Intervista a Irene Ientile, “IO è il nostro nuovo progetto pop d’autore: l’inizio di un viaggio” 0 533

Direttamente dalla Sicilia, arriva un progetto interessantissimo partito con un brano da pelle d’oca. IO è un duo pop d’autore che riesce ad unire l’eternità della musica classica alla leggerezza della musica pop. Irene Ientile, mezzosoprano con studi in canto classico, e Ornella Cerniglia, pianista quotatissima laureata in DAMS, sono reduci da una lunga esperienza come duo cameristico, attraversando una moltitudine di repertori del ‘900 italiano, europeo ed americano di autori come Cage, Berio e Ives, De Falla, Faurè, solo per citarne alcuni. Con questo nuovo progetto si pongono l’obbiettivo di spogliarsi dall’impostazione classica che ha segnato il loro percorso fino ad ora, volgendo lo sguardo verso un pubblico diverso, e lo fanno con un brano che ha tutta l’aria di essere solo l’inizio di un progetto in grado di dire tanto. “Diventano Mare” è il singolo inedito che lancia le due musiciste nella scena pop, accompagnato da un video che vede protagonista l’attrice Donatella Finocchiaro. La potenza degli sguardi di Donatella, la profondità sentimentale del testo di “Diventano Mare” e l’artisticità che trapela da questo singolo ci hanno spinto a voler approfondire la conoscenza di una delle proposte più interessanti degli ultimi anni targata Indigo Music.

Ciao Irene, grazie per essere qui con noi. Per iniziare, parliamo di questo vostro duo: tu e Ornella avete un percorso musicale particolare, segnato dalla musica classica. Come sono andate le cose fino ad oggi?

“Noi ci conosciamo e lavoriamo assieme da quindici anni circa, e siamo un duo di musica cameristica. Precisamente abbiamo quasi sempre suonato musica del ‘900, la cosiddetta ‘musica colta’; ma anche un po’ di contemporanea, alcuni compositori hanno scritto delle opere prime proprio per noi. Ci siamo trovate qui a Palermo e c’è stato subito feeling: non è semplice adesso trovare qualcuno con cui suonare questo genere di musica, figuriamoci quindici anni fa. Poi si inizia per passione, senza troppi obbiettivi se non quelli di frequentare repertori meno conosciuti, e trovare qualcuno che condivida questa passione è una cosa davvero bella. Alla fine siamo diventate grandissime amiche nella vita, di quelle persone che conti sulle dita di una mano. Siamo state vicine per quindici anni, e in quindici anni abbiamo visto le nostre vite cambiare radicalmente, ma la musica è rimasta, e questo ha creato un legame indistruttibile, diventando un pilastro fondamentale della nostra amicizia. Io nel frattempo ho avuto anche esperienze di musica pop con i ‘no hay problema’, una band palermitana con due dischi all’attivo. Con lei abbiamo registrato un disco di musica classica, molto apprezzato soprattutto in ambito universitario. All’improvviso ho sentito il bisogno di un testo che avesse una radice diversa, sia da quello fatto con i No Hay Problema, sia col percorso classico fatto fino ad ora – anche perché, nonostante la musica che interpretiamo, abbiamo degli ascolti molto variegati che non si fermano alla musica classica…”

…Beh, altrimenti avrei pensato foste delle sociopatiche, tipo delle serial killer che ascoltano Bach bevendo latte in ghiaccio

“Mannò, no, siamo persone normali, che vanno alle feste e ballano (ride, n.d.r.).Siamo due romanticone che ascoltano di tutto!”

E quindi siete arrivate a questo punto, mischiando la musica classica e la musica leggera, da voi stesse definiti ‘linguaggi apparentemente inconciliabili’. Ma voi siete riuscite a conciliarli.

“Certo, del resto c’è chi c’era già riuscito. Un esempio gigante è Bollani, uno che ha mescolato tutto e l’ha portato al grande pubblico, suscitando grande interesse. Siamo nel 2018, c’è tanta gente che fa questo tipo percorso. Io non mi sento particolarmente stramba in questo. La cosa bella è essersi spogliata di tutto, a partire dalla voce: io canto con una voce totalmente naturale; non uso nessuna prodezza tecnica, una cosa già fatta in altri progetti. Credo sia l’inizio di un percorso insieme più pop, senza smettere di continuare quello che stiamo facendo con la classica, che abbiamo ancora voglia di portare in giro.”

