Intervista a Er Costa, “Vangelo è un grido di disillusione; nuova musica? Presto…” 0 2149

Claudio Costa, in arte Er Costa, classe 1982, è uno dei rapper più rappresentativi della Capitale. Attivo già dagli inizi del 2000, compare anche nei dischi ‘Terra Terra’ e ‘Manifesto’ dei Gente De Borgata, crew capitolina della quale è membro attivo. Dopo l’EP ‘Doppio Taglio’ in collaborazione con Nex Cassell, uscito agli inizi di quest’anno, Er Costa ha pubblicato di recente un singolo, ‘Vangelo’: trattasi di un pezzo spiritualmente riflessivo, del quale consigliamo vivamente l’ascolto. Abbiamo approfittato di quest’uscita per contattare Claudio e porgli qualche domanda scaturita proprio dall’analisi del testo di ‘Vangelo’. Abbiamo parlato di religione, spiritualità e politica, ma anche di tanta musica e del ritorno sulle scene dopo l’incidente in moto che lo coinvolse nel 2016, tagliandolo per un po’ fuori dai giochi. Oggi però Er Costa è tornato e ha voglia di fare le cose in grande.

Ciao Claudio! Per iniziare, come ‘Doppio Taglio’ e ‘Ossa Rotte’, anche ‘Vangelo’ è uscita sotto l’etichetta di Honiro. Come ti stai trovando con Honiro, contando anche che ha sempre curato artisti molto giovani, emergenti, spesso lanciandoli? Ricordo il primo Coez, o Briga – quanto ero in fissa col suo primo disco, Malinconia della Partenza. Ma anche Low Low, Sercho…
Mamma mia, quell’album faceva impazzire pure me, oltre al fatto che io e Mattia siamo amici per la pelle. Comunque sì, Honiro è sempre stata l’etichetta che scovava i talenti in erba e poi li vedeva andare lontano. Tu conta che fra me e Jacopo, il fondatore e manager di Honiro, c’è sempre stata una grande amicizia. In un periodo in cui ero qui fermo a Roma è venuto naturale fare le cose con lui, anche in virtù di questo rapporto. Era qualcosa a metà strada fra la praticità e il rapporto personale. In ogni caso, per ora mi trovo davvero bene e abbiamo in ballo anche progetti futuri!

Parliamo adesso di ‘Vangelo’: l’ho trovata una sorta di riflessione spirituale con te stesso, nella quale ho percepito una forte componente atea. Ho pensato bene o c’è altro? Come nasce la canzone?
In realtà non si tratta tanto di religiosità e ateismo, anche se molti l’hanno interpretato così. Faccio una breve premessa: mi sono sempre ritenuto, nonostante quello che possa sembrare, una persona molto spirituale, e sono sempre stato molto affascinato dalle tradizioni religiose e da come le religioni abbiano influenzato molti aspetti della storia, dalla geopolitica all’economia e alla cultura. Ho sempre letto tantissimo in merito, dai testi storici ai testi sacri, proprio per sfamare questa mia forte curiosità. Ora, tornando a ‘Vangelo’, il pezzo è un po’ un grido di disillusione, perché diciamolo: se qualcuno si avvicina a questo tipo di letture per capire il senso della vita o la differenza tra il giusto e lo sbagliato, è una ricerca molto fine a sé stessa. Quando la gente va in chiesa, va dal prete, si confessa, legge la Bibbia o il Corano, pensa che sia come seguire ‘na sorta di manuale che, passo passo, alla fine ti porta a capire come si sta al mondo – ma non è così. Io il mio interesse continuo ad alimentarlo, ma sapendo che ciò che vado a cercare non mi serve per rispondere alle domande della vita, ma è solo uno spunto per riflettere sulle domande giuste da pormi. Una volta che hai capito che domande farti, una risposta la trovi dentro di te.

