Il Cinzella è il prossimo festival al quale devi partecipare 0 279

Ho sempre vissuto attraverso i ricordi di mia madre quella che era la Taranto degli anni ‘80, centro gravitazionale della musica internazionale, tappa obbligatoria per tante band che han fatto la storia: dai Bauhaus ai New Order, dai Simple Minds agli Ultravox passando per Cult, Sound, Souxsie e Style Council – e per chi volesse approfondire la questione si consiglia l’acquisto del libro “80, New Sound, New Wave – Vita, musica ed eventi nella provincia italiana degli anni ’80” di G. Basile e M. Nitti. Da un paio di anni, grazie a festival come il Medimex ed il Cinzella, Taranto sembra tornata un po’ a quei fasti. Liam Gallagher, Patty Smith, Cigarettes after Sex e Placebo sono solo alcuni dei nomi giunti da queste parti negli ultimi tempi. E per chi, come me, vive al sud ed è abituato a macinare chilometri per seguire il tour di una band straniera, tutto ciò può risultare decisamente inconsueto ma piacevole.

Era l’agosto del 2017, due anni fa, quando il Cinzella aprì per la prima volta le sue porte – o meglio quelle della Masseria Carmine – al pubblico: ricordo le scarse mille presenze, la bellezza di un posto simbolo della lotta contro l’Ilva; ricordo anche gli headliners di quei giorni, Levante (qui la nostra intervista per l’occasione), Sick Tamburo, Zen Circus; e la facilità con cui si poteva avvicinarli: non erano scarsi controlli ma solo odore di casa. Perché il Cinzella è casa e, a distanza di tre anni, lo ha ampiamente riconfermato con un’edizione da panico.

Dopo aver ospitato i Nothing But Thieves e Frah Quintale l’anno scorso, anche quest’anno le Cave di Fantiano, posto magnifico in terra di Grottaglie e nuova location del Cinzella proprio dal 2018, si sono preparate per le esibizioni di alcune delle migliori realtà musicali italiane condite da tre ospiti internazionali d’eccezione: partendo dagli Afterhours e dai Marlene Kuntz, si sono alternati nei quattro giorni di festival anche i Battles, gli I Hate My Village, i White Lies e i Franz Ferdinand, con quest’ultimo concerto andato totalmente sold out. Tra le considerazioni generali c’è da riportare l’impeccabile organizzazione dell’associazione AFO6, abile nell’intrecciare tutti quei fattori che han fatto sì che il festival girasse ottimamente: tra l’ottimo cibo con possibilità di scelta vegan, la venue a dir poco magica, la ricercata scelta delle band e l’area adibita a mercatino, perdersi all’interno del festival diventa un vero piacere. Ed è quello che mi è successo.

Cave di Fantiano Cinzella Festival 2019 Blunote Music
Cave di Fantiano Cinzella Festival 2019 Blunote Music

17/08 – Decido di partire da casa per le cinque, in modo da arrivare al festival intorno alle cinque e mezza e cercare di capire la situazione: ho saltato l’anno precedente, quindi credo sia un’ottima idea passare del tempo a familiarizzare con l’ambiente. Le indicazioni di fortuna installate all’entrata di Grottaglie indicano la via alla mia potente Spark: proseguo per un minuto in aperta campagna, incontro una pattuglia della locale ad un bivio: ‘Per il Cinzella?’ – ‘Più avanti, da questa parte’ – ‘Grazie collega’; non apprezza, noto dallo specchietto. Proseguo per un po’ e ammetto di aver pensato d’essermi perso dopo i primi tre minuti di auto – ma sono avvezzo alla sensazione, un must quando si cerca un rave nelle campagne di queste zone – fin quando dei ragazzi che camminano a bordo strada nella mia stessa direzione non mi convincono del contrario: così è, e dopo qualche minuto arrivo davanti al parcheggio.

