Intervista a Yamba: “Tanta roba in cantina, presto fuori” 0 438

Yamba, rapper romano classe 1994, è uno degli artisti più promettenti della scena. Apprezzato dalla critica ed elevato come enfant prodige del genere, il giovane rapper è sempre stato acclamato per la sua musica visionaria, in grado di farsi precursore e anticipare di tre anni buona parte degli artisti odierni. Qualcuno aveva anche sussurrato potesse essere l’erede di Noyz. Niente male per un ragazzo di 24 anni ancora alle prese con l’uscita del suo primo disco.
L’artista ha collaborato nel progetto Junior Broda insieme al rapper Rio Carrera ed al produttore Lou Carola. Subito dopo questa breve parentesi, nel 2015 Yamba ha iniziato a rilasciare una serie di singoli, creando molta hype attorno alla sua musica. Molto legato ai contesti romani vicini al 3Tone Studio di Depha, Yamba ha iniziato a collaborare con molti producer ed artisti di spicco come Drefgold, Gast e Capo Plaza, finendo per aprire i concerti a Sfera Ebbasta.
Oggi Yamba appare più concentrato sul da farsi: sono da poco usciti due singoli che hanno battezzato questo 2019 a colpi di barre, e gli intoppi che hanno rallentato il suo flusso artistico nel 2018 – quando molti speravano nell’uscita del suo disco – sembrano svaniti. Abbiamo parlato di questo con Biagio: delle tante cose successe da tre anni fa ad oggi, delle collaborazioni con gli artisti più forti del momento e, soprattutto, dei progetti futuri che tutti fremono di ascoltare.

Yamba Intervista Young B Junior Broda

Ciao Yamba, sono molto contento di sentirti, abbiamo tante cose di cui parlare. Per aprire quest’intervista la prima domanda che volevo porti è: cos’è Junior Broda, e cos’è cambiato da quando esiste ad oggi?
Junior Broda è un progetto nato intorno al 2015, anche prima, in una situazione di forte amicizia, quasi in famiglia. Si tratta di un progetto a lungo termine, più inteso come marchio di fabbrica che come crew. Non si tratta quindi di un collettivo strettamente legato all’hip hop che rappa e si muove sempre insieme, ma comprende tante persone e tante arti diverse. Ho fondato questa cosa con Lou Carola, con cui ci conoscevamo già da tempo, e Rio Carrera, ma adesso stiamo lavorando tutti singolarmente e siamo concentrati sulla nostra crescita artistica. Per me, da allora, è cambiato tantissimo. All’inizio facevo tutto da solo, curavo praticamente tutti gli aspetti della mia musica, dai testi alle grafiche, fino alla comunicazione. Ovviamente c’era chi mi faceva il beat, com’è normale, ma è sempre stato fatto tutto ‘in casa’, non so se mi spiego. Adesso ce le ho quattro/cinque persone che mi stanno appresso, lavoro con produttori di un certo calibro e con cui ho sempre voluto lavorare: Depha mi ha portato su un altro livello, abbiamo lavorato tantissimo in studio negli ultimi anni e sono super soddisfatto di quello che abbiamo già pubblicato e quello che pubblicheremo. C’è tanto materiale in cantina che presto verrà alla luce!”

Un’altra percezione di cambiamento che ho sentito dai Junior Broda ad oggi è stato il passaggio dal rap alla trap, una vera evoluzione, con quest’ultimo genere molto più presente nelle ultime uscite.
Beh, io vengo dalla strada, dai marciapiedi: non so minimamente cosa sia la trap (Ride, n.d.r.). No, scherzo. So cos’è, mi piace però vederla come un mezzo per arrivare alla gente, per affermarsi e per entrare nella testa delle persone, e non come il ‘mio’ genere. Trovo anche limitante ‘solo’ rappare, ‘solo’ fare trap o ‘solo’ fare pop. A me piace molto essere un ibrido, lasciarmi contaminare. Lo stesso Lou Carola, che è stato a Los Angeles per due anni, quando è tornato mi ha fatto ascoltare un sacco di roba americana che ha conosciuto in questo viaggio, e da cui ho tratto molta ispirazione: è in quell’ottica lì che, sperimentando, ho capito di trovarmi molto bene sulla trap. Ora come ora cerco di non chiudere la porta a nulla.

