Intervista ai Roma Guasta: “Essere fratelli fondamentale per la nostra musica; il nuovo disco?…” 0 3061

Sono pochi, ormai, gli artisti emergenti del panorama rap che decidono di rimanere fedeli al proprio genere in toto, scindendo bene il fare musica dal fare visualizzazioni, e preoccupandosi essenzialmente della prima cosa. I Roma Guasta sono un perfetto esempio di ciò: formato da due fratelli, Lise e Blant, entrambi writer ed MC, i Roma Guasta sono un duo hip hop romano, precisamente di Serpentara, quartiere che non mancano di nominare nelle loro tracce ogni qual volta che ne sentono la necessità: perché i Roma Guasta sono questo, un misto di ottima musica e ideali old school, come quello della rappresentanza, argomento sul quale ci siamo soffermati in questa loro prima intervista. I Roma Guasta sono reduci dal loro primo disco, “RG Music”, in collaborazione con Depha, acclamato producer del 3Tone Studio – quello di Gast, per intenderci. Ed è proprio nel nuovo disco di Gast, Cime Viola, che li sentiremo presto suonare. Ma non solo: i Roma Guasta non si fermano e ci sono tante novità all’orizzonte: novità e curiosità di cui quest’intervista è pregna.

Ciao ragazzi! Per iniziare quella che so essere la vostra prima intervista, pensavo sarebbe stato bello parlare subito del vostro primo disco: RG Music è uscito a ottobre, direttamente dal 3Tone Studio. Cosa racconta questo album?
’RG Music’ è stato un disco veramente sentito, fatto con tutti noi stessi. Abbiamo messo dentro tutte le nostre esperienze, tutto quello che avevamo bisogno di raccontare, di dire. È un disco nato da un periodo complesso, come sai siamo due fratelli e quel periodo a livello familiare è stato molto duro, difficile. Ogni traccia per noi è uno sfogo, il racconto di un’emozione; prendi ‘Autocontrollo’, la traccia d’apertura: è il nostro inno alla calma, dopo averla registrata stavo già meglio, e il senso del disco sta un po’ tutto qui: una valvola di sfogo per entrambi.

La copertina di RG Music, il disco d’esordio dei Roma Guasta

Qual è la traccia che rappresenta di più l’album e, quindi, voi stessi?
Guarda, probabilmente la title track, ‘RG Music’, per un fatto intrinseco, per quello che c’abbiamo messo dentro e quello che rappresenta per noi. Anche se sceglierne una è difficile. Per me ce ne sono molte, anche Caos Intorno dice molto di noi e del disco. La realtà è che tutto l’album è stato pienamente sentito.”

Sappiamo, appunto, che siete due fratelli: come detto da Gast in un’intervista che deve ancora uscire, siete un po’ i Trigga the Gambler e Smoothe Da Hustler italiani. Quindi io vi chiedo: come la vivete questa cosa dell’essere fratelli e fare musica assieme sotto lo stesso nome?
Per noi questa qua è la cosa fondamentale. Noi, tra virgolette, ci vantiamo di avere un rapporto vero. Non è come l’amico con cui ti fai il gruppo, è una cosa diversa e più sentita. Certo, non devi avere per forza il fratello per spaccare, ma il rapporto che abbiamo tra di noi – e in generale che si ha fra due fratelli – rende il tutto davvero speciale. Inoltre, noi due stiamo praticamente sempre assieme: viviamo assieme, sentiamo la stessa musica, anche in casa stiamo sempre buttati nella stessa stanza a spulciare dischi e comporre musica. Appena esce una traccia di qualcuno che seguiamo l’ascoltiamo assieme, obbligatorio.

E pensate, un giorno, di fare qualcosa singolarmente o suonerete sempre sotto il nome di Roma Guasta?
Guarda, noi i nostri progetti ce li abbiamo già. Pensavamo un giorno di fare un doppio disco, dove ognuno canta nella propria parte. Perché alla fine oltre ad essere un gruppo siamo due MC, con le nostre differenze, ed è anche giusto valorizzarci singolarmente – anche e soprattutto per poi suonare meglio assieme.

Lise in un frame video dei Roma Guasta

Avete avuto la fortuna di lavorare sin da subito con tantissimi artisti e produttori di alto calibro, tra cui il già citato Gast, ma anche con Depha e Cuns. Come vivete questa cosa di stare a stretto contatto con gente che, per riprendere il discorso di prima, rappresenta tantissimo?
Guarda, io credo fermamente nel fatto che, con gli ultimi sviluppi e vicende particolari successe all’interno della scena, la gente che ci appoggia lo fa perché si rispecchia in noi: perché vent’anni fa non spignevano i pischelli di vent’anni? Perché vent’anni fa erano tanti a fare ‘sta roba, in un certo modo, anche con una certa bravura, e non è che potevi chiedere a tutti di venire in studio a suonare con te. Si tendeva un po’ più a fare le cose per conto proprio, la scena stessa non supportava granché gli emergenti. Penso che con noi si siano un po’ rivisti vent’anni fa, e credo sia stato questo a far sì che ci prendessero a suonare con loro.”

