Intervista a Irene Ientile, “IO è il nostro nuovo progetto pop d’autore: l’inizio di un viaggio” 0 692

Direttamente dalla Sicilia, arriva un progetto interessantissimo partito con un brano da pelle d’oca. IO è un duo pop d’autore che riesce ad unire l’eternità della musica classica alla leggerezza della musica pop. Irene Ientile, mezzosoprano con studi in canto classico, e Ornella Cerniglia, pianista quotatissima laureata in DAMS, sono reduci da una lunga esperienza come duo cameristico, attraversando una moltitudine di repertori del ‘900 italiano, europeo ed americano di autori come Cage, Berio e Ives, De Falla, Faurè, solo per citarne alcuni. Con questo nuovo progetto si pongono l’obbiettivo di spogliarsi dall’impostazione classica che ha segnato il loro percorso fino ad ora, volgendo lo sguardo verso un pubblico diverso, e lo fanno con un brano che ha tutta l’aria di essere solo l’inizio di un progetto in grado di dire tanto. “Diventano Mare” è il singolo inedito che lancia le due musiciste nella scena pop, accompagnato da un video che vede protagonista l’attrice Donatella Finocchiaro. La potenza degli sguardi di Donatella, la profondità sentimentale del testo di “Diventano Mare” e l’artisticità che trapela da questo singolo ci hanno spinto a voler approfondire la conoscenza di una delle proposte più interessanti degli ultimi anni targata Indigo Music.

Ciao Irene, grazie per essere qui con noi. Per iniziare, parliamo di questo vostro duo: tu e Ornella avete un percorso musicale particolare, segnato dalla musica classica. Come sono andate le cose fino ad oggi?

“Noi ci conosciamo e lavoriamo assieme da quindici anni circa, e siamo un duo di musica cameristica. Precisamente abbiamo quasi sempre suonato musica del ‘900, la cosiddetta ‘musica colta’; ma anche un po’ di contemporanea, alcuni compositori hanno scritto delle opere prime proprio per noi. Ci siamo trovate qui a Palermo e c’è stato subito feeling: non è semplice adesso trovare qualcuno con cui suonare questo genere di musica, figuriamoci quindici anni fa. Poi si inizia per passione, senza troppi obbiettivi se non quelli di frequentare repertori meno conosciuti, e trovare qualcuno che condivida questa passione è una cosa davvero bella. Alla fine siamo diventate grandissime amiche nella vita, di quelle persone che conti sulle dita di una mano. Siamo state vicine per quindici anni, e in quindici anni abbiamo visto le nostre vite cambiare radicalmente, ma la musica è rimasta, e questo ha creato un legame indistruttibile, diventando un pilastro fondamentale della nostra amicizia. Io nel frattempo ho avuto anche esperienze di musica pop con i ‘no hay problema’, una band palermitana con due dischi all’attivo. Con lei abbiamo registrato un disco di musica classica, molto apprezzato soprattutto in ambito universitario. All’improvviso ho sentito il bisogno di un testo che avesse una radice diversa, sia da quello fatto con i No Hay Problema, sia col percorso classico fatto fino ad ora – anche perché, nonostante la musica che interpretiamo, abbiamo degli ascolti molto variegati che non si fermano alla musica classica…”

…Beh, altrimenti avrei pensato foste delle sociopatiche, tipo delle serial killer che ascoltano Bach bevendo latte in ghiaccio

“Mannò, no, siamo persone normali, che vanno alle feste e ballano (ride, n.d.r.).Siamo due romanticone che ascoltano di tutto!”

E quindi siete arrivate a questo punto, mischiando la musica classica e la musica leggera, da voi stesse definiti ‘linguaggi apparentemente inconciliabili’. Ma voi siete riuscite a conciliarli.

“Certo, del resto c’è chi c’era già riuscito. Un esempio gigante è Bollani, uno che ha mescolato tutto e l’ha portato al grande pubblico, suscitando grande interesse. Siamo nel 2018, c’è tanta gente che fa questo tipo percorso. Io non mi sento particolarmente stramba in questo. La cosa bella è essersi spogliata di tutto, a partire dalla voce: io canto con una voce totalmente naturale; non uso nessuna prodezza tecnica, una cosa già fatta in altri progetti. Credo sia l’inizio di un percorso insieme più pop, senza smettere di continuare quello che stiamo facendo con la classica, che abbiamo ancora voglia di portare in giro.”

Quello che mi ha colpito particolarmente, al di là della canzone in sé, che ritengo sia arte pura, è stato proprio il vostro percorso in relazione a questo prodotto. Così, ciò che mi chiedo è: cosa cambia nella vita di una persona per spingerla a creare qualcosa di totalmente diverso da quello fatto fino ad ora?

