Ketama, Ghemon e Gazzelle per la prima dell’Indimenticabile 0 605

Il 12 e 13 Luglio 2019 Bologna Sonic Park ospiterà la prima edizione di Indimenticabile: due giorni che celebrano il movimento nato fuori dal circuito delle grandi etichette discografiche e dai talent televisivi, cresciuto tra concerti in piccoli club, sostenuto dal mondo social e arrivato alle grandi platee e all’attenzione dei media nazionali partendo dal basso.

Dopo aver svelato una line up esplosiva che racchiude il meglio della musica italiana del momento, Indimenticabile Festival continua ad allargare l’inquadratura della sua visione.

La line up già annunciata è composta da promesse e realtà già affermate: tra i nomi fuori Gazzelle, nato e cresciuto nei piccoli club romani, che sta affrontando un tour invernale da record, celebrato con il recentissimo sold out al Mediolanum Forum di Assago; Gemitaiz, uno dei nomi di punta del rap Italiano che con il suo album “DAVIDE” del 2018 e il “Paradise Lost Tour” ha calcato i palchi di tutta Italia con numeri da record; Ghemon, che reduce dal successo ottenuto con il brano “Rose Viola” all’ultimo Festival di Sanremo, prosegue la sua inarrestabile ascesa nell’olimpo del rap made in Italy, restando fedele alla sua innata capacità di unire campionamenti soul e classici a beat potenti e new school; gli Eugenio in Via Di Gioia, il cui nuovo disco “Natura Viva”, è uscito per Virgin Records e Universal Music Italia, solo il 1 marzo 2019 ma ha fatto già registrare il tutto esaurito in buona parte dei club che ospiteranno i loro live di aprile. Il tour è da sempre il momento di massima espressione per la band: una vera e propria festa organizzata insieme ai fan, un rapporto speciale che affonda le sue radici sin dagli esordi busker del quartetto torinese.

E ancora, due progetti indicati da più parti come due tra le next big thing della musica italiana: Masamasa, nuovo fenomeno della scena “street-pop” che unisce rap e indie, giovanissimo producer con all’attivo già un EP (“Ostbahnof”) e due singoli rilasciati ad inizio 2018 che hanno ottenuto degli ottimi riscontri dal pubblico e dalla critica, raggiungendo la top 5 nella playlist Viral 50 Italia di Spotify; e Postino, forte del suo album “Latte di soia” che sta rapidamente bruciando le tappe con una fanbase che si moltiplica ad una velocità impressionante.

Su queste coordinate, tra oggi e i giorni scorsi cinque ulteriori nomi sono andati ad ingigantire una line up già sorprendente, nomi di punta della nuova wave che sta investendo la musica italiana contemporanea. Nella giornata del 12 luglio saliranno infatti sul palco dell’Indimenticabile Festival gli Ex-Otago, gruppo genovese che dopo il successo di Sanremo 2019 con il brano “Solo una canzone”, si è confermato tra le band più coinvolgenti dal vivo e che dai circuiti indipendenti è arrivato negli ultimi anni al grande pubblico.

In line up il 12 anche Cecco e Cipo, duo toscano dall’incredibile e scanzonata energia live, fresco di uscita del quarto disco in studio: un viaggio “Straordinario” intriso dell’allegria e della spensieratezza che da sempre caratterizza il duo, ma con una scrittura più matura e consapevole. E ancora, Le Larve, pseudonimo del giovanissimo cantautore romano Jacopo Castagna che si sta imponendo con la sua scrittura nuda e reale con la quale ha guadagnato l’attenzione di Universal Music, per cui uscirà il suo secondo album.

Molto attesi il 13 luglio anche i Coma_Cose, duo che non ha certo bisogno di presentazione e che sta portando il primo long-length, “HYPE AURA”, sui palchi di tutta Italia tra sound trip hop, psichedelia e giochi di parole. Il loro tour li porterà ad esibirsi nei più prestigiosi festival italiani e anche sul palco del celebre Sziget Festival di Budapest, punto di riferimento della musica internazionale.

A chiudere la seconda giornata del festival ci penserà Ketama126, che sta riscrivendo le regole della scena rap e trap italiana. Una fotografia sempre coerente quella di Indimenticabile, in perfetta e naturale continuità con la traiettoria tracciata finora: cinque nuovi nomi strettamente connessi con gli artisti già annunciati e con una narrazione precisa, che inserisce una line up di assoluto prestigio all’interno di una location unica e di una città che, prima delle altre, ha saputo leggere ed interpretare il mondo della musica indipendente italiana.

Ecco i dettagli del festival:

INDIMENTICABILE FESTIVAL BOLOGNA SONIC PARK c/o Arena Parco Nord

12 LUGLIO 2019
Gazzelle – Ex Otago – Eugenio in Via di Gioia – Postino – Cecco e Cipo – Le Larve

13 LUGLIO 2019 Gemitaiz – Coma Cose – Ghemon – Ketama126 – Masamasa + Puertonico

Apertura porte: ore 15:00 Inizio concerti: ore 15:30
Prezzo del biglietto in prevendita: Day 1- €35,00+d.p. Day 2 – €35,00+d.p. Day 1 + Day 2 – €60,00 + d.p. Biglietti in vendita su ticketone.

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“Love and Rain”: Savage ci riporta negli anni ’80 0 285

1984, 2010, 2020.
Il debutto, la fase di mezzo e il ritorno di Roberto Zanetti; in arte Savage.

Chi è Roberto? Se ci avessero fatto questa domanda nella sua “era”, nei magici anni ’80, un’occhiataccia dettata da un “ma davvero non sai chi sia?” ci sarebbe arrivata. Ma adesso, a distanza di trentasette anni dal suo debutto, in un periodo storico totalmente diverso, ci sentiamo in dovere di rispondere tranquillamente. Roberto nasce a Massa nel 1956, inizia la sua carriera con diversi gruppi (Fathima, Pronipoti Sangrìa, Santarosa e Taxi), partecipa a diverse trasmissioni ottenendo numerosi successi e collabora da anni con artisti di un certo spessore: tra i tanti, Zucchero. Mi piace definire questo artista come il Giorgio Moroder dell’italo-disco e dell’eurodance. Inizia la sua carriera nel 1983 e, un anno più tardi, pubblica il suo primo album: Tonight (1984). Da quel periodo in poi inizia la sua ascesa: conosce Zucchero, produce, cavalca l’onda della musica house e lancia alcuni artisti di grande successo come Alexia. Nel 2010, a distanza di 26 anni dal primo, pubblica il suo secondo album (anche se definirlo così è errato; si tratta di greatest hits: Ten Years Ago (2010), fermandosi in seguito per altri dieci anni e ripresentandosi oggi con il suo ultimo lavoro: Love and Rain (2020). Quest’ultimo, presentato a San Valentino attraverso il singolo I Love You, è un omaggio agli anni ’80, un regalo ai nostalgici, un passato che si ripropone andando a creare i famosi nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto; gli anni ’80 hanno questo potere.

Love and Rain è un lavoro composto da sedici canzoni; quelle che a parer nostro basterebbero per creare una serata degna di tale nome nelle attuali discoteche italiane. L’album viene definito scherzosamente dall’artista come guitar free, per il fatto che non sono state usate chitarre in nessuna canzone. Sono presenti violini veri che si sposano perfettamente con l’elettronica pop, creando il sound romantico di Savage. Un disco dove canzoni d’amore e malinconia vanno alla ricerca del tipico sound elettro-pop contaminato da batterie elettroniche e sintetizzatori. Con una copertina che rimanda al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich: un uomo in abito nero, di spalle, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto in avanti, verso l’alto. Tanti sono i significati e, personalmente, a noi piace attribuire quello del piacere del viaggiare, della scoperta. Un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare negli anni ’80; una scoperta per alcuni, un ritorno al passato per molti altri. Un’arma per andare avanti data dall’esperienza di anni che non abbiamo vissuto ma che possiamo vivere attraverso questo lavoro.