Penso che il miglior posto da cui iniziare ad esplorare un festival sia il bar, così mi dirigo al più vicino. Noto la perfetta organizzazione degli spazi: ci sono bancarelle di abiti vintage, dischi, vinili, a tutti gli effetti un piccolo mercatino all’interno del festival con molte facce conosciute. Più avanti la zona ristoro: panini, noodles, cibo vegano. L’odore della carne fa da padrone. L’intuizione del bar, però, non è delle migliori, perché qui mi serve Claudio, un vecchio amico col quale non sono più in ottimi rapporti. Insomma, non proprio la persona che vorrei mi servisse una birra in questo momento: mi ricorda quanto le relazioni siano difficili nonostante il bene che ci si voglia. E infatti desisto. Per circa dieci minuti. Alla fine mi mordo la lingua e mi abbandono ai miei desideri terreni. Lo scopro anche più amichevole di me.

Inizio a trascinarmi in giro in attesa che gli I Hate My Village comincino a suonare: il mio vagare dura poco, fin quando uno dei miei amici, Lorenzo, per l’occasione rider per il Cinzella, mi fa ‘Devo prendere i Marlene, vogliono vedere gli I Hate My Village. Vieni con me?’. Odore di casa, dicevo. Nel giro di venti minuti ritorniamo in città. La band esce dall’hotel: ci presentiamo, facciamo due chiacchiere e aspettiamo gli ultimi componenti. Per ultimo arriva Cristiano Godano: completo bianco elegante, classica attitudine da rockstar. Pagherei oro per essere fico come lui a quell’età. Passa qualche minuto e decidiamo che è il momento di rientrare.

Arriviamo a concerto inoltrato, come immaginavo. La band entra nel backstage, io saluto, ringrazio Lorenzo e mi faccio spazio fino alla transenna. Giusto il tempo di due o tre canzoni e gli I Hate My Village lasciano il palco ai Battles. La band americana suona per poco più di un’ora, lo spettacolo è di quelli che ti fan pensare a quanti gruppi non abbiano il successo che meritano – soprattutto quando ne meritano davvero tanto. Il pubblico è d’accordo con me, ma il mondo resterà comunque cattivo e le major spietate: anneghiamo nell’alcool. Quello che più mi colpisce è l’impatto visivo: la venue è magnifica, a tratti incantevole; la natura che circonda il palco sembra irradiare di energia i presenti: nessuno degli artisti è riuscito a non spendere parole sulla bellezza del posto.
Il concerto finisce per mezzanotte e mezza, il tempo di un giro di saluti ed in un’ora sono a Taranto.

Battles Cinzella Festival 2019 Blunote Music
Battles Cinzella Festival 2019 Blunote Music

18/08 – la domenica al Sud è sacra, quindi me la prendo comoda e arrivo al Cinzella per le sette. Oggi suonano Leitmotiv, Marlene Kuntz e White Lies, che il caso vuole siano una delle mie band preferite: li ho visti live e incontrati a Ferrara nel 2017 e rivederli dalle mie parti sembra un sogno. Qualcuno all’ingresso, in fila, parla di ‘una band indie rock inglese’. La mia palpebra inizia a battere nervosamente. Sorvolo, ma la verità è che inizio a non reggere più queste etichette approssimative, per altro prerogativa tutta italiana: lo si può notare dalle diciture diverse tra la pagina Wikipedia nostrana, che riporta indie rock, e quella inglese che li definisce post-rock e new wave. Ma va bene.

Mi dirigo per prima cosa al bar frontale al palco minore; qui Claudio mi serve una birra e mi dice di essersi innamorato di una fotografa che bazzica da quelle parti. Dice che ha degli occhi magnifici. Questione di minuti e ce la ritroviamo al bar che chiede una birra. Mi presento, si presenta; le presento Claudio che sorride inebetito e mi allontano. È stata la mia buona azione quotidiana, penso.

Scorgo Lorenzo in lontananza che accompagna i Marlene Kuntz al palco principale, così mi affianco a lui e saluto la band. Da qui vedo due ragazze con pass; una ha una macchina fotografica, guarda alternativamente me e i Marlene. Al terzo sguardo faccio un cenno, come per dire ‘Sì, dovresti fargli una foto, buttati’. Si avvicinano e Lorenzo dice, a bassa voce, ‘Sono i Marlene, forza’. La ragazza dal capello platino con la macchina fotografica risponde guardandomi: ‘Sì, sì, li conosco. In realtà volevo fotografare te’, dice. Così mi concedo a questa fan mentre i Marlene e Lorenzo si allontanano.

Mi allontano anche io e vedo Claudio seduto a dei tavoli con altra gente e la fotografa di prima. Mi guarda, sorride sotto i baffi; poco dopo si alza e mi raggiunge. Beviamo una birra e finiamo a parlare del festival e gli racconto dei Marlene, del parcheggiatore all’hotel e di come sia tutto ben organizzato. Camminando, incontriamo le due ragazze della foto. Mi presento, presento Claudio e le chiedo un’altra foto ‘che siamo decisamente i più belli del festival’. Non riesco neanche a finire la frase che dietro di loro compare Godano, mette le mani sulle spalle delle ragazze e mi sorride. ‘Ok, forse non i più belli’ dice Claudio. ‘Vabbè, voi avete il fascino giovanile’ ribatte Godano. Ci invitano al bar con loro, ma decido che bere con due ragazze può essere fruttuoso solo se non c’è una rockstar nei paraggi, quindi declino gentilmente sotto l’occhio critico del mio ritrovato amico.

Sul palco secondario iniziano ad esibirsi i Leitmotiv, una delle rockband locali più sorprendenti, se non la realtà migliore del territorio. Sul palco spaccano come sempre, presentano alcuni pezzi nuovi in vista del prossimo album. Sono contento, se la meritano tutta questa serata.

Sono quasi le nove e i Marlene si preparano a salire sul palco. C’è più gente di ieri, il concerto è di quelli storici e celebra i trent’anni della band: tre ore di performance, come annunciano sul palco, divisa in un’ora e mezza di set acustico ed un’ora e mezza di set elettrico. Ad aprire le danze è Lieve; in poco tempo Godano si ritrova a parlare di politica, di ritorni bui e di come i totalitarismi siano sempre nocivi per il popolo; lo fa attraverso la storia del poeta russo Osip Mandel’stam, vittima della dittatura stalinista, ed il brano Osja, mio amore a lui dedicato. Segue una bellissima interpretazione di Bella Ciao, da poco pubblicata con un video dedicato a Riace e la collaborazione di Skin. Nella seconda parte del concerto i Marlene propongono quasi per intero Ho Ucciso Paranoia, suonando alcuni pezzi che raramente hanno visto la luce di un palco, come Questo e Altro. Le tre ore volgono al termine, Arnodeo riprende il pubblico col telefono, Bergia lancia le bacchette verso i fan. La band saluta e lascia il palco ad ai White Lies.

Marlene Kuntz Cinzella Festival 2019 Blunote Music
Marlene Kuntz Cinzella Festival 2019 Blunote Music

Sopraggiunge Claudio e sono felice: eravamo a Ferrara insieme, appoggiati alla transenna a ridosso del palchetto montato per l’occasione, e oggi non c’era altra persona che potevo volere con me. I White Lies escono e attaccano subito con Time to Give, brano tratto dall’ultima fatica della band, Five. La scaletta è quella dei festival, non troppo corposa per un totale di un’ora scarsa di esibizione, ma la band non si lascia certo sfuggire le cartucce più interessanti: Death, Big TV, Is My Love Enough e Bigger Than Us in chiusura per una delle band più sottovalutate della storia. Io e Claudio diamo spettacolo mettendo da parte tutta la nostra professionalità. Ho ritrovato un amico sotto il palco della mia band preferita e non potrei essere più felice. Il concerto finisce per l’una ma vedo il letto solo alle quattro di notte: ho dei mesi da recuperare, questa notte.

White Lies Cinzella Festival 2019 Blunote Music

19/08 – Dopo i primi due giorni di festival inizio a sentire la stanchezza addosso, ma questo non mi fermerà. Arrivo al Cinzella, mi becco un po’ con Claudio e attendo il concerto degli Afterhours. Quando tutto è pronto e i cancelli si aprono, poco più avanti a me sulla via, vedo le due ragazze del giorno prima. Decido di accelerare il passo e raggiungerle, esordendo con un terribile ‘facciamoci compagnia fra colleghi’. Chiacchieriamo, mi dicono che sono delle parti di Monza e mi chiedono in che modo, da Grottaglie, sia possibile arrivare alla stazione in treno la mattina seguente senza spendere un’iperbole per un taxi. Ci ragiono due nanosecondi e rispondo ‘beh, potete dormire da me’. Sguardi di stupore misto ad incertezza, poi un cenno di coraggio. ‘Ma sei serio?’ – ‘Sì, davvero, e domattina vi accompagno in stazione, ci vogliono dieci minuti’. L’idea gli sembra buona, anche se sono un perfetto sconosciuto, così accettano e decidiamo di passare buona parte del concerto assieme.