Qualche giorno fa avete fatto uscire un singolo e sappiamo che siete al lavoro su un disco, nonostante l’ultimo sia uscito da pochi mesi. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo lavoro e cosa ci racconterà?
Questo disco è un po’ più angusto, e sarà diviso in due parti perché è prodotto a metà tra Depha e Cuns, quindi metà disco sarà di Depha e l’altra di metà di Cuns. Gravita molto attorno al sound classico del rap, ci tenevamo molto a fare questa cosa perché siamo cresciuti con ‘sta roba e volevamo fare una sorta di tributo. Ovviamente con Depha nulla è davvero ‘classico’, con lui facciamo sempre della roba davvero potente, mentre la parte del Cuns sarà una sorpresa: sarà roba da intenditori, lui è geniale, ha degli spunti che pochi sanno apprezzare e per noi è davvero un’occasione unica lavorare con lui.”

Qualche progetto sui live, invece? Dove vi veniamo a sentire?
Eh, adesso che esce il disco di Gast sicuramente andremo un po’ in giro, visto che abbiamo ben due tracce all’interno di Cime Viola. Poi appena esce il nostro disco sicuramente faremo qualche data qui a Roma e qualcosa fuori.”

Va bene ragazzi, vi ringrazio tantissimo per il tempo e vi faccio un grosso in bocca al lupo!
Grazie a te!”

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Medimex: Liam Gallagher porta gli anni Novanta a Taranto 0 64

Dopo l’apertura di Cigarettes After Sex ed Editors, il Medimex prosegue la sua cavalcata trionfante a Taranto con un altro concerto di successo: Liam Gallagher. L’ex Oasis ha regalato poco più di un’ora di concerto ai propri fan, cantando i vecchi successi della band che ha fatto grande il britpop, qualcosa dell’ultimo disco solista ed il suo nuovo singolo.

medimex blunote music

Il concerto inizia intorno alle otto, quando sul palco salgono i JoyCut, gruppo musicale dark-wave elettronico formatosi nel 2003 a Bologna. La giusta alchimia fra synth, batteria e tastiere dà la carica al pubblico che aveva già iniziato ad affollare la rotonda del lungomare dalle 18, molto prima del concerto di ieri.

Dopo un’ora sale sul palco King Hammond, musicista londinese accompagnato dalla sua band: un po’ B-52s, un po’ sagra di paese in senso buono, King Hammond suona per quaranta minuti il suo raggae-ska movimentando la folla, ormai in trepida attesa di Liam Gallagher.

Alle 22.20 sale sul palco l’ex Oasis: classico giaccone invernale, storico tamburello in mano e tutti gli anni 90 sulle spalle. Il concerto si apre con Rock ‘N’ Roll Star, singolo datato 1995 uscito dal disco Definitely Maybe del 94: uno dei brani più rappresentativi degli Oasis. E non è da meno il secondo brano in scaletta, Morning Glory, title track del disco che fece grandi gli Oasis con sedici milioni di dischi venduti, terzo disco più venduto di sempre in Inghilterra, dietro a Beatles e Queen. Piccolo siparietto per concludere l’introduzione al concerto, con Liam che si “libera” del suo tamburello lanciandolo nel pubblico (se sei il fortunato ad averlo preso, mandaci una foto in DM su Facebook e Instagram!)

Il concerto prosegue con Wall of Glass, singolo di punta del disco solista di Liam Gallagher, As You Were. Da qui parte una piccola parentesi di tre canzoni estratte da questo disco, fra cui l’altro singolo di successo, For What it’s Worth. Ed è proprio dopo quest’ultima che arriva un bel momento: l’anteprima italiana del nuovo singolo, Shockwave, pubblicato il giorno prima ed estratto dal nuovo disco in arrivo del cantante inglese: Why Me? Why Not.

Liam Gallagher è esattamente come te lo immagini, come lo hai visto dai video: mani dietro la schiena, espressione costantemente arrogante, non sai mai chi del pubblico manderà a fanculo. È per questo che gli si vuole tanto bene, penso. Intanto che penso, il live prosegue e sul palco si suona una bellissima Some Might Say, cui segue Universal Gleam, fino ad arrivare alla spettacolare Lyla.

foto panoramica di Rosa De Benedetto

Il pubblico risponde benissimo, molti sventolano le maglie del Manchester City, qualcuno alza una maglia dei Noel Gallagher’s High Flyin’ Birds; Liam risponde in inglese: “Preferisco altre maglie. Preferisco la mia!” indicandone una lì vicino. E riprende a suonare: Cigarettes and AlcoholEh La, e si arriva al momento atteso da tutti: Wonderwall. Salti, urla, occhi lucidi.

