Intervista ai Roma Guasta: “Essere fratelli fondamentale per la nostra musica; il nuovo disco?…” 0 3639

Sono pochi, ormai, gli artisti emergenti del panorama rap che decidono di rimanere fedeli al proprio genere in toto, scindendo bene il fare musica dal fare visualizzazioni, e preoccupandosi essenzialmente della prima cosa. I Roma Guasta sono un perfetto esempio di ciò: formato da due fratelli, Lise e Blant, entrambi writer ed MC, i Roma Guasta sono un duo hip hop romano, precisamente di Serpentara, quartiere che non mancano di nominare nelle loro tracce ogni qual volta che ne sentono la necessità: perché i Roma Guasta sono questo, un misto di ottima musica e ideali old school, come quello della rappresentanza, argomento sul quale ci siamo soffermati in questa loro prima intervista. I Roma Guasta sono reduci dal loro primo disco, “RG Music”, in collaborazione con Depha, acclamato producer del 3Tone Studio – quello di Gast, per intenderci. Ed è proprio nel nuovo disco di Gast, Cime Viola, che li sentiremo presto suonare. Ma non solo: i Roma Guasta non si fermano e ci sono tante novità all’orizzonte: novità e curiosità di cui quest’intervista è pregna.

Ciao ragazzi! Per iniziare quella che so essere la vostra prima intervista, pensavo sarebbe stato bello parlare subito del vostro primo disco: RG Music è uscito a ottobre, direttamente dal 3Tone Studio. Cosa racconta questo album?
’RG Music’ è stato un disco veramente sentito, fatto con tutti noi stessi. Abbiamo messo dentro tutte le nostre esperienze, tutto quello che avevamo bisogno di raccontare, di dire. È un disco nato da un periodo complesso, come sai siamo due fratelli e quel periodo a livello familiare è stato molto duro, difficile. Ogni traccia per noi è uno sfogo, il racconto di un’emozione; prendi ‘Autocontrollo’, la traccia d’apertura: è il nostro inno alla calma, dopo averla registrata stavo già meglio, e il senso del disco sta un po’ tutto qui: una valvola di sfogo per entrambi.

La copertina di RG Music, il disco d’esordio dei Roma Guasta

Qual è la traccia che rappresenta di più l’album e, quindi, voi stessi?
Guarda, probabilmente la title track, ‘RG Music’, per un fatto intrinseco, per quello che c’abbiamo messo dentro e quello che rappresenta per noi. Anche se sceglierne una è difficile. Per me ce ne sono molte, anche Caos Intorno dice molto di noi e del disco. La realtà è che tutto l’album è stato pienamente sentito.”

Sappiamo, appunto, che siete due fratelli: come detto da Gast in un’intervista che deve ancora uscire, siete un po’ i Trigga the Gambler e Smoothe Da Hustler italiani. Quindi io vi chiedo: come la vivete questa cosa dell’essere fratelli e fare musica assieme sotto lo stesso nome?
Per noi questa qua è la cosa fondamentale. Noi, tra virgolette, ci vantiamo di avere un rapporto vero. Non è come l’amico con cui ti fai il gruppo, è una cosa diversa e più sentita. Certo, non devi avere per forza il fratello per spaccare, ma il rapporto che abbiamo tra di noi – e in generale che si ha fra due fratelli – rende il tutto davvero speciale. Inoltre, noi due stiamo praticamente sempre assieme: viviamo assieme, sentiamo la stessa musica, anche in casa stiamo sempre buttati nella stessa stanza a spulciare dischi e comporre musica. Appena esce una traccia di qualcuno che seguiamo l’ascoltiamo assieme, obbligatorio.

E pensate, un giorno, di fare qualcosa singolarmente o suonerete sempre sotto il nome di Roma Guasta?
Guarda, noi i nostri progetti ce li abbiamo già. Pensavamo un giorno di fare un doppio disco, dove ognuno canta nella propria parte. Perché alla fine oltre ad essere un gruppo siamo due MC, con le nostre differenze, ed è anche giusto valorizzarci singolarmente – anche e soprattutto per poi suonare meglio assieme.

Lise in un frame video dei Roma Guasta

Avete avuto la fortuna di lavorare sin da subito con tantissimi artisti e produttori di alto calibro, tra cui il già citato Gast, ma anche con Depha e Cuns. Come vivete questa cosa di stare a stretto contatto con gente che, per riprendere il discorso di prima, rappresenta tantissimo?
Guarda, io credo fermamente nel fatto che, con gli ultimi sviluppi e vicende particolari successe all’interno della scena, la gente che ci appoggia lo fa perché si rispecchia in noi: perché vent’anni fa non spignevano i pischelli di vent’anni? Perché vent’anni fa erano tanti a fare ‘sta roba, in un certo modo, anche con una certa bravura, e non è che potevi chiedere a tutti di venire in studio a suonare con te. Si tendeva un po’ più a fare le cose per conto proprio, la scena stessa non supportava granché gli emergenti. Penso che con noi si siano un po’ rivisti vent’anni fa, e credo sia stato questo a far sì che ci prendessero a suonare con loro.”

Qualche giorno fa avete fatto uscire un singolo e sappiamo che siete al lavoro su un disco, nonostante l’ultimo sia uscito da pochi mesi. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo lavoro e cosa ci racconterà?
Questo disco è un po’ più angusto, e sarà diviso in due parti perché è prodotto a metà tra Depha e Cuns, quindi metà disco sarà di Depha e l’altra di metà di Cuns. Gravita molto attorno al sound classico del rap, ci tenevamo molto a fare questa cosa perché siamo cresciuti con ‘sta roba e volevamo fare una sorta di tributo. Ovviamente con Depha nulla è davvero ‘classico’, con lui facciamo sempre della roba davvero potente, mentre la parte del Cuns sarà una sorpresa: sarà roba da intenditori, lui è geniale, ha degli spunti che pochi sanno apprezzare e per noi è davvero un’occasione unica lavorare con lui.”

Qualche progetto sui live, invece? Dove vi veniamo a sentire?
Eh, adesso che esce il disco di Gast sicuramente andremo un po’ in giro, visto che abbiamo ben due tracce all’interno di Cime Viola. Poi appena esce il nostro disco sicuramente faremo qualche data qui a Roma e qualcosa fuori.”

Va bene ragazzi, vi ringrazio tantissimo per il tempo e vi faccio un grosso in bocca al lupo!
Grazie a te!”

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 224

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 417

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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