I Sinedades sono il filo che collega Italia e Sud America 0 910

Mare, natura, fantasia, sogni e, soprattutto, l’approfittare del tempo, sono alcuni dei temi contenuti all’interno di ‘Para Mi Potnia, il primo lavoro discografico dei Sinedades, duo italo-argentino composto da Erika Boschi e Agustìn Cornejo. Due artisti, ma soprattutto due culture diverse lontane migliaia di chilometri che si incontrano, permettendo l’unione del sensuale ritmo latino con il folk anglosassone e un jazz dell’anima che mette la tecnica al servizio dello spirito. Un intimo lavoro dettato da una forte urgenza espressiva.

Il loro progetto, Sinedades, nasce nel 2016. Esso sta ad indicare, come più volte detto dai componenti del duo, quella necessità di vivere un’esistenza senza età, priva di confini. Insomma, una nostalgia del bambino che ognuno di noi è stato, un ritorno al passato, alle meraviglie di quell’età; alla sua elementarità. Un modo di pensare che in età adulta è spesso associato più a un difetto che a un pregio, ed è proprio questo il difetto: considerarlo tale; il primo lavoro dei Sinedades ne è la prova. “Concetti elementari troppo spesso trascurati da noi umani frettolosi, ma estremamente ispiratori per i testi delle nostre canzoni”. Un album puro, fatto interamente ‘in casa’, nato in seguito al loro primo successo: la vittoria del concorso ‘Toscana 100 band’, evento che ha spinto il duo italo-argentino a scrivere e viaggiare sempre di più, trovando in questo posto magnifico che si chiama mondo la giusta ispirazione per creare ‘Para Mi Potnia’; per la mia Potnia, per la madre terra, per la natura. La stessa che ha permesso la ricerca e la nascita di delle melodie solari e dell’atmosfera onirica riscontrata nel lavoro dei Sinedades.

Un insieme di brani scritti interamente in lingua spagnola, definiti “da tramonto sul mare o in campagna”, appaiono essenziali e profondi allo stesso tempo, grazie anche alla numerosa famiglia di musicisti che ha contribuito alla nascita di questo mix di World Music, MPB, Europa e Sudamerica, Pop e Tradizione.

Il lavoro è aperto dalla traccia Escúchame mar (Ascoltami Mare): una radiosa canzone che rimanda subito al Sudamerica, alla sua immensa energia e al suo mare. Con una voce che non sembra provenire per nulla dalle corde vocali di una ragazza italiana e una chitarra che esprime chiaramente il messaggio che la band vuole mandare. Natura, mare, viaggio, amore: “o mio mare, ti chiedo una creatura da amare, che mi possa riscaldare…”.

Sinedades Recensione Para Mi Potnia Blunote Music

Il secondo brano, Salí (Me ne sono andato), abbraccia il tema dell’età e la definisce soltanto come un pretesto per viaggiare; niente di più, niente di meno. Stavolta ad aprire le danze è Agustìn, attraverso la purezza della sua lingua nativa e quel tocco latin-folk che riesce a far sorridere e vagare con la mente nonostante la ‘cupa’ nostalgia emanata dal testo. È giunta l’ora di lasciarsi andare, vivere, non pensare…

Con la terza traccia, Para mi Potnia – title track – , il duo ringrazia la Madre Terra, la principale fonte ispiratrice del loro primo lavoro. Un soffice intro arpeggiato introduce la calda voce di Erika; cresce, si intensifica e si chiude con un sound dall’atmosfera mistica, fiabesca. Gaia, Pacha – Mama, Ninursag… “Salve spiaggia, non sappiamo più dove siano i nostri nomi e cognomi che nessuno ormai pronuncia più; Mi sento libero anche se non so che cosa mangerò oggi”.

Caribe (Caraibi), la quarta traccia, parla di naufragi, della ricerca del primitivo, della voglia di un ritorno al passato, alla purezza delle cose. Appare quasi come un dialogo tra due naufraghi, tra Agustìn ed Erika. Un brano che si allaccia perfettamente con la traccia seguente, Cocomerida: “una nuova alba in un’altra frequenza, lontana dal mondo urbano che mi fa male”. Un nuovo risveglio, con un’atmosfera più felice rispetto a quella rimandata da Caribe, in un mondo – apparentemente – migliore di quello attuale. Privo di schemi, di imposizioni, semplice e puro. Cosa succederebbe se evitassi anche oggi la televisione, l’olio di palma e il senso del dovere?

Un’esistenza spensierata, come in una spiaggia: al sole, con il corpo immerso nella sabbia bianca. Come il messaggio contenuto in Detalles de Placer (I dettagli del piacere), appunto. Un brano da spiaggia; anzi, che ti fa rivivere la spiaggia: quei momenti estivi in cui non esistono pensieri, si rimanda tutto al domani e si beve e si canta fino all’alba. Il pezzo è anche la prima traccia del disco selezionata come singolo, accompagnata dal primo video del duo.

Profugo, la sesta traccia, già dal titolo riesce a far intuire il tema, molto attuale, che vuole trattare. Intreccia il mare con il fenomeno immigratorio fortemente presente ai giorni d’oggi nel nostro territorio. Come posso ritornare se nella mia terra maledetta c’è la fame? Oh, mare, quante storie hai da raccontare.

La fantasia, il sogno, un altro tema principale del lavoro, è riscontrabile in Sirenalidad (Sirena), il settimo brano. Al suo interno troviamo anche la ricerca di dimensione migliore – priva di guerre, come in fondo al mare – , l’abbandono della realtà e l’amore: quello tra un uomo e la sua sirena, raccontato attraverso un botta e risposta.

-“Sirena, lasciami! Io voglio vivere la mia realtà!”
-“Uomo, ascoltami, vieni qui, voglio spiegarti in che modo posso amarti”
-“Sirena fammi capire a che cosa serve la terra ferma”
-“Tu fidati del mare!”
-“Ma il mare può uccidermi”
-“Anche la tua Terra. Invece qui non ci sono guerre.”

Attraverso una ninnananna – Cancion de Cuna en Agosto (Ninnananna d’Agosto) – il duo riprende il tema dell’età, del tempo che passa e di quella voglia di un presente che duri per sempre. Amare, viaggiare, imparare; un desiderio che tutti abbiamo e che dovremmo portare con noi fino alla fine dei nostri giorni. Agustìn ed Erica ce lo stanno spiegando con questo brano dal ritmo latino ma dal messaggio universale. Voglio continuare per sempre a desiderare, insieme, la stessa meraviglia.

Sinedades Recensione Para Mi Potnia Blunote Music

Questa necessità di vivere un’esistenza senza età, senza confini, un ritorno al passato, si conclude e si rivive attraverso Indiecita: un brano apparentemente incomprensibile considerando l’origine del suo linguaggio, un richiamo alla lingua andina. Il brano è stato scritto, in età giovanile, dalla madre di Agustìn; è diventato parte della loro vita, in famiglia lo cantano sempre – soprattutto in situazioni di festa – e infatti, verso la fine della canzone, si sentono proprio tutti loro a cena che lo cantano.

Abbiamo, quindi, la chiusura perfetta per un lavoro che cerca di vivere il presente attraverso il desiderio di un ritorno al passato, alla purezza dei tempi andati, ai ricordi belli, con la stessa intensità – se non maggiore – di quei giorni e senza età: approfittando del tempo che abbiamo ancora a disposizione, riusciremmo a trarre dalla somma delle nostre esperienze il giusto mood per affrontare un futuro ignoto. Questo è Para mi Potnia e loro sono i Sinedades.

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 433

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 589

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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