La musica universale di Bregović al Teatro Europauditorium di Bologna 0 128

Una musica condivisibile, che unisce le persone, una musica contro le guerre e i conflitti che crea un punto di incontro, di ristoro e consonanza tra i popoli.

Incredibile melting pot sonoro e generazionale quello che è avvenuto l’altro ieri a Bologna, inondando il Teatro Europauditorium con un concerto straripante che ha visto come protagonista Goran Bregović.
Lo spettacolo si apre con canzoni da una musicalità più soft fino ad esplodere in sonorità vivaci e multietniche che non possono trattenere gran parte del pubblico dal lasciare la loro poltrona e alzarsi per dimenarsi in danze sfrenate e appassionate, trascinati dal ritmo caldo e concitato accompagnato dalla Wedding & Funeral Orchestra, composta da 19 elementi tra trombe, tromboni, sax e voci.

Goran Bregović live teatro EuropAuditorium Bologna Blunote Music

Il musicista bosniaco, salito alla ribalta mondiale grazie alla composizione delle colonne sonore dei film di Kusturica, come Il tempo dei gitani, ci conduce all’interno del suo personale excursus musicale, incrociando passato e presente, creando una musica universale, coinvolgente e unificante. Il risultato? Il risveglio di canti centenari che fanno da eco alla fusione di culture e di stili, di una terra divisa territorialmente solo dal solco dell’uomo.

Un concerto tra balli e ironia che inietta energia, forza e coraggio: doti che servirebbero anche per cambiare le sorti del nostro Paese. Temi centrali dei suoi testi come la diversità culturale e dunque religiosa e politica, ma che arriva alla coesistenza pacifica grazie anche e soprattutto al potere della musica. Una musica gioiosa e piena di vita, quella di Bregović, che affonda le proprie radici nei Balcani e nella sua musica polifonica popolare, fondendosi con temi gitani e bandistici passando dai vari classici come Ederlezi, o Gas Gas fino alla mitica Kalashnikov che conclude la serata al grido comune di “all’attacco!”. Non manca un omaggio all’Italia con la canzone patriottica della resistenza più bella di tutti i tempi, come dichiara lo stesso Bregović, dando il via ad una strepitosa versione di Bella Ciao cantata a squarciagola da tutto il pubblico.

Nato da padre croato cattolico e madre serba ortodossa a Sarajevo, città di frontiera e crocevia di popoli e religioni, Bregovic, con moglie musulmana, ha deciso di far il musicista, un mestiere “da gitano”. Mestiere ineccepibile per il padre e lo zio, ma importante antropologicamente parlando. Difatti il musicista, specialmente nell’area balcanica, svolge un ruolo fondamentale in quanto detentore di un vasto, eterogeneo e florido patrimonio musicale e culturale. Nell’album del 2017, Three Letters from Sarajevo, tre lettere – rispettivamente cristiane, ebraiche e musulmane – vanno ad intessere la storia di questa città, delle sue molteplici identità e credenze, dei complessi paradossi e delle divergenze politiche.

Particolare momento del live è quando il musicista racconta di aver inserito nell’ultimo disco una storiella che ha letto su Internet: una giornalista della Cnn sente parlare di un anziano ebreo che per oltre 60 anni è andato due volte al giorno a pregare al Muro del pianto. Lo va a cercare e gli chiede: “Di cosa parla con Dio ogni giorno da sessant’anni?”; e lui: “Prego per la pace, per i giovani, perché religioni diverse possano vivere insieme”. “E ha ottenuto risposta?”; “In verità, ho l’impressione di parlare al Muro”. Ecco, se c’è qualcosa da imparare da questa storia, secondo Bregovic, è che Dio non ha voluto insegnarci a convivere, ma dovremmo noi trovare il modo di imparare a farlo. Da soli.

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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Uno Maggio Taranto: conferenza con i Terraross 0 83

Dominique Antonacci, frontman della band jonica Terraross, ha incontrato l’area stampa dell’ 1Maggio Libero e Pensante e ha espresso il suo pensiero su alcune tematiche sensibili dibattute sul palco del Parco Archeologico delle mura greche.

Argomento centrale, la musica come strumento terapeutico per migliorare le condizioni di salute: «ci sono dati scientifici che dimostrano come le donne, approcciandosi alla musica, abbiano cambiato in positivo il loro atteggiamento nei confronti della malattia. Se la gente di Taranto, allo stesso modo, fosse un po’ più rilassata e ascoltasse buona musica, riuscirebbe a lavorare meglio anche sul fronte ILVA».

Sulla città e la sua situazione attuale, ha dichiarato: «basta avere consapevolezza di se stessi e credere in ciò che si è. Abbiamo un territorio stupendo: Taranto ha storia, tradizione, tante bellezze a livello architettonico, e potremmo vivere di turismo 365 giorni all’anno solo grazie a quello che ci hanno lasciato». Antonacci ha anche citato il villaggio turistico di Borgo Egnazia, esempio di impresa vincente nell’ambito turistico situato nei pressi di Savelletri (Fasano), che da anni collabora con i Terraross. «La struttura ospita 600 dipendenti durante l’inverno e almeno il doppio d’estate: è una vera e propria industria. Non è impossibile pensare ad altri progetti del genere, che sarebbero prosperi per il nostro territorio». La grande sfida è quella con la classe politica, spesso impegnata a guardare solo al microcosmo del presente escludendo invece previsioni sul lungo periodo di cui potranno beneficiare le generazioni future.

Sul concerto dell’ 1Maggio Libero e Pensante, si è invece così espresso: «ogni anno è sempre un’emozione diversa. La nostra musica è semplice e genuina, quella dei nostri nonni. Arriva subito, ci si prende per mano e si vive un momento di felicità. Questa musica esiste da 3000 anni; noi la riscopriamo oggi, ma se è durata così a lungo e ancora oggi funziona, un motivo c’è».

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