il sentimento dei Radiohead ed il groove dei RHCP: scopriamo gli Isabel 0 216

Abbiamo già conosciuto Giuseppe Miani per le sue esibizioni nei locali di Taranto da qualche anno a questa parte, portando fra gli sgabelli di molti pub alcune cover davvero eccezionali, spaziando dagli Arctic Monkeys ai Coldplay. La conferma di questo talento arriva con un nuovo progetto, una band tutta da scoprire, gli ISABEL. Formatisi un anno fa, il gruppo vede la partecipazione del sopraccitato Miani come frontman, di Eleonora Palazzo al basso, Virginia Mancarella alla chitarra, con Santino Pisanelli alla batteria e Sabino Pignatale alle tastiere. Così abbiamo deciso di farveli scoprire in un’intervista a tutto tondo, qui si Blunote Music.

 

Ciao ragazzi, per iniziare potete parlarmi un po’ di voi. Com’è nato questo progetto e da dove esce il nome, molto caratteristico, ISABEL?

“Ci conoscevamo già per degli amici in comune e in realtà avevamo già suonato insieme senza impegno. Verso la fine di agosto ci siamo detti: perché non fare un gruppo? Ci siamo riuniti in studio e abbiamo iniziato a suonare assieme, trovandoci subito molto bene. ISABEL deriva dai nostri nomi messi insieme, è un suono che ci piace molto e, come hai detto, è molto caratteristico.”

 

Vi definite in un genere preciso? Quali influenze avete?

“Definirci in un genere è molto difficile, alcuni direbbero “indipendente” ma lo trovo un po’ dispersivo, per non dire che dà un accento commerciale. Direi che andiamo più su un sound alternativo, con influenze pop; la verità è che ognuno di noi ingloba in sé stesso vari generi musicali, il che ci dà un tocco più “multi-tasking”. Una band molto influente per noi sono sicuramente i Radiohead, non tanto per il genere ma per il “genio” che li contraddistingue, riuscendo comunque a rimanere semplici. Ci sentiamo anche molto legati ai Red Hot Chili Peppers, dai quali prendiamo la “cazzimma”, la loro energia e il loro groove.”

 

I vostri testi sono tutti in italiano, una scelta sicuramente in controtendenza rispetto a molte band emergenti. Come mai questa scelta di restare legati alla vostra lingua madre e di non cantare in inglese?

“L’italiano è una delle lingue più romantiche al mondo, in grado di dire tutto in un’unica frase. La cosa difficile è musicare le parole, e in questo senso è stata una sfida per noi: perché adagiarsi sulla lingua inglese quando possiamo cantare nella nostra lingua rendendo il doppio e riuscendo ad essere più diretti col pubblico.”

 

Sempre parlando di testi, da dove vengono fuori i vostri? Qual è il sentimento che trapela di più e che cercate di imprimere maggiormente?

“Partiamo dal presupposto che ovunque vada porto sempre con me carta e penna, perché tutto quello che mi circonda può essere d’ispirazione per una nuova canzone. Il resto lo fanno le esperienze personali e le emozioni, prima tra tutte la tristezza. Credo che l’artista abbia questa sorta di “maledizione” su di lui, deve provare tristezza e vivere questa tristezza per riuscire a esprimerla ed essere felice grazie a quella via di fuga che può essere un testo, una canzone.”

 

Quali ambizioni coltivate nei confronti della vostra musica? Preferireste realizzarvi come artisti o riuscire ad abbracciare un pubblico più vasto con un sound più forzato?

“La musica, in Italia come nel mondo, è la cosa più meritocratica che esista: se sei bravo vai avanti. Quello che vogliamo fare è sicuramente proseguire il nostro percorso, senza forzare troppo la mano per sorridere ad un pubblico che potremmo poi non sentire più vicino. Se un giorno arrivassimo da qualche parte, vorremo che fosse esclusivamente grazie a noi stessi e alla nostra musica.”

 

Chiudiamo coi progetti futuri: avete in ballo qualcosa?

“Possiamo annunciare di essere in fase di registrazione del nostro primo EP. Ci manca solo uno dei cinque brani che avevamo in mente, e speriamo di riuscire a finirlo di incidere entro la fine del 2017.  Siamo orientati a portarlo in giro anche fuori dalla Puglia, per dare continuità al nostro progetto e allargare i nostri orizzonti.”

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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