E questa ricerca spirituale la persegui da laico o da cattolico?
Mi preme specificare, proprio in virtù di alcuni fraintendimenti che possono scaturire dall’ascolto di ‘Vangelo’, che credo assolutamente in Dio, anche se non secondo i canoni codificati del cattolicesimo o di qualche altra religione. Non sono cattolico né seguo confessioni codificate. Ovviamente sono italiano e come tale sono stato tirato su ‘cattolico’, ma non ho avuto una famiglia praticante, a casa mia non si andava a messa tutte le domeniche. In Italia è più una tradizione: il battesimo, la comunione… alla fine siamo tutti ‘cattolici della domenica’, un’ora al giorno, quando si va a messa – per chi ci va, e spesso manco quello. Sono solo una persona molto curiosa, il mio approccio deriva da questo. Non sono un fanatico religioso che prende per dogma tutto quello che legge, ma neanche un ateo anti-clericale o ultra-scettico su tutto quello che riguarda la religione – che trovo un approccio estremista al pari del fanatismo. Ci vado coi piedi di piombo, senza chiudere la porta a nessun tipo di realtà.

Esattamente! Continuando a parlare di religione, viene facile pensare che sia un argomento storicamente in antitesi con alcuni valori progressisti all’interno della musica rap, come la rivoluzione o la parità dei diritti tra etnie diverse e classi sociali. Se questo era vero ai tempi di un 2pac, il quale ha dedicato svariati versi e canzoni a Dio, ancora di più lo è oggi, in un panorama storico nel quale la religione è soggetta alla secolarizzazione e sempre più gente ne prende le distanze. Come credi si coniughi la religione – o, a questo punto, la spiritualità, all’interno della musica rap oggi rispetto a ieri, e come invece lo fa nella tua musica?
Esatto, il discorso è questo qui. Secondo me una buona parte di questo discorso si collega alle origini della musica rap che, in Italia, è partita nei centri sociali, dei luoghi e delle situazioni estremamente politicizzate a sinistra, e storicamente il comunismo non è mai andato a braccetto con la religione. Il primo rap nato in Italia era strettamente politico, parliamo delle posse e gli argomenti erano quelli, quindi trattare di religione o spirituralità era praticamente impossibile. Nel rap americano, dal gangsta a quello conscious, invece, Dio si sente nominare quasi in ogni brano; poi non so, io l’ho sempre visto come un argomento estremamente fico da trattare, nonostante l’avversione e il disinteresse verso questi contenuti. ‘Vangelo’ era un pezzo che avevo in canna da tantissimo, ma non trovavo mail il modo, il come. Oggi l’ho trovato e l’ho fatto!

Visto che parliamo anche di politica, già dai tempi di Nudo e Crudo e Gente de Borgata hai sempre espresso una forte componente anti-politica all’interno della tua musica: questo succedeva intorno al 2011/2013; oggi che la situazione si è fatta molto tesa, ti senti più disposto a schierarti in quanto artista o senti ancora forte in te l’anti-politica? Cosa ne pensi della copertina di Rolling Stone, delle sue prese di posizione contro Salvini e degli artisti che hanno aderito?
Guarda, ti posso dire innanzitutto che non leggo Rolling Stone, e non ho neanche troppa stima della stampa musicale italiana come categoria. Al critico musicale – attenzione, non al giornalista che ti informa e fa le interviste come te -, ovvero colui che recensisce la musica sulla rivista, ecco: quella è una categoria di persone cui vorrei dire di trovarsi un altro mestiere. Chiusa questa piccola parentesi, posso dirti che nel contesto in cui ho scritto quei pezzi nel 2011/2013 avevo una forte avversione verso tutta la classe politica, senza guardare al colore o allo schieramento, a destra o a sinistra. Ovviamente, c’è stata la vera destra in Italia – e nessuno si augura di rivederla più. La verità è che, quando io ero piccolo, ai tempi della Democrazia Cristiana e della vera sinistra, c’erano anche personaggi di una certa caratura, come Craxi e Andreotti. Io quando vedo la gente che abbiamo adesso, che possa essere ‘sta sinistra inesistente da vent’anni, o Salvini e Di Maio, mi cadono solo le braccia. Se penso a quei tempi non dico che li rimpiango, perché non li rimpiango, ma in confronto a questi i politici di allora erano dei giganti. Non prendo in considerazione l’etica che potevano avere o meno, ma era gente formata, aveva senso averli lì. Una caratura culturale e intellettuale di un certo tipo. Questi qua in confronto sono degli sprovveduti. Il governo è lo specchio del Paese, non il contrario. Se abbiamo questi qua vuol dire ce li meritiamo. Ma poi non è solo un nostro problema, c’è un’ondata populista in tutta Europa, solo che qui è facile fare i populisti, con un interlocutore del ‘nostro’ livello. Pensando alla situazione in cui verte il paese prima mi incazzavo, adesso mi sono quasi arreso. Non credo scriverò mai più nulla che parli di politica o tratti temi sociali, perché ho perso le speranze. Non è questione di chi vince e chi perde, di destra o sinistra. Semplicemente la classe politica italiana è andata a picco negli ultimi venti-venticinque anni. Sono indegni, ma forse ce li meritiamo.”

