Pearl Jam in Italia per tre date: Milano, Padova e Roma 0 601

È finalmente ufficiale. I Pearl Jam tornano in Italia con tre imperdibili concerti. Il calcio d’inizio del il mini tour italiano è segnato per il 24 giugno 2018 in occasione degli I-DAYS di Milano (AREA EXPO-Experience Milano). A seguire la band si esibirà il 24 giugno a Padova allo Stadio Euganeo e il 26 giugno a Roma allo Stadio Olimpico. Un grandioso ritorno nella capitale Italiana, dove la band manca da ormai 21 anni (l’ultima volta fu al PalaEur nel 1996).

Nell’estate 2018 i Pearl Jam saranno impegnati in un tour europeo di 14 date che toccheranno le più importanti capitali del continente. Il tour estivo partirà il 12 giugno nello stadio Ziggo Dome di Amsterdam e si concluderà il 14 luglio durante il NOS Alive Festival a Lisbona. Fra le novità del tour è prevista, per la prima volta nella storia della band, una data a Cracovia.

TUTTE LE DATE DEL TOUR DEI PEARL JAM

12 giugno: Amsterdam – Ziggo Dome

15 giugno: Landgraaf – Pinkpop Festival

18 giugno: Londra – O2 Arena

19 giugno: Londra – O2 Arena

22 giugno: Milano – I-Days Festival

24 giugno: Padova – Stadio Euganeo

26 giugno: Roma – Stadio Olimpico

01 luglio: Praga – O2 Arena

03 luglio: Cracovia – Tauron Arena Kraków

05 luglio Berlino – Waldbühne

07 luglio Werchter – Rock Werchter Festival

10 luglio Barcellona – Palau St. Jordi

12 luglio Madrid – Mad Cool Festival

14 luglio Lisbona – NOS Alive Festival

Gli iscritti al fan club ufficiale della band avranno la possibilità di accedere alle prevendite dei biglietti con modalità agevolate. Da oggi (1 dicembre 2017) sono infatti già disponibili le prevendite per i concerti di Roma e Padova sul sito www.pearljam.com. I fans avranno modo di acquistare invece i biglietti per la date degli I-Days di Milano tramite prevendita My Live Nation a partire dalle ore 12.00 di mercoledì 6 dicembre per 48 ore, registrandosi gratuitamente su www.livenation.it.

I biglietti per tutti e tre i concerti andranno normalmente in vendita invece a partire dalle ore 12.00 di lunedì 11 dicembre 2017 su www.tiketone.it o in tutti gli altri punti vendita autorizzati.

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La musica universale di Bregović al Teatro Europauditorium di Bologna 0 129

Una musica condivisibile, che unisce le persone, una musica contro le guerre e i conflitti che crea un punto di incontro, di ristoro e consonanza tra i popoli.

Incredibile melting pot sonoro e generazionale quello che è avvenuto l’altro ieri a Bologna, inondando il Teatro Europauditorium con un concerto straripante che ha visto come protagonista Goran Bregović.
Lo spettacolo si apre con canzoni da una musicalità più soft fino ad esplodere in sonorità vivaci e multietniche che non possono trattenere gran parte del pubblico dal lasciare la loro poltrona e alzarsi per dimenarsi in danze sfrenate e appassionate, trascinati dal ritmo caldo e concitato accompagnato dalla Wedding & Funeral Orchestra, composta da 19 elementi tra trombe, tromboni, sax e voci.

Goran Bregović live teatro EuropAuditorium Bologna Blunote Music

Il musicista bosniaco, salito alla ribalta mondiale grazie alla composizione delle colonne sonore dei film di Kusturica, come Il tempo dei gitani, ci conduce all’interno del suo personale excursus musicale, incrociando passato e presente, creando una musica universale, coinvolgente e unificante. Il risultato? Il risveglio di canti centenari che fanno da eco alla fusione di culture e di stili, di una terra divisa territorialmente solo dal solco dell’uomo.

