“La Culla di Giuda”, il nuovo EP dei Diversi Stili 0 259

Da qualche anno, ormai, la scena Hip Hop italiana ha quasi cambiato volto. Il classico bum-ciak è stato soppiantato da basi elettroniche contenenti mille sfumature; i vestiti di due taglie in più e i cappellini a visiera dritta hanno fatto spazio a teste rasate di lato e “visiere a becco”, per citare una fortunata canzone di Sfera Ebbasta, uno dei fautori di questo cambiamento. Anche i testi e le tematiche, grossomodo, sono cambiati, a volte con un risvolto più “crudo” e cinico. Insomma, i puristi del rap si stanno strappando i capelli, e gli artisti che rimangono ancorati alle proprie origini si contano su una mano.

Ma ogni tanto la sorpresa più eclatante arriva da dietro casa.

In attività da quasi due anni, i Diversi Stili sono un collettivo musicale rap tarantino molto promettente; composti da Andrea “Dhope” Latorre e Kevin Hasho, il duetto ha recentemente fatto uscire un EP intitolato “La Culla di Giuda”, un lavoro composto da cinque tracce che sancisce l’entrata ufficiale dei Diversi Stili nel mondo della musica. A tal proposito, abbiamo deciso di intervistare il gruppo proprio in relazione a questo EP che, a nostro avviso, andrebbe ascoltato almeno una volta per farsi un’idea – sicuramente positiva – su quello che possiamo aspettarci da questi due ragazzi.

 

Ciao ragazzi. Martedì è uscito il vostro primo lavoro ufficiale: parlatemi un po’ del background di questo EP.

Andy: “Ciao e grazie dell’opportunità. Ti dirò, prima di questo avevamo progettato un disco completo di quattordici tracce che si chiamava Flowlocausto. È un lavoro che molte persone hanno sentito, ma che non è mai uscito. Essendo ragazzini lo portammo troppo per le lunghe, al punto che quando dovemmo farlo uscire era diventato un lavoro troppo datato per il livello a cui, inevitabilmente, eravamo arrivati. Così lo cestinammo.”

Kevin: “Essendo rimasti con l’amaro in gola per l’aver mandato all’aria un progetto di quattordici tracce decidemmo di metterci subito all’opera su quello che oggi è La Culla di Giuda, il nostro primo lavoro ufficiale. Il disco è prodotto da Emidio Albano degli LSM, per noi uno dei migliori produttori di Taranto, e contiene anche un beat di Pepito Rella. Un ottimo punto di partenza per quanto ci riguarda.”

 

Bene ragazzi, ora posso dirlo. Dopo aver ascoltato il vostro EP sono rimasto stupefatto: non mi aspettavo un lavoro fortemente rap da delle nuove leve, soprattutto nella title track. È qualcosa di totalmente discostante rispetto alle tendenze trap del momento. Potete confermare?

Andy: “Era esattamente l’idea che volevamo dare. A me la trap fa impazzire, è speciale, un genere musicale che viene dal futuro. Ma molti tendono a confondere chi fa trap per moda e chi fa trap seriamente. Io faccio trap perché ne sono innamorato, ma non scordo le mie origini ed il mio background: ho iniziato facendo freestyle in piazza e registrando negli scantinati. A noi questo non lo toglie nessuno, l’Hip Hop ci resterà dentro, e questo è il nostro tributo alle nostre origini. Magari i prossimi lavori saranno diversi, ma volevamo iniziare così.”

 

Avete accennato alla produzione di Emidio Albano a.k.a. “Sicksubpark” degli LSM, ed una collaborazione con Pepito Rella. Un’ultima parentesi su questo lavoro: come vi siete trovati insieme?

Andy: “Inizialmente l’EP contava otto tracce, ma abbiamo deciso di snellirlo arrivando a cinque: quattro prodotte da Emidio, un carissimo amico e, come detto in precedenza, uno dei migliori della scena locale. La prima traccia, che poi è quella che dà il nome all’album, è invece di Pepito Rella. Prima di tutto viene l’amicizia, dopo l’essere colleghi, e questo è stato fondamentale nello sviluppo del lavoro.”

 

Avete in mente di portare in giro l’EP per farlo ascoltare o resterà un lavoro esclusivamente digitale?

Kevin: “Purtroppo gli eventi personali ci hanno portato a prendere un anno sabatico senza volerlo. Per date e concerti non abbiamo nulla, né ci interessa troppo; ora siamo concentrati sul lavorare in studio e fare roba un po’ più seria. Poi non abbiamo granché voglia di portare in giro roba a Taranto, non mi sento di suonare davanti ad un pubblico che non apprezza, anche perché le possibilità sono pochissime già per chi fa generi facilmente suonabili in giro. Per noi c’è pochissimo spazio.”

 

Bene ragazzi, grazie per essere stati con noi ed un grossissimo in bocca al lupo per i progetti futuri.

Andy e Kevin: “grazie a te, crepi!”

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

Segui i Cor Veleno:

https://www.facebook.com/CorVelenoOfficial/

https://www.instagram.com/corveleno_official/?hl=it

Argomenti popolari

Editor Picks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: