Il Dizionario della musica italiana, l’enorme archivio aprirà a Latina 0 187

È stimata per il 2020 l’apertura del Dizionario della musica Italiana a
Latina. Il sogno del maestro Claudio Paradiso ha finalmente trovato il
suo compimento grazie ad un fondo di due milioni di euro, stanziato dal
ministero delle attività culturali dei beni e del turismo.
I lavori, che prenderanno il via nell’ormai prossimo 2018, renderanno
fruibili al pubblico un’enorme mole di informazioni sulla musica.
L’intera collezione destinata all’archivio – al momento conservata in un
capannone dell’ex consorzio agrario – contiene libri e spartiti musicali,
ma anche strumenti, fotografie, articoli, dischi e tanto altro.
Fra le oltre cinquanta tonnellate di materiale preziosamente accumulato
negli anni vi è anche l’unica maschera funeraria di Beethoven, l’unico
vero calco ancora presente “Ogni volta mi viene la pelle d’oca” – confida
Paradiso – “In Germania farebbero una teca con cecchino per poterla
esporre. Chissà che giri ha fatto ed ora è arrivata a Latina. Ogni volta
che la mostro a qualcuno mi fa venire i brividi».
È prevista inoltre la creazione di venticinque posti di lavoro per la
gestione della struttura. Chi vorrà potrà imparare e poi trasmettere la
passione per mestieri antichi e ormai persi come archivisti e
catalogatori.
Appassionati e studiosi sembrano entusiasti dell’iniziativa.

Sono infatti già centinaia i curricula di lavoratori specializzati che ogni
giorno arrivano a Latina nella speranza di accaparrarsi uno spazio
nell’innovativo complesso.
L’Italia sarebbe infatti pioniera nell’inaugurazione di una simile struttura.
L’intero complesso ospiterà oltre l’immensa collezione – in continua
crescita grazie a donazioni private – una biblioteca fruibile anche dai più
giovani. Saranno inoltre definiti uno spazio dedicato ad eventi, mostre e
conferenze ed un area di studio pronta a garantire tranquillità e pace
agli studiosi specializzati.
Non ci resta che tenere gli occhi puntati su Latina in attesa di novità.

Di Federica Di Lecce

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Intervista a Daniele Di Maglie: “‘La Mia Parte Peggiore’ il nuovo disco, ne sono orgoglioso. Progetti futuri? Mi godo il momento” 0 358

Sono passati quattro anni da ‘Il Mio Garage’, il secondo disco di Daniele Di Maglie, cantautore e scrittore tarantino. Definito da Rock-itStrambo e con una cifra pop anomala […] moderno cantautore romantico”, Daniele ha dato alle stampe a settembre il suo terzo album, ‘La Mia Parte Peggiore’, uscito anch’esso, come il precedente, sotto l’etichetta pugliese Digressione. Entusiasmati dall’ascolto, abbiamo deciso di farci una chiacchierata con il cantautore, chiedendogli cosa comunica questo nuovo lavoro, le sue impressioni sul tour in corso e cosa riserva per lui il futuro.

Ciao Daniele! Per iniziare questa intervista vorrei che ci raccontassi un po’ di te, dalla tua prima pubblicazione all’ultimo disco uscito, “La Mia Parte Peggiore”!
Come musicista ho tre dischi all’attivo: il primo, ‘Non so più che cosa scrivo’ è uscito nel 2001 con un’etichetta barese che si chiamava ‘Cavallo giallo’ – una sorta di consorzio di amici musicisti che si misero assieme per tirar su alcuni lavori discografici di particolare interesse, per loro. Lo stesso disco fu ristampato e pubblicato nel 2003 da ‘Storie di Note’, un’etichetta romana che ha pubblicato, tra le altre cose, alcuni dischi del compianto Claudio Lolli. Poi c’è stato un lungo periodo di concerti, senza uscite discografiche, se non alcune compilation. Nel 2014 è uscito ‘Il mio garage’ e a settembre 2018 ‘La mia parte peggiore’, il mio terzo disco. Nel mentre ho continuato a scrivere, come sempre, pubblicando il romanzo ‘La ballata dei raminghi adirati’, la raccolta intitolata ‘L’Altoforno. L’Ilva nei racconti e nelle canzoni di un cantautore di Taranto” in cui affronto il tema complesso del rapporto ambivalente che da sempre lega la città di Taranto all’impianto siderurgico, ed altre cose sparse, tra cui un racconto uscito sul Corriere della Sera nel 2003, ‘Malaestate’Nel 2016, una serie di ‘versi non cantati’ sono anche stati raccolti in un’antologia poetica dal titolo Le Gazze Disattente per ‘Secop Edizioni’.”

Come mai è passato così tanto tempo dal tuo primo disco al secondo?
Le ragioni possono essere tante. Innanzitutto una marea di concerti, perché dopo ‘Non so più che cosa scrivo’ ho iniziato ad andare su e giù lungo la penisola, dalla Sicilia al Trentino, per intenderci, tanti concerti. Nel frattempo cominciai anche a lavorare con una certa continuità, un lavoro ‘ordinario’, intendo, che chiaramente mi costringeva a presentarmi ogni mattina a lavoro e… capisci bene che tutto questo limita un po’ la vita artistica, fatta di chilometri, notti brave. Aggiungici anche un po’ di scapocchioneria [Dial. tarantino per ‘fannulloneria’, n.d.r.] (Ride, n.d.r.).”

A quali artisti ti ispiri per la composizione della tua musica?
Nasco ascoltando canzone d’autore italiana, quella di un certo tipo: De Andrè, Claudio Lolli, Guccini, De Gregori, passando per Dylan, Cohen, Tom Waits, Nick Cave e tanti altri, non tralasciando gruppi rock, soprattutto nella tarda adolescenza, come i Deep Purple, i King Crimson o Le Orme. Ma anche, più in là, crescendo, ascoltando dischi di Capossela e La Crus. Insomma, ‘nasco’ nel filone della canzone d’autore e a quello mi piace riferirmi: fin da quando ho iniziato a mettere le dita sulla chitarra, infatti, ho sempre e solo voluto raccontare storie. Non volevo suonare e basta. In quel tipo di canzoni non vedevo molta differenza fra musica e letteratura. E questo mi piaceva, mi affascinava, mi emozionava. I nomi che ho fatto prima, sono i nomi che hanno costellato la mia formazione, che hanno in qualche modo ‘forgiato’ il mio’“gusto’ – in un processo dialettico, ovviamente – ma quando scrivo le mie cose credo di non ispirarmi a nessuno: sono piuttosto egocentrico in questo.”

Parliamo un po’ del tuo ultimo disco, “La Mia Parte Peggiore”, uscito a settembre: come è nato questo lavoro?
“Questo disco è nato da una forte esigenza espressiva, ovvero quella di raccontare un percorso di crescita attraverso le stagioni più controverse degli ultimi decenni. Un percorso esistenziale, come in un romanzo di formazione. Le canzoni sono suddivise in tre aree tematiche che alludono alle fasi della giovinezza, della maturità e delle sintesi che ciascuno di noi ricava dalle vicissitudini della propria esistenza. C’è, all’interno del disco, un brano che considero cruciale, che fa da spartiacque tra la giovinezza e la maturità: ’Aprite il Fuoco’. È quel momento in cui le istanze individuali fanno i conti con le istanze sociali, e da questo incontro-scontro esce fuori ciascuno di noi con le proprie sintesi, la propria visione del mondo. Il disco, musicalmente parlando, è nato dalla collaborazione più che decennale con Cristò Chiapparino, scrittore e musicista – anzi: prima scrittore poi musicista, ipse dixit – il pianista che mi accompagna da sempre, e che in quest’occasione ha curato tutta la veste sonora del disco a partire dalle nude canzoni…”

Possiamo quindi definirlo anche un disco “politico”?
“Certo. Come scrivevo in una scheda di presentazione, è un disco eminentemente politico e al tempo stesso irrimediabilmente personale: personale perché scritto e vissuto con le viscere; politico perché inserito nel contesto politico-sociale nebuloso degli ultimi anni. Dalla strage di Bologna al Bataclan, per intenderci. Quindi sì, è anche politico.”

Politica che nella tua carriera artistica non hai mai tralasciato: leggevo addirittura un’intervista del Manifesto, che, insomma, dice già qualcosa.
Sì, mi definivano ‘cantautore socialmente scomodo’ (Ride, n.d.r.). Ma credo sia anche per il lavoro che faccio, in qualche modo. Mi occupo, da ormai vent’anni, di disagio sociale, prima coi tossicodipendenti e senza fissa dimora, poi con disabili e affetti da malattie mentali. Esperienze che direttamente ed indirettamente ho riportato e trasfigurato in certe mie canzoni”.

Poco meno di un mese fa (l’intervista è del 21 dicembre, n.d.r.) è uscito il primo estratto del disco, ‘Violini di Chagall’. Parlaci di questa canzone, accompagnata anche da un video.
’Violini di Chagall’ è la seconda traccia del disco e parla dell’infanzia: come ti dicevo, il disco parla di una crescita, e l’albero, si sa, viene dal seme. A differenza di molti miei ‘colleghi’ ho avuto un’infanzia felice. E mi piace raccontarla. La canzone ha un ritornello che sembra avulso dal cantato: ‘Se potessi tornare indietro ti sposerei’. È come se nel cortocircuito delle immagini vivide e care dell’infanzia, il narratore si rammaricasse di averle perdute o di non aver ‘fermato’ nulla, da cui il mood malinconico di tutto il brano. Riferendosi magari alle fanciulle ‘fiorite’ incontrate alle giostre o nei pressi di una cassarmonica – ‘c’era la festa del paese, il cartomante con le rose’…”

Nel pubblicare i prossimi singoli seguirai la divisione in tre parti del disco, pubblicandone uno per parte, o ti affiderai alla miglior ‘radiofonia’ delle canzoni?
No, guarda, non ho mai seguito il criterio della radiofonia, essendo criteri, adesso, alquanto misteriosi (Ride, n.d.r.). Mi lascerò guidare dalle sensazioni del momento; mi piacerebbe girare il video di ‘Aprite il fuoco’, che è il brano meno radiofonico che si possa pensare, una canzone che dura sei minuti e sappiamo benissimo che i brani radiofonici hanno ben altro minutaggio.”

