Leitmotiv al Teatro Fusco il 31 gennaio 0 111

In anteprima assoluta per il Teatro Comunale Fusco di Taranto, loro città d’appartenenza,  i Leitmotiv,  gruppo di spessore della scena musicale indipendente nazionale, presentano il 31 Gennaio il loro nuovo spettacolo “MUNN: Lettere dal Coprifuoco”

 I Leitmotiv si ritroveranno così in una delle cornici da sempre a loro più consona e naturale, dove daranno vita ad una serata in cui suoni, parole ed immagini (visual art a cura di Giuseppe D’Oria) si mescoleranno in un unico viaggio. La band savese presenterà per l’occasione brani inediti e nuove tracce che andranno a confluire nel loro prossimo progetto discografico in cantiere, di cui questo spettacolo rappresenta una succosa anticipazione live.

Ad affiancare il nucleo storico (Dino Semeraro, Giuseppe Soloperto e Giorgio Consoli) ci saranno sul palco anche Elio Di Menza alla chitarra e tastiera e Luigi Miacola ai fiati.

 La sfida della band  è la ricerca di un nuovo approdo artistico, un’ulteriore tappa della loro carriera, questa volta da un palco trasformato in un immaginifico e purtroppo sempre più attuale “coprifuoco” da cui rivolgere lo sguardo verso il mondo circostante : u’munn appunto, il mondo nella lingua tarantina (ma anche a ben pensarci il suono della parola “luna” in lingua inglese).  

Da sempre attenti ai messaggi veicolati tramite la musica, finanche  politici  nel senso etimologico del termine e quindi legati alle città e alle comunità, i Leitmotiv non faranno di certo  mancare al pubblico  presente diversi spunti di riflessione. Suggestioni di pensiero che scaturiranno  anche dall’attraversamento di un repertorio vasto cui attingere (ben quattro gli album già all’attivo) arricchito negli arrangiamenti da nuove idee.

Per quanti parteciperanno a questa serata, che vuole anche essere un volano per riempire il teatro comunale di Taranto di contenuti e musica di qualità indipendente e proveniente dal territorio tarantino, I Leitmotiv hanno previsto anche una piccola  sorpresa di benvenuto, dal forte valore simbolico, nel foyer.

Ad aprire la serata alle ore 21 in punto  la musica del bravo, anch’egli tarantino, musicista Donnie Guasto.

Il costo dello spettacolo è di 10 euro per la platea ed 8 euro per la galleria, biglietti acquistabili direttamente al botteghino o tramite circuito Vivaticket.

È gradita altamente la puntualità e l’auspicio della band in primis,  in una serata del genere,  è che non manchi la voglia di sentirsi cittadini del mondo in un’unica comunità,  quella umana. 

Spettacolo prodotto da Leitmotiv, Teatro Pubblico Pugliese, Teatro Fusco, Comune di Taranto.

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Intervista al Narratore Urbano, cantautore torinese 0 301

Alekos Zonca, in arte Narratore Urbano, è un promettente artista della provincia di Torino. Classe 1998 (ultimo anno della generazione dei millenial), è ancora agli inizi: partito da un corso di chitarra a scuola, ha poi deciso di portare questa passione al trampolino di lancio, sperando di farne un progetto di vita. È in quest’ottica che sono stati rilasciati i primi due singoli dell’artista; il primo, 1939, è acido, diverso dal solito, denuncia senza troppi fronzoli la situazione attuale e il clima d’odio che stiamo vivendo. Il livello tecnico è davvero niente male e l’introspezione si sente tutta, l’ascolto è consigliato a coloro che apprezzano chitarra cantautorale e testi politicamente e umanamente pesanti. Abbiamo anche avuto modo di poter ascoltare il suo secondo singolo, Zucchero Filato, in anteprima rispetto all’uscita – il 6 dicembre scorso: si tratta di un pezzo crudo, introspettivo, molto intimo e personale… il tema che affronta, la violenza di genere, non è sicuramente facile da trattare e da digerire).

