Intervista ai Belize: “Il nostro è un trip hop modernizzato” 0 536

Chi segue X Factor ne sarà rimasto particolarmente colpito e non avrà digerito la loro eliminazione prematura. Per tutti gli altri, c’è sempre modo di recuperare: quella che vi proponiamo oggi è una corposa intervista ai Belize, giovane band del Varese che sta riscuotendo un discreto successo non solo grazie al famoso talent show ma anche e soprattutto per il loro nuovo singolo “Pianosequenza,”, primo in classifica nella Viral 50 di Spotify. Successo meritatissimo per la band che ha scelto i nostri microfoni per raccontarsi.

Ciao ragazzi, per prima cosa vi chiedo di presentarvi: da dove venite, in che genere vi identificate e quali sono le vostre influenze musicali?

“Ciao! Noi siamo i ≈ Belize ≈ , veniamo da Varese. Facciamo una musica che è un bel mischione
(cit.) e spesso in passato c’è stato il bisogno di dare un nome a quello che facciamo ed è sempre stata auna gran fatica. Possiamo però provare a etichettarlo come un “trip hop un po’ modernizzato”.
Ascoltiamo di tutto: abbiamo una playlist segretissima (che aggiorniamo tutti e 4) dove puoi trovare cose molto differenti una dall’altra: per dire, gli ultimi due artisti aggiunti sono Edda e Kevin Abstract.”

​​​​​​Per chi se lo fosse perso, quest’anno avete partecipato ad X Factor, uscendo purtroppo ai Bootcamp. È stata un’esperienza importante per voi?

“È stata una cosa che abbiamo affrontato goliardicamente, all’inizio eravamo tutti dell’idea di non farlo (c’è addirittura un video di uno di noi che giura solennemente che X Factor non l’avrebbe mai fatto – e alla fine è quello che ha spinto più di tutti per partecipare). Poi piano piano abbiamo tutti cambiato idea, prima di tutto perché gasati dall’opportunità di poterci confrontare con Manuel Agnelli, che è un nostro idolo, e poi per la curiosità di vedere in prima persona come funziona il mondo della televisione. A quel punto ci siamo detti che se avessimo portato le nostre produzioni e fossimo stati noi stessi, senza pretese, avremmo fatto un’esperienza nuova che ci avrebbe divertito.
Ecco, forse ci è andata bene ad essere stati eliminati subito, così non c’è stato il rischio di dover fare balletti e coreografie.”

​​​​​​Come vi ponete rispetto alle critiche che vengono spesso mosse nei confronti dei talent show?

“Ci troviamo tutti molto con quanto detto da Agnelli nella sua intervista a Rolling Stones dove dice che il talent in sè non è niente di male, ed è solo un mezzo con il quale proporre le proprie cose. (Disse: “Per me è importante andare a occupare questi spazi culturali che si aprono, ci lamentiamo sempre che in televisione non c’è niente, non c’è mai una visione delle cose che ci assomiglia e, alla fine, quando abbiamo l’occasione di portarla, rifiutiamo per paura. Per me, invece, questa è l’occasione per portare una visione che è diversa da quella che hanno avuto fino ad oggi lì.“)
Detto questo pensiamo che sia molto meglio provare a proporre una canzone senza ritornello in televisione, piuttosto che aggiungere un ritornello per cercare di avere più pubblico ai concerti.”

Ascoltandovi salta subito all’orecchio il vostro sound: è una cosa molto unica, rara, strabiliante se si pensa a quanto siete giovani. Quanto lavoro si cela dietro o la ricerca di queste sonorità?

“Tantiiiiissimo.
Ti ringraziamo dei complimenti! Il progetto ≈ Belize ≈ nasce proprio con questo presupposto, cioè invertire la classica catena (andare in saletta – suonare – riscrivere le cose con dei suoni decenti) con la ricerca e la creazione di sonorità interessanti che poi solo successivamente diventano un brano. Spendiamo un sacco di tempo nella ricerca di strumenti, nei nostri brani puoi trovare suoni fatti con tastiere per bambini e synth professionali.”

Qualche settimana fa avete pubblicato il singolo “Pianosequenza” che anticipa il vostro nuovo EP previsto per Novembre. Parlatemi di questo singolo e dell’EP in uscita.

“Ogni tanto ci capita di trovare subito due suoni e due melodie che (a nostro orecchio) funzionano
perfettamente. Quando capita cerchiamo di aggiungere meno cose possibili e tenere una struttura molto semplice e aggiungere poche parole, possibilmente con un sacco di autotune. Questo è il caso di Pianosequenza: potevamo allungarla, aggiungere batterie etc, ma alla fine abbiamo scelto di tenerla il più semplice possibile. È una canzone nata molto velocemente, come anche il testo, in
quanto si basa, purtroppo, su una conversazione veramente avvenuta.
Per quanto ci riguarda l’EP è “un bel passo in avanti”: siamo riusciti a sfruttare molti suoni che abbiamo già maneggiato nel disco precedente, ma con molta più consapevolezza. Abbiamo fatto solo e unicamente quello che ci andava di fare, senza pretese, speranze o altro.
Per questo lavoro ci siamo affidati alle sapienti mani di Giacomo Carlone per i mix e coproduzione, che ci ha aiutati a finalizzare le tracce e a farle suonare come noi da soli non saremmo riusciti mai.”

All’interno di “Spazioperso” ci sono ben due collaborazioni col rapper Disa, con cui suonate perfettamente. Possiamo aspettarci altre collaborazioni dopo l’ottimo lavoro svolto insieme?

“Disa è un amico oltre che (PURTROPPO PER NOI) un cuoco, lavoro che non lascia tempo per
concerti e impegni con la band. Ci piacerebbe moltissimo collaborare ancora con lui e, soprattutto, portarlo con noi ai live, però anche così ogni volta che passiamo per Ancona abbiamo un posto sicuro dove “magnà bè”.”

“Speriamo!”

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 266

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 475

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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