Nada, tutta se stessa nel suo “È un Momento Difficile Tesoro” 0 231

Nada Malanima (in arte Nada), “un pezzo di storia della musica italiana”, è tornata dopo tre anni con il suo nuovo album: “È un Momento Difficile Tesoro. In realtà, quando si parla di artisti del calibro di Nada, annunciarla con un “è tornata” non è tanto corretto; sulla scena è sempre presente, lo è dal ’69 e dal cuore e dalla mente degli italiani non è mai andata via. Ammettiamolo, cerchiamo sempre una scusa per mettere a tutto volume brani come Amore Disperato, Ma che freddo fa, Senza un perché, e così via… Ecco, lei è sempre presente, e lo sta dimostrando nuovamente con le dieci tracce del nuovo album, registrate a Bristol, con la collaborazione di John Parish e Pete Judge. I rapporti con Pj risalgono a “tutto l’amore che mi manca” (2004), una collaborazione duratura che conferma un sound coerente con quello del passato.

L’album è stato anticipato dal singolo Dove sono i tuoi occhi, una traccia che in maniera molto più matura ed evoluta, conferma quanto detto prima: il sound di Nada, quello delle origini, è ancora qui. A me personalmente rimanda a Senza un perché, il famoso brano reso ancora più celebre grazie alla serie The Young Pope di Sorrentino. Mentre, per capire davvero cosa dovremo aspettarci da questo nuovo lavoro, bisogna ascoltare il secondo singolo; che non a caso ha lo stesso titolo dell’album: “È un Momento Difficile Tesoro”. La stessa cantautrice, con le seguenti parole, considera il brano come il “tema di questo lavoro”.

È la canzone che con una triste ironia, nel suo avanzare con quel portamento di due soli accordi
trascina in una camminata elettrica che non si ferma mai continuando a girare intorno a se stessa.
Io, la disperata protagonista di questo girone infinito, chiedo di aiutarmi a ritrovare quel po’
di calore e di umanità che mi faccia uscire dal cerchio delle conquiste ad ogni costo e da
questa fredda attualità che non mi fa stare bene.

Un’attualità che non fa stare bene, raccontata in prima persona attraverso tanta sincerità, consapevolezza e con l’ausilio di “due soli accordi”; perché non bisogna girarci troppo intorno, complicare le cose, fare lunghi e complessi discorsi: è un momento difficile, lo sappiamo. Questo è un tema ricorrente in molti artisti contemporanei, perché siamo consapevoli della situazione e proviamo a uscirne. Loro attraverso l’arte, noi attraverso loro.

Si tratta di un album molto interessante soprattutto dal punto di vista testuale; ogni parola sta al punto giusto, nulla è casuale. La prima conferma arriva dalla traccia intitolata “All’ultimo sparo; ai nostri tempi l’amore, insieme a tutti gli altri sentimenti positivi, è tra le poche cose che ci restano per andare avanti: e allora facciamoci travolgere da esso, dal ritornello e “dall’amare finché puoi, ancora e ancora, e riprovarci sempre. Sempre”. E quando ci sentiremo soli, con quella voglia di fuggire da tutto ciò che ci circonda, potremmo andare in vacanza; magari soltanto Due giorni al mare. E chissà, lì potremmo innamorarci ancora, come dice Nada nel brano; attraverso un lento groove e una carismatica personalità. A volte due giorni di relax bastano, a volte no, e se il periodo non passa sfogarsi con qualcuno farà sempre bene; parlare è importante. In O Madre, la cantautrice fa proprio questo; racconta, attraverso una voce struggente e lamentosa il suo vissuto a sua madre. Parlando degli errori fatti, delle ferite, di quelle ancora aperte e di quelle cicatrizzate, ritrovando l’unica forza della sua vita nella mamma. “Tu sei la forza che rapisce questa mia unica debolezza. E non c’è nulla di meglio che parlare con qualcuno che in fin dei conti, non ti giudicherà mai male.; soprattutto quando ti vede Disgregata. Quest’ultimo brano menzionato individua una Nada sperimentatrice, con uno sguardo alle radici e allo stesso tempo in costante evoluzione; merito anche della produzione, di una collaborazione nata quindici anni fa e che sicuramente si sarà consolidata nel tempo.