È anche vero che i brani e i videoclip migliori escono sempre da tracce dalla lunga durata.
Verissimo, tant’è che un tempo i Pink Floyd si permettevano tracce e video di dieci minuti che poi passavano anche in radio… (Ride, n.d.r.)”

 Questo disco è uscito sotto l’etichetta pugliese Digressione Music. Come ti stai trovando?
Digressione nasce come etichetta di musica classica: ha un catalogo decisamente prezioso per quanto riguarda il genere, distribuendo praticamente in tutta Europa. Da qualche anno a questa parte si sta concentrando anche sulla canzone d’autore e devo dire con ottimi risultati. È raro trovare oggi etichette che ‘lavorano’ come Digressione, investendo con passione su progetti nei quali si crede fermamente, a dispetto della crisi conclamata del mercato discografico: certe realtà andrebbero realmente supportate acquistando i loro prodotti, perché sono in via di estinzione. Quest’anno abbiamo anche vinto il bando di Puglia Sounds, un bando regionale che finanzia progetti discografici in uscita stanziando dei budget, per cui abbiamo fatto un tour notevole: sono stato a Roma, a Milano due volte, a Ferrara, a Bari, Lecce, Taranto, Foggia, il calendario è in continuo aggiornamento: ho delle date a Bergamo e Novara e la cosa non può che farmi piacere.”

Com’è andato questo tour?
Bene. Molto bene. Queste date hanno aiutato a risvegliare un certo interesse in giro; quando uscì ‘Non so più che cosa scrivo’, nei primi anni Zero, feci una gran quantità di concerti – eravamo ancora in epoca pre-social e pre-youtube – conquistandomi un certo seguito col passaparola, i live, i chilometri, i cd masterizzati. Pensandoci bene, c’era un bel movimento in quegli anni, si suonava tanto. Poi però non è più uscito un disco con nuove canzoni per un sacco di tempo e la gente, sai, ha memoria corta (Ride, n.d.r.); adesso sto cercando di ‘riacciuffarli’ tutti!”

Ci sono progetti futuri? Passeranno gli stessi anni che son passati dal primo al secondo disco per ascoltare un altro album?
No, no, e poi devo dire di essere migliorato tra il secondo e il terzo (Ride, n.d.r.). Per adesso voglio sicuramente godermi questo disco, di cui sono piuttosto orgoglioso e a cui tengo particolarmente… Sta anche ricevendo ottimi consensi da parte degli ‘addetti ai lavori’, diverse recensioni lusinghiere – Fabrizio Versienti, certamente tra i più autorevoli critici nostrani, parlando del disco, ha scritto parole forti di stima, dicendo che ‘non ha eguali nella storia recente della canzone d’autore italiana’, ad esempio -. Voglio continuare a suonare dal vivo – che è una dimensione che amo particolarmente, e chi mi conosce lo sa – e godermi questo momento, ma ho già in cantiere qualcosa. Ho sempre qualcosa in cantiere!

Perfetto Daniele, ti ringrazio per essere stato con noi!
Grazie a te!”

Ricordiamo ai lettori che ‘La mia parte peggiore’ la si può acquistare direttamente sul sito di Digressione oppure su Amazon, IBS, ecc. È inoltre presente sulle principali piattaforme digitali: Spotify, iTunes, Apple Music, Deezer, YouTube.

Tre Allegri Ragazzi Morti, in arrivo il nuovo disco: “Sindacato dei Sogni” 0 182

Dopo la pubblicazione dei due singoli e video “Caramella” e “Bengala”, i Tre Allegri Ragazzi Morti, annunciano l’uscita del nuovo attesissimo album di inediti. S’intitola “Sindacato dei Sogni” il nuovo lavoro discografico del gruppo mascherato più amato d’Italia, in uscita il 25 gennaio 2019 per La Tempesta / distr. Believe.

In oltre venti anni di attività, Tre allegri ragazzi morti hanno attraversato generi ed ispirazioni diverse. Dal punk rock naif delle origini, al reggae, alla cumbia, mantenendo sempre una forte riconoscibilità e poetica.

Approdano ora al loro nono album in studio e annunciano anche la grande festa di presentazione del disco a Milano, in programma il 24 gennaio alla Santeria Social Club.

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