(Ride, n.d.r) “Guarda, la realtà è che non è un cambio, è più corretto dire che si tratta di una parte. La ricetta è la semplicità. In realtà, tutto parte da un levare, levare, levare. Oggi si cerca tantissimo di inserire quanti più elementi e suoni possibili nella speranza di creare qualcosa di nuovo. Invece, secondo me, è il momento di tornare all’osso. La scrittura e l’arrangiamento elettronico di Ornella è molto minimale, ed è minimale anche il video. È quello che volevamo, siamo andate lì e abbiamo detto: ‘vogliamo un’unica donna in uno sfondo bianco, nient’altro.’ I colori sono un riferimento all’iconografia russa, perché sono dei colori primari che riportano a cose grandi: l’umanità, la divinità, la spiritualità. Ma di base rimangono cose semplici: colori primari. E poi abbiamo avuto questa partecipazione fantastica di Donatella Finocchiaro, che quando me la proposero ero tipo “Seh, ma figurati!””

E invece sì, siete riusciti ad averla. Raccontami di questo incontro, di questa scelta che, a mio parere, ritengo azzeccatissima.

“Vabbè, lei è un’icona per i film e le parti che ha interpretato: è una madre vera. Poi è connessa al mondo dell’immigrazione, penso al film ‘Terraferma’ di Crialese. È stato un collegamento quasi naturale quello con la Finocchiaro. Cercavamo una donna che non fosse di colore, non fosse bellissima come una modella – ma di più -, non fosse caratterizzata forzatamente. Cercavamo il suo sguardo, i suoi occhi, che sprigionano una potenza sovrannaturale. E poi niente, le abbiamo scritto una mail col testo e la descrizione del video, chiedendole se fosse interessata. Lei ci ha risposto dopo 24 ore, dicendoci che la canzone le piaceva da morire e voleva assolutamente essere la nostra “madonna”. Così, senza chiederci neanche un cachet, ha partecipato al progetto. È stata di una professionalità unica, una donna fantastica. Non ci sono parole per descrivere l’ammirazione per Donatella.”

Volgiamo adesso lo sguardo sulla canzone. “Diventano Mare” ha un testo fortissimo, che parla del dramma dell’immigrazione visto dagli occhi di una madre. Sappiamo che l’ispirazione ti è venuta dopo la nascita di tua figlia. Cosa si cela dietro questo testo?

“È stato un momento empatico molto forte a scaturire il tutto. Guardavo il telegiornale, avevo in braccio Maia, la mia piccolina, appena nata. La stavo allattando, quindi un momento di essenzialità molto forte, profondo: sono tutta per te, sei tutta per me. Guardando la tv, c’erano scene di questa gente che muore senza un motivo, nel tentativo di salvare il futuro dei propri figli. Così ho preso il telefono e ho cominciato a registrare una nota vocale in cui c’era tutto il testo. Era già da un po’ di tempo che elaboravo questo pensiero, e da artista l’unica cosa che potevo fare era poter scrivere un testo per dire cosa penso di questa gente che attraversa deserti e mari solo per poter vivere meglio con la propria famiglia. Così il pensiero si è volto a me, seduta sul mio divano, con tutti i miei comfort che mi circondavano: cosa avrei fatto io? Se fosse successo a me, se domani dovessi partire, fare una valigia e andarmene con mia figlia, che farei? Cosa ci metterei in quella valigia? Niente, perché devi essere leggero. Quindi ho pensato: porto i miei capelli. Non li taglio, così ci giochi. Le mie labbra, così ti bacio. Le mie braccia, così ti abbraccio. Porterei il mio corpo, perché è quello di cui ha bisogno mia figlia. La tengo al collo, più vicina possibile a me. Un concetto molto semplice: non avevo intenzione di fare un discorso politico, quello lo si fa ogni giorno sulle gambe e con i fatti.”

Questa canzone è solo l’inizio di un viaggio? Farà parte di un progetto più ampio, magari un disco?

“Il disco è probabilmente un EP. Per Natale prossimo ci sarà un concerto con cinque inediti e qualche cover, ma siamo già in lavorazione. Speriamo di averlo pronto per l’estate. Sicuramente avrà un altro tenore: non abbiamo intenzione di fare un cantautorato politico, tratteremo argomenti diversi, ma sempre col nostro stile, con la nostra impronta. Probabilmente qualcosa di più introspettivo. Un disco di dodici brani non ci interessa più, arrivati a questo punto della vita: vogliamo fare poche cose ma buone. Un EP di cinque/sei brani è decisamente più nel nostro interesse. Intanto perché è giusto dare un seguito: chi ci ascolta lo richiede, è un suo diritto! (Ride, n.d.r.) E poi perché lavorare con Ornella è fantastico, una cosa bella che ci fa bene.”

