia un modo di mettere il business nelle mani dello Stato: ora vendono questa, domani quella col THC, ed è tutto monopolio di stato. A mio avviso, con la diffusione si può arrivare più rapidamente alla legalizzazione, dunque sono tendenzialmente favorevole.

Ci sono progetti musicali futuri in programma, qualche anticipazione?
Guarda, oggi stavo sul set di un video, un altro l’abbiamo girato dieci giorni fa e ne deve uscire uno già pronto, quindi stiamo proprio sul pezzo!

Grazie per essere stato con noi, fai un saluto a tutta la Puglia!
Come no! Sono appena stato in Puglia per delle date. La porto nel cuore, un bacio grandissimo!

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“Il mondo secondo Marco” è il primo album di Marco Negri: una miscela di rock, pop, brit e nostalgia 0 211

Ognuno vede il mondo sotto la propria lente d’ingrandimento, e Marco Negri ha intenzione di raccontarci il suo punto di vista con il suo album d’esordio “Il mondo secondo Marco”, in arrivo il 25 settembre 2018. Quella di Marco sembra essere la storia di qualcuno che mai si sarebbe aspettato di arrivare dov’è ora, nella vita così come nel suo percorso musicale, e che guarda alle sue disavventure passate con disillusione mista a malinconica ironia. Dai natali nella pianura mantovana, Marco Negri approda nel 2012 a X-Factor, ottenendo una buona risposta dal pubblico, fin quando nel 2015 non conosce il produttore Carlo Cantini, con il quale lavora al suo primo album. “Il mondo secondo Marco” è stato anticipato dal singolo Doroty.

Ciò che colpisce di Marco Negri è la scrittura provocatoria e l’approccio a volte stanco, quasi pigro, nei confronti delle vicissitudini più o meno autobiografiche che si accinge a raccontare. Non ci si aspetti di trovarsi di fronte a testi di difficile comprensione: è proprio il suo essere essenziale, unito agli interventi elettronici del synth di Cantini, il pilastro principale dell’album. Pare che cammini come un funambolo su un filo sottile che è la sua rassegnazione, a volte esorcizzata, altre volte presa sul serio. In ogni caso, però, ciò che resta è sempre un retrogusto malinconico, anche dai pezzi più esplosivi, perché a suonare è quest’uomo di quasi quarant’anni, dall’espressione illeggibile, la barba incolta, e un’evidente passione/nostalgia per le atmosfere brit pop. Un mondo abbastanza eterogeneo, ma per il quale è impossibile non provare una certa simpatia. “Simpatia” nel senso di comprensione, perché alla fine dei conti Marco Negri è sincero, non si sente compiuto come molti artisti già all’inizio della loro carriera, non si comporta da star. Potrebbe essere quell’amico che ti dà un buon consiglio di sera al pub, quando la tua ragazza ti ha lasciato, e magari ti offre pure una birra.

Il disco si apre con un intro elettronica, che fa da sfondo a “Non è questo il male”, una canzone che parla del difficile rapporto tra genitore e figlio. Non si tratta di un brano alla Yusuf Cat Stevens, ma di una potente invettiva sull’incomunicabilità traghettata da ritmi elettronici anni ’80 di cui Garbo potrebbe andare fiero. Il pezzo, intermezzato da suoni monosillabici e voci di sottofondo di cui è difficile cogliere l’origine, si chiude con un verso riprodotto al contrario (sintomo che la vicenda raccontata appartiene con molta probabilità al passato dell’artista).
Prendi il sole” è una canzone dalla grande carica rock, che racconta le insicurezze di chi non si sente all’altezza di certe situazioni (nella fattispecie concreta, insieme alla sua “sirena” in spiaggia).
La traccia successiva è una delle migliori dell’album. “L’ultimo sole#2” è il racconto della fine di una estate colma di difficoltà e drammi esistenziali, in cui Marco confessa di tutte le volte in cui ha perseverato nel seguire i suoi sogni, malgrado sia spesso inciampato nelle incomprensioni di chi gli è stato vicino. “L’ultimo sole” può essere interpretato come l’ultimo tramonto estivo, o in generale, come l’ultima luce alla fine del giorno: in ogni caso, un momento in cui si traccia un bilancio dei propri fallimenti e delle proprie vittorie personali, con la fiducia inarrestabile che nonostante tutto, domani sarà un giorno diverso, e ci sarà un sole diverso. Una bella canzone, dalla struttura semplice ma efficace, che ricorda il sound di una qualsiasi canzone dei Negrita con un ritornello cantato alla Liam Gallagher, candidabile per essere il prossimo estratto.
Le chitarre elettriche annegano in “Da questo mare”, una ballata elettroacustica dal gusto malinconico e dolceamaro, che fa da spartiacque all’interno dell’album rompendo con la carica dei brani precedenti.
Segue un’altra breve intro a “Quella volta che”, un’ennesima canzone sulla scia delle aspettative deluse. Il gusto latino delle note si mischia ad un testo ricco di anafore, dall’alta fruibilità, dimostrando la spiccata versatilità di Marco Negri a chi, fino a qui, ha creduto che fosse un’artista un po’ “old fashioned”.
Cose che ho tradito” ne è un’altra conferma: un pezzo in cui raggae e pop si intrecciano, o meglio, si dividono lo spartito. La prima parte è infatti sicuramente caratterizzata dai suoni di oltreoceano (con una campionatura in background), mentre la seconda si avvicina molto di più alla maniera italiana di chiudere i brani con acuti e chitarre elettriche ostinate.
Alla numero otto arriva “Doroty”, la traccia tutta rock che ha anticipato l’album. Anche in questo caso, il testo è interpretabile in due modi: può trattarsi di una donna molto attraente di cui il protagonista è invaghito, ma che ha dietro di lei una fila di uomini pronti a possederla, e in confronto ai quali lui non si sente all’altezza (come chi soffre perché non può raggiungere un frutto che è cresciuto troppo in alto); d’altro canto, se si attribuisce un significato ai simboli disseminati nel testo (“Quanto son buie le tue galere”, “Parigi furbetta”, “Gioconda che stai lì a giocare”), allora la “mela” di cui Marco Negri parla potrebbe essere la “mela del peccato”, e Doroty potrebbe essere una prostituta.

