Louis C.K., ovvero come il mondo ci priva, giustamente, di un genio 0 2328

Non staremo qui a fare becero populismo del tipo “Nei suoi sketch ha sempre parlato di masturbazione, cosa si aspettavano le ragazze salite a casa sua?”; Assolutamente no. Louis CK sta pagando per quello che lui stesso ha definito un irresponsabile utilizzo del proprio potere. Ma permetteteci di piangere, per questo.

È innegabile, e chi dice il contrario lo fa sapendo di mentire: oggi il mondo può piangere la perdita di un genio. Non me ne vogliano tutte le persone indignate per i fatti in questione: ciò che è accaduto è assolutamente da condannare e, anzi, bisogna essere coscienziosi che ciò che sta succedendo ci renderà probabilmente una società migliore, delle persone migliori.

Facciamo un breve riepilogo: tempo addietro, cinque donne hanno accusato il comico americano Louis CK di averle molestate sessualmente più di dieci anni fa, confermando dunque i roumors che circolavano tra i camerini di Hollywood da tempo. Lo scandalo, denunciato attraverso le pagine del New York Times, è solo l’ultimo in ordine cronologico della vera tempesta mediatica che si sta abbattendo su Hollywood, mietendo vittime illustri quali Harvey Weinstein e Kevin Spacey.
Le accuse riguardanti Louis CK verrebbero tutte da colleghe dello showman e sarebbero tutte simili: senza scendere nei dettagli, il comico si sarebbe masturbato davanti loro senza il consenso, oppure ottenendolo sfruttando la sua posizione.

La settimana scorsa è invece arrivata la conferma da parte di CK, attraverso un comunicato in cui dice: “Queste storie sono vere. Al tempo, mi ero detto che quello che avevo fatto era ok, perché non avevo mai mostrato il pene a una donna senza prima chiedere il permesso, cosa che è anche vera. Ma più avanti nella vita ho capito, comunque troppo tardi, che quando sei in una posizione di potere chiedere loro di guardare il tuo pene non è una domanda. Per loro è un’imposizione. Il potere che avevo su queste donne era che loro mi ammiravano. E io ho usato irresponsabilmente questo potere

Ovviamente, a seguito della conferma Il suo manager, l’addetto stampa e l’agenzia che lo ha rappresentato durante i tour negli USA hanno deciso di chiudere le rispettive collaborazioni e anche FX, Universal Pictures e Illumination Animation hanno preso le distanze. Netflix ha annullato la produzione di due spettacoli, ma ha deciso di tenere sulla piattaforma gli show già presenti.

L’interruzione o, probabilmente, la fine della carriera di Louis CK privano il mondo intero di una delle menti più brillanti del mondo dello spettacolo, non solo per le ottime doti di comico ma anche per quelle di scrittore e sceneggiatore: era lui stesso a mettere nero su bianco tutti i suoi spettacoli, con uno stile di stesura ricercato e interpretabile probabilmente solo da lui stesso. Un comico capace di rendere divertente anche la natura umana stessa, immaginando una realtà dove la parte peggiore di noi può prendere il sopravvento in ogni momento. Era proprio su questo che si basava la sua comicità. Louis CK ci ha insegnato a ridere di noi, prendendo in giro prima sé stesso: calvo, grasso, nevrotico, schifosamente goloso ed inconsciamente razzista; è così che si dipinge sul palco CK, praticamente sempre protagonista dei propri sketch.

Louis CK è stato in grado di esplorare zone del “far ridere” mai venute alla luce, divenendo senza dubbio il comico migliore della sua generazione ed un esempio professionale per quanti intraprendono questa carriera, rendendo davvero amara la pillola da ingoiare per chiunque almeno una volta l’abbia visto esibirsi. Ma noi non staremo qui a fare becero populismo del tipo “Nei suoi sketch ha sempre parlato di masturbazione, cosa si aspettavano le ragazze salite a casa sua?”; Assolutamente no. Louis CK sta pagando per quello che lui stesso ha definito un irresponsabile utilizzo del proprio potere. Ma permetteteci di piangere, per questo.