Se la politica non è in grado di fornire certe risposte e, certe volte, Dio stenta a manifestarsi, chi salverà i ragazzini dalle strade, dalle borgate?
Eh… Questa è una domanda senza risposta. Ora, guardando distrattamente il telegiornale – perché ormai lo guardo distrattamente – sentivo che ci sono stati ulteriori tagli ai fondi per le periferie delle grandi città italiane. Ora, io conosco Roma, ma le periferie si assomigliano un po tutte. Spesso quando furono costruite non avevano negozi, lampioni, fognature. Erano dei palazzoni e a basta. Quando uno nasce e cresce in una situazione del genere, senza servizi, senza istruzione, senza sbocchi lavorativi, sopperisce a quel vuoto inventandosi qualcosa. Vieni messo nella condizione di doverlo fare. Non voglio fare il solito discorso di giustificazione, ma se vivi in un nucleo familiare stabile, con dell’istruzione adeguata, sapendo di avere delle prospettive per il futuro, è facile tenersi lontano da certe situazioni. Dicono che l’italiano non ha mai voglia di fare un cazzo, che è un pezzo di merda e i borgatari so’ criminali per DNA. Ma se tu metti un bambino nella condizione di funzionare come una ruota ben oliata all’interno del sistema economico e sociale, vedi come cambia la situazione. Prendi la gente del Nord Europa: quelli so’ contenti di pagare le tasse e partecipare alla vita politica. Se vai là a cercare gli impicci con le assicurazioni o a chiedere al commercialista magagne per pagare meno tasse, quelli ti guardano brutto come se parlassi di rubare a casa di qualcuno – ed è così, alla fine. Ma loro sono stati messi nella condizione di farlo, sanno che se ti comporti bene la vita ti va bene. Da loro se rubi, non paghi le tasse e roba simile, sei un pezzo di merda, perché vuol dire che lo volevi fare e basta. Hai scelto di non lavorare e rubare. Da noi c’è una fascia grigia per la quale non è così. L’altro giorno leggevo che in Sicilia il 50% dei ragazzi ha smesso di cercare lavoro, non studiano, non fanno nulla. Si sono arresi, e l’unica chance che hanno è quella di prendere un aereo e andare a farsi una vita in un’altra nazione, se non in un altro continente. Ma se continuiamo così fra quarant’anni ci sarà ancora gente qui in Italia? In ogni caso, quando fai parte di quel 50/60% di gente che viene dalle periferie, non è che hai molto da scegliere. Per aprirti un negozio, pure coi fondi europei, sono più le tasse che i guadagni. Tu spingi la gente a ricorrere a certi metodi: c’è chi lo fa perché è pigro e non vuole fare un cazzo, ma tanti lo fanno per mangiare. Stamo così. Stavamo così vent’anni fa, la situazione non è migliorata.