Quindici inediti, sommati alla versione sinfonica del suo più grande successo dal titolo Only You, danno vita a questa capsula del tempo. Viaggio che ha inizio attraverso una breve e romantica introduzione, Every second of my life, caratterizzata da violini e da una voce struggente. Dal secondo brano in poi si entra, di colpo, negli anni ’80: Don’t say you leave me è questo; un uomo cade dal cielo, dal futuro, trovandosi di colpo nelle atmosfere pop sinfoniche degli anni ’80. Atmosfere che faranno da sfondo a tutti i brani presenti in Love and Rain, senza rendersi mai banali e presentandosi prive di scontatezza. Sound, che dalla prima alla sedicesima canzone, si offre a diversi temi. Come quello dell’amore, presente nella maggior parte dei brani e in diverse forme. L’amore che crea delusioni (Alone); che riappare dopo anni sotto forma di ricordo (Remember Me); che dà vita a un tributo (Italodisco); che si dichiara per la prima volta (Your Eyes); e l’amore per ciò che ci circonda, per la vita, per il nostro ambiente: “We are the future”.

Un eterno romantico. Un uomo che attraverso la sua musica ha il potere di far innamorare una nuova generazione e, soprattutto, la possibilità di consolidare il rapporto con chi quel periodo lo ha vissuto davvero, dicendogli: “nulla è andato”. Ri-accendendo speranze che da trent’anni a questa parte sembrano svanite. Savage è questo: una donna che si culla tra le braccia di un uomo sotto una luce stroboscopica; un abbraccio nel tempo, tra gli anni ’80 e i 2000 inoltrati. Tra le speranze di allora e le consapevolezze di adesso, ma con la forza necessaria per andare verso l’ignoto.

“Romantica Io”: Pia Tuccitto scrive una pagina del rock italiano 0 481

D’amore e ombra – come il titolo di un famoso romanzo di Isabel Allende -: è di questo che parla “Romantica Io“, l’ultimo album di Pia Tuccitto, rocker bolognese dall’animo nobile. Il lavoro, uscito il 31 gennaio e interamente autoprodotto, è figlio della poliedricità di questa grande artista che ne ha curato ogni minimo dettaglio, dalle musiche ai testi, passando per la copertina. Cantautrice, pittrice, protagonista/deuteragonista/voce dello spettacolo Ioelei, messo in scena con la compagna di palco Federica Lisi, la sua carriera parte nel 1993 quando, dopo la partecipazione al festival Nuove Voci di Castrocaro, viene notata da Vasco Rossi che ne apprezza il talento e la invita a far parte della sua scuderia. Da qui nasce un sodalizio artistico che la porta a scrivere per interpreti del calibro di Patty Pravo, Irene Grandi e lo stesso Vasco.
Romantica Io” è l’opera terza ed esce a quindici anni di distanza dall’album d’esordio “Un segreto che” e a dodici da “Urlo” prodotto da Frank Nemola e Guido Elmi per l’etichetta Bollicine/EMI Capitol Music. Questo lavoro è un compendio: racchiude l’essenza di dodici anni di “inattività” discografica che sono stati invece ricchissimi dal punto di vista artistico e amoroso. L’amore, appunto, è il filo conduttore dell’album e  viene declinato in tutte le sue forme. Alla realizzazione e alla limatura hanno partecipato: Corrado Castellari in veste di autore delle musiche di due brani, Bettina Baldassarri, Luca Bignardi che ha curato l’arrangiamento di sette brani e Frank Nemola che ha arrangiato i restanti quattro brani.

Romantica io” (title track) è il brano d’apertura, la dichiarazione d’intenti di un lavoro perfettamente messo a fuoco da un’artista matura. Questa maturità artistica corrisponde – mutatis mutandis – ad una maturità sul piano amoroso e questo è chiaro già nell’incipit del brano: “io per amarti son dovuta invecchiare”. Così com’è chiara, sempre dalle prime battute, l’attitudine rock dell’artista bolognese che non usa espedienti o mezzi termini: “io per amarti ti ho lasciato suonare la mia chitarra da rocker”.  Il graffio nella voce ricorda molto Patty Pravo, ma anche e soprattutto Irene Grandi in “Colpa del Lupo”. L’influenza è evidente e non per via di una supponente forma di pareidolia, per la quale noi che recensiamo siamo tenuti a ricondurre il tutto a qualcosa di conosciuto.