Gli Afterhours vengono preceduti alle 21 dall’esibizione dei The Winstons. Il concerto di Manuel Agnelli e soci inizia così per le 22 con una potente e inaspettata Rapace che infiamma da subito il pubblico. Già dalle prime canzoni si intravede la voglia di ripetere ciò che i Marlene Kuntz hanno fatto il giorno prima, per mantenere alta l’asticella: il concerto si allunga più del previsto, sul palco vengono suonate Germi e Ossigeno, ma anche i lavori del nuovo disco datato 2016, Folfiri o Folfox.

Afterhours Cinzella Festival 2019 Blunote Music

La verità è che a me gli Afterhours non sono mai piaciuti, per non dire che li ho sempre trovati un filino sopravvalutati; forse sbaglio a fare paragoni con rock band italiane come Il Teatro degli Orrori e i Casablanca, quantificandone e catalogandone i successi. Non c’è dubbio, comunque: Agnelli ha saputo vendere e vendersi, e questo conta molto nell’industria discografica. Molto più di una buona canzone o un ottimo disco. Ma, da persona indifferente alla loro musica, lo dico: un concerto degli Afterhours è qualcosa cui bisogna assistere almeno una volta; la band è brava a caricare il pubblico e, se non bastasse la carica esplosiva a rendere questo concerto godibile, il carisma di Manuel Agnelli aggiunge quel magnetismo che rende gli occhi un tutt’uno con lo stage. Anche gli Afterhours, come i Marlene ieri, non perdono occasione per ricordarci il buio periodo politico, raccontato per introdurre al pubblico brani come Il Paese è Reale e Padania.

Doppio encore per la band milanese che chiude il proprio concerto solo all’una di notte tra le ovazioni del proprio pubblico, accorso in numero maggiore rispetto alle sere precedenti. Passa giusto il tempo di riprendermi dalla fatica e recupero le due ragazze, ora mie ospiti, con le quali andiamo a mangiare un panino con le bombette – che dopo nove giorni in Puglia non avevano ancora mangiato, raccontano davanti al mio sguardo incredulo – ed a goderci un breve sonno ristoratore fino al mattino seguente.

Afterhours Cinzella Festival 2019 Blunote Music

20/08 – Ricordo ancora il concerto dei Franz Ferdinand a Milano del 2014: era il tour promozionale di Right Thoughts, Right Words, Right Actions, la band di Alex Kapranos era in grandissima forma, ma ancora molto timida; ricordo le pochissime parole di Alex sul palco, qualche grazie e tantissima energia per un Mediolanum Forum pieno di gente. È questo ciò che riesuma la mia mente a poche ore dal concerto, e la curiosità di vedere una band cinque anni ed un disco dopo è tantissima.

La stanchezza del quarto giorno è tutta nelle gambe, nonostante abbia passato la giornata a dormire dopo aver accompagnato le ragazze alla stazione questa mattina. Mi trascino in giro come un’anima disperata, i muscoli non reggono il minimo sforzo e la mia voce inizia a perdere colpi. La prima cosa che noto arrivato alle cave è la mole di gente presentatasi ai cancelli; in giro sento vociferare dagli organizzatori che si va verso il sold out e la cosa è lampante quando capisco che parlare con Claudio oggi è impossibile, vista la fila interminabile davanti il suo bar.

I Franz Ferdinand salgono sul palco del Cinzella alle 22 dopo l’esibizione di Giungla, cantautrice bolognese di grandi prospettive. Gli scozzesi partono fortissimi con Dark of the Matinée, Always Ascending e No You Girls. Mi accorgo che son cambiati tanto da quel concerto a Milano: la timidezza ha lasciato spazio alla spavalderia con la quale Alex parla, saluta e si dimena coi fan; la band schiva che ricordavo si è incredibilmente trasformata in un branco di animali da palco. La scaletta è leggera, tredici brani, ma il gruppo è bravo a tenere alta l’attenzione, come nel caso di Do You Want To, allungata per una decina di minuti.