Intanto, nell’attesa, dove possiamo venire a sentirvi?

“Gli appuntamenti che abbiamo sono soprattutto delle presentazioni qui in città: il 9 marzo ai Cantieri Culturali della Zisa è probabilmente la data più importante. La realtà dei fatti è che la nostra è una situazione atipica: abbiamo un solo brano, e un concerto è infattibile, ma allo stesso tempo abbiamo tante richieste per eseguirlo all’interno di altri eventi, come presentazioni di libri e conferenze inerenti al tema di “Diventano Mare”. Allo stesso tempo però non vogliamo affrettare le cose: ragioniamo e lavoriamo un brano per volta, perché solo con la calma possono uscire prodotti degni.”

Sono completamente d’accordo. Va bene Irene, ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi!

“Grazie a te, davvero!”

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Cinzella Festival: ritorna la mitica pecorella 0 191

L’Associazione Culturale AFO6 – Convertitori di idee in collaborazione con RADARConcerti e con il patrocinio di APULIA film Commission, annuncia i protagonisti del Cinzella Festival, il festival dedicato a musica e cinema che si terrà dal 17 al 20 agosto a Grottaglie (TA), nell’incantevole e unico scenario delle Cave di Fantiano, per la direzione artistica dell’attore Michele Riondino.

Cinzella è il festival dedicato alla musica e al cinema che lo scorso anno è diventato un autentico polo di attrazione artistica e culturale tra le splendide colline murgiane e i profondi lembi di mare della penisola jonico-salentina. Una scommessa vinta grazie a una line up di eccellenze musicali e alle rassegne cinematografiche d’autore legate a musica e arte. Questa nuova edizione avrà luogo alle Cave di Fantiano di Grottaglie, location dall’inestimabile valore paesaggistico, costellata di scenari mozzafiato: una ex cava di tufo ora divenuta un parco naturale dalle caratteristiche uniche, palcoscenico di eventi e manifestazioni culturali di rilievo nazionale. 

Cinzella Festival deve il suo nome a una figura molto nota alla cultura popolare tarantina. Cinzella, infatti, è stata una celebre “accompagnatrice” di uomini e di adolescenti, una donna così speciale da rimanere impressa nella memoria collettiva. Il logo del festival è la pecora, un tributo a un fatto di cronaca legato alla prima culla del festival, la Masseria Carmine di Taranto, divenuto simbolo dell’inquinamento dopo che, tra il 2008 e il 2010, sono stati abbattuti 600 ovini contaminati dalla diossina. Proprio lì, nel 2017, è nato il Cinzella Festival, in una splendida masseria persa in una valle di ulivi e diventata la speranza di una rinascita, di una “ventata” di cambiamento per la città e per l’intera provincia.

17 AGOSTO – BATTLES, I HATE MY VILLAGE, DIGITALISM dj set

BATTLES, ovvero la Networked Band: un progetto capace di combinare arte, sperimentazione e tecnologia nella musica, in un’unica esclusiva data italiana per presentare in anteprima il nuovo album in uscita in autunno per Warp Records. Nato nel 2002 dalle menti del batterista John Stanier (Helmet e Tomahawk), del chitarrista e tastierista Ian Williams (Don Caballero e Storm & Stress) e del chitarrista David Konopka (Lynx), il (super)gruppo unisce avanzi prog al rock più sperimentale, per sonorità segnate dall’era post industriale e computerizzata.

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Battles

Gli special guest della serata saranno gli I HATE MY VILLAGE. Fabio Rondanini (batteria di Calibro 35, Afterhours) e Adriano Viterbini (chitarra di Bud Spencer Blues Explosion e molti altri) presentano questo loro nuovo progetto che testimonia l’amore viscerale dei due per la musica africanaun amore nato sui palchi – accompagnando maestri quali Bombino e Rokia Traoré – e poi cresciuto in sala prove con la curiosità di chi ha costantemente voglia di contaminarsi e divertirsi nell’ampliare il proprio orizzonte. Alberto Ferrari (Verdena) si inserisce con la sua inconfondibile vocalità donando all’amalgama strumentale un ulteriore elemento capace di unire mondi – apparentemente lontani – che in I Hate My Village sembrano coesistere da sempre.

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I Hate My Village

Seguirà DIGITALISM dj set, i re del clubbing mondiale fin dalla fondazione nel 2004, in console per chiudere all’insegna delle danze la serata di inaugurazione del Cinzella Festival.

