Intervista a Gast: “Star Roller primo disco ufficiale; Noyz? A breve il video.” 0 1562

È uscito oggi, 22 febbraio, il primo disco ufficiale di Gast, Star Roller. Il rapper romano, già membro del TruceKlan, ha alle spalle diversi mixtape, tra cui il celeberrimo ‘Underground Legend’ – una delle pietre miliari, a nostro parere, del rap romano – e l’ancora fresco d’esordio ‘Cime Viola’. Uscito da un 2018 un tantino travagliato dopo esser balzato agli onori della cronaca per aver “dirottato” la metro B di Roma (in realtà non è andata così, ma si vola di fantasia in molte redazioni), ma anche pieno di soddisfazioni musicali come il già citato ‘Cime Viola’ e ‘2Win$’, quindi, il cantante ha rilasciato un disco di undici tracce interamente prodotto da Depha.

Era da qualche mese che non sentivamo Manuel, col quale ci eravamo messi in contatto in occasione di quello schiaffo di Jamil al ragazzino di Martina Franca al quale, grazie a noi, Gast è riuscito a chiedere scusa da parte di tutto l’ambiente Hip Hop italiano. Abbiamo quindi deciso che fosse davvero il caso di risentirci col rapper per approfondire questo nuovo disco, che segna un passaggio davvero importante per la sua carriera. Abbiamo quindi parlato di ‘Star Roller’, del ritorno di Noyz dopo l’assenza da ‘Cime Viola’, ma anche del rapporto con Depha e dei casini che sono successi in tutto questo periodo.

gast star roller

Ciao Manuel! Per iniziare quest’intervista, volevo porre alla tua attenzione un argomento di cui si è parlato a lungo nei mesi precedenti: quest’anno il vincitore di X-Factor è un rapper, Anastasio. È il primo rapper a vincere X-Factor Italia, e questa cosa ha scaturito varie riflessioni, una delle quali può essere assunta come un fatto: se questo non era chiaro già con i vari Fedez, Gue o Salmo, oggi più che mai sappiamo che il rap e la sua variante più commerciale, la trap, siano diventati il genere di punta ascoltato dagli italiani, entrando di prepotenza nell’universo del mainstream. Una cosa impensabile fino a vent’anni fa. Da, soprattutto, artista underground di lungo corso, come ti poni rispetto a questo?
“Guarda non so proprio chi sia il tipo, non seguo tv e mass media, certe notizie non mi arrivano proprio. Comunque, non è che ci voleva questo Anastasio per capirlo: ormai sono anni che la cultura pop ammicca al rap e viceversa, è ovvio che in Italia come nel mondo il rap-barra-trap abbia preso la maggior parte del pubblico. Ha totalmente spopolato, è davvero incredibile. C’è gente che conosc-No, vabbè. Tagliamo qua.”

No, no, continua, ti pare?
“Ma no, per dire, anche il più faggiano di vent’anni fa oggi ha fatto il botto con tre dieci dischi di platino, proprio perché va così di moda. Non è male eh, non dico che questa cosa non sia positiva e che tutti siano senza talento, ma c’è così tanta attenzione al genere che certa gente è sopravvalutata da morire. Poi oh, pure io ci sguazzo, ho firmato un contratto quest’anno che, dopo una vita nell’underground, non mi aspettavo. (Ride, n.d.r.) Comunque, non mi dilungo troppo altrimenti…”

Va bene, cambiamo argomento allora: a distanza di otto mesi, come pensi sia andato ‘Cime Viola Mixtape’?
“Guarda, ‘Cime Viola’ è andato benissimo, è il disco che è andato sold out più velocemente. Sono rimasto davvero soddisfatto, ha ottenuto risultati migliori delle aspettative.”

La cosa che ci ha lasciato piacevolmente sorpresi è che hai voluto radunare davvero un sacco di gente per quel disco, rappresenta molto.
“Diciamo che ho spinto su cosa c’è di buono in questo periodo, oltre ai classici Aban e Chicoria. Ho voluto spigne pischelli di ventuno e ventidue anni, come Numi, Yamba, Roma Guasta. Sono tutti molto particolari.”

Poco più di un mese dopo ‘Cime Viola’ hai anche rilasciato ‘Twin$’ con Aliendee. Com’è andato questo disco, invece?
“Anche quello è andato bene, si è trattato di un lavoro più di nicchia, settoriale. una cosa per gli addetti ai lavori. Resta comunque grande soddisfazione, bei feat, ‘na cosa alla romana.”

