Oggi più che mai avremmo bisogno di sentire il tuo parere: ci manchi Faber 0 190

L’11 gennaio del 1999 Fabrizio De André ci lasciava, creando nel cuore di tutti – anche dei “nemici” a cui alcuni testi erano rivolti – un vuoto incolmabile. Si, perché Fabrizio si faceva e si fa tutt’oggi amare soprattutto per il suo linguaggio, per il concetto principale e puro che stava dietro i molteplici stati d’animo che i suoi brani trattavano: la condizione sociale. Uno “stato di salute” di una società allo sbando – oggi più di ieri – raccontato in maniera diretta, schietta, attraverso termini complessi che diventavano comprensibili soltanto nel momento in cui era lui stesso a pronunciarli, perché faceva percepire la realtà di quanto detto. Sicuramente a molti stava sulle palle, e probabilmente erano più di quelli che lo amavano, ma se agli stessi oggi chiedessimo: “Cosa ne pensi di Fabrizio de André?”, risponderebbero in maniera positiva, con un sorriso e, in fondo, attraverso una profonda stima.

Questo accade perché, quando riesci ad entrare in maniera così profonda nell’animo umano, scorgendo ogni dettaglio – i dettagli sono sempre quelli che ti fottono -, non puoi essere odiato o comunque non verrà mai esternato in pubblico. Terrai tutto nella tua mente e la cosa ti cambierà o ti tormenterà. Sei fatto così, ti ha descritto perfettamente e negarlo renderebbe la cosa ancora più scontata.

Anche Salvini omaggia De Andrè, a riprova di quanto detto

Riflettendo su chi ci resta mi viene da pensare solo ad un certo Francesco Guccini – che purtroppo si è ritirato dal mondo della musica – ma non riesco ad imbattermi, a immaginare e rinvenire altri nomi nell’attuale panorama. Non sto desiderando un nuovo Faber, chiederei troppo e non lo vorrei – l’abbiamo già avuto, sarebbe sicuramente una brutta copia – ma notando tutto il “materiale” che l’attuale Italia sta sfornando e gli artisti che continuamente parlano di rabbia – che manifestano dissenso attraverso diti medi, testi definiti “di protesta” e cazzate varie in maniera mediocre – non posso non chiedere a me stesso: “perché nonostante tutti questi pretesti per mandare a fanculo ministri, presidenti d’assemblee regionali (sono siciliano, ogni riferimento è puramente casuale, n.d,r,) e disagi umani, non si riesce colmare quel vuoto comunicativo che si è creato e che – facendo corna per il maestro Guccini – potrebbe restare incolmabile da un momento all’altro?“. Perché non riusciamo più a comunicare e perché, quando lo facciamo, dimostriamo che era meglio non farlo?

In parte una risposta me la son data individuando le modalità e i mezzi con cui determinati artisti manifestano il proprio disprezzo: banali. Mentre l’altra, e forse l’unica, è che abbiamo perso i coglioni, non ci sappiamo più fare e abbiamo paura. Paura di diventare gli “ultimi” raccontati da Fabrizio, paura di restare ai margini, di cadere in basso e di non poter arrivare in alto, in un momento storico in cui gli ultimi (rom, immigrati) vengono considerati ancora più ultimi. Perché la musica è vista, ormai, soltanto come una macchina che crea soldi e non come uno degli ultimi mezzi che ci restano per cambiare le cose. Un dito medio o un vaffanculo “diretto” detti, in un certo senso, per necessità, per far “intuire” di stare dalla parte dei “giusti” – perchè non si riesce più a parlare di “buoni” -, non causano nulla, non danno nessun risultato, non comunicano niente. Mentre i testi di Faber creavano timore, alla prima riga ti facevano pensare “Come ha fatto un estraneo ad entrare nella mia mente, a dare un perfetta definizione di quello che sono?“. Ecco, oggi più che mai avremmo bisogno di sentire il tuo parere. Ci manchi Faber.

Genova, 18 Febbraio 1840 – Milano, 11 Gennaio 1999

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

Segui i Cor Veleno:

https://www.facebook.com/CorVelenoOfficial/

https://www.instagram.com/corveleno_official/?hl=it

Argomenti popolari

Editor Picks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: