I Sinedades sono il filo che collega Italia e Sud America 0 287

Mare, natura, fantasia, sogni e, soprattutto, l’approfittare del tempo, sono alcuni dei temi contenuti all’interno di ‘Para Mi Potnia, il primo lavoro discografico dei Sinedades, duo italo-argentino composto da Erika Boschi e Agustìn Cornejo. Due artisti, ma soprattutto due culture diverse lontane migliaia di chilometri che si incontrano, permettendo l’unione del sensuale ritmo latino con il folk anglosassone e un jazz dell’anima che mette la tecnica al servizio dello spirito. Un intimo lavoro dettato da una forte urgenza espressiva.

Il loro progetto, Sinedades, nasce nel 2016. Esso sta ad indicare, come più volte detto dai componenti del duo, quella necessità di vivere un’esistenza senza età, priva di confini. Insomma, una nostalgia del bambino che ognuno di noi è stato, un ritorno al passato, alle meraviglie di quell’età; alla sua elementarità. Un modo di pensare che in età adulta è spesso associato più a un difetto che a un pregio, ed è proprio questo il difetto: considerarlo tale; il primo lavoro dei Sinedades ne è la prova. “Concetti elementari troppo spesso trascurati da noi umani frettolosi, ma estremamente ispiratori per i testi delle nostre canzoni”. Un album puro, fatto interamente ‘in casa’, nato in seguito al loro primo successo: la vittoria del concorso ‘Toscana 100 band’, evento che ha spinto il duo italo-argentino a scrivere e viaggiare sempre di più, trovando in questo posto magnifico che si chiama mondo la giusta ispirazione per creare ‘Para Mi Potnia’; per la mia Potnia, per la madre terra, per la natura. La stessa che ha permesso la ricerca e la nascita di delle melodie solari e dell’atmosfera onirica riscontrata nel lavoro dei Sinedades.

Un insieme di brani scritti interamente in lingua spagnola, definiti “da tramonto sul mare o in campagna”, appaiono essenziali e profondi allo stesso tempo, grazie anche alla numerosa famiglia di musicisti che ha contribuito alla nascita di questo mix di World Music, MPB, Europa e Sudamerica, Pop e Tradizione.

Il lavoro è aperto dalla traccia Escúchame mar (Ascoltami Mare): una radiosa canzone che rimanda subito al Sudamerica, alla sua immensa energia e al suo mare. Con una voce che non sembra provenire per nulla dalle corde vocali di una ragazza italiana e una chitarra che esprime chiaramente il messaggio che la band vuole mandare. Natura, mare, viaggio, amore: “o mio mare, ti chiedo una creatura da amare, che mi possa riscaldare…”.

Sinedades Recensione Para Mi Potnia Blunote Music

Il secondo brano, Salí (Me ne sono andato), abbraccia il tema dell’età e la definisce soltanto come un pretesto per viaggiare; niente di più, niente di meno. Stavolta ad aprire le danze è Agustìn, attraverso la purezza della sua lingua nativa e quel tocco latin-folk che riesce a far sorridere e vagare con la mente nonostante la ‘cupa’ nostalgia emanata dal testo. È giunta l’ora di lasciarsi andare, vivere, non pensare…

Con la terza traccia, Para mi Potnia – title track – , il duo ringrazia la Madre Terra, la principale fonte ispiratrice del loro primo lavoro. Un soffice intro arpeggiato introduce la calda voce di Erika; cresce, si intensifica e si chiude con un sound dall’atmosfera mistica, fiabesca. Gaia, Pacha – Mama, Ninursag… “Salve spiaggia, non sappiamo più dove siano i nostri nomi e cognomi che nessuno ormai pronuncia più; Mi sento libero anche se non so che cosa mangerò oggi”.

Caribe (Caraibi), la quarta traccia, parla di naufragi, della ricerca del primitivo, della voglia di un ritorno al passato, alla purezza delle cose. Appare quasi come un dialogo tra due naufraghi, tra Agustìn ed Erika. Un brano che si allaccia perfettamente con la traccia seguente, Cocomerida: “una nuova alba in un’altra frequenza, lontana dal mondo urbano che mi fa male”. Un nuovo risveglio, con un’atmosfera più felice rispetto a quella rimandata da Caribe, in un mondo – apparentemente – migliore di quello attuale. Privo di schemi, di imposizioni, semplice e puro. Cosa succederebbe se evitassi anche oggi la televisione, l’olio di palma e il senso del dovere?

Un’esistenza spensierata, come in una spiaggia: al sole, con il corpo immerso nella sabbia bianca. Come il messaggio contenuto in Detalles de Placer (I dettagli del piacere), appunto. Un brano da spiaggia; anzi, che ti fa rivivere la spiaggia: quei momenti estivi in cui non esistono pensieri, si rimanda tutto al domani e si beve e si canta fino all’alba. Il pezzo è anche la prima traccia del disco selezionata come singolo, accompagnata dal primo video del duo.

