“Regardez Moi”, il primo disco di Frah Quintale è una ventata d’estate 0 1129

In ogni brano Frah si mette a nudo, si disegna un bersaglio rosso sul petto e ci fa un po’ piangere e un po’ ridere con una penna da romanziere tragicomico (o è semplicemente una delle prerogative di un bravo rapper?).

L’Estate è passata ormai da un po’, siamo quasi a Natale e, avendo passato sei mesi in Svezia, per la prima volta mi sono persa completamente la bella stagione in Italia. Probabilmente mi sarà capitato di sentire Despacito molto meno di alcuni di voi, e per quanto ne sia grata ad ogni divinità, devo anche ammettere che un po’ mi è dispiaciuto perdermi il carrozzone musicale estivo. Ascoltare Regardez Moi di Frah Quintale ha un po’ alleviato questa mia “sofferenza”, mentre fuori piove e io sto evolvendo un cordone ombelicale che mi unisce per sempre al termosifone della mia stanza.

In una sfilza di prodotti italiani in maggioranza triti e ritriti, quello di Frah Quintale (classe 1989) non è un nome nuovo; attivo nella scena hip-hop italiana dal 2009, ha collaborato con molti artisti anche noti. L’influenza rap è infatti qualcosa che non è totalmente nascosta nell’album, ma non trascende l’effettivo impatto nel complesso del progetto.


Regardez Moi è un album con una doppia faccia: se da un lato il pop fatto di melodic funk ogni tanto contaminato da elementi dance è fresco e leggero come una pioggerellina estiva, i testi sono molto più intimi, approcciabili e autoironici e ci parlano spesso di un’amore perduto e del peso della solitudine. Ad esempio “Floppino”, uno dei pezzi più forti del disco, evidenzia proprio questa direzione artistica. Frasi come “Cosa si deve fare per smettere di amare?/Mi manca anche il tuo cane/Farci qualcosa da mangiare/Cosa si deve fare per smettere di amare?” sono incorniciate da una base pop-funk ballabile e allegra come poche.

In ogni brano Frah si mette a nudo, si disegna un bersaglio rosso sul petto e ci fa un po’ piangere e a volte ridere con una penna da romanziere tragicomico (o è semplicemente una delle prerogative di un bravo rapper?). Si distaccano in modo piacevole dall’atmosfera pezzi come “Accattone”, che invece rimane intima e sentita anche nelle melodie e ci regala un po’ di tranquillità nel mezzo del trambusto.
Nonostante la scelta della parte musicale non sia del tutto scontata, certamente ci porge con un occhiolino quelle che sono le tendenze internazionali, a volte mancando di originalità ma senza farci mai veramente sbadigliare, grazie a quei testi che un po’ ingenuamente ci fanno dire “succede anche a me”.

In “Nei Treni di Notte” c’è un vero e proprio spaccato della vita e degli amori di una generazione che non riesce a far meno di credere che un futuro decente si possa ancora trovare nel bel paese, ma anche solo di chi non si crea questi problemi e va avanti un po’ per inerzia, disilluso ma stregato da molteplici scenari che si sono già aperti in tempi migliori ma che fanno fatica a tornare (“Da qua c’è sempre chi scappa/Alla mia età chi l’ha già fatto non ritorna mai/La strada è una pista da ballo/E mi sorride quando guido e sto fatto/In corsia di sorpasso”).

L’intero album è una pillola presa con un po’ di zucchero che a tratti funge come una seduta dallo psicologo. A volte ci priva di una bella dose di speranza per poi restituircela un pezzo per volta. Perché in fondo non siamo mai gli unici stronzi che per qualche motivo non sono estremamente felici di quello che fanno

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Colle der Fomento 0 232

Anche i Colle der Fomento presenti ieri all’Uno Maggio Libero e Pensante. Li abbiamo incontrati nel backstage qualche ora dopo la loro esibizione, riuscendo a parlare in esclusiva con Danno per una brevissima intervista. (Leggi anche la nostra intervista esclusiva di ieri a Squarta dei Cor Veleno)

Da Roma – Rome Sweet Home, per citare Dj Gengis – a Taranto, precisamente al “controconcerto” di quello romano. Una tua breve impressione.
Beh, a noi a Roma non ci hanno mai chiamato [Ride, n.d.r.]. Qui ci hanno chiamato e ringraziamo infatti Roy Paci, ma non è per questo. Questa ci sembrava e ci sembra – e lo abbiamo visto con gli occhi oggi – una manifestazione non solo musicale; non voglio dire politica, diciamo una sorta di presa di coscienza. È sempre buono prendere coscienza di quello che ci sta succedendo intorno.”

Prese di coscienza che oggi servono un sacco, infatti son stati tanti i messaggi di antifascismo, lotta al sistema…
Noi, purtroppo, veniamo da Roma, e Roma è ‘na città piena di fascisti, apparenti o reali. Ci siamo nati in mezzo, li abbiamo sempre visti: non ci sono mai piaciuti, noi non siamo mai piaciuti a loro e quindi niente, noi ribadiamo il nostro essere antifascisti e speriamo che chi ci ascolta capisca e condivida questo nostro aspetto.

Un messaggio alla città di Taranto da parte di Danno.
Resistete e smettiamo tutti di credere ai primi che ci promettono il cielo che tanto il cielo non ce la daranno mai. Insomma, resistete: la parola d’ordine è resistenza umana.

Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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