Un concerto tra balli e ironia che inietta energia, forza e coraggio: doti che servirebbero anche per cambiare le sorti del nostro Paese. Temi centrali dei suoi testi come la diversità culturale e dunque religiosa e politica, ma che arriva alla coesistenza pacifica grazie anche e soprattutto al potere della musica. Una musica gioiosa e piena di vita, quella di Bregović, che affonda le proprie radici nei Balcani e nella sua musica polifonica popolare, fondendosi con temi gitani e bandistici passando dai vari classici come Ederlezi, o Gas Gas fino alla mitica Kalashnikov che conclude la serata al grido comune di “all’attacco!”. Non manca un omaggio all’Italia con la canzone patriottica della resistenza più bella di tutti i tempi, come dichiara lo stesso Bregović, dando il via ad una strepitosa versione di Bella Ciao cantata a squarciagola da tutto il pubblico.

Nato da padre croato cattolico e madre serba ortodossa a Sarajevo, città di frontiera e crocevia di popoli e religioni, Bregovic, con moglie musulmana, ha deciso di far il musicista, un mestiere “da gitano”. Mestiere ineccepibile per il padre e lo zio, ma importante antropologicamente parlando. Difatti il musicista, specialmente nell’area balcanica, svolge un ruolo fondamentale in quanto detentore di un vasto, eterogeneo e florido patrimonio musicale e culturale. Nell’album del 2017, Three Letters from Sarajevo, tre lettere – rispettivamente cristiane, ebraiche e musulmane – vanno ad intessere la storia di questa città, delle sue molteplici identità e credenze, dei complessi paradossi e delle divergenze politiche.

Particolare momento del live è quando il musicista racconta di aver inserito nell’ultimo disco una storiella che ha letto su Internet: una giornalista della Cnn sente parlare di un anziano ebreo che per oltre 60 anni è andato due volte al giorno a pregare al Muro del pianto. Lo va a cercare e gli chiede: “Di cosa parla con Dio ogni giorno da sessant’anni?”; e lui: “Prego per la pace, per i giovani, perché religioni diverse possano vivere insieme”. “E ha ottenuto risposta?”; “In verità, ho l’impressione di parlare al Muro”. Ecco, se c’è qualcosa da imparare da questa storia, secondo Bregovic, è che Dio non ha voluto insegnarci a convivere, ma dovremmo noi trovare il modo di imparare a farlo. Da soli.

  • Goran Bregović live teatro EuropAuditorium Bologna Blunote Music

Ca$h Machine: i mostri e i giocattoli dei Pijama Party 0 162

Ca$h Machine è l’album d’esordio dei PJP | Pijama Party, band crossover originaria di Colle Val d’Elsa, rilasciato il 12 aprile per Black Candy Records.

Siete mai andati a un concerto dei Pijama Party? Sì? Buon per voi. No? Non c’è problema: prendete Ca$h Machine, schiacciate play e siete a posto. Con questo disco sembra quasi di vedersi il concert… pardon, il pigiama party davanti ai propri occhi: sentire il fumo nelle narici, i bassi nella pancia e le tastiere nella testa.

Prima però è meglio fare un passo indietro e iniziare con le presentazioni. I Pijama Party sono cinque ragazzi provenienti da Colle Val d’Elsa, un comune di 20 mila anime in provincia di Siena, che suonano un crossover di funk, dub e punk. Ci sono Silvia Meniconi alla voce, Salvatore Cummaudo al basso, Gianluca D’Aco alla chitarra, Vittoria Bagnoli alla tastiera e Daniele Magnani alla batteria. Ognuno di loro ha un proprio soprannome e un proprio costume, ovvero un largo pigiamone a guisa di animale, che portano sempre addosso, sia in concerto che nelle interviste.

Ca$h Machine cover pijama party
Cover di Ca$h Machine, album d’esordio dei PJP|Pijama Party.

Citandoli direttamente, Ca$h Machine viene così riassunto: “15 tracce che arrivano subito al punto: celebrare sound, estetica e approccio degli anni ’90 attraverso un mega pigiama party -appunto- per bambini un po’ troppo cresciuti.” E anche le influenze sono ben chiare: “da Marylin Manson ai Teletubbies, dai Rage Against the Machine a Nyan Cat, dai Die Antwoord a Miyazaki, mettendoci dentro anche gli orsetti gommosi.” Proprio la capacità di mescolare insieme tanti riferimenti e suggestioni differenti è uno dei punti di forza dei Pijama Party, creando qualcosa di nuovo e particolare, tenuto insieme da una sana dose di divertimento e irriverenza.