Franz Ferdinanda Cinzella Festival 2019 Blunote Music
Franz Ferdinanda Cinzella Festival 2019 Blunote Music

Dopo circa due ore di concerto ed un encore corposo, i Franz Ferdinand salutano affettuosamente il loro pubblico con un inchino e qualche parola in italiano; il pensiero volge di nuovo alla splendida venue che ha ospitato il festival, ora verso la sua conclusione. Sul palco escono gli organizzatori, ringraziano il pubblico anche loro, chiedono scusa per eventuali mancanze dell’organizzazione (quali?) lanciando l’appuntamento per il prossimo anno. La stanchezza nelle gambe rende impossibile allungare questa notte ancora di qualche ora, quindi decido di raccogliere tutte le mie forze per l’ultimo viaggio verso casa.

Ho parlato del ritorno di Taranto ai suoi antichi fasti musicali: mi chiedo se sarà possibile mantenere il trend; lo spero vivamente. È certo che il Cinzella ha fatto da battistrada verso questa conversione culturale assolutamente necessaria per un territorio come quello tarantino, il quale necessita di ripartire proprio da grandi band ed eventi internazionali che diano risalto alle qualità e non alle problematiche di questa terra. E allora grazie Cinzella, grazie AFO6: non mi sono mai sentito così tanto a casa.

Si ringraziano per le foto i ragazzi di Elephant Music e Roberta De Rossi

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NewDress: Lei Contro Lei per celebrare le donne in ogni forma 0 197

“LEIcontroLEI”, preceduto da 3 ep e 3 lp, è la settima uscita discografica dei Newdress e vedrà la luce il prossimo 11 ottobre per l’etichetta Discipline di Garbo e Luca Urbani, con la distribuzione di Believe Digital in tutti gli store digitali (Edizioni Discipline SNC).

Il sound florido e pungente del disco vive nel presente ma si fonda sui canoni della new wave brittanica e dell’elettronica anni 80 aprendosi alle contaminazioni più contemporanee. Si tratta di un concept che ruota attorno ad alcune figure femminili che hanno segnato la storia del mondo e dell’umanità mettendo in contrapposizione donne “positive” e “negative”: partendo da Eva e Lilith, dalla serial killer saponificatrice Leonarda Cianciulli alla partigiana Joyce Lussu, passando per Amelia Earhart, prima donna a volare sull’Oceano Atlantico a bordo di un Fokker F.VII nel 1928,  Marilyn Monroe, Elizabeth Warren paladina del movimento LGBT americano candidata alle primarie statunitensi del 2020 contro Trump, arrivando a Greta Thunberg giovane adolescente svedese icona del movimento Fridays For Future. Il tutto senza escludere un confronto narrativo con le moderne vocazioni del gentil sesso. Dieci canzoni per un disco ambizioso il guanto di sfida dei Newdress ai contemporanei dischi usa e getta.

Il disco vanta alcune prestigiose collaborazioni:

Antonio Aiazzi storico tastierista e fondatore dei Litfiba si innamora di “Joyce” al primo ascolto tanto che  in 3 giorni rilascia un premix ai Newdress aggiungendo sintetizzatori e pianoforte a quanto già fatto dalla band, e invita i 4 bresciani a raggiungerlo al Dpot Recording Arts di Prato per mixare il brano insieme a lui , sotto la guida esperta di Fabrizio Simoncioni (già al lavoro fra gli altri con Litfiba, Ligabue, Negrita, Gianna Nannini, Carmen Consoli, Grignani, Fabi, Silvestri e attuale tastierista dei Litfiba), il tutto con la supervisione di Andrea Ravasio l’ingegnere del suono dei Newdress.

Diego Galeri “il Michelangelo della batteria” (Timoria – Miura – Adam Carpet – Gentle Eyes In The Gloom) ha suonato la batteria in “Bolle di Sapone”.