Ma poi alla tua età penso sia anche utile sperimentare, cercare la propria strada…
Esatto. Ma ti dico la verità, sento di avere – senza arroganza, giuro – un background rap in grado di rompere il culo a tutti i trapper di adesso. Non sento per niente la competizione con gli altri artisti: so di essere ‘fresco’ come trapper, so di rappare come un rapper e non mi risparmio il ritornello pop, se mi gira. Non mi chiudo porte, anche se mi rendo conto di non lasciare molti punti di riferimento agli ascoltatori. L’ultimo pezzo (Sotto Roma, n.d.r.) può leggersi anche in quest’ottica, lo dico proprio: ‘rap con trap’. È un po’ come dire ‘non mi cacate il cazzo, faccio come me pare!’

Sarà sicuramente qualcosa che definirai meglio col tuo primo disco, su cui ci diremo qualcosa più in là, questo è sicuro. Parliamo di collaborazioni adesso: come hai detto prima, stai iniziando a collaborare con tanti artisti e, soprattutto, produttori di un certo calibro. Uno fra tutti potrebbe essere Dr. Cream, ma anche MojoBeat e Depha rientrano in quest’ottica. Come ti stai trovando con queste collaborazioni?
Assolutamente bene! Sono contentissimo di lavorare con Mojo e Depha, ma sto collaborando anche con produttori che non voglio spoilerare: sono cose davvero fighe che usciranno presto. Ho incontrato da poco anche Sine, presto saprete. Non vi dico altro né altri, ma solo che si tratta di quello che mi mancava: una qualità che riuscisse a darmi spessore.”

E non sono solo i produttori a segnare ottime collaborazioni, ma ci sono anche quelle con Gast, Numi e gli emergenti Roma Guasta…
Avoja, bella per i Roma Guasta, spaccano un sacco. Non fanno trap, rimangono molto old school, ma come mentalità li ritengo molto simili a me. Ci troviamo benissimo, loro sono due fratelli e anche io ho sempre rappato con mio fratello, siamo in sintonia. Con Numi ci conosciamo da una vita, da quando abbiamo iniziato a fare musica, e per me è come un fratello. Non esce da tanto qualcosa insieme ma abbiamo lavorato ad alcune cose che presto faremo ascoltare. Gast è un grande. Per me è come uno zio, mi ha sempre elogiato nelle interviste, citandomi e facendomi complimenti. Ho un legame affettivo fortissimo con tutta questa gente. Gravitiamo tutti intorno a Depha, collaboriamo tutti con lui e spesso ci troviamo insieme in studio, quindi è anche più semplice lavorarci insieme. Poi io non ho limitazioni nello scegliere con chi collaborare, che tu faccia rap, trap o pop, se mi piaci voglio lavorare con te. Per Gast davvero big up, per me e tutti i miei amici poi è un sogno, son sempre stato in fissa col Truceklan…

Beh, sì, chi non c’è stato in fissa?
Esattamente, è culto. Lui mi ha portato una cifra di volte insieme, abbiamo anche fatto una serata mega figa con Noyz a Milano. È un top player. Essere aiutato e propsato da questi artisti è bello, non c’è altro da dire.

Cambiamo argomento adesso, parliamo di musica vera e propria: da un mesetto è uscito il tuo ultimo singolo, Sotto Roma. Di cosa parla questa canzone?
Il titolo è un riferimento a Suburra, la città. Nell’antichità la Suburra era il cuore di Roma, la parte più bassa e ‘segreta’ della città. Il paragone è legato al contesto che mi circonda: io abito in periferia, Roma Sud il che mi permette di viverla abbastanza ‘internamente’. Non è la Roma che vede il turista, che si ferma al centro, a Trastevere magari. Io ti farei fare un tour diverso della città: è la metropoli ‘nascosta’, quella che non vedi in TV, dentro i quartieri. Sicuramente un punto di vista che si sposa con la mia visione artistica di Roma. Sotto Roma mi rappresenta molto, e rappresenta molto il target a cui voglio arrivare: siamo nati e vissuti in periferia, abbiamo sempre fatto i danni al centro: Sotto Roma è tutto quello che non vede la gente. Ironia, poi, quando è uscita la track è uscita anche Suburra 2, la serie. In ogni caso, sono molto legato a questa traccia, l’ho registrata in un momento un po’ del cazzo e ci ho messo tutta la mia rabbia dentro: è un vero e proprio sfogo. Mojo ci ha fatto un mega beat, un po’ cupo, mentre AVA ha curato sul sound. Abbiamo registrato tutti insieme a Salerno, e mi è uscita così in freestyle. L’ho davvero sputata fuori, registrata in mezz’ora!

Negli ultimi anni hai fatto uscire un sacco di singoli ma mai un disco: come mai?
Eh, perché… Guarda, ti dico una cosa che non si dice sempre: per fare un album indipendente, anche con gli appoggi di una distribuzione come si deve e i contatti giusti, servono i soldi. Se non altro per fare una cosa come si deve. Negli ultimi anni ho cercato di pubblicare tanto, di farmi conoscere e di far girare il nome. Magari è una scelta un po’ rischiosa, perché uno può dire ‘Minchia, so’ tre anni che aspetto l’album tuo’, ma giuro che sto lavorando su tante cose, su tanti progetti: sto lavorando ad uno street album, ad un mixtape che uscirà dopo, ho un sacco di collaborazioni più grosse in cantina. Tre anni fa, quando ho iniziato a pubblicare i singoli, non ci pensavo neanche al disco. Ma adesso vedo che la gente lo cerca, ho una fanbase attiva, la roba va, la gente mi scrive, e questo mi fa un sacco piacere. Io, però, non sono mai stato un tipo positivo di mio, rimango molto all’angolo, non urlo ‘Ora spacco tutto’, quindi non sono mai partito nell’ottica di pubblicare un album. Ho sperimentato tanto coi singoli, ho testato le mie capacità e adesso so dove andare a parare per un disco. È logico che ci sarà un album: come ho detto, sto lavorando ad uno street album con le palle, fatto in un certo modo. In ogni caso, io quantifico il lavoro in qualità e non in quantità: quattro miei singoli valgono quanto il lavoro di chi, dopo sei mesi dall’esordio, fa uscire un disco.

Già l’anno scorso si parlava del tuo disco, molti dicevano che sarebbe uscito proprio nel 2018, ma poi non è successo. C’era davvero un disco in programma che poi non è uscito?
Sì, purtroppo non è uscito per vari motivi. In questo periodo ho anche cambiato management: prima stavo con Honiro, con cui comunque siamo rimasti in buonissimi rapporti. Ora sto con Lou Carola che, come dicevo, ha studiato a Los Angeles, ha un altro tipo di visione sull’industria che appoggio in pieno. Poi c’era anche una storia contrattuale che si è risolta da poco, e per quella storia son dovuto stare fermo per un po’, ero bloccato a livello contrattuale. Ora sono libero di muovermi e infatti sto lavorando tanto. Ho preferito sistemare le cose, magari andando un po’ più a rilento ma cercando di cadere in piedi: gli ultimi due singoli erano anche per vedere un po’ che aria tirava e mi sono accorto che la gente vuole un progetto. La data c’è già, ma non voglio spoilerarla per ora. Lo faremo uscire, promesso!”

Perfetto Yamba, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi!
Da paura, bella!”

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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Uno Maggio Taranto: conferenza con i Terraross 0 82

Dominique Antonacci, frontman della band jonica Terraross, ha incontrato l’area stampa dell’ 1Maggio Libero e Pensante e ha espresso il suo pensiero su alcune tematiche sensibili dibattute sul palco del Parco Archeologico delle mura greche.

Argomento centrale, la musica come strumento terapeutico per migliorare le condizioni di salute: «ci sono dati scientifici che dimostrano come le donne, approcciandosi alla musica, abbiano cambiato in positivo il loro atteggiamento nei confronti della malattia. Se la gente di Taranto, allo stesso modo, fosse un po’ più rilassata e ascoltasse buona musica, riuscirebbe a lavorare meglio anche sul fronte ILVA».

Sulla città e la sua situazione attuale, ha dichiarato: «basta avere consapevolezza di se stessi e credere in ciò che si è. Abbiamo un territorio stupendo: Taranto ha storia, tradizione, tante bellezze a livello architettonico, e potremmo vivere di turismo 365 giorni all’anno solo grazie a quello che ci hanno lasciato». Antonacci ha anche citato il villaggio turistico di Borgo Egnazia, esempio di impresa vincente nell’ambito turistico situato nei pressi di Savelletri (Fasano), che da anni collabora con i Terraross. «La struttura ospita 600 dipendenti durante l’inverno e almeno il doppio d’estate: è una vera e propria industria. Non è impossibile pensare ad altri progetti del genere, che sarebbero prosperi per il nostro territorio». La grande sfida è quella con la classe politica, spesso impegnata a guardare solo al microcosmo del presente escludendo invece previsioni sul lungo periodo di cui potranno beneficiare le generazioni future.

Sul concerto dell’ 1Maggio Libero e Pensante, si è invece così espresso: «ogni anno è sempre un’emozione diversa. La nostra musica è semplice e genuina, quella dei nostri nonni. Arriva subito, ci si prende per mano e si vive un momento di felicità. Questa musica esiste da 3000 anni; noi la riscopriamo oggi, ma se è durata così a lungo e ancora oggi funziona, un motivo c’è».

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