Puoi amare qualcuno che ha fatto queste cose terribili? Puoi continuare ad amarlo?”. È questo l’interrogativo che si pone Sarah Silverman all’interno del suo programma, “I Love You, America”, visibilmente commossa. Tra i due c’era un’amicizia lunga 25 anni, e l’accaduto ha portato la Silverman ad una riflessione profonda sul tema: “Posso sicuramente affrontarlo più tardi perché le persone che contano adesso sono le vittime. E sono vittime per qualcosa che lui ha fatto. Quindi è ok se allo stesso tempo sono sia arrabbiata per quello che ha fatto e che la cultura ha permesso che accadesse, ma sono anche triste perché ho perso un amico. Ma io credo con tutto il cuore che questo momento sia essenziale, e che le persone colpevoli di questi atti debbano pagare, non importa chi loro siano. Dobbiamo essere migliori e saremo migliori. Non vedo la cazzo di ora di essere migliori.

È esattamente quello che pensiamo più o meno tutti in questo momento. “È come estirpare un tumore. È complicato, fa male, ma è necessario e ne usciremo tutti più forti. Fa schifo, alcuni nostri eroi verranno distrutti e scopriremo brutte cose su persone che ci piacciono o che, in certi casi, amiamo.”.
Esattamente. Noi amavamo Louis CK e ci mancherà per ogni singolo istante a partire da ora. Ma va bene così.

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Lo smacco infame di Noisey Italia ad Anastasio 0 1315

Molti si staranno preparando per la finale di stasera di X Factor, tra chi dovrà recarsi al Mediolanum Forum e chi, fra mille difficoltà, cerca di organizzare una pizzata con gli amici “a casa di quello con Sky”. Ad accompagnare i quattro finalisti, stasera, ci saranno anche i Muse e Marco Mengoni, ospiti d’eccezione per un evento che, ormai annualmente, sforna le future pop-star italiane.  E possiamo stare qui giorni, settimane o anni a discutere dell’etica di un programma del genere, di quanto possa o non possa essere trash dentro e di come ha cambiato – in negativo o in positivo – i connotati del panorama musicale nostrano. Ma sono discorsi che andrebbero affrontati parallelamente allo svolgimento del talent show, se non altro per non intaccare quella che resta a tutti gli effetti una competizione, e per non peccare di deontologia, che nel nostro lavoro dovrebbe essere fondamentale. Ecco, è proprio la deontologia che, a quanto pare, manca nella redazione di Noisey Italia.

Da quando è iniziato X Factor, infatti, gli articoli di Noisey sul programma si sprecano. E se non bastassero quelli contro i Maneskin, vincitori morali della scorsa edizione, ad aggiungersi alla lista vanno quelli contro Anastasio, cantante ancora in gara nella finale di stasera di XFactor, cui Noisey aveva già dedicato un pezzo abbastanza pesante poco più di due settimane fa. Non contenta, la redazione targata Vice ha deciso questa mattina di pubblicare un altro articolo – degno, per contenuti, più di “Cioè” e “Donna Moderna” che di una rivista musicale – sulle preferenze politiche di Anastasio, abilmente estrapolate dai “mi piace” del rapper ad alcune pagine di Facebook col suo profilo privato (non, quindi, la pagina da artista), tra le quali spiccano “CasaPound” e “Matteo Salvini”. Tralasciando adesso, più per pietà che per altro, quanto possa essere ridicolo giudicare – ed anche solo avere la presunzione di farlo – qualcuno dai like su Facebook, ma davvero nella redazione di Noisey non si poteva aspettare un giorno di più per pubblicare la loro – personalissima, sottolineerei – deduzione su Anastasio? Certo che no, perché stasera c’è la finale.