Quello che mi ha colpito particolarmente, al di là della canzone in sé, che ritengo sia arte pura, è stato proprio il vostro percorso in relazione a questo prodotto. Così, ciò che mi chiedo è: cosa cambia nella vita di una persona per spingerla a creare qualcosa di totalmente diverso da quello fatto fino ad ora?

(Ride, n.d.r) “Guarda, la realtà è che non è un cambio, è più corretto dire che si tratta di una parte. La ricetta è la semplicità. In realtà, tutto parte da un levare, levare, levare. Oggi si cerca tantissimo di inserire quanti più elementi e suoni possibili nella speranza di creare qualcosa di nuovo. Invece, secondo me, è il momento di tornare all’osso. La scrittura e l’arrangiamento elettronico di Ornella è molto minimale, ed è minimale anche il video. È quello che volevamo, siamo andate lì e abbiamo detto: ‘vogliamo un’unica donna in uno sfondo bianco, nient’altro.’ I colori sono un riferimento all’iconografia russa, perché sono dei colori primari che riportano a cose grandi: l’umanità, la divinità, la spiritualità. Ma di base rimangono cose semplici: colori primari. E poi abbiamo avuto questa partecipazione fantastica di Donatella Finocchiaro, che quando me la proposero ero tipo “Seh, ma figurati!””

E invece sì, siete riusciti ad averla. Raccontami di questo incontro, di questa scelta che, a mio parere, ritengo azzeccatissima.

“Vabbè, lei è un’icona per i film e le parti che ha interpretato: è una madre vera. Poi è connessa al mondo dell’immigrazione, penso al film ‘Terraferma’ di Crialese. È stato un collegamento quasi naturale quello con la Finocchiaro. Cercavamo una donna che non fosse di colore, non fosse bellissima come una modella – ma di più -, non fosse caratterizzata forzatamente. Cercavamo il suo sguardo, i suoi occhi, che sprigionano una potenza sovrannaturale. E poi niente, le abbiamo scritto una mail col testo e la descrizione del video, chiedendole se fosse interessata. Lei ci ha risposto dopo 24 ore, dicendoci che la canzone le piaceva da morire e voleva assolutamente essere la nostra “madonna”. Così, senza chiederci neanche un cachet, ha partecipato al progetto. È stata di una professionalità unica, una donna fantastica. Non ci sono parole per descrivere l’ammirazione per Donatella.”

Volgiamo adesso lo sguardo sulla canzone. “Diventano Mare” ha un testo fortissimo, che parla del dramma dell’immigrazione visto dagli occhi di una madre. Sappiamo che l’ispirazione ti è venuta dopo la nascita di tua figlia. Cosa si cela dietro questo testo?

“È stato un momento empatico molto forte a scaturire il tutto. Guardavo il telegiornale, avevo in braccio Maia, la mia piccolina, appena nata. La stavo allattando, quindi un momento di essenzialità molto forte, profondo: sono tutta per te, sei tutta per me. Guardando la tv, c’erano scene di questa gente che muore senza un motivo, nel tentativo di salvare il futuro dei propri figli. Così ho preso il telefono e ho cominciato a registrare una nota vocale in cui c’era tutto il testo. Era già da un po’ di tempo che elaboravo questo pensiero, e da artista l’unica cosa che potevo fare era poter scrivere un testo per dire cosa penso di questa gente che attraversa deserti e mari solo per poter vivere meglio con la propria famiglia. Così il pensiero si è volto a me, seduta sul mio divano, con tutti i miei comfort che mi circondavano: cosa avrei fatto io? Se fosse successo a me, se domani dovessi partire, fare una valigia e andarmene con mia figlia, che farei? Cosa ci metterei in quella valigia? Niente, perché devi essere leggero. Quindi ho pensato: porto i miei capelli. Non li taglio, così ci giochi. Le mie labbra, così ti bacio. Le mie braccia, così ti abbraccio. Porterei il mio corpo, perché è quello di cui ha bisogno mia figlia. La tengo al collo, più vicina possibile a me. Un concetto molto semplice: non avevo intenzione di fare un discorso politico, quello lo si fa ogni giorno sulle gambe e con i fatti.”

