Intervista a La Municipàl, “Le Nostre Guerre Perdute ha una seconda vita; nuova musica in primavera” 0 968

Sabato scorso siamo stati al Demodè Club di Bari in occasione del concerto dei Canova, l’ultima manciata di date relative al disco “Avete Ragione Voi” per salutare i fan. Ma qualcosa in particolare ha colpito la nostra attenzione prima che la band milanese iniziasse a suonare: l’esibizione d’apertura de La Municipàl ha scaldato i cuori dei presenti sulle note del loro ultimo album ,“Le Nostre Guerre Perdute”.
Quella che abbiamo visto sul palco non era una semplice band trainata dai suoi componenti principali, fratello e sorella, Carmine e Isabella; era molto di più: una performance artistica fatta di sguardi d’intesa, di malinconia ed energia allo stesso tempo. La voce di Isabella, accompagnata dalle note della sua tastiera, riecheggiava all’interno della sala, convincendoci sempre più della necessità di intervistare quest’astro nascente del panorama italiano.
Senza perdere tempo, ci siamo fatti una chiacchierata con Carmine, parlando della band, del suo rapporto con Isabella e dei progetti futuri che li coinvolgeranno.

 

Ciao Carmine, felice di averti con noi! Per prima cosa direi di parlare del concerto dei Canova a cui abbiamo assistito ultimamente. Com’è andata?

È stato divertente, soprattutto per il modo in cui è avvenuto, visto che ci hanno scritto direttamente loro. Di solito quando si fanno delle aperture c’è sempre un management dietro che, in qualche maniera, ti fa incazzare; loro, invece, sono venuti a sentirci al nostro concerto a Milano e poi ci hanno scritto direttamente sulla pagina e ci hanno invitato. È stato abbastanza naturale, piacevole. Crediamo fermamente nei rapporti tra band a prescindere da management, booking e il resto, e questa ne è stata una conferma.”

Sono contento della bella esperienza. Parliamo adesso di La Municipàl, nei quali c’è anche tua sorella. Com’è nato questo progetto e quando hai deciso di coinvolgere Isabella?

Noi siamo nati un po’ per gioco nel 2013, dopo alcuni miei progetti solisti precedenti. È nato tutto da una raccolta di brani che avevo scritto per la mia ex: avevano qualcosa in comune, quindi li ho messi in fila e ho cominciato a identificare la scrittura come la scrittura de La Municipàl. Poi ho tirato dentro Isabella: col fatto che lei vive a Roma e io a Lecce, non vedendoci mai, era l’occasione per passare del tempo con lei. Quasi per gioco, durante le feste, lei veniva in studio a registrare dei cori e aiutarmi con la produzione. Abbiamo iniziato a fare le prime date, se andavamo fuori passavo da Roma a prenderla ed è diventato anche un modo per stare assieme.

C’è un rapporto speciale tra te e Isabella o siete come Noel e Liam Gallagher, sempre pronti ad azzuffarvi?

Guarda, devo dirti che è sempre stato tutto molto naturale, nonostante lei non avesse mai suonato prima d’ora ed è l’unica donna nella band. È più problematico quando gli altri membri ci provano con lei! (ride, n.d.r.) No, scherzi a parte, con lei viene tutto naturale. Anche alcune dinamiche di palco, di tour, che poi sono le stesse per le quali ti scoglioni e molli tutto, noi le viviamo serenamente. Per noi è un modo per vederci e vedere posti nuovi che altrimenti, non andandoci a suonare, non vedremmo.

La Municipàl in apertura al concerto dei Canova.

Nel 2016 avete pubblicato Le Nostre Guerre Perdute, un album che ha avuto anche un discreto successo. Cosa hai da dire, a distanza di due anni, su questo disco?

Le Nostre Guerre Perdute è un album scritto veramente per esigenza, dove racconto anche dei fatti molto personali. In questo disco ho cercato proprio di non censurarmi, citando anche nomi, cose e persone reali. Mi sono messo molto a nudo. La cosa bella che sta accadendo è che, nonostante quest’album sia uscito due anni fa, sta vivendo una specie di seconda vita. Siamo arrivati quasi a 200 live quest’anno e, grazie anche a Spotify, dove è stabile in classifica ‘Indie Italia’, è come se fosse uscito pochi mesi fa. Lo porteremo sicuramente in giro ancora per un po’ con altre date, sperando poi di fermarci e pensare al prossimo disco.

I testi sono scritti solamente da te o anche Isabella ti dà una mano?

L’album è interamente scritto da me. Il bello è vedere come Isabella riesca a far propri dei testi, che prendono un’altra forma rispetto a quando sono cantati da me. Penso sia anche questa una particolarità de La Municipàl.

All’interno delle vostre canzoni ci sono due elementi ricorrenti, non collegati fra loro: la malinconia e l’antifascismo. Come mai queste presenze costanti?

In realtà, essendo un album genuino, scritto, come ti dicevo, per esigenza, riflette molto quello che provavo quando l’ho scritto. E di norma scrivo solo quando sto male. Se sto bene sto in giro con gli amici a bere, quindi poi magari vedendolo dall’esterno c’è sempre una nota malinconica di fondo. Per quanto riguarda il discorso politico, cerco sempre di poter dire la mia in un modo che ritengo poi opportuno. C’è anche molta ironia all’interno del disco: tramite l’ironia si possono trattare argomenti più grandi, pesanti, mascherandoli dietro la canzoncina semi-allegra. È la forza della musica.”

Parliamo di progetti nuovi: ci sono novità all’orizzonte? Quando potremo ascoltare un nuovo disco?

Abbiamo pubblicato di recente delle b-sides del primo disco con la nostra nuova etichetta, Discografia Clandestina, gestita da me. Pubblicheremo ancora una b-side del primo album, chiamata Lampadine, un singolo, e ci sarà quindi una ripubblicazione di Le Nostre Guerre Perdute con questi 5-6 brani rimasti fuori. Speriamo poi di poter uscire in primavera, se tutto va bene, con l’album nuovo, altrimenti pubblicheremo qualche singolo in estate e a settembre rilasceremo l’album. Dipende tutto anche dai fondi che riusciamo a recuperare.”

Ci sono date in programma? Dove possiamo venirvi a vedere nel futuro?

Sì, ci sono già un bel po’ di date in primavera ed estate. Domani siamo a Milano, poi Roma, Benevento, Avellino e ritorniamo al nord verso marzo. Vorremmo continuare a suonare sempre di più, anche perché di recente abbiamo preso il furgoncino ed è più facile spostarci per i live. Prima era logisticamente più complicato, ma ora si può fare!

Ti ringrazio per essere stato con noi, Carmine!

Grazie a te, è stato un piacere.

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 231

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 422

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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