Nel Buster Coffee, lo Starbucks torinese, abbiamo avuto modo di parlare della sua arte e della sua visione delle cose.

Ciao Alekos! Come nasce il tuo progetto musicale?

Il mio progetto musicale nasce come molti altri in cameretta. Arrivo da Cumiana, un paesino vicino Pinerolo, in provincia di Torino; ho iniziato a suonare quando avevo sedici anni, prima di allora non avevo idea che potesse fare al caso mio. A scuola facemmo un corso di chitarra e io iniziai a strimpellare, dai piccoli gruppi nella scuola sono poi passato ad una band a Torino che faceva rock/pop: questo è stato il terreno di nascita di alcuni miei pezzi, anche perché componevo i testi, cosa che faccio ancora per i miei lavori, che a livello di lyrics sono interamente frutto della mia testa, non ci sono influenze esterne.

Cosa pensi di avere di innovativo o di diverso rispetto alla scena attuale?

Tendo a non trattare temi inflazionati come canzoni d’amore, come le solite canzoni indie con il synth anni’80 e i testi criptici che spesso parlano di un amore non corrisposto (ride, n.d.r.). A me va di parlare d’altro, non mi ritengo innovativo del tutto, dato che ci sono altri artisti che non parlano di argomenti mainstream, come Rancore o Murubutu, due rapper a cui mi ispiro parecchio. L’amore è a margine dei miei pezzi, dato che preferisco parlare di temi sociali e di storie di vita comune: così nasce il Narratore Urbano.

Cosa pensi della realtà che hai intorno?

Personalmente, per quanto riguarda la realtà di sistema che ho intorno, sono fortemente pessimista: purtroppo un germe di fascismo è presente e inflazionato. Quanto successo alla Segre (la questione della scorta, ndr) non sarebbe accaduto, forse, trent’anni fa.
Tuttavia vedo nascere anticorpi, come il movimento delle sardine, che – per quanto apolitico – si scaglia contro la politica à la Salvini, che parla alla pancia attraverso gli slogan. Bisogna vedere se questi anticorpi avranno tempo di agire… sono un po’ pessimista, al riguardo.”

E questo pessimismo, questa tua idea sulla società, come si riflettono nei tuoi pezzi?

Il mio primo singolo, 1939, è basato su ciò che penso della situazione politica e sociale attuale. Nasce per una situazione un po’ personale: stavo mandando una e-mail d’addio e mentre lo facevo ho pensato che il testo non fosse poi così male, per cui ne ho mandata una molto più semplice e mi sono tenuto il testo originale, che poi ho sviluppato ed integrato. Questo pezzo è un confronto tra oggi e il 1939. Sono diversi – all’epoca gli ebrei, oggi i migranti -, ma accomunati da questi uomini forti che istigano l’odio e da un popolo che canta cori da stadio e impicca Palla-di-neve, il maialino buono di orwelliana memoria.

1939 propone una soluzione?

No, il mio pezzo è più un’istantanea, la soluzione verrà fuori verso la fine dell’album, che sto scrivendo e registrando: attualmente c’è il terzo pezzo in lavorazione in studio e il quarto in procinto di essere registrato, 1939 è il pezzo di apertura. La soluzione si troverà nell’ultimo brano, Finale Dipartita, che è una riflessione fatta da una sonda, la Voyager 2, che si volta indietro dopo essere uscita dal sistema solare e pensa a quanto è piccola l’umanità. È certo un messaggio pessimista, ma anche egualitario; per citare il testo: Cesserò io, Narratore Urbano, cesserà il bambino appena nato, cesserà il potente che sovrasta dall’alto

Essendo studente di storia, un personaggio che senti vicino e che abbia lasciato la sua traccia?

Giovanni Falcone: nonostante la mafia non sia mai il protagonista centrale di qualche mio pezzo, ma solo di una strofa nel pezzo Sei In Un Paese Meraviglioso, che devo ancora registrare. L’idea è di raccontare sei città, attraverso opere d’arte e fatti di cronaca, e queste sei città sono Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. È sempre stato ciò che reputo un giusto: ha sempre cercato di trascendere dalla politica, giudicando nel modo più obbiettivo e assoluto possibile, facendo il proprio mestiere ad ogni costo – costo che poi è stato la sua vita. Pur essendo una figura estremamente schiva, lo considero un modello.

Il Narratore Urbano vuole cambiare l’arte?

Il Narratore Urbano non vuole competere, non mi interessa dimostrarmi migliore degli altri perché scrivo di temi sociali mentre gli altri fanno canzoni meno impegnate. Il mio obbiettivo è dare un’alternativa a chi cerca un certo tipo di tematiche nella musica e non le trova, e oltre a questo – come ho detto – voglio raccontare ciò che vedo, ciò che provo e anche le mie riflessioni che faccio nei miei notevoli viaggi mentali (ride, n.d.r.). Non ho pretese di imporre qualcosa di totalmente nuovo, faccio arte a modo mio: se a qualcuno arriva son contento che sia arrivato! Così come non punto al grande mercato, anche se sarei ipocrita a non considerarlo, altrimenti non pubblicherei. Ambisco a una nicchia che apprezzi ciò che scrivo.

E cosa pensi della scena musicale mainstream attuale?

Non riesco a ritrovarmici, come molti artisti di Torino con cui ho modo di confrontarmi. La scena torinese è molto densa e molto variegata, ma su piazza non c’è, anche per colpa delle leggi del grande mercato discografico: a parte grandi nomi come Willie Peyote o gli Eugenio in Via Di Gioia, troviamo una miriade di artisti anche affermati che però non riescono a fare il “grande salto” perché non scendono a compromessi. La scena italiana… meh, il cantautorato è in declino perché si piega alla moda dell’indie-pop/hit-pop. Non che sia brutto, anche perché io ho un motto: si può imparare sia dai Queen che dal vicino di casa, un po’ come in Ratatouille, che è un film a cui sono molto affezionato. Nutro comunque grande stima per tutti i miei colleghi, voglio che sia chiaro, il problema non è negli artisti, ma nelle leggi del marcato, che non permettono all’originalità di emergere… e come ho detto, nella mia scena ce n’è tanta di roba che potrebbe sbocciare.

Parlaci del tuo ultimo singolo, in uscita il 6 dicembre… puoi anticiparci qualcosa?

Si chiama Zucchero Filato. So essere omonima del pezzo di Gazelle, ma quest’ultimo è un’artista che non seguo particolarmente, al punto che non conoscevo l’esistenza di questa canzone (ride, n.d.r.). La scelta del titolo non è casuale, tutti i miei titoli sono contrapposti a ciò che c’è nella canzone, come in questo caso. Il tema della canzone non è dolce, parla di violenza di genere: racconta di un abuso perpetrato da un padre nei confronti della figlia. Si innesta nel tema della degenerazione, che è il filo conduttore dell’album: degenerazione politica (1939), degenerazione umana verso la donna (Zucchero Filato), degenerazione del Paese (Sei In Un Paese Meraviglioso). In un futuro pezzo che si chiama Granchietti affronterò il tema di un viaggio della speranza di un ragazzino migrante, il quale muore durante il viaggio.

Ringrazio ancora Alekos – sì, come Alekos Panagulis, il rivoluzionario greco storico compagno di Oriana Fallaci – per il tempo dedicatomi e a voi, amici lettori, do l’invito di passare per il suo account Spotify, per il suo canale YouTube e per gli altri suoi contatti social. L’uscita dell’album è prevista per l’anno prossimo: lo attenderemo con grande interesse.

Alla prossima!

