L’angolo della poesia: Jacques Prévert 0 350

Prima puntata della rubrica atematica di Blunote dedicata alla poesia. Per inaugurare questa nuova esperienza, abbiamo deciso di proporvi un importante poeta francese del Novecento, Jacques Prévert, ed in ogni occasione i versi dei poeti famosi o sconosciuti saranno accompagnati da una nostra riflessione, auspicando di scatenarne ulteriori nei nostri lettori. L’obiettivo sarà bivalente: da un lato si cercherà di riapprezzare la poesia (spesso) passivamente subita fra i banchi di scuola, dall’altro si vorranno promuovere nuovi poeti, anche sconosciuti, selezionati a discrezione della redazione.

 

Tempo perso – Jacques Prévert

 

Davanti alla porta dell’officina
l’operaio s’arresta di scatto
il bel tempo l’ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
strizza l’occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

 

Un uomo si reca a lavoro come ogni giorno, e sull’uscio della porta d’ingresso, si volta: un solleone lo attenderebbe; splendida la giornata sarà all’esterno della fabbrica nella quale egli dovrà consumare le sue ore, per potersi permettere il danaro necessario a sopravvivere nello spietato mondo fondato sull’economia. Avrebbe bisogno di godersi quanto la natura ebbe in serbo per lui alla nascita, come la semplice e squisita bellezza di una giornata di sole; ma non può. La domanda che l’operaio pone al sole “forse non trovi/che è piuttosto una coglionata/offrire una simile giornata/a un padrone?” racchiude in sé il sentimento di angoscia che pervade l’uomo all’ottemperamento dei doveri sociali, il quale è costretto, a causa d’essi, a rinunziare ai dilettevoli piaceri della vita. L’uomo moderno e contemporaneo ha svenduto il suo tempo, dedicandolo al lavoro anziché al piacere: i più fortunati potrebbero ravvedere congruità fra i due elementi, ma dovremmo domandarci fino a che punto sia giusto questo sistema economico basato sulla produzione estrema. Alcuni studiosi dicono che in un futuro non troppo lontano, gran parte delle mansioni lavorative, come sta già accadendo, saranno espletate dai robot: l’uomo non vivrà più di stipendio. Che sarà l’alba di un’era che rivedrà al centro degli interessi della comunità il pensiero, nelle sue forme artistiche e scientifiche, od il totale disfacimento degli equilibri umani? Se da un lato è impensabile tornare al baratto, è altrettanto faticoso immaginare una società che non si regga sull’asservimento ad un “padrone”. Sfida principale dell’umanità, è oggi quella di disegnare un mondo nel quale la nostra specie possa contemporaneamente: vivere con dignità, poter fruire dei servizi ai quali è già abituata, e poter godere di una giornata di sole senza doverla cedere in cambio del salario. Magari, non dovendo lavorare fino a 70 anni.

Uno stipendio medio per quarant’anni vale quanto l’evocatività di un singolo tramonto? A nostro avviso, no. Ma l’uomo dovrà mettersi nelle condizioni di poter rendere quest’opinione, un fatto.

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