Pare quindi evidente che dietro la pubblicazione di quell’articolo ci fosse il cosciente intento di destabilizzare le votazioni di stasera, e quale modo migliore di farlo se non mettendo in mezzo la politica in un momento storico in cui le divergenze politiche sono accentuate più che mai? Una mossa, quella di Noisey, definita da molti utenti della rivista stessa come “infame”, proprio perché arrivata il giorno stesso della finale, e soprattutto dopo un articolo in cui si criticava l’artista. Una vera e propria campagna denigratoria, quella messa in atto dalla redazione. Senza contare la totale superficialità con la quale si è arrivati al ragionamento logico “Like su facebook = idee reali”. Non fosse solo che quel profilo siamo andati a controllarlo anche noi e tra i like di Anastasio – ammesso e non concesso che sia il vero profilo del rapper – spunta, tra le mille pagine di meme come qualsiasi ventenne medio, un like alla pagina “Luigi De Magistris”, che sinceramente tutto mi sembra fuorché uno di destra. E ancora, in un commento, è lo stesso profilo a sottolineare come l’emergenza immigrazione sia un “Fenomeno non inventato ma esaltato e montato fino al ridicolo”, non proprio le stesse esternazioni ripetitive dei salviniani che conosciamo tutti (cfr. commenti su Matteo Salvini, es: “aiutiamoli a casa loro”, “ci stanno sostituendo“).

Smentita – o, quantomeno, prendendone in considerazione l’estrema fallacia – la tesi di Noisey sull’orientamento politico di Anastasio, ci viene naturale rivolgere un invito alla redazione stessa del magazine a fare un passo indietro, chiedendo scusa in primis ad Anastasio, ed in secondo luogo ai propri lettori. Perché certe schifezze fanno solo male al giornalismo italiano, di qualsiasi forma esso possa essere, in un periodo in cui è costantemente sotto i riflettori ed aspramente criticato per vicissitudini legate alla politica stessa. Chiedere scusa è una cosa di sinistra, caro Noisey, e, in questo caso, un dovere.

Abbiamo intervistato il ragazzo dello schiaffo di Jamil 0 6182

Come molti avranno letto sui maggiori magazine nazionali, in questi giorni c’è un acceso dibattito all’interno del mondo dell’hip hop – e non solo – in riferimento all’aggressione ai danni di un ragazzino (minorenne) da parte del rapper Jamil. Secondo quanto raccontatoci da un testimone, l’artista, durante l’esibizione di sabato scorso al Makeba Fest, a Martina Franca (TA), avrebbe dato uno schiaffo ad un ragazzo presente al concerto. Nei video diffusi in rete si vede chiaramente Jamil chiamare il ragazzo in questione – reo di indossare una felpa del brand Propaganda legato a Noyz Narcos, col quale Jamil avrebbe in atto un’accesa rivalità (a nostro parere unilaterale, n.d.r.) – sotto palco. Una volta avvicinatosi, si vede Jamil allungare il braccio per colpirlo, insultandolo l’attimo dopo con la frase “coglione di merda”. Sempre in base alle testimonianze e ai video raccolti dalla nostra redazione, subito dopo l’aggressione un membro dello staff del rapper sarebbe sceso dal palco e avrebbe dato un ulteriore colpo (questa volta una testata) al ragazzo.

La felpa “incriminata”

Per dare voce ai protagonisti, abbiamo contattato il ragazzino, Angelo, che ci ha concesso un’intervista esclusiva per raccontare la sua versione dei fatti. Prima dell’intervista ci siamo accordati con Gast, rapper romano amico di Noyz Narcos, il quale ha voluto chiamare il giovane per sincerarsi delle sue condizioni. Una piccola sorpresa che ha fatto molto felice Angelo, fan da tempo del Truceklan, utile anche per dargli la carica prima di iniziare la nostra intervista.
Ad onor del vero, abbiamo tentato di contattare anche Jamil per avere una sua versione dei fatti, ma non ci è pervenuta risposta e ne rispettiamo la volontà, rinnovandogli l’invito adesso tramite le nostre pagine.