Once Liam Gallagher, forever Liam Gallagher 0 218

I live for now, not for what happens after I die

Vivo per l’oggi, non per quello che succederà quando morirò”. Esordiva così davanti ai giornalisti, con una delle sue solite massime, l’Oasis nostalgico: Liam Gallagher. Un continuo susseguirsi di atteggiamenti “ribelli” per creare quel personaggio duro e rock ‘n’ roll che è rimasto impresso nell’immaginario di tutti noi. Ma Liam è davvero così?

Torniamo un attimo indietro al 2009. Quell’anno, per un fan sfegatato degli Oasis, è stato un colpo al cuore; come perdere un parente caro. Da quel momento in poi i fratelli Gallagher si divisero, ognuno andò per la sua strada accompagnato dal proprio ego e dal forte orgoglio che li contraddistingue. Un sentimento eccessivo che sembra appartenere sempre meno al fratello più piccolo, Liam. Dal 2009 sono successe molte cose nelle loro vite: entrambi, senza ripensamenti, hanno portato avanti la propria carriera musicale. Noel iniziò a esibirsi da solista e nel luglio del 2011 formò “Noel Gallagher’s High Flying Birds”. Nel caso di Liam sono stati tre gli avvenimenti degni di nota: per iniziare, i successi maggiori rispetto a quelli del fratello; un documentario con grande consenso e una figlia incontrata dopo vent’anni. Tre elementi che hanno mostrato un Liam Gallagher diverso da quello che ci mostrano continuamente i media e da quello che lo stesso ha mostrato – per questioni d’immagine, probabilmente – nel corso degli anni.

noel gallagher liam gallagher

Il suo ultimo lavoro, “Why me? Why not?”, è un album che mostra un uomo sensibile e soprattutto nostalgico di un passato che non ritornerà – e lo sa bene – ma che continua ad apparire come una costante nella sua vita, influenzandola sempre di pi, non solo professionalmente parlando. “Why me? Why Not?” è un disco pieno di amore e di odio e un esempio è la traccia “One of Us”: una canzone con un testo indirizzato a una persona che gli ha chiuso le porte in faccia. Piena di riferimenti alla famiglia, all’amicizia e al senso di appartenenza; non può che far pensare a Noel, il fratello che non vuole riunire gli Oasis; lo stesso che ha alimentato un lungo litigio mediatico per le tracce musicali degli Oasis nel documentario su Liam: As it Was. Per voi chi è il fratello arrogante e odioso?

Dal documentario si nota – ed è normale direi – un certo risentimento di Liam nei confronti di Noel e, allo stesso tempo, sommando quanto detto dallo stesso durante le interviste e attraverso i propri testi, ciò che emerge è un Liam diverso da quello che credevamo. Ogni brano del suo ultimo lavoro rafforza questa teoria ma uno su tutti risalta la tesi: Once. La traccia, presentata per la prima volta attraverso il documentario, mostra un aspetto caratteriale a tanti sconosciuto e da molti mal interpretato. Once è sentimentalità, romanticismo, fragilità e soprattutto riflessione; una delle canzoni migliori di Liam a detta dello stesso.

Il testo narra di un ritorno al passato, ai momenti che non si ripetono e che vorresti ri-concretizzare dopo anni, con l’illusione e la speranza che tutto possa ritornare come prima senza distorsioni dettate dai cambiamenti che il passare del tempo comporta. Un pezzo che abbandona l’arroganza riscontrabile in molti testi del cantautore inglese e, soprattutto, un brano che probabilmente l’allontanerà sempre di più. Un profondo e ulteriore sguardo al passato; all’adolescenza, agli amori, a quando i rapporti con Noel erano buoni. Una canzone con la C maiuscola che rimanda alle ovvie influenze Lennoniane, alle atmosfere di Wonderwall e, purtroppo per lui, a quel che stato è che mai più sarà…

It was easier to have fun back when we had nothing
Nothing much to manage
Back when we were damaged
Sometimes the freedom we wanted feels so uncool
Just clean the pool
And send the kids to school

Questa è Once e chi la canta è il vero Liam.

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