Profugo, la sesta traccia, già dal titolo riesce a far intuire il tema, molto attuale, che vuole trattare. Intreccia il mare con il fenomeno immigratorio fortemente presente ai giorni d’oggi nel nostro territorio. Come posso ritornare se nella mia terra maledetta c’è la fame? Oh, mare, quante storie hai da raccontare.

La fantasia, il sogno, un altro tema principale del lavoro, è riscontrabile in Sirenalidad (Sirena), il settimo brano. Al suo interno troviamo anche la ricerca di dimensione migliore – priva di guerre, come in fondo al mare – , l’abbandono della realtà e l’amore: quello tra un uomo e la sua sirena, raccontato attraverso un botta e risposta.

-“Sirena, lasciami! Io voglio vivere la mia realtà!”
-“Uomo, ascoltami, vieni qui, voglio spiegarti in che modo posso amarti”
-“Sirena fammi capire a che cosa serve la terra ferma”
-“Tu fidati del mare!”
-“Ma il mare può uccidermi”
-“Anche la tua Terra. Invece qui non ci sono guerre.”

Attraverso una ninnananna – Cancion de Cuna en Agosto (Ninnananna d’Agosto) – il duo riprende il tema dell’età, del tempo che passa e di quella voglia di un presente che duri per sempre. Amare, viaggiare, imparare; un desiderio che tutti abbiamo e che dovremmo portare con noi fino alla fine dei nostri giorni. Agustìn ed Erica ce lo stanno spiegando con questo brano dal ritmo latino ma dal messaggio universale. Voglio continuare per sempre a desiderare, insieme, la stessa meraviglia.

Sinedades Recensione Para Mi Potnia Blunote Music

Questa necessità di vivere un’esistenza senza età, senza confini, un ritorno al passato, si conclude e si rivive attraverso Indiecita: un brano apparentemente incomprensibile considerando l’origine del suo linguaggio, un richiamo alla lingua andina. Il brano è stato scritto, in età giovanile, dalla madre di Agustìn; è diventato parte della loro vita, in famiglia lo cantano sempre – soprattutto in situazioni di festa – e infatti, verso la fine della canzone, si sentono proprio tutti loro a cena che lo cantano.

Abbiamo, quindi, la chiusura perfetta per un lavoro che cerca di vivere il presente attraverso il desiderio di un ritorno al passato, alla purezza dei tempi andati, ai ricordi belli, con la stessa intensità – se non maggiore – di quei giorni e senza età: approfittando del tempo che abbiamo ancora a disposizione, riusciremmo a trarre dalla somma delle nostre esperienze il giusto mood per affrontare un futuro ignoto. Questo è Para mi Potnia e loro sono i Sinedades.

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Californication compie vent’anni: riscopriamolo 0 124

Sapevamo che il disco aveva avuto un largo successo quando andammo in Europa per un giro di conferenze stampa. Eravamo in Italia, io e John stavamo sul sedile posteriore di una Mercedes con il finestrino aperto. Un motorino con due ragazzi italiani si fermò accanto a noi. Guardarono dentro e cominciarono a urlare: “Ehi, Californication, Californication!”. Poi si misero a cantare Scar Tissue. Il disco era uscito da cinque giorni. Ovunque andassimo, tutti i negozi suonavano il nostro disco. L’Italia aveva preso fuoco. Passammo dal vendere una manciata di dischi al venderne più di chiunque altro quell’anno in Italia. Com’è che un Paese intero decide di cominciare ad amarti in un giorno?

Così Anthony Kiedis decise di parlare di Californication all’interno della sua biografia, “Scar Tissue”, proprio come uno dei singoli estratti dall’album che ha fatto grande la band americana nel mondo. Californication usciva oggi, 8 giugno, vent’anni fa, nel 1999, segnando per sempre quell’estate e la storia della musica. Ma anche la storia della band losangelina.

Usciti un po’ malconci dal rilascio di One Hot Minute, stroncato dalla critica, e orfani del chitarrista sostituto di Frusciante, Dave Navarro, licenziato per incompatibilità con il resto della band, i Red Hot avevano bisogno del rilancio – un rilancio dovuto, per altro; non fosse solo per il successo che ebbe Blood Sugar Sex Magic, soprattutto in America.

Così, nell’estate del 1998, Flea riesce a convincere Frusciante, nel frattempo disintossicatosi dalla dipendenza dall’eroina, a rientrare nel gruppo. Il disco inizia a prendere forma grazie al lavoro di quest’ultimo, accompagnato dalle liriche del frontman e dalle jam session che da sempre hanno contraddistinto lo sviluppo dei dischi dei peperoncini.

Il sound vira: vengono abbandonate le sperimentazioni che ammiccavano al metal – frutto probabilmente del chitarrista ex-Jane’s Addiction – puntando tutto sull’alternative con il giusto mix di quel funk-rock che fece la fortuna della band agli inizi. Quello che non cambia è il produttore: Rick Rubin seguirà infatti la band per questo terzo lavoro di fila, dopo aver prodotto i già citati One Hot Minute e BSSM.