Appeso al ramo non riesco a saltare / se la tua mela non posso comprare / c’è già quell’altro che sta lì a guardare / mi metto in fila, nient’altro da fare
Appeso al ramo ti lascio cadere / sei sempre quella ora lasciami andare / c’è già la fila di chi vuol comprare / la tua dolcezza che strega l’amore

Superstar!” è nostalgico quasi quanto un pezzo degli 883: una canzone da intonare in coro mentre ci si abbraccia, che parla di chi in passato ha vissuto da fenomeno ma che, come tutti, è stato vinto dalle abitudini del tempo e dalle necessità della vita. Sarebbe stata probabilmente la più adatta a chiudere il disco, ma Marco Negri ha deciso di cambiare registro anche con l’ultima traccia, “Te l’ho detto”, prima dell’outro finale. Si tratta di un discorso con la propria autocoscienza, dalla struttura avulsa rispetto al resto dell’album: Marco si convince che tutte le sue scelte sono state giuste, e che ha fatto bene a scambiare una velenosa normalità, fatta di materialismo e noiose certezze, con il rischio di realizzare i suoi sogni.

Il mondo secondo Marco”, in conclusione, non è sicuramente “il migliore dei mondi possibili”, come avrebbe ottimisticamente suggerito Leibniz qualche secolo fa. Anzi, a dirla tutta, se la storia di Marco Negri avesse un corrispettivo letterario, assomiglierebbe molto più a quella di Candido, strattonato da tutti e con il peso del mondo addosso. Ma è proprio questo a rendere l’artista interessante: il gusto di fare musica per il piacere di farla, per esorcizzare i propri drammi, per scaricare le sue tensioni emotive. A Marco Negri forse non interessa sapere chi lo ascolta; sembra invece che le sue canzoni siano pensieri ad alta voce, che lui abbia bisogno di cantarle in un microfono e registrarle per potersi riascoltare. Sono piacevoli anche i brani più frivoli, perché un po’ di sportività è necessaria in un Paese dove ormai le playlist e le radio sono costellate di amori tristissimi e storie finite male. Marco Negri è un artista sincero, che non sente l’esigenza di piacere a tutti i costi. La strada per il grande pubblico forse potrebbe essere meno breve quanto sembri di questo passo, e chissà, forse anche con il supporto costante del maestro Cantini, tra qualche anno lo rivedremo su palchi importanti.

Abbiamo intervistato il ragazzo dello schiaffo di Jamil 0 4839

Come molti avranno letto sui maggiori magazine nazionali, in questi giorni c’è un acceso dibattito all’interno del mondo dell’hip hop – e non solo – in riferimento all’aggressione ai danni di un ragazzino (minorenne) da parte del rapper Jamil. Secondo quanto raccontatoci da un testimone, l’artista, durante l’esibizione di sabato scorso al Makeba Fest, a Martina Franca (TA), avrebbe dato uno schiaffo ad un ragazzo presente al concerto. Nei video diffusi in rete si vede chiaramente Jamil chiamare il ragazzo in questione – reo di indossare una felpa del brand Propaganda legato a Noyz Narcos, col quale Jamil avrebbe in atto un’accesa rivalità (a nostro parere unilaterale, n.d.r.) – sotto palco. Una volta avvicinatosi, si vede Jamil allungare il braccio per colpirlo, insultandolo l’attimo dopo con la frase “coglione di merda”. Sempre in base alle testimonianze e ai video raccolti dalla nostra redazione, subito dopo l’aggressione un membro dello staff del rapper sarebbe sceso dal palco e avrebbe dato un ulteriore colpo (questa volta una testata) al ragazzo.