Atmosfera cupa e onirismo in “Come nei films”. Il sound distorto e la voce sensuale ci danno l’abbrivio e ci trasportano all’interno di un racconto di un amore immaginario. Un amore senza confini e che attraverso la voce e le parole cerca la sua reificazione. L’inizio ricorda molto “Tre volte dentro me” di Mina e Afterhours.

L’animo rock emerge prepotentemente in “Com’è bello il mio amore”. La chitarra e la batteria seguono un ritmo preciso e martellante e accompagnano la voce fino all’esplosione nel ritornello. Questo brano è l’essenza del disco.

La chitarra lascia il posto alla tastiera nell’intento di ricreare una precisa atmosfera malinconica. “Perché tutto muore” è un brano ricco di pathos e dal carico emozionale abnorme. Parla dell’amore che finisce, di un sentimento nocivo e logorante che si dissolve nel vento come il fumo di una sigaretta che si spegne e ti lascia un imperituro amaro in bocca.

My Radio” ci riporta agli anni ‘80 quando il binomio dance-rock dava vita a spettacoli corali allietati da gioie lisergiche. Allora l’avanguardia era definita new wave e sfociava spesso in quello che profanamente veniva chiamato alternative rock. In questo pezzo vengono fusi assieme Neil Tennant, Freddie Mercury e Patty Pravo e il risultato è sorprendente. È il pezzo che continui a cantare per tutto il giorno e che provoca l’orchite/colpite a tutti quelli che ti stanno accanto.

Il sesto brano non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di “E…”, pezzo scelto e portato al successo da Vasco, che l’autrice riabbraccia come un figlio che ha vissuto all’estero e non vedeva da tempo. Questa è la dichiarazione d’amore per eccellenza, priva di perifrasi e circonlocuzioni (che poi sono la stessa cosa).

Tu Sei Un Sogno Per Me” è il leitmotiv che accompagna lo spettacolo Ioelei messo in scena dall’artista insieme a Federica Lisi. Si tratta di un brano intimo e sincero che si fa colonna sonora di un amore, di una vita, di un viaggio.

L’eterogeneità di stili e generi è esplicitata in “Sto benissimo”: l’inizio in stile Subsonica lascia presto il posto al graffio della chitarra elettrica che sposta il focus è riporta il brano nell’alveo del rock puro e grezzo. L’armonia di chitarre e batteria è perfetta, come in tutto il resto del disco.

Stupida per te” ha l’incedere lento e malinconico di una classica ballad. Questo è la riprova che questa grande artista – come ogni grande artista – non si focalizza su un unico genere, ma spazia all’interno di un ventaglio di stili e generi che le appartengono tutti.

Nel disco c’è spazio per una sorta di intermezzo: “Quante volte sono da sola con te”. Ancora una volta è forte, oltre che necessario, il richiamo a Mina. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma che – per l’icasticità delle immagini che evoca – risulta uno dei più intensi.

Il brano che chiude l’album è “7 aprile”, pubblicato precedentemente in un Ep nel 2013. Si tratta del pezzo mancante, quello che completa e sublima il puzzle. È un brano ricco di colori e sfumature: la chitarra acustica presente all’inizio del pezzo viene sostituita e sovrastata da quella elettrica nel ritornello. La natura multiforme dell’album emerge in modo prepotente in questo brano.

Pia Tuccitto ha scritto un’altra pagina importante del rock italiano. La sua maturità artistica è la vera chiave di volta di questo grande album: la cura minuziosa di ogni dettaglio, l’attenzione e l’oculatezza di ogni singola scelta – dalle parole alle musiche – sono i due ingredienti di questo cocktail perfetto. Rimanendo in campo alcolico si potrebbe dire che sia come il vino che col passare del tempo migliora!

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