Questa canzone è solo l’inizio di un viaggio? Farà parte di un progetto più ampio, magari un disco?

“Il disco è probabilmente un EP. Per Natale prossimo ci sarà un concerto con cinque inediti e qualche cover, ma siamo già in lavorazione. Speriamo di averlo pronto per l’estate. Sicuramente avrà un altro tenore: non abbiamo intenzione di fare un cantautorato politico, tratteremo argomenti diversi, ma sempre col nostro stile, con la nostra impronta. Probabilmente qualcosa di più introspettivo. Un disco di dodici brani non ci interessa più, arrivati a questo punto della vita: vogliamo fare poche cose ma buone. Un EP di cinque/sei brani è decisamente più nel nostro interesse. Intanto perché è giusto dare un seguito: chi ci ascolta lo richiede, è un suo diritto! (Ride, n.d.r.) E poi perché lavorare con Ornella è fantastico, una cosa bella che ci fa bene.”

Intanto, nell’attesa, dove possiamo venire a sentirvi?

“Gli appuntamenti che abbiamo sono soprattutto delle presentazioni qui in città: il 9 marzo ai Cantieri Culturali della Zisa è probabilmente la data più importante. La realtà dei fatti è che la nostra è una situazione atipica: abbiamo un solo brano, e un concerto è infattibile, ma allo stesso tempo abbiamo tante richieste per eseguirlo all’interno di altri eventi, come presentazioni di libri e conferenze inerenti al tema di “Diventano Mare”. Allo stesso tempo però non vogliamo affrettare le cose: ragioniamo e lavoriamo un brano per volta, perché solo con la calma possono uscire prodotti degni.”

Sono completamente d’accordo. Va bene Irene, ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi!

“Grazie a te, davvero!”

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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Uno Maggio Taranto: conferenza con i Terraross 0 82

Dominique Antonacci, frontman della band jonica Terraross, ha incontrato l’area stampa dell’ 1Maggio Libero e Pensante e ha espresso il suo pensiero su alcune tematiche sensibili dibattute sul palco del Parco Archeologico delle mura greche.

Argomento centrale, la musica come strumento terapeutico per migliorare le condizioni di salute: «ci sono dati scientifici che dimostrano come le donne, approcciandosi alla musica, abbiano cambiato in positivo il loro atteggiamento nei confronti della malattia. Se la gente di Taranto, allo stesso modo, fosse un po’ più rilassata e ascoltasse buona musica, riuscirebbe a lavorare meglio anche sul fronte ILVA».

Sulla città e la sua situazione attuale, ha dichiarato: «basta avere consapevolezza di se stessi e credere in ciò che si è. Abbiamo un territorio stupendo: Taranto ha storia, tradizione, tante bellezze a livello architettonico, e potremmo vivere di turismo 365 giorni all’anno solo grazie a quello che ci hanno lasciato». Antonacci ha anche citato il villaggio turistico di Borgo Egnazia, esempio di impresa vincente nell’ambito turistico situato nei pressi di Savelletri (Fasano), che da anni collabora con i Terraross. «La struttura ospita 600 dipendenti durante l’inverno e almeno il doppio d’estate: è una vera e propria industria. Non è impossibile pensare ad altri progetti del genere, che sarebbero prosperi per il nostro territorio». La grande sfida è quella con la classe politica, spesso impegnata a guardare solo al microcosmo del presente escludendo invece previsioni sul lungo periodo di cui potranno beneficiare le generazioni future.

Sul concerto dell’ 1Maggio Libero e Pensante, si è invece così espresso: «ogni anno è sempre un’emozione diversa. La nostra musica è semplice e genuina, quella dei nostri nonni. Arriva subito, ci si prende per mano e si vive un momento di felicità. Questa musica esiste da 3000 anni; noi la riscopriamo oggi, ma se è durata così a lungo e ancora oggi funziona, un motivo c’è».

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