Ringo Starr in Italia per tre date 0 441

Il Lucca Music Festival aggiunge un’altra perla all’indecifrabile catena di artisti che da luglio solcheranno il suo palco.  Questa volta Tocca a Ringo Starr accompagnato dalla sua Al-Starr band. Dopo sei anni con la stessa formazione, l’ex batterista dei Beatles accoglie infatti il ritorno di Colin Hay e strizza l’occhio alla new entry della band, Graham Goudman dei 10CC.  Hay e Gouldman si uniscono cosi’ ai componenti storici della All Starr: Steve Lukather, Gregg Rolie, Warren Ham e Gregg Bissonette.

A partire da giugno la Band sarà protagonista di un lungo tour europeo ideato per la promozione di “Give More love” l’ultimo lavoro di Ringo Starr. Alla realizzazione del disco hanno preso parte vecchie amicizie dell’artista (Paul McCartney fra tutti), ma anche un nutrito gruppo di rinomati artisti del panorama musicale internazionale come il chitarrista degli Eagles Joe Walsh, Edgar Winter, Steve Lukather dei Toto, il produttore Don Was, Dave Stewart degli Eurythmics e Peter Frampton.

Il tour si concluderà proprio con tre date italiane: Dopo L’8 luglio al Lucca Music festival, la band presenzierà anche il 9 a Marostica (Vicenza) – in piazza castello – e l’11 a Roma – Cavea Parco della Musica. Era dal 2011 che la band mancava sui palchi europei.

 

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“Radiosveglia”, il secondo singolo di CARDO 0 129

CARDO è un cantautore del suo tempo ma anche del nostro tempo, scrive quando ha qualcosa da dire e con le sue canzoni racconta ci  che vive sulla propria pelle, ci  che sente e accade dentro e fuori la sua vita; non solo canzoni d’amore ma anche canzoni per chi oggi, alla soglia dei trenta, vive l’incertezza di questa Italia e spera in un domani migliore.

Radiosveglia” è il secondo singolo del cantautore campano, uscito oggi con una video-anteprima su Youtube, comprendente del testo. Il cantautore ha commentato così l’uscita del singolo: “Radiosveglia è il mio secondo singolo. Se hai un account netflix allora forse parla di te. L’ho pensato come uno schiaffo in faccia, ha un testo che descrive una situazione reale di tanti tra i venticinque e i trent’anni.. è la tua (radio)sveglia che ti parla e dice: ‘svegliati stronzo, anche stavolta hai fatto tardi.. tu e quelle cazzo di serie tv!’. Pensi che il tuo nuovo lavoro, una nuova città possano farti sentire libero? Pensi che possa cambiare qualcosa andando a vivere all’estero? Intanto stai qua, apri netflix, metti l’ultima serie tv e non dormi più. Mentre ci pensi vado al bar..

CARDO, all’anagrafe Mirko Di Fonso, è il primo di tre fratelli e viene dalla provincia di Benevento. Nasce nel ’90 e resta incollato a quegli anni. Cresce con le serie TV di quel periodo, con il mito del calcio, il game boy, le Reebok, le canzoni di Vasco Rossi e di Luca Carboni, i riff dei Rolling Stones. Dopo alcune esperienze in ambito musicale tra cui quella da frontman nella rock band I Botanici, decide di tornare alle sue origini musicali, iniziando così la sua avventura da cantautore con il nome CARDO. Ad ottobre del 2017, inizia a scrivere le sue prime canzoni con una chitarra e una vecchia tastiera. Nasce CARDO, ispirato da un viaggio in Scozia.

La copertina del singolo

Massive Attack a Milano: resoconto di una serata a cui nessuno di noi era pronto 0 420

Non avevo visto la scaletta di Milano, ma immaginando che non variasse molto dalle precedenti, ho tirato giù qualche somma: Mezzanine più cover. “Mezzanine più cover?” dicevo a me stesso; “Che motivo avete proprio voi, Massive Attack, di fare delle cover durante un tour che rimarrà nella storia? Voi, che nel repertorio avete pezzi così stratosferici da evitare cover anche durante i live in garage…” Ma come sempre, ho pensato troppo senza guardare il soggetto nella sua essenza; insomma, penso troppo, e pure male, ma in ogni caso non si parla di me, qui.

Il fatto è che chi sta andando al tour del ventennale di Mezzanine pensa di andare a un concerto, ma si sbaglia, non è questo il caso. Il live di ieri sera è stato uno spettacolo cinematografico, una mostra d’arte, una lezione di storia, di filosofia; una visita dallo psicologo e uno schiaffo in faccia. Si, uno schiaffo in faccia, a noi che non abbiamo capito finora un cazzo della situazione in cui ci troviamo e che probabilmente lo capiremo troppo tardi.