Stefano Brandoni detto “Brando” ha suonato in “Pallida”; le sue chitarre sono il marchio di fabbrica di numerosi dischi e concerti mainstream italiani da Francesco Renga a Malika Ayane, Roberto Vecchioni, Nada Malanima, Giusy Ferreri, Dolcenera, Alberto Fortis, REZOPHONIC, The Giornalisti. Brando ha suonato anche in “Soldi” di Mahmood.

Le illustrazioni che compongono l’artwork del disco sono realizzate dall’artista bresciana Giulia Rosa, scelta non a caso in quanto già nota per il suo libro illustrato dedicato alla perfomer internazionale Marina Abramović e per i suoi provocanti lavori rivolti per lo più a tutte le sfumature dell’universo femminile. L’artwork vivace e variopinto, in netto contrasto con il bianco e nero del precedente album “Falso Negativo” sottolinea la scelta fatta per questo lavoro: sdrammatizzare con ironia e leggerezza tematiche pesanti e difficili da raccontare in canzoni.

Il disco verrà presentato in anteprima attraverso due Release Party: il primo a Brescia il 18 Ottobre al “LIO” di Via Togni, 43. Il secondo a Milano il 26 Ottobre al “TNT Club” di Via Tito Livio, 33.

TRACK BY TRACK

  1. VACANZA DARK

Una canzone accattivante che parla in modo ironico di una vacanza il cui protagonista è un personaggio del “mondo” da cui i Newdress e la loro musica attingono; il sole e il caldo inizia a dargli alla testa ma non demorde e non abbandona il suo look, vestito e bardato di nero caracolla sulla spiaggia ed inizia ad avere delle visioni, consuma una granita di sabbia, s’innamora di una sirena che sorseggia un the nero di seppia, brucia sotto il solleone, lui che voleva stare all’ombra, lui che voleva andare a Londra.

  • OVERDOSING IN L.A.

L’ultima travagliata notte di Marilyn Monroe, l’ultima telefonata distorta da un fatale cocktail di barbiturici forse a Bob Kennedy, una comune richiesta d’aiuto della più straordinaria attrice, cantante, modella e produttrice cinematografica, ricordata come una delle più grandi attrici nella storia del cinema statunitense.

  • PALLIDA FEAT. (STEFANO BRANDONI) – Primo singolo

La canzone nasce in concomitanza con la candidatura della paladina LGBT Elizabeth Warren alle primarie statunitensi del 2020 contro Trump e dalla necessità di dare una scossa all’attuale clima che si respira in Italia in merito alla situazione di una realtà omosessuale ancora molto discriminata.

  • FREELOVE DATING


Quale modo più comodo e veloce per trovare un nuovo amore se non un sito di dating? Lui spavaldo e sicuro, lei divina e scintillante calza le sue Chanel dalla sera alla mattina con disinvoltura ed eleganza.
Si conoscono, si cercano, si stuzzicano, lui s’invaghisce di lei, lei capisce di che pasta è fatto lui.
Scusa ma non sei il mio tipo, il due di picche è dietro la porta, ah no dietro la tastiera.
L’amore 2.0

  • L’ALIENO E LA BAMBINA

Anno 2019 la terra è in preda ai cambiamenti climatici generati dalla sconclusionata gestione delle risorse perpetrata da pochi forti uomini, lui un alieno che torna sulla terra dopo 2000 anni dalla sua prima visita, la trova devastata e in fin di vita in contrasto coi ricordi di una terra verde e rigogliosa, incontra lei Greta Thunberg, paladina del movimento Fridays for Future, ed esorta tutti noi ad ascoltarla e seguirla nel suo impegno prima di fuggire per sempre da un mondo che non riconosce e di cui non vuol saper le sorti future.

  • LEI CONTRO LEI

Il primordiale scontro fra donne, le due mogli di Adamo, Lilith ed Eva, l’una spavalda e rivoluzionaria l’altra remissiva e sottomessa. Chi vincerà? Quali donne moderne si rispecchiano in Lilith e quali in Eva? Madri, mogli, figlie, un legame forte le accomuna e le tiene unite nelle gioie e nei dolori ma per fortuna ognuna di esse ha sempre in borsa un fiero sorriso da mostrare anche nei momenti peggiori.

