One Hot Minute e la seconda vita del figlio bistrattato dei Chili Peppers 0 2719

Fino a qualche anno fa avremmo tranquillamente potuto dire che, tra gli undici lavori in studio pubblicati dalla band, i Red Hot Chili Peppers avrebbero depennato volentieri One Hot Minute dalla lista, troppo legato ad un periodo oscuro, fatto di eroina, depressione e segnato dall’abbandono di John Frusciante. Il sesto album del gruppo californiano non ha mai goduto della stessa gloria e dello stesso prestigio di qualsiasi altro loro lavoro, al punto da non inserirne più nessuna canzone in scaletta per il resto della carriera, creando un vero e proprio tabù. Tabù rotto nelle ultime uscite live, quando sono stati riproposti, a distanza di vent’anni, brani come Aeroplane e My Friends, fortemente voluti dal nuovo chitarrista Josh Klinghoffer.

La storia nasce in Giappone, nel 1992, durante il tour di Blood Sugar Sex Magik, poche ore prima dell’esibizione a Omiya. Frusciante, ormai impossibilitato dal gestire tutto il successo generato dall’album, spesso in contrasto con i membri del gruppo e ormai dipendente dall’eroina, decide lasciare i Red Hot per dedicarsi ad una carriera solista che, in tre anni, lo porterà a pubblicare due album. Ma prima verrà convinto dal manager a suonare negli ultimi due spettacoli nipponici. Alla domanda su come annunciare l’abbandono risponderà “dite semplicemente che sono impazzito“.

Uno degli ultimi scatti della band prima dell’abbandono di Frusciante. Da sinistra a destra: Flea, Frusciante, Kiedis, Smith.

Da qui, inizierà la ricerca spasmodica del sostituto, e rimpiazzare una mente brillante come Frusciante si rivelerà una vera e propria impresa. Per continuare il tour ci si avvalse di Arik Marshall dei Marshall Law, ma lavorare su un album con un chitarrista ‘non all’altezza’ era impensabile. Dopo vari provini e annunci su giornali locali, definiti da Kiedis come “perdite di tempo“, la scelta ricadde su Dave Navarro, tenebroso chitarrista dei Jane’s Addiction, che proprio l’anno prima avevano deciso di terminare il loro percorso musicale, disastrati anche loro – tanto per cambiare – da diatribe interne e problemi di droga.

One Hot Minute nacque quindi da questa scelta, in un periodo poco felice per la band: Anthony Kiedis aveva ripreso, dopo un periodo di disintossicazione, a fare uso di eroina molto più pesantemente di prima, a causa di un’anestesia a base di oppiacei durante una visita dentistica; l’abbandono di Frusciante, sempre per motivi legati alla droga, aveva scosso tutti i membri del gruppo, soprattutto lo stesso Kiedis, che si ritrovò di lì a poco a far fronte ad un blocco dello scrittore. In più, Navarro non entrò mai davvero nelle grazie dei Peppers, criticandone costantemente i metodi compositivi, facendo uso costante di cocaina (per Kiedis era una ‘brutta influenza’ per la band) e per la visione musicale molto scostante rispetto alla band. La mancanza di chimica portò inevitabilmente, pochi anni dopo il rilascio del disco, all’acida rottura, presa benissimo da Navarro (“Non sono arrabbiato, tranquilli, ma dovrete convivere con l’idea che un giorno vi ammazzerò“).

La band con Navarro in uno dei pochi scatti reperibili dell’epoca

Così, nel giro di un anno, l’album uscì nel 1995 e fu un discreto successo di critica – non equiparabile però al precedente BSSM – vendendo 7 milioni di copie. Il genio di Frusciante fu sostituito dall’energia di Navarro; i Peppers sembravano aver preso una piega più metal, cupa, mantenendo però la loro base funky che tanta fortuna gli aveva portato. Il difficile periodo che i Red Hot stavano affrontando emerse particolarmente in alcune canzoni; Warped, il pezzo di apertura, è quasi una richiesta d’aiuto del cantante, ormai rientrato nel giro dell’eroina.

My tendency for dependency is offending me,
It’s upending me
I’m pretending see to be strong and free
From my dependency
It’s warping me

Ma anche tanti altri pezzi di qualità: Aeroplane, ode alla musica in ogni sua forma: My Friends, ballad piena di sentimento (qualcuno urlò alla ‘parte 2’ di Under the Bridge); Tearjerker, dolcissimo brano tributo al frontman dei Nirvana, scomparso tempo prima, grandissimo amico della band.
A distanza di quasi venticinque anni, possiamo dire che One Hot Minute non ha nulla da invidiare a tutti gli altri lavori della formazione losangelina e che la voglia di mettersi in gioco di Klinghoffer sta dando una seconda, meritatissima vita ad un album trascurato prima dalla band e poi dai fans. Nonostante si discosti parecchio dal sound dei Chili Peppers, il disco è comunque il risultato del lavoro di quattro ottimi musicisti: le influenze dark e psichedeliche lo rendono più unico che raro, soprattutto nel contesto della band californiana, e quello che ci viene da dire è che senza quest’album i Peppers non sarebbero mai stati davvero i Peppers.

In foto, Flea e Kurt Cobain qualche anno prima della scomparsa del cantante

L’epilogo, infine, lo conosciamo tutti: la sinergia del gruppo si stava andando perdendo; gli scontri tra Navarro e gli altri componenti erano sempre più accesi e culminarono quando, in sala prove, si accennò all’allontanamento del chitarrista per i suoi problemi di droghe e il diniego di questi a entrare in riabilitazione. Pesantemente sotto effetto di droghe e alcool, Navarro cadde su un amplificatore, rendendo ancora più palese il bisogno di cambiamento. Quando tutto sembrava perduto e Flea iniziava a dubitare del futuro come band, si fece l’ultimo tentativo: far rientrare Frusciante nel gruppo. Era l’aprile del ’98 e l’ex chitarrista aveva passato gli ultimi cinque anni a disintossicarsi dall’eroina. Dopo un incontro col resto della band si decise di mettere i dissapori da parte e tornare alla formazione precedente, che di lì a poco avrebbe regalato al mondo una pietra miliare della musica: Californication. Ma questa è un’altra storia.

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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