Liam saluta, ma si sa che è solo per poco. Rientra e riattacca a suonare: la potenza di Roll With It, brano di apertura di quel What’s The Story Morning Glory di cui prima, risuona in tutta la città. E risuona forte anche nel cuore dei fan, che non sentivano questo pezzo live da ben dieci anni. Finisce Roll With It e Liam annuncia l’ultima canzone, partono le note e tutti sanno che si tratta di Champagne Supernova, alla quale viene affidata quasi sempre la chiusura dei suoi concerti.

Ci son poche parole per descrivere il momento storico che ha vissuto ieri la città di Taranto e la gente accorsa da tutto il Sud per questo live. Chi ha vissuto gli anni ’90 può desiderare solo tre cose nella vita: un appuntamento con Jennifer Aniston, una settimana col Drugo e un concerto di uno dei Gallagher. Ieri almeno uno di questi desideri si è avverato.

Californication compie vent’anni: riscopriamolo 0 127

Sapevamo che il disco aveva avuto un largo successo quando andammo in Europa per un giro di conferenze stampa. Eravamo in Italia, io e John stavamo sul sedile posteriore di una Mercedes con il finestrino aperto. Un motorino con due ragazzi italiani si fermò accanto a noi. Guardarono dentro e cominciarono a urlare: “Ehi, Californication, Californication!”. Poi si misero a cantare Scar Tissue. Il disco era uscito da cinque giorni. Ovunque andassimo, tutti i negozi suonavano il nostro disco. L’Italia aveva preso fuoco. Passammo dal vendere una manciata di dischi al venderne più di chiunque altro quell’anno in Italia. Com’è che un Paese intero decide di cominciare ad amarti in un giorno?

Così Anthony Kiedis decise di parlare di Californication all’interno della sua biografia, “Scar Tissue”, proprio come uno dei singoli estratti dall’album che ha fatto grande la band americana nel mondo. Californication usciva oggi, 8 giugno, vent’anni fa, nel 1999, segnando per sempre quell’estate e la storia della musica. Ma anche la storia della band losangelina.

Usciti un po’ malconci dal rilascio di One Hot Minute, stroncato dalla critica, e orfani del chitarrista sostituto di Frusciante, Dave Navarro, licenziato per incompatibilità con il resto della band, i Red Hot avevano bisogno del rilancio – un rilancio dovuto, per altro; non fosse solo per il successo che ebbe Blood Sugar Sex Magic, soprattutto in America.

Così, nell’estate del 1998, Flea riesce a convincere Frusciante, nel frattempo disintossicatosi dalla dipendenza dall’eroina, a rientrare nel gruppo. Il disco inizia a prendere forma grazie al lavoro di quest’ultimo, accompagnato dalle liriche del frontman e dalle jam session che da sempre hanno contraddistinto lo sviluppo dei dischi dei peperoncini.

Il sound vira: vengono abbandonate le sperimentazioni che ammiccavano al metal – frutto probabilmente del chitarrista ex-Jane’s Addiction – puntando tutto sull’alternative con il giusto mix di quel funk-rock che fece la fortuna della band agli inizi. Quello che non cambia è il produttore: Rick Rubin seguirà infatti la band per questo terzo lavoro di fila, dopo aver prodotto i già citati One Hot Minute e BSSM.

Il disco vide la luce proprio l’otto giugno del 1999, anticipato di un paio di settimane dal singolo Scar Tissue, uno dei brani più rappresentativi del gruppo. Fu un successo di critica e di vendite; qualcuno elogiò un Anthony Kiedis in grande spolvero, molti attribuirono la qualità al ritorno di Frusciante. Californication raggiunse la prima posizione in classifica in nove Paesi diversi – fra cui l’Italia, dove vendette 700.000 copie in due anni – aggiudicandosi ben undici dischi d’oro.

Oggi Californication rimane una pietra miliare della musica mondiale, uno di quei dischi che tante band sperano di rilasciare un giorno. E anche se oggi i Red Hot non sono più gli stessi, con il secondo abbandono di Frusciante e le speranze di un suo ritorno ormai rasentanti lo zero, ascoltare le prime note del brano omonimo durante un live è come tornare piccoli, o giovani, per rivivere i magici momenti dell’ultima estate del secolo scorso.

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