  • JOYCE (FEAT. ANTONIO AIAZZI)

Joyce è una dolce corsa verso la salvezza, una preghiera notturna, il sacrificio di una donna per i suoi ideali. Joyce è un manto caldo di colori scuri che ti avvolge e rassicura con il suo beat down tempo.
Dedicata a Joyce Lussu partigiana, scrittrice, traduttrice e poetessa italiana, medaglia d’argento al valor militare, capitano nelle brigate Giustizia e Libertà e moglie in seconde nozze del politico e scrittore Emilio Lussu.

  • IL RUMORE DI TE

Il sogno di volare, un sogno comune a molti ma realizzabile da pochi, lei Amelia Earhart nel 1937 è la prima donna a sorvolare l’Oceano Pacifico. L’indomabile voglia di scoperta di Amelia è messa in contrapposizione alla necessità di ognuno di noi di realizzare i propri sogni, di trovare uno scopo in terra da perseguire anche a costo della propria vita senza accorgersi che a volte il cielo è nella propria stanza, nella stessa vita che già ci siamo costruiti con impegno.

  • TIPO BANALE

Potrai fare qualsiasi cosa di originale nella vita, potrai essere il più grande influencer, dj o seguire le mode più alternative, le diete più strane e frequentare i luoghi più cool, avrai anche l’autista, farai anche il giornalista, il musicista e avrai le relazioni più invidiate da tutti, ma in sostanza, alla fine, alla resa dei conti, per lei sei solo un tipo banale.

  1. BOLLE DI SAPONE (FEAT. DIEGO GALERI)

Luogo e data: Correggio (RE), 1939 – 1940. Corpi di reato: coltelli, ascia, treppiede. Una storia di credulità e magia, ignoranza e cupidigia, sentimenti e istinti primitivi, mortificazioni e dolore, ecco alcuni tra gli ingredienti di questa canzone emersi nel corso dell’indagine che portò a scoprire i crimini di Leonarda Cianciulli detta la saponificatrice di Correggio. È lei la protagonista di questa macabra canzone dalle atmosfere cupe e nebbiose, una donna cattiva e sprezzante del pericolo, perché sì esistono anche donne così e anche al giorno d’oggi.

Vivere non è di moda, il nuovo disco di Luca Marino 0 221

Vivere non è più di moda narra il cantautore Luca Marino attraverso il titolo del suono nuovo album uscito lo scorso 1 ottobre. E riflettendoci, è proprio così. Ci troviamo in una società frenetica, con continui cambiamenti che ci costringono ad andare “veloci”, senza poter assaporare tutti quei momenti che potrebbero portarci a dire: cazzo, sto vivendo. Certo, forse quella della società è una scusa, considerando che noi stessi dovremmo essere padroni della nostra vita. Eppure secondo me sarete d’accordo con il mio punto di vista; in caso contrario non mi importa.

“Con questo album ho cercato di comprendermi per poter comprendere meglio la vita
in tutte le sue sfaccettature, soprattutto quelle più scomode. Che cos’è la vita per me?
Qualcosa di orrendo e meraviglioso allo stesso tempo. Che cosa è vivere?
Nascere, vincere, perdere, piangere, sorridere, rinascere
amare, sorridere, perdere, piangere amare, rinascere e così via.
Penso sia una cosa del genere”

(Luca Marino)

Ed è proprio da noi stessi, da sé stesso che Luca intraprende questo viaggio introspettivo che avrà come risultato nove canzoni, diverse tra loro, contraddittorie in certi versi ma con una coerenza di fondo che emerge brano dopo brano, dalla prima alla nona canzone. Tutto parte dalla rinascita per sfociare nella consapevolezza, nell’esperienza, nella maturità. Musicalmente è un tributo agli anni ’80 e ’90: alla New Wave, ai tempi degli Unplugged di Mtv (che per fortuna o per sfortuna sono ritornati ai giorni nostri con Liam Gallagher che ha aperto le danze negli scorsi mesi), al punk rock e alle atmosfere caraibiche, senza tralasciare l’influenza del pop italiano di quel periodo. La sua è una scrittura nostalgica, speranzosa, mai scontata e piena d’energia. Un artista a 360°. Vede il suo esordio al Festival di Sanremo del 2010 e, come scrittore, approda nel migliore dei mondi in questo fantastico mondo, scrivendo il brano che portò Antonella Lococo alle finali di X-Factor: Cuore Scoppiato; divenuto in seguito disco d’oro.