Il conto alla rovescia di Stage Invaders accompagna l’entrata in scena, o meglio ancora l’invasione dei PJP. La voce acuta e nasale, alla Die Antwoord ripete che è ora di far partire la festa, mentre una base di tastiera ricorda giustamente la sigla del classico videogioco Space Invaders.
Si passa subito a My Heart Is Boom, una bella dichiarazione d’amore senza alcun tipo di filtro, sopra a una base rabbiosa. L’esplosione, preannunciata dal suono di una sirena che si fa sempre più forte, non tarda certo ad arrivare, e con il ritornello il pogo parte all’istante. Violento ma comunque amorevole.

Con Pie si assaggia anche quel forte sapore di reggae, con tanto di accento giamaicano marcato e allusioni ganjiche. Anche qui troviamo un ritornello esplosivo, in cui la chitarra entra e si fa sentire, per poi regalare un movimentato assolo.
Sweetol the Lemur è il primo di cinque brevi intermezzi, che servono a presentare ognuno dei cinque componenti della band, o meglio il loro alter ego. Si inizia con la tastierista/lemure Vittoria Bagnoli, con un beat hip hop e alcuni sample riguardanti il numero di specie di lemuri attualmente viventi.

Shut up and Swallow è una sorta di marcia traballante e trionfale per una regina pazza e sbroccata. Se vogliamo una riedizione dello “zitto e guida” di Rihanna. La tensione costruita dal synth, si risolve quasi in modo epico quando entrano le trombe.
Hanef the Cow è dedicate al chitarrista Gianluca D’Aco, nei panni di una mucca addormentata.
L’inizio di Monsterz probabilmente non sfigurerebbe in un pezzo dance dei primi anni ’90. Dopodiché ci si trova immersi in un mondo in bilico fra l’inquietante e l’infantile: è come assistere a un rave in cui i personaggi di Toy Story e di Nightmare Before Christmas ballano insieme, al suono di una chitarra che sembra urlare e di uno xilofono lontano.
Un’atmosfera simile si respira in Magik, sebbene a guidare siano un basso martellante, una chitarra in levare dal sapore ska e il suono di trombe basse e distorte. La magia (nera) evocata cattura e fa ballare.

Mug the Giraffe è un interludio balcanico che ci introduce il batterista Daniele Magnani AKA Mug la giraffa.
Nel festone imbastito dai PJP trova spazio anche il classico riempipista Puppetz, che invita a parole e con il ritmo serrato della batteria a saltare.
In Chemically ritorna in modo evidente l’influenza reggae, sia nel cantato che nel giro di basso. Dopo si aggiunge il suono più elettronico del synth che spinge più verso il dub. Le sorprese non finiscono perché entra in gioco un breve assolo di chitarra, che si colloca tra latin e rock.
Con Cum the Red Panda arriva il turno del bassista Salvatore Cummaudo per presentarsi.
L’eponima Pijama Party inizia con un basso funk ad una velocità rilassata. Basta aspettare il ritornello per accelerare il passo, sotto la guida di infuriati sedicesimi sul charleston.

Fin da subito i suoni esotici e una voce a tratti più delicata di Planet portano chi ascolta a navigare in una dimensione extraterrestre. Sembra un saluto e insieme un invito a continuare il viaggio verso una sorta di isola che non c’è un po’ strana e fascinosamente inquietante.
Come in ogni giro di presentazioni che conclude un concerto che si rispetti, il cantante viene per ultimo; Silvia the Unicorn è infatti dedicata alla cantante Silvia Meniconi. Il suono di una tastiera giocattolo che cerca di intonare una canzoncina per bambini, (appositamente) sbagliando e creando dissonanze, è un finale azzeccato e rappresentativo dello spirito dell’album, oscillando continuamente fra infanzia “lunga”, anni ’90 e provocazione.

Il tour primaverile di presentazione di Ca$h Machine è partito il 12 aprile, data di rilascio dell’album, e toccherà alcuni dei club più importanti d’Italia:

12 aprile, Urban, Perugia
20 aprile, Viper Room, Firenze
25 aprile, Circolo Arci Chinaski, Sermide (MN)
26 aprile, Arci Tom, Mantova
27 aprile, Circolo Ohibò, Milano
11 maggio, Bookique Trento, Trento
7 giugno, Reasonanz AssCult, Loreto (AN)

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