Perfetto! Possiamo allora parlare del presente: sappiamo che è uscito il tuo nuovo album: ‘Star Roller’. L’ultimo singolo, ‘Ferrari’, è in collaborazione con Pa Pa, un nome che proprio da poco ha iniziato a gravitarti intorno…
“Guarda, te la racconto questa perché è divertente: ho amici di vecchia data che mi hanno addirittura tolto dai social perché ho fatto il pezzo con Pa Pa. Sapevo che sarebbe stata una scelta drastica e mi avrebbero dato contro in tanti, ma quando ho sentito ‘Mercedes’ è scattata subito ‘Ferrari’. Sono sempre istintivo nella scelta dei feat: ci siamo visti e l’abbiamo scritta al volo in studio, mentre Eddy faceva il beat dove Pa Pa ringhia ‘Ferrari Ferrari Ferrari’”

Ma soprattutto c’è il singolo con Noyz! Segna un po’ un ritorno alle origini, mancava da tanto: molti lo aspettavano su ‘Cime Viola’.
“Sì, Noyz non è potuto esserci perché stava lavorando al suo disco, ‘Enemy’, ed era troppo impegnato, ma visti i risultati che ha ottenuto ha fatto bene a impegnarsi molto. ‘Cbr’ è una bella saracca, abbiamo girato il video con i Trilathera e lo droppiamo a giorni.”

Ci sono altre novità su questo disco che dobbiamo sapere?
“Oltre a ‘CBR’, il nuovo pezzo con Noyz, c’è anche ‘Scatta che Rollo’ tra i singoli estratti, una canzone tutta mia. Forse il pezzo più importante del disco è ‘Nuovo Pannella’. Questo nuovo lavoro sancisce anche il forte rapporto che si è creato con Depha.”

Volevo chiederti al proposito di parlarmi di questo rapporto e del suo futuro nel rap italiano: ho visto che è a lavoro su tanta roba.”
“Sì, è già uscito Carter con Depha, oggi io, e ci saranno anche altre novità. Sta provando a creare una nuova realtà, è un punto di riferimento a Roma, ci sto già dentro anche per ‘Cime Viola 2’. Continueremo sicuramente a collaborare.”

Cambiamo argomento: Una delle storie che ha catturato di più l’attenzione l’anno scorso è proprio stata la tua diatriba con Jamil. Vuoi spiegarci cos’è successo, in breve, prima dell’uscita di ‘Vinz’?
‘Vinz’ era pronto già pochi giorni dopo che lui, per la seconda volta, aveva messo la mia faccia in un suo video: sono già due volte che usi l’immagine mia senza chiedermelo, mi viene naturale farti un dissing.”

L’ultimo video a cui ti riferisci sarebbe ‘Noyz Diss’, giusto?
“Sì, esatto, quello in cui si porta tutti i bambini dell’asilo dietro, dove dice ‘Ringrazia Gast e Chico per la credibilità’, come se fossi un amico suo…”

Chiaro, quindi la faccenda gravita attorno alla storia dei video. Però, come hai detto, il dissing era pronto già da qualche giorno dopo l’uscita di Noyz Diss, un anno e mezzo fa: come mai, come poi ha accusato Jamil, tutto questo tempo?
“Sì, era già pronto ma all’epoca non mi serviva a niente: Jaminkia (sic) ha perfettamente ragione, l’ho strumentalizzato. mi sono fatto pubblicità alle sue spalle, come ha fatto lui con noi.”

Oltre alla storia di Jamil, nel 2018 sei stato bersagliato anche per la storia della metro, per cui hai fatto anche uscire un singolo, ‘Metro B’ appunto, che è contenuto anche in Star Roller. Ti terrai fuori dai guai in questo 2019?
“Vedremo, per ora mi sono beccato una denuncia penale con 4 articoli, vedremo come andrà il processo, bella pagliacciata, il mio avvocato farà un casino.”

Sdrammatizziamo per chiudere: hai qualche data per il nuovo disco già pronta?
“Abbiamo fatto un primo instore al Canapa Mundi, in collaborazione con Canaparoma, dove abbiamo presentato un’edizione limitata di infiorescenze: Metro Blu. Faremo presto l’instore da Graff Dream a Roma e da Propaganda a Milano. La prima data a Roma il 7 marzo!”

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 285

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 481

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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