Diciassette brani, sei cover, nulla di Blue Lines, assenza totale di ogni capolavoro a parte Mezzanine. Il motivo? Costruire una trama perfetta per un messaggio che restasse impresso nella mente di chi con il telefono in alto filmava frasi contro i danni del digitale nella nostra società; dell’alienazione, di una libertà che non è altro che un’illusione. E per farlo i Massive si son serviti di Found a Reason dei Velvet Underground, come per dire fin dall’inizio: trovami una ragione in tutto questo; il tutto condito da filmati toccanti, sì, ma spesso apparentemente banali: perché, appunto, non capiamo un cazzo. A seguire Risingson, ed eccoli lì i Massive, quello che la gente voleva: “Bastava divertire le vostre serate estive” diceva un certo Fabrizio De André.

A seguire Saturday Night dei Cure, un brano già riproposto nel tour del ’98 e confermato con messaggi che si spingono oltre, insieme ai brani seguenti, individuando un’umanità che vive con gli occhi chiusi di fronte a disgrazie come guerre, torture e cose ben peggiori come l’ignoranza voluta. E poi arriva una potente Man Next Door ad accontentare un pubblico che, in realtà, stava iniziando a capire qualcosa; a parte il tizio in transenna che fin dal primo minuto faceva la diretta e che ha fatto partire una ola di bestemmie.

Prima della prossima cover passeranno altri due pezzi storici: Black Milk e Mezzanine; Black fa impazzire tutti perché Elizabeth è tornata, la Fraser è proprio lì davanti a noi, con quella voce da orgasmo che crea un’alchimia perfetta con il sound dei Massive. Mentre riguardo Mezzanine c’è poco da dire: impeccabile, i batteristi son dei mostri; ci hanno fatto capire quanto è importante andare a tempo nella vita.

La cover che è arrivata dopo è stata Bela Lugosi’s Dead, storico brano dei Bauhaus, reinterpreto dai Massive attraverso un’intensa presenza elettronica, una voce quasi grottesca e un video a primo impatto da “facciata” ma che a piccoli spezzoni faceva capire il messaggio. “Yes? No? I don’t know?” Quanti “non lo so” pronunciamo per non dire la verità? In seguito arriverà Exchange, eseguita in modo impeccabile, quasi da studio ma con dei bassi migliori. Spezziamo una lancia a favore di chi si è occupato della gestione del suono, anch’esso impeccabile.

“Vote for change”. Uno dei messaggi della cover che arriverà dopo: See a Man’s Face: interpretata, come per Man Next Door, da un immenso Horace Andy. Un classico reggae che come ogni brano del contesto, porta con sé un forte messaggio: vota per cambiare. Si, la politica è stata al centro della trama dello spettacolo. Ovviamente. La politica è ovunque, pure in Topolino. Soprattutto in Topolino.

Adesso sto pensando a una cosa e mi sento un po’ in colpa. Sto parlando solo delle cover, limitandomi a una breve presentazione dei brani della band inglese. Ma il fatto è che non c’è bisogno di presentazioni, son sicuro che loro, i Massive Attack, vorrebbero sentir parlare soprattutto del messaggio di questo tour e sicuramente Robert non leggera mai queste parole. Ma nel caso: ROBERT, se stai leggendo dimmi se sei Bansky!

In seguito comunque arriverà Dissolved Girl e Where Have all the Flowers Gone?, cover di Pete Seeger e di Elizabeth Fraser. Una toccante interpretazione che racconta gli orrori della guerra, di un mondo che si ammazza a vicenda per qualcosa che non appartiene e mai apparterrà né all’uno né all’altro.

Dopo l’esecuzione arriva Rockwrok, una cover degli Ultravox eseguirà da un collettivo diventato per un attimo Brit rock. Accompagnato da un video ironico in cui spuntano vari personaggi dello spettacolo che, nel loro insieme, vogliono comunicare il modo in cui anch’essi influenzano fortemente la società.

Arrivati a questo punto la gente aspetta soltanto una cosa: Angel. E infatti Horace Andy sale sul palco e manda la folla in delirio con il suo “Love you, love you, love you“. Poi ci penserà la Fraser a non far scendere il picco di adrenalina attraverso la tanto attesa Teardrop: uno dei brani più storici e mainstream del collettivo.

Poi di colpo il delirio: una cover di Levels di Avicii. In fondo, al di là delle cose negative, bisogna svagarsi nella vita; fermare per un attimo la sofferenza – illuderci – e ballare. Infine ci pensa la solita Fraser a chiudere con Group Four, lasciando spazio a ogni membro della band per virtuosismi vari e saluti che non sono arrivati. Ma in fondo non li voleva nessuno.

Non bastano tutte queste parole per raccontare quanto successo ieri sera, e non basta nemmeno la mia interpretazione del messaggio; perché temi centrali a parte, qui c’entra molto la soggettività. Uno spettacolo audiovisivo con un unico messaggio che mostra in maniera schietta gli orrori della politica mondiale, della guerra, della società che si sta creando e di quella che verrà. Uno spettacolo unico nel suo genere per un pubblico che forse ancora non è pronto; e sì, mi riferisco ancora a quello della diretta in transenna. Ho partecipato anch’io alla ola.

A Robert: se Bansky sei tu non lo dire mai, ancora non siamo pronti. In vent’anni di Mezzanine, disagi politici e guerre, nessuno ha capito nulla; figuriamoci concepire l’esistenza di un artista in grado di influenzare così positivamente le masse con una bomboletta spray.

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