E quando ci troveremo disgregati, non potremo far altro che pensare e ripensare a come andare avanti. Poi di colpo però, stop! Ci accorgiamo che la soluzione potrebbe essere già nella nostra testa; nel pensiero che buca il cielo e trova un posto dove rinasceremo; in Stasera non piove. Il brano dell’album che mostra più influenze rock-blues rispetto alle altre. Fuori non piove e quindi avviamoci, saliamo in macchina e partiamo con attraverso un ritmo veloce batteria e una chitarra distorta, diventando delle Macchine viaggianti. Andiamo e viaggiamo contro il tempo che frena ogni sentimento; un tormento che non ti lascia respirare.

Hai ragione, non c’è più ragione; per anni e anni, per giorni e giorni, cammino piegata.

Stop. Lavori in corso, abbiamo perso la strada. Non sappiamo cosa fare, dove andare, ma sappiamo di cercare una precisa atmosfera, un bacio su una guancia o una tenera carezza. Questo percorso è incerto ma carico di speranza, in fondo si tratta soltanto di lavori in corso. Prima o poi rinasceremo, l’amore tornerà; magari sotto le sembianze di un Angelo caduto dal cielo. Un brano quasi liturgico eseguito attraverso un organo e una tromba, con qualche parte psichedelica (ma questa forse la sento solo io, sorry) e un significato che funge da finale in questa storia di vita durata dieci brani: dobbiamo andare avanti, cadere e rialzarci sempre, fin quando non troveremo il nostro posto; la nostra dimensione.

Tirando le somme: Nada è la Nada di sempre, in quest’album ha messo tutta se stessa e la vita; il suo passato, il presente e le speranze per il futuro, senza modificare in modo radicale nulla nel suo modo di essere e soprattutto nel suo sound. Per superare momenti difficili basta avere coraggio, forza ed essere se stessi.

Foto di Claudia Pajewski

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Medimex: Liam Gallagher porta gli anni Novanta a Taranto 0 64

Dopo l’apertura di Cigarettes After Sex ed Editors, il Medimex prosegue la sua cavalcata trionfante a Taranto con un altro concerto di successo: Liam Gallagher. L’ex Oasis ha regalato poco più di un’ora di concerto ai propri fan, cantando i vecchi successi della band che ha fatto grande il britpop, qualcosa dell’ultimo disco solista ed il suo nuovo singolo.

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Il concerto inizia intorno alle otto, quando sul palco salgono i JoyCut, gruppo musicale dark-wave elettronico formatosi nel 2003 a Bologna. La giusta alchimia fra synth, batteria e tastiere dà la carica al pubblico che aveva già iniziato ad affollare la rotonda del lungomare dalle 18, molto prima del concerto di ieri.

Dopo un’ora sale sul palco King Hammond, musicista londinese accompagnato dalla sua band: un po’ B-52s, un po’ sagra di paese in senso buono, King Hammond suona per quaranta minuti il suo raggae-ska movimentando la folla, ormai in trepida attesa di Liam Gallagher.

Alle 22.20 sale sul palco l’ex Oasis: classico giaccone invernale, storico tamburello in mano e tutti gli anni 90 sulle spalle. Il concerto si apre con Rock ‘N’ Roll Star, singolo datato 1995 uscito dal disco Definitely Maybe del 94: uno dei brani più rappresentativi degli Oasis. E non è da meno il secondo brano in scaletta, Morning Glory, title track del disco che fece grandi gli Oasis con sedici milioni di dischi venduti, terzo disco più venduto di sempre in Inghilterra, dietro a Beatles e Queen. Piccolo siparietto per concludere l’introduzione al concerto, con Liam che si “libera” del suo tamburello lanciandolo nel pubblico (se sei il fortunato ad averlo preso, mandaci una foto in DM su Facebook e Instagram!)

Il concerto prosegue con Wall of Glass, singolo di punta del disco solista di Liam Gallagher, As You Were. Da qui parte una piccola parentesi di tre canzoni estratte da questo disco, fra cui l’altro singolo di successo, For What it’s Worth. Ed è proprio dopo quest’ultima che arriva un bel momento: l’anteprima italiana del nuovo singolo, Shockwave, pubblicato il giorno prima ed estratto dal nuovo disco in arrivo del cantante inglese: Why Me? Why Not.

Liam Gallagher è esattamente come te lo immagini, come lo hai visto dai video: mani dietro la schiena, espressione costantemente arrogante, non sai mai chi del pubblico manderà a fanculo. È per questo che gli si vuole tanto bene, penso. Intanto che penso, il live prosegue e sul palco si suona una bellissima Some Might Say, cui segue Universal Gleam, fino ad arrivare alla spettacolare Lyla.

foto panoramica di Rosa De Benedetto

Il pubblico risponde benissimo, molti sventolano le maglie del Manchester City, qualcuno alza una maglia dei Noel Gallagher’s High Flyin’ Birds; Liam risponde in inglese: “Preferisco altre maglie. Preferisco la mia!” indicandone una lì vicino. E riprende a suonare: Cigarettes and AlcoholEh La, e si arriva al momento atteso da tutti: Wonderwall. Salti, urla, occhi lucidi.

Liam saluta, ma si sa che è solo per poco. Rientra e riattacca a suonare: la potenza di Roll With It, brano di apertura di quel What’s The Story Morning Glory di cui prima, risuona in tutta la città. E risuona forte anche nel cuore dei fan, che non sentivano questo pezzo live da ben dieci anni. Finisce Roll With It e Liam annuncia l’ultima canzone, partono le note e tutti sanno che si tratta di Champagne Supernova, alla quale viene affidata quasi sempre la chiusura dei suoi concerti.

Ci son poche parole per descrivere il momento storico che ha vissuto ieri la città di Taranto e la gente accorsa da tutto il Sud per questo live. Chi ha vissuto gli anni ’90 può desiderare solo tre cose nella vita: un appuntamento con Jennifer Aniston, una settimana col Drugo e un concerto di uno dei Gallagher. Ieri almeno uno di questi desideri si è avverato.

Californication compie vent’anni: riscopriamolo 0 127

Sapevamo che il disco aveva avuto un largo successo quando andammo in Europa per un giro di conferenze stampa. Eravamo in Italia, io e John stavamo sul sedile posteriore di una Mercedes con il finestrino aperto. Un motorino con due ragazzi italiani si fermò accanto a noi. Guardarono dentro e cominciarono a urlare: “Ehi, Californication, Californication!”. Poi si misero a cantare Scar Tissue. Il disco era uscito da cinque giorni. Ovunque andassimo, tutti i negozi suonavano il nostro disco. L’Italia aveva preso fuoco. Passammo dal vendere una manciata di dischi al venderne più di chiunque altro quell’anno in Italia. Com’è che un Paese intero decide di cominciare ad amarti in un giorno?

Così Anthony Kiedis decise di parlare di Californication all’interno della sua biografia, “Scar Tissue”, proprio come uno dei singoli estratti dall’album che ha fatto grande la band americana nel mondo. Californication usciva oggi, 8 giugno, vent’anni fa, nel 1999, segnando per sempre quell’estate e la storia della musica. Ma anche la storia della band losangelina.

Usciti un po’ malconci dal rilascio di One Hot Minute, stroncato dalla critica, e orfani del chitarrista sostituto di Frusciante, Dave Navarro, licenziato per incompatibilità con il resto della band, i Red Hot avevano bisogno del rilancio – un rilancio dovuto, per altro; non fosse solo per il successo che ebbe Blood Sugar Sex Magic, soprattutto in America.

Così, nell’estate del 1998, Flea riesce a convincere Frusciante, nel frattempo disintossicatosi dalla dipendenza dall’eroina, a rientrare nel gruppo. Il disco inizia a prendere forma grazie al lavoro di quest’ultimo, accompagnato dalle liriche del frontman e dalle jam session che da sempre hanno contraddistinto lo sviluppo dei dischi dei peperoncini.

Il sound vira: vengono abbandonate le sperimentazioni che ammiccavano al metal – frutto probabilmente del chitarrista ex-Jane’s Addiction – puntando tutto sull’alternative con il giusto mix di quel funk-rock che fece la fortuna della band agli inizi. Quello che non cambia è il produttore: Rick Rubin seguirà infatti la band per questo terzo lavoro di fila, dopo aver prodotto i già citati One Hot Minute e BSSM.

Il disco vide la luce proprio l’otto giugno del 1999, anticipato di un paio di settimane dal singolo Scar Tissue, uno dei brani più rappresentativi del gruppo. Fu un successo di critica e di vendite; qualcuno elogiò un Anthony Kiedis in grande spolvero, molti attribuirono la qualità al ritorno di Frusciante. Californication raggiunse la prima posizione in classifica in nove Paesi diversi – fra cui l’Italia, dove vendette 700.000 copie in due anni – aggiudicandosi ben undici dischi d’oro.

Oggi Californication rimane una pietra miliare della musica mondiale, uno di quei dischi che tante band sperano di rilasciare un giorno. E anche se oggi i Red Hot non sono più gli stessi, con il secondo abbandono di Frusciante e le speranze di un suo ritorno ormai rasentanti lo zero, ascoltare le prime note del brano omonimo durante un live è come tornare piccoli, o giovani, per rivivere i magici momenti dell’ultima estate del secolo scorso.

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