Ciao Angelo! Per iniziare, ti è piaciuta la sorpresa? Cosa vi siete detti con Gast?
Tantissimo! Gast è stato gentilissimo, mi ha chiesto come stavo e si è scusato da parte di tutto l’ambiente hip hop italiano per quello che è successo. Dopodiché abbiamo chiacchierato di musica e mi ha invitato a passare da Roma per incontrarlo e regalarmi il suo merchindising. È stato bellissimo, mi ha fatto un sacco di piacere. È il primo artista che in tutta questa storia si è esposto e ci ha messo la faccia, nella maniera più umile possibile. Ho davvero apprezzato il suo gesto. Un mito.

Perfetto, siamo contenti che la sorpresa ti sia piaciuta. La storia la conosciamo tutti e i video sono ormai di dominio pubblico, ma chiariamo una cosa: Sapevi che ci fosse un po’ di tensione fra l’ambiente di Propaganda e quello di Jamil?
Sapevo ci fossero stati degli screzi, ma allo stesso tempo si parla di un po’ di tempo fa. Sinceramente, non avrei mai pensato si potesse arrivare a questo punto, né che potessero andarci di mezzo i fan. Poi parliamoci chiaro: Noyz Narcos non ha mai dato troppa importanza a Jamil – parliamo di una strofa rispetto a ben due dissing – e così i suoi fan. Se la cosa non è reciproca che colpa ne ho? Non ci stavo proprio pensando, credimi.”

Il dibattito rispetto a ciò che ha fatto Jamil è arrivato a livello nazionale, al punto che molte testate giornalistiche e finanche molti Youtubers ne hanno parlato. Primi fra tutti, gli Arcade Boyz hanno dedicato sette minuti e mezzo di video alla vicenda. Loro, come tanti altri e anche Jamil stesso sotto un post su Instagram di Aban, hanno equiparato il gesto della felpa all’indossare la maglia della Juve (o della Lega, secondo gli Arcade Boyz) a Napoli. Col senno di poi, ti trovi d’accordo con queste affermazioni?
Il ragionamento da fare è ben diverso: Jamil e Noyz Narcos – ma anche chiunque altro in una situazione simile – sono persone adulte e mature, e dovrebbero sbrigarsela fra di loro, lasciando ascoltare ai ragazzi quello che cazzo gli pare. Un po’ come i genitori dovrebbero lasciar scegliere al proprio figlio quale squadra tifare. Adesso, io so che il calcio è ben diverso dal rap: tutti quanti ascoltiamo centinaia di artisti diversi, è normalissimo; tifare due squadre un po’ meno. Ma, comunque, ognuno è libero di fare ciò che vuole.
In ogni caso, io ho sentito gli Arcade Boyz e ci ho parlato. Loro hanno un po’ provato a difendere Jamil e il suo gesto: ora, io non metto in dubbio che la mia non sia stata un’idea furbissima, dettata più che altro dall’inconsapevolezza del problema, ma è davvero giustificabile uno schiaffo senza alcuna reale provocazione dietro?”

Quindi non c’è stata una tua vera provocazione oltre quella – involontaria, come dici – di indossare la felpa?
Assolutamente no, io ero in fondo, neanche sotto palco come dicono tutti. Anzi, sotto palco mi ci hanno chiamato per poi, dopo quello che è successo, farmici allontanare. E ancora, dopo la vicenda sono andato in ospedale, non sono rimasto al concerto come molti dicono.

Dopo quanto accaduto continuerai ancora ad ascoltare Jamil?
Come artista non mi dispiace e continuerò ad ascoltarlo. Come persona, sinceramente, mi è molto scaduta

Che indosserai al prossimo concerto?
Qualsiasi cosa, non importa!

N.B.: Di seguito pubblichiamo due dei numerosi video che ritraggono il momento della presunta aggressione. Nel primo di questi video, registrato ai piedi del palco, si vede il rapper chiamare Angelo e, successivamente, dargli quello che sembra uno schiaffo. Nel secondo video, ripreso da più dietro rispetto al primo, oltre alla già citata scena è possibile vedere, intorno al minuto 00:26, un membro dello staff di Jamil dare una testata ad Angelo.

 

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