18 AGOSTO – WHITE LIES, MARLENE KUNTZ

White Lies presenteranno dal vivo il nuovo album Five, uscito il 1° febbraio per PIAS Recordings, che festeggia i dieci anni della band. Il disco vede un’energia rinnovata nella creatività del trio londinese, ancora una volta capace di allargare i suoi territori sonori dall’electro rock al synth pop. Il risultato è un album importante e ambizioso, che segna il capitolo più maturo della discografia dei White Lies, nei testi e nella sperimentazione musicale.

Marlene Kuntz festeggeranno sia i trent’anni di attività che il ventennale del loro terzo disco Ho Ucciso ParanoiaUn viaggio a ritroso ricco di emozioni che per qualcuno potranno anche trasformarsi in nostalgia, ma densa di vitalità positiva e rigenerante: lo faranno con 10 concerti doppi (da cui 30-20-10MK al quadrato), un primo tutto acustico e un secondo elettrico, per un totale di quasi tre ore di spettacolo. 

“Abbiamo deciso di portare avanti l’esperimento fatto lo scorso ottobre a Milano, quando un pubblico attento ed emozionato ci seguì in queste due nostre dimensioni. Allora fu un esperimento, ora sarà una conferma, assecondando il desiderio di portare in giro per l’Italia la doppia anima che è insita nel nostro stesso nome.”

(Marlene Kuntz)
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19 AGOSTO – AFTERHOURS

A sorpresa, dopo poco più di un anno dalla memorabile e ormai storica data del 10 Aprile 2018 al Forum di Assago da cui, lo ricordiamo, è stato tratto un CD/DVD live dal titolo “NOI SIAMO AFTERHOURS” la band capitanata da MANUEL AGNELLI ha recentemente annunciato la partecipazione al Sonic Park Festival di Bologna, il 18 Luglio. Oggi, a distanza di qualche settimana, gli Afterhours ci sorprendono di nuovo dando notizia di una seconda, ultima ed esclusiva data per il 2019.
Saranno le sole due opportunità per vedere su un palco la band milanese che ha scelto, dopo il Forum, di prendersi un lungo periodo di lontananza dalle scene.
La location scelta è il Cinzella Festival di Grottaglie (TA) nell’incantevole scenario delle Cave di Fantiano, e la data è fissata per il 19 Agosto.

“Abbiamo scelto Taranto perchè negli ultimi anni ci siamo particolarmente legati a questa città. Taranto vive di grandi contraddizioni ma negli ultimi anni grazie anche al lavoro di molti artisti ed operatori culturali liberi si sta rilanciando alla grande e noi siamo felici di fare parte in qualche modo di questo rilancio”, dice la band. “Ci sembrava inoltre un gesto rispettoso e affettuoso nei confronti di tutti i fan del sud Italia che avranno così modo di vederci dal vivo dopo un lungo periodo di assenza”.

(Afterhours)
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20 AGOSTO – FRANZ FERDINAND

Pietra miliare dell’indie pop, Franz Ferdinand hanno pubblicato il 9 febbraio 2018 Always Ascending.
Prodotto da Philippe Zdar dei Cassius
, il disco rinnova ma non tradisce le radici indie pop/rock dei FF e fa innamorare di sé pubblico e critica.  “Always Ascending is, everywhere you look, a record driven by vim, vigour and ideas, and plenty of Kapranos’ idiosyncratic way with a lyric.” (NME) Always Ascending è solo l’ultimo tassello di una carriera iniziata con l’indimenticabile esordio discografico Franz Ferdinand (2004) che ha portato la band a essere considerata oggi un’istituzione della musica alternative e uno dei progetti più illuminanti del nuovo millennio musicale

Come ogni anno, il Cinzella avrà poi una sezione dedicata al cinema d’autore. Verranno presto annunciati nuovi nomi in cartellone musica. Per info e aggiornamenti vi rimandiamo alla pagina Facebook e Instagram dell’evento.

Wallride Festival: il palco più divertente di sempre 0 395

Sabato 27 siamo stati al Wallride Festival di Altamura, uno dei maggiori festival di Street Culture in Italia che si tiene annualmente nella “Città del Pane” dal 2015. Per l’occasione, sabato, eravamo proprio sul palco ad ascoltare i concerti di Gomma, Ketama e Noyz Narcos. Oggi possiamo dirvelo: è stato uno dei palchi più divertenti su cui siamo mai stati.