Pier Paolo Pasolini fu uno dei primi a parlare delle condizioni in cui versavano le borgate romane

‘Vangelo’ preannuncia un disco? Sapevamo stessi lavorando a tanta roba già dai tempi dell’EP con Nex Cassel.
Ti dirò una cosa, questo è un periodo di transizione per me. Sto lavorando a delle cose, ho del materiale da pubblicare. Non posso dirti se sarà un album, ma sicuramente uscirò roba a breve. Potrebbero essere dei singoli, o forse un EP.  Ancora non lo so. So che sto lavorando a qualcosa di nuovo, è tutto quello che posso dirti.

Quando pubblicasti con Egreen ‘Milano-Roma parte 2’, fu una sorta di passaggio del testimone con la vecchia scuola. Se dovessi pensare a una ‘Milano-Roma parte 3’, a chi passeresti il testimone?
Ma già lo dobbiamo passa’ sto testimone?! (Ride, n.d.r.) Guarda, te lo dico, ascolto un po’ di musica nuova, qualche nome c’è, ma sono focalizzato a portare avanti il nostro discorso. Dalla generazione precedente alla mia fino alla mia, il sound è cambiato e si è evoluto molto meno rispetto a quanto fatto tra la mia generazione e quella nuova. Non sarà il ‘nostro’ genere musicale, ma tutta quest’ondata trap, a prescindere che mi piaccia o meno, mi sembra solo un altro genere musicale, completamente diverso. La cosa figa che la vecchia generazione e la nostra generazione aveva in comune, e caratterizzava il genere, era il culto del flow, dell’incastro, della rima, del saper rappare bene. C’era il gusto musicale, tipo ‘questo mi piace, questo no’, ma se non eri una belva tecnicamente non ti cagava nessuno. Era uno sport, dovevi far vedere che eri bravo a farlo. Adesso, tutto questo discorso qui, che era il discorso centrale all’interno del rap, è diventata l’ultima cosa che conta. Adesso conta di più l’immagine, il beat figo – che poi, per me s’assomigliano un po’ tutti. Ma ti ricordi quando sentivi un pezzo ed era ‘barra, barra, barra, BUM’ arrivava quella barra e tu eri tipo ‘No, ma che cazzo ha fatto!’. Ecco, questa cosa nei pezzi d’adesso non la trovo più.  Adesso che ne ho trentacinque – e mi preoccuperei se i ragazzini di quindici anni s’ascoltassero la roba che ascolto io – se penso di farmi piacere qualcosa che ascolta un quindicenne crederei che uno dei due ha un problema, e non sarebbe lui! (Ride, n.d.r.)

Ricordo che in un’intervista a inizio anno, quando è uscito ‘Doppio Taglio’, hai dichiarato fosse difficoltoso fare un live a causa dei problemi relativi all’incidente. Stai meglio? Ti vedremo sui palchi?
Per il momento non ho in programma dei live, chiaramente per mettere su un bel giro dovrei far uscire qualcosa di più corposo piuttosto che qualche singolo. Per quanto riguarda la mia situazione, posso dirti con estrema felicità che ormai sto bene, sono quasi al 100%, ho passato una bella estate in giro per l’Italia e ora sto lavorando su roba nuova. Spero di tornare presto in giro con dei live, in condizione di poter presentare uno show di livello. Fin quando non avrò qualcosa di figo però non ne parlerò neanche: avere fretta di tornare a fare dei live e poi non farli ai livelli a cui ambisco sarebbe uno sbaglio. Quando tornerò, tornerò in grande!

Perfetto Claudio, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi!
“Ma va, grazie a te!

Un ringraziamento a Lorenzo Boccuni per la copertina dell’articolo.

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 266

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 475

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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