Intervista a Luciano Esse, “The Flame ha lasciato il segno; presto nuove release” 0 2159

È il terzo anno della mia dj residency al Sound Department. A piccoli passi stiamo cercando di dare un qualcosa che prima di noi non c’era mai stato in Puglia.

Che l’Italia sia un paese strano lo si capisce quasi subito guardandosi un po’ attorno. Abbiamo una percezione del mondo che ci circonda completamente diversa dal resto d’Europa – basta pensare a come intendiamo noi il cibo, il cinema o semplicemente l’amore. Purtroppo, questa percezione del mondo finisce per influenzare il nostro modo di intendere una cosa tanto oggettiva quanto lo è la musica. Così, si finisce per oscurare alcuni generi, movimenti, che coinvolgono decine di migliaia di persone. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che avete sentito la stampa specializzata parlare di clubbing, al di fuori delle accuse in tema di stupefacenti? Penso parecchio. Così, a partire da oggi, abbiamo deciso di intraprendere un percorso mirato a conoscere e far conoscere quello che è uno dei movimenti più seguiti (e ignorati) d’Italia.
Quello di Luciano Esse (Luciano Sambati) è probabilmente uno dei nomi più chiacchierati del movimento, soprattutto al Sud Italia. Con una carriera lunga quasi vent’anni, il dj salentino è stato uno dei pionieri della musica house e techno e del clubbing in Italia e al Sud per come lo percepiamo adesso. Dopo aver suonato praticamente in tutta Europa, l’artista è adesso fermo da un po’ di anni al Sud, dove suona come dj resident al Sound Department. Curiosi di approfondire la conoscenza con un veterano della consolle, abbiamo intervistato in esclusiva Luciano Esse, parlando della sua carriera, del movimento del clubbing in Italia e dei progetti futuri.

Ciao Luciano! Per scaldarci, ti chiedo un breve riepilogo della tua carriera dall’Enjoy Group fino al The Flame.

Era l’inizio degli anni ‘90 quando entrai a far parte dell’Enjoy Group come PR. Ero da poco  diventato maggiorenne. Erano i primissimi house parties salentini, con consolle formate da Ivano Collalti, Ricky, Ralf, Flavio e tutta la scena Italiana di allora. Il passaggio al The Flame avvenne invece nel 2003, quando già vivevo a Londra. Divenni uno dei loro resident dj alternando Bari, Milano – The Flame Music Dept @ Amensia – e Londra, ogni settimana.

Come mai Luciano Esse e non un soprannome, come molti fanno? Questione identitaria?

Quando decisi di scegliere un nome da usare da dj, optai per il nome che mi aveva accompagnato negli anni in cui ero PR e organizzatore di afterhours.

Cos’è The Flame?

The Flame è stato per me un trampolino di lancio di altissimo livello. Era una delle crew più avanguardiste d’Italia. Precisamente, è stato un movimento che ha lasciato il segno e che difficilmente verrà dimenticato, perché rappresentava la trasgressione e l’avanguardia, ma soprattutto la cultura musicale!

Sappiamo che hai suonato praticamente in tutta Europa, con un focus particolare a Londra, precisamente al Fabric. Racconta questa esperienza.

Il focus particolare a Londra è probabilmente dovuto al fatto che ci ho vissuto 10 anni ed è lì che è cominciata la mia carriera da dj. Dalle domeniche del Turnmills, cominciai a girare un po’ tutti i locali più importanti di Londra: dal Ministry Of Sound al The End, dal the Cross al The Egg, dal Corsica Studios – dove ho organizzato in seguito diversi parties – al Fuse, ecc. Ad Aprile 2006 la mia prima volta al Fabric, il club dei club! Fu un’esperienza quasi mistica suonare in Room One. Uno dei primi djs italiani a farlo, tra l’altro. Da allora ho avuto la fortuna di suonarci una quindicina di volte, sperimentando anche le altre due Rooms del locale. Negli stessi anni, trascorsi diverse stagioni estive ad Ibiza perché fui ingaggiato da una crew Londinese chiamata “Vitalik”, come resident dj per le domeniche del We Love Sundays at Space. E’ stato un periodo in cui ho suonato in molte città Europee, tra le quali: Mosca, Valencia, Madrid, Barcellona, Manchester, Atene, Lisbona, Leeds, Bordeaux, Bristol, Brighton e tante altre.

Parliamo di clubbing in Italia. Come si è evoluto il movimento qui?

Ho vissuto quasi 3 decenni del mondo del clubbing italiano, dal 1990 ad oggi. Per parlare di quello che e’ successo in questi 30 anni non basterebbe un libro! (ride, n.d.r.)

Allora passiamo alla domanda successiva. Quante e quali difficoltà incontrano i club nell’invitare artisti a suonare? Perché questo accade?

Se parliamo di piccole realtà purtroppo è sempre più difficile stare alle richieste delle agenzie di booking che, abituate agli sperperi delle grandi organizzazioni -quando si tratta di ingaggi di artisti -, giocano sempre al rialzo, o perlomeno ci provano.
I promoters italiani sono sempre stati fin troppo generosi nei riguardi dei guest internazionali – ultimamente anche con artisti Italiani, i cui cachet a 4 zeri sono assolutamente senza alcun senso -, tanto che chiunque venga a suonare nel nostro paese è convinto di poter chiedere qualsiasi cifra!

Come mai quando si parla di discoteche, soprattutto sui media, si parla di droga? Perché questo rapporto di amore et odio nei confronti del clubbing?

Perchè l’Italia è un paese in cui parlare di droghe è sempre stato un taboo, qualcosa di cui non parlare. Quindi, quando lo si fa, fa notizia. Paese proibizionista, retrogrado. Ricordo gli anni londonesi e l’attenzione dei media sulle droghe sintetiche; l’istruire i giovani a cosa si andava incontro quando si prendevano determinati tipi di droghe. Londra era piena di manifesti giganti che parlavano di questo. In Italia in quei tempi non si sapeva neanche cosa fossero alcuni tipi di droghe.”

Cosa rispondi a chi trova sempre un connubio tra droga e discoteche?

Che purtroppo sono due cose che vanno di pari passo. Non esistono club dove non ci sia droga. È sempre stato così e così sarà per sempre.

Parliamo del clubbing in Puglia. Quanto è evoluto il movimento qui da noi? Cosa ci vorrebbe per ‘spingerlo’?

Il clubbing pugliese, sin dai primi tempi, non ha mai avuto nulla in meno del resto d’Italia. Purtroppo le istituzioni non hanno mai dato una mano, ma nonostante ciò abbiamo sempre cercato di dare il meglio, con degli ottimi risultati nel corso degli anni.

Da parecchio tempo sei dj resident al Sound Department. Quanto è importante il Sound all’interno del panorama italiano?

È il terzo anno della mia dj residency al Sound Department. A piccoli passi stiamo cercando di dare un qualcosa che prima di noi non c’era mai stato in Puglia. Un appuntamento settimanale per tutti i clubbers pugliesi e non, con delle line-up che non hanno nulla da invidiare ai migliori clubs mondiali, restando nell’ambito del non-mainstream! È un percorso difficile, ma che sta dando ottimi risultati e che pian pianino sta avendo i suoi riscontri anche in ambito nazionale.

Ci sono progetti intriganti nel tuo futuro di cui vuoi parlarci?

Cerco come sempre di ritagliarmi del tempo per creare musica. In programma alcune releases, di cui una è quella sulla nostra etichetta discografica Sound Department Ascolti. Vinile che uscirà con i remix di Mark Broom e Arnaud Le Texier.

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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