Il festival ha aperto i cancelli al suo pubblico già dalle 10 di mattina, all’interno dello stadio comunale di Altamura, dal quale l’hip hop fuoriusciva anche dai muri: tra rampe da skate, stand delle più grandi marche di streetwear, contest di breakdance, odore di Montana e campi di pallacanestro, Altamura si è trasformata in un piccolo Bronx per divulgazione culturale. E i concerti della sera non sono stati affatto da meno.

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Start ore 21 con i Gomma. La band di Caserta porta sul palco un live di quarantacinque minuti anche se, dobbiamo dire, con non troppo entusiamo, complici forse un paio di pirla in prima fila che urlavano sfottò con accento napoletano. Non fraintendeteci: che i Gomma siano un po’ timidi e freddi, in pieno stile punk, lo sappiamo; è il loro personalissimo modo di portare la musica dal vivo ed è un mood che va a braccetto con il loro sound. Ilaria parla poco, annuncia giusto Elefanti e un altro paio di brani, ringrazia il fonico e saluta il pubblico prima dell’ultimo pezzo. A prescindere, i Gomma restano una delle realtà più forti del momento, in grado di portare live tutta quella ribellione che si annida nei loro testi: pirlas a parte, l’esecuzione è stata una bomba.

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Al lato dello stage intanto arriva Ketama, scambia due chiacchiere con un paio di persone nel pubblico e rientra dietro – giusto il tempo per farci un dito medio nelle storie di Instagram prima di salire sul palco del Wallride Festival e aprire con Angeli: alla fine del brano invita anche il pubblico a guardare il film con Marin Scorsese da cui è tratta la citazione finale, Mean Street. Il live procede liscio e ci si rende subito conto del perché Kety sia diventato in poco tempo uno degli artisti più importanti della scena trap italiana: l’attitudine a stare sul palco come se fosse il divano di casa propria, la verità che trapela dai suoi testi e la genuinità di chi non vuole regalare al pubblico un’immagine diversa dalla realtà, lo rendono uno dei cantanti più ricercati della scena; e infatti, maglia a righe nere e bianche, ciabatte che fan pendant e calzino bianco: come detto, il palco o il divano non influiscono. Ketama è Ketama, il vero, sempre e comunque. Il pubblico lo sa e risponde al meglio: Rehab, Misentomale, Baby Droga Freestyle e Piccolo Kety vengono accolte con entusiasmo dai circa trecento spettatori e Piero non si fa mancare nulla, neanche un bagno di folla sul suo cavallo di battaglia: Lucciole. Così, alle 23, dopo altri quarantacinque minuti, anche un pezzo di questa serata finisce; ma solo per poco, il tempo fare spazio a chi, da anni, calca i maggiori palchi italiani.

wallride festival ketama blunote music

Noyz Narcos – come si suol dire – non ha bisogno di presentazioni: è una garanzia a partire dal nome. Il suo ultimo disco, Enemy, certificato disco d’oro dopo una sola settimana, ha riconfermato il trend del king del rap italiano. Aspettavamo di vedere Noyz live da parecchio tempo, come molti suoi fan. A rendere ancor più pesante l’attesa è il possibile ritiro dalle scene del rapper alla fine del tour, come precedentemente annunciato – almeno nelle intenzioni. Ovviamente, noi sul palco abbiamo visto uno degli artisti più in forma del momento che ha ancora molto da dire, sostenuto dalle basi di un mostro sacro come Dj Sine. L’apertura viene affidata ad Inri, open-track dell’ultimo disco, accolta con un’ovazione da parte del pubblico schiacciato sulla transenna. Noyz le spara una dopo l’altra: Alfa Alfa, Mi Casa, R.I.P., Sinnò Me Moro, Non Dormire e Training Day con tanto di intro; si concede anche un piccolo siparietto in dialetto barese prima di continuare a tirare dritto fino alla fine del live. Poche smancerie e tanta cattiveria passano dal microfono del rapper romano; qualcuno gli fa i complimenti per le scarpe tra una canzone e l’altra, Emanuele ride e chiude il concerto.

wallride festival noyz narcos blunote music

Noi non sappiamo se questo sarà l’ultimo tour der Noyz; quello che sappiamo è che sabato, sul palco del Wallride Festival, abbiamo assistito alla rappresentazione fisica di un manifesto generazionale: perché i Gomma, Ketama e Noyz Narcos sono i campioni in carica dei rispettivi generi e ci vorrà davvero molto tempo prima che le cose cambino. Fortunati i presenti.

Un’anteprima della nostra galleria:

Si ringrazia tutta l’organizzazione del Wallride Festival e gli staff degli artisti.
Foto a cura di Greta Odone.
Guarda il report fotografico comprendente oltre 40 foto dal nostro album di Facebook!

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