La felpa “incriminata”

Per dare voce ai protagonisti, abbiamo contattato il ragazzino, Angelo, che ci ha concesso un’intervista esclusiva per raccontare la sua versione dei fatti. Prima dell’intervista ci siamo accordati con Gast, rapper romano amico di Noyz Narcos, il quale ha voluto chiamare il giovane per sincerarsi delle sue condizioni. Una piccola sorpresa che ha fatto molto felice Angelo, fan da tempo del Truceklan, utile anche per dargli la carica prima di iniziare la nostra intervista.
Ad onor del vero, abbiamo tentato di contattare anche Jamil per avere una sua versione dei fatti, ma non ci è pervenuta risposta e ne rispettiamo la volontà, rinnovandogli l’invito adesso tramite le nostre pagine.

Ciao Angelo! Per iniziare, ti è piaciuta la sorpresa? Cosa vi siete detti con Gast?
Tantissimo! Gast è stato gentilissimo, mi ha chiesto come stavo e si è scusato da parte di tutto l’ambiente hip hop italiano per quello che è successo. Dopodiché abbiamo chiacchierato di musica e mi ha invitato a passare da Roma per incontrarlo e regalarmi il suo merchindising. È stato bellissimo, mi ha fatto un sacco di piacere. È il primo artista che in tutta questa storia si è esposto e ci ha messo la faccia, nella maniera più umile possibile. Ho davvero apprezzato il suo gesto. Un mito.

Perfetto, siamo contenti che la sorpresa ti sia piaciuta. La storia la conosciamo tutti e i video sono ormai di dominio pubblico, ma chiariamo una cosa: Sapevi che ci fosse un po’ di tensione fra l’ambiente di Propaganda e quello di Jamil?
Sapevo ci fossero stati degli screzi, ma allo stesso tempo si parla di un po’ di tempo fa. Sinceramente, non avrei mai pensato si potesse arrivare a questo punto, né che potessero andarci di mezzo i fan. Poi parliamoci chiaro: Noyz Narcos non ha mai dato troppa importanza a Jamil – parliamo di una strofa rispetto a ben due dissing – e così i suoi fan. Se la cosa non è reciproca che colpa ne ho? Non ci stavo proprio pensando, credimi.”

Il dibattito rispetto a ciò che ha fatto Jamil è arrivato a livello nazionale, al punto che molte testate giornalistiche e finanche molti Youtubers ne hanno parlato. Primi fra tutti, gli Arcade Boyz hanno dedicato sette minuti e mezzo di video alla vicenda. Loro, come tanti altri e anche Jamil stesso sotto un post su Instagram di Aban, hanno equiparato il gesto della felpa all’indossare la maglia della Juve (o della Lega, secondo gli Arcade Boyz) a Napoli. Col senno di poi, ti trovi d’accordo con queste affermazioni?
Il ragionamento da fare è ben diverso: Jamil e Noyz Narcos – ma anche chiunque altro in una situazione simile – sono persone adulte e mature, e dovrebbero sbrigarsela fra di loro, lasciando ascoltare ai ragazzi quello che cazzo gli pare. Un po’ come i genitori dovrebbero lasciar scegliere al proprio figlio quale squadra tifare. Adesso, io so che il calcio è ben diverso dal rap: tutti quanti ascoltiamo centinaia di artisti diversi, è normalissimo; tifare due squadre un po’ meno. Ma, comunque, ognuno è libero di fare ciò che vuole.
In ogni caso, io ho sentito gli Arcade Boyz e ci ho parlato. Loro hanno un po’ provato a difendere Jamil e il suo gesto: ora, io non metto in dubbio che la mia non sia stata un’idea furbissima, dettata più che altro dall’inconsapevolezza del problema, ma è davvero giustificabile uno schiaffo senza alcuna reale provocazione dietro?”

Quindi non c’è stata una tua vera provocazione oltre quella – involontaria, come dici – di indossare la felpa?
Assolutamente no, io ero in fondo, neanche sotto palco come dicono tutti. Anzi, sotto palco mi ci hanno chiamato per poi, dopo quello che è successo, farmici allontanare. E ancora, dopo la vicenda sono andato in ospedale, non sono rimasto al concerto come molti dicono.

Dopo quanto accaduto continuerai ancora ad ascoltare Jamil?
Come artista non mi dispiace e continuerò ad ascoltarlo. Come persona, sinceramente, mi è molto scaduta

Che indosserai al prossimo concerto?
Qualsiasi cosa, non importa!

N.B.: Di seguito pubblichiamo due dei numerosi video che ritraggono il momento della presunta aggressione. Nel primo di questi video, registrato ai piedi del palco, si vede il rapper chiamare Angelo e, successivamente, dargli quello che sembra uno schiaffo. Nel secondo video, ripreso da più dietro rispetto al primo, oltre alla già citata scena è possibile vedere, intorno al minuto 00:26, un membro dello staff di Jamil dare una testata ad Angelo.

 

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