Il disco vide la luce proprio l’otto giugno del 1999, anticipato di un paio di settimane dal singolo Scar Tissue, uno dei brani più rappresentativi del gruppo. Fu un successo di critica e di vendite; qualcuno elogiò un Anthony Kiedis in grande spolvero, molti attribuirono la qualità al ritorno di Frusciante. Californication raggiunse la prima posizione in classifica in nove Paesi diversi – fra cui l’Italia, dove vendette 700.000 copie in due anni – aggiudicandosi ben undici dischi d’oro.

Oggi Californication rimane una pietra miliare della musica mondiale, uno di quei dischi che tante band sperano di rilasciare un giorno. E anche se oggi i Red Hot non sono più gli stessi, con il secondo abbandono di Frusciante e le speranze di un suo ritorno ormai rasentanti lo zero, ascoltare le prime note del brano omonimo durante un live è come tornare piccoli, o giovani, per rivivere i magici momenti dell’ultima estate del secolo scorso.

Medimex: gli Editors e i Cigarettes After Sex celebrano Woodstock 0 159

Ci eravamo lasciati con i Placebo, ci siamo ritrovati con Editors e Cigarettes After Sex. Il Medimex, l’International Festival and Music Conference in programma dal 4 al 9 giugno, apre i cancelli al suo pubblico per il terzo anno di fila, il secondo a Taranto, portando una delle band più apprezzate al mondo a suonare tra i due mari, davanti una rotonda piena di gente che arriva da tutto il Sud Italia. Non poteva essere diversamente, d’altronde, per quest’edizione speciale del Medimex che celebra i cinquant’anni di Woodstock – e qualcuno doveva pur farlo, visto che il vero Woodstock 50 è stato cancellato.

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Cancelli aperti alle cinque, con le prime file sotto il palco già conquistate intorno alle sette e mezza. Nell’aria si respira l’odore del mare e della musica, nei bicchieri sgorga Raffo non filtrata. Questione di minuti e iniziano le danze con Le Scimmie Sulla Luna, band alternative italiana che presenta il suo disco Terra!. La scelta si rivela azzeccata, Jory Stifani ricorda tanto la cantante dei Bowland, ma la band dimostra di sapersela cavare anche senza voce, movimentando la folla nel finale con un paio di brani strumentali.

Dopo poco salgono sul palco i Cigarettes After Sex e il concerto inizia davvero: la conosciamo bene la band texana di Greg Gonzalez, già sold-out a Roma un paio di anni fa, apprezzatissima in Italia. La folla risponde bene: molti cantano le loro bedroom songs sensuali, i rimanenti iniziano a collegare il sound col nome; il gruppo si diverte ma non lo dà a vedere – il mood non lo permette – limitandosi a pochi ‘thanks’ e il nome di un paio di pezzi.

L’esibizione dura un’ora, un tempo più che sufficiente per presentare l’unico album pubblicato, omonimo, e farsi desiderare; i Cigarettes After Sex riescono a creare il giusto mix di dolcezza e malinconia per illuminare la serata, anche se la luce che fanno è più o meno quella di una candela. Ma a noi tanto basta per ristorarci e caricare le batterie.

Passa infatti poco dall’uscita dei texani e alle dieci e mezza in punto la band di Stafford esce fra le urla del suo pubblico. Li avevamo già ascoltati al Palladozza di Bologna gli Editors, per un concerto durato circa due ore, e certo non li riscopriamo oggi al Medimex: energici, violenti, spietati; gli Editors ti prendono e ti accartocciano per tutta la durata del concerto, non dandoti il tempo di respirare davvero tra una canzone e l’altra, trascinandoti nel loro universo anni ‘80. Smith tiene il palco come il vero frontman qual è, la band non risparmia i grandi successi: Papillon fa ballare tutta la piazza, No Harm lascia pietrificati per la sua bellezza; A Ton of Love, semplicemente, spacca, come ha sempre spaccato. So che si dice spesso, ma concerti come questo mi fan pensare di avere il secondo lavoro più bello del mondo, dopo quello di Tom Smith.

Magazine chiude la prima parte del concerto; gli Editors escono di nuovo dopo i canonici cinque minuti, trainati dalla folla, per quattro brani finali accompagnati dal piano di Tom Smith. Alla fine, la band londinese saluta per l’ultima volta la propria piazza, con le maglie inzuppate di sudore come ogni buon ultras vorrebbe per la propria squadra del cuore. Ed è proprio come gli ultras che si è saltato su Formaldehyde. Possiamo dire che sia la band texana che quella inglese hanno assolutamente reso giustizia a Woodstock.

Poco tempo per riprendere fiato, però, perché domani si riprende col nuovo appuntamento del Medimex: Liam Gallagher sarà infatti a Taranto, reduce proprio ieri dal rilascio del nuovo singolo Shockwave che preannuncia il suo secondo disco da solista “Why Me? Why Not”. La data di domani è la prima delle due italiane, con l’ex Oasis che tornerà in Italia per il Collisioni festival a Barolo, il 4 luglio.

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