luca marino nuovo album recensione blunote music

Questa voglia di comprendere la vita e di comprendere sé stesso, che assume le sembianze della misteriosa selva oscura dantesca, ha inizio con la traccia Per venire al mondo: un new wave vecchia scuola che va dritto allo scopo, alla rinascita. Mi sveglio alla mattina e non mi sembra vero di avere affianco la vita e tutto il suo mistero. La vita come speranza, come pazienza; giorni di pioggia, vento e anarchia…
Elemento centrale della poetica di questo album è sicuramente, oltre alla voglia di capirsi e rinascere, l’amore; in tutte le sue sfumature. Come il racconto di un amore destinato a durare più sempre, narrato attraverso synth, atmosfere noir e surrealismo in Non va più via; o come l’atmosfera da Mtv Unplugged rinvenuta in Io non sapevo ballare: quarta traccia nel disco che racconta un innamoramento attraverso un tono nostalgico accompagnato da pianoforte e violoncello.
Stesso tema anche per il penultimo brano, l’ottavo: “Tutta quanta l’anima”; un racconto pop che parla di un’intensa storia di passione destinata a non durare e a finire una volta fuori dal letto.
Come si sarà notato – e come ripetuto – l’amore pianta i suoi pilastri in maniere diverse in ogni brano. L’amore che dura per sempre, quello destinato a finire, l’amore che dura una notte e quello che permette di superare le avversità nonostante sia già finito; a volte il pensiero di aver vissuto un qualcosa di così bello ti permette di andare avanti. Malinconicamente, nostalgicamente, ma avanti.
Una buona idea, il terzo brano, che parla proprio delle difficoltà nella vita e di quanto spesso sia difficile andare avanti; il tutto attraverso beatbox e pad anni ‘80. L’importante è non bloccarsi, resistere e concedersi qualche pausa, come quella voluta dal brano Margarita. Quest’ultimo, il settimo brano dell’album, attraverso ironia, Ska e musica mariachi, ci propone una fuga dalle bollette da pagare, dagli amori in crisi e dalla precarietà. Si, ogni tanto serve.

Mancano tre brani all’appello e c’è un motivo. Inizierei da Passa la canzone: una traccia punk rock con un tema che tratta poco – a differenza degli altri – la costante “amore”, concentrandosi invece su una critica alla società, sull’intento di smitizzare il mito delle mode e dei modi di dire. E infine, arrivano “Enigma del non senso” e l’ultima, il nono brano, Settimo Cielo. La prima, accompagnata da un’atmosfera dance anni ’90, parla di una coppia che si trova all’ennesimo litigio senza senso. Quello che ti fa capire che qualcosa non va, che il problema non è nessuno dei due, ma solo incompatibilità. Quest’ultima, quando viene capita, non permetterà altro che il raggiungimento di uno stato di consapevolezza, come quello dell’ultimo brano. Settimo Cielo è proprio questo. È consapevolezza. Una ballad folk acustica che racconta del raggiungimento di questa condizione dopo paure, dolori per una vita intera, domande senza risposta a sé stessi e al “cielo”; ci si rende conto che per quanto il mondo non sia perfetto l’amore è comunque l’unica cosa che conta e cha aggiunge valore all’esistenza. Anche quando finisce.

luca marino nuovo album recensione blunote music

Tutti questi brani, sommati tra di loro, danno un unico risultato: Luca Marino. Luca è proprio questo: la sua musica, i suoi arrangiamenti impeccabili, le sue riflessioni che si mostrano a noi traccia dopo traccia. Musicalmente incoerenti, considerando che ogni traccia è diversa, ma con forti e ben definite questioni di fondo. Comprendersi e scavare in fondo a sé stessi è difficile, le strade da considerare sono tante e tutto appare come un loop; storie e situazioni che si ripetono negli anni, che iniziano, finiscono, iniziano di nuovo e finiscono nuovamente. Questa è la vita, qualcosa di orrendo e meraviglioso allo stesso tempo.

Non un semplice disco, ma un percorso di vita e di crescita
che si sposa alla musica per raggiungere la sua
risoluzione.

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