‘Night Ride’, il nuovo album della Municipale Balcanica ne conferma l’assoluta brillantezza 0 1142

La Municipale Balcanica è, dal 2003, un punto di riferimento della musica balcan del bel Paese, e con il loro ultimo lavoro, ‘Night Ride‘, confermano ed anzi arricchiscono un repertorio musicale eclettico e coinvolgente. È infatti evidente uno studio formale variegato, merito delle diverse culture musicali dei membri del gruppo, che è stato, sin dai tempi dello stupefacente ‘Fòua‘, il punto di forza che ha elevato la Municipale da gruppo della provincia pugliese a realtà riconosciuta a livello internazionale.

Da sempre ammaliati e ammaliatori di sonorità meridionali, ebraiche e, ovviamente, balcan-rock, in ‘Night Ride’ Raffaele Tedeschi e compagnia cantante vengono contaminati (o meglio, si lasciano contaminare) da vie musicali a più ampio raggio. L’album diventa così un passpartout per una giostra di generi e stili eterogenei, che ci accoglie con un pezzo, ‘Constellation’, nelle classiche corde della band, in un susseguirsi di pop balcanico e propositivo. Per iniziare a godere di un’esperienza musicale così divertente è, senza dubbio, il brano perfetto.

La copertina di ‘Night Ride’, il nuovo disco della Municipale Balcanica

A seguire troviamo ‘Transylvania Party Hard‘ che, sempre continuando il nostro parallelismo con le giostre, si presenta come la classica “casa degli orrori”. È un pezzo certamente tenebroso, ma si rifà a quell’estetica horror scanzonata degli anni ‘80 che non vuole certo rovinare la festa di ‘Night Ride’, ma che anzi stuzzica il nostro udito anche grazie all’interpretazione azzeccata di Tedeschi.

Kill slow, Kill fast‘ è il terzo brano, squisitamente country, il quale è seguito da ‘Rusty‘, un’ottima strumentale balcan che funge quasi da intermezzo.

La strumentale migliore è però la successiva, ‘Martin Got Lost‘, in cui possiamo immergerci in un’atmosfera dal retrogusto morriconiano.

Polvo y Sueños‘, cantato in spagnolo, convince quanto basta musicalmente ma pare abbastanza telefonato a livello di testi; le continue citazioni a motti e slogan spagnoli contribuisce a non dare il giusto merito ad un pezzo che, ad ogni modo, si innesta perfettamente nel corpo dell’album.

L’unica canzone in italiano è la suadente ‘Ogni Stella‘, quasi un arrivederci malinconico che è il preludio all’ultimo brano, la strumentale ‘Deserto Non Deserto‘, che ci abbandona in una distesa arabeggiante con sonorità nuove e interessanti.

La produzione, di ottimo livello, ci regala un disco di pregevole fattura, in cui la Municipale Balcanica si riprende e si reinventa, dimostrando di essere, ancora una volta, tra gli artisti più originali del panorama della musica world italiana.

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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