“Simply”, un tuffo nostalgico nel rock n’ roll anni 50 0 379

Forse non molti avranno sentito parlare di “Horus Black”, lo pseudonimo dietro il quale si cela il vocione profondo di Riccardo Sechi. Si tratta di un giovanissimo cantante genovese (classe 1999), figlio di musicisti e patito di musica d’altri tempi, che da poche settimane ha pubblicato il suo disco d’esordio assoluto: Simply. Un lavoro capace di spiazzare, per via del sound volutamente anacronistico, e allo stesso tempo di risultare paradossalmente familiare, a causa dei suoi espliciti rimandi a influenze impossibili da non riconoscere. Tra queste su tutte spicca quella del “King of rock n’ roll”, Elvis Presley. Ma sarebbe impossibile non citare anche i vari Bill Haley, Little Richard, Tom Jones e – in alcuni casi – persino Jim Morrison. Echi di un’epoca musicale lontana, tanto nel tempo quanto nello spazio, disseminati nelle dieci tracce che compongono un disco sorprendente nel suo essere così fuori dagli schemi e da ogni logica commerciale moderna.

La copertina di “Simply”

La partenza è affidata al morbido pianoforte elettrico della title track Simply, che fa capire immediatamente quanto importante e influente sia stata per il giovane Riccardo l’impronta lasciata dal “Re di Memphis”. Melodie agrodolci e arrangiamenti ariosi per un brano che svolge efficacemente il suo ruolo di traccia apripista, anticipando il percorso sonoro lungo il quale Horus Black intende condurci.

Un percorso che prosegue alla grande con il rock n’ roll della successiva “We Are Alone Tonight, che fa salire il ritmo con il suo insistente riff di basso, i caldi fraseggi di chitarre elettriche e gli avvolgenti tappeti di organo Hammond.

Atmosfere vagamente più country, invece, per la solenne Lonely Melody che, scandita dal maestoso incedere dei timpani, ci traghetta verso la più allegra e scanzonata I Know What You Want.

È poi la volta di “Sophie”, nella quale il rhythm and blues della strofa e il rockabilly del ritornello convivono in perfetta armonia, sapientemente legati da accattivanti groove di piano e sporadici contrappunti di ottoni.

Si arriva così al primo singolo estratto, The March of Hope, che – tenendo pienamente fede al suo nome – si apre come una vera e propria marcia, salvo poi sfociare in uno speranzoso inno gospel su perseveranza e ottimismo.

Miss Candy è invece una dolcissima ballad che rimanda alle atmosfere di Blue Hawaii.

Ritorno al rockabilly più autentico per la manierista e tutto sommato trascurabile Cock a Doodle Doo, che anticipa un’altra ballata dalla forza emotiva notevole e dalla melodia sublime.

Si tratta di In My Bed, elegante e romantica serenata accompagnata da un arrangiamento orchestrale e da indovinati inserti di chitarra tex-mex.

La sorpresa finale è rappresentata dall’intrigantissima We Can’t Go On This Way, che chiude il disco in maniera imprevedibile con le sue sonorità psichedeliche. Il cantato, quasi messianico, di Horus Black si trascina sopra un ipnotico arpeggio di chitarre acide alla Jefferson Airplaine, generando come risultato qualcosa di sorprendentemente vicino ai Doors. Nella parte centrale il brano riprende sonorità più prettamente rock n’ roll, salvo poi tornare, seguendo una struttura circolare, a recitare il lisergico incantesimo iniziale.

In definitiva Simply si presenta come un’opera prima matura e coerente, oltre che fluida e scorrevole nell’ascolto. Un lavoro magari non eccessivamente originale per proposta musicale, ma sicuramente coraggioso nel suo andare contro corrente rispetto a mode e tendenze del momento. E, di questi tempi, non è cosa da poco.

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“Storia di un Equilibrista”: il primo album di Massimo Stona 0 40

Chi è Massimo Stona? È un cantautore piemontese attivo dal 2008. L’anno successivo pubblica il primo EP e da lì in avanti diversi singoli, mentre continua la sua attività live e la partecipazione a vari festival.

Cosa ha fatto recentemente Massimo Stona? Nel 2017 ha iniziato a collaborare con Guido Guglielminetti, storico bassista – tra le altre cose – di Francesco De Gregori, mentre da poco ha pubblicato il suo primo album intitolato “Storia di un equilibrista“.

Che genere fa Massimo Stona? Diciamo Indie Pop con qualche influenza brasiliana. Un po’ Mannarino, un po’ Negrita, un po’ Brunori.

La title track Storia di un equilibrista apre le danze con un buon mix tra chitarra acustica e base di batteria. Le altre percussioni sembrano non amalgamarsi in modo molto naturale, ma il risultato è comunque un pezzo orecchiabile.

Nell’armadio ci introduce all’anima vagamente latin e lounge di Stona. Si aggiungono piano e percussioni per creare una canzone rilassante, con qualche piccola variazione ogni tanto per non rischiare di annoiare.

Streaming ha la giusta dose di energia e un ritornello che funziona bene.

Con Belladonna ci troviamo un altro ritornello che sa prendere. Anche gli stop improvvisi nelle strofe risultano abbastanza interessanti.

Ascoltando i primi secondi L’agio del naufragio non si può che rimanere un po’ spiazzati: cosa ci fanno queste cosine bippanti in un album del genere? Poi si torna alla normalità. Cori e voce femminile sono un’ottima aggiunta a una base musicale semplice ma efficace.

Con Troppo pigro abbiamo un cambio di ritmo che movimenta un po’ la situazione. Arrivati a metà disco c’è da dire una cosa: la voce che si abbassa in un sussurro pieno di pathos a ogni fine di verso inizia a stufare un po’.

Il suono dello shaker di Gamberi ci riporta brevemente in territorio latino, mentre le strofe della successiva Mannequin ricordano qualcosa dei Bluvertigo. Anche qui non può comunque mancare un rapido intervento di percussioni.

Il suono che richiama quello di un sonar dà il via all’omonimo pezzo – Sonar, appunto. L’ormai immancabile chitarra acustica cede il passo a una batteria e a una tastiera anni ’80. Ancora una volta è il ritornello il vero punto forte.

In Santa pazienza i suoni di pianoforte e archi si mescolano per dare vita a un lentone che non sarebbe male se non ci fosse qualche imprecisione a livello di voce.

Com’è “Storia di un Equilibrista” di Massimo Stona? È un album variegato, che spazia da uno stile all’altro, pur mantenendo in ogni traccia una stessa impronta distintiva data dalla voce e dalla chitarra acustica di Stona. In generale è ben fatto e di facile ascolto, con linee vocali e di basso ritmicamente varie e interessanti. D’altro canto non mancano alcune imprecisioni nella voce e nella chitarra, i testi peccano di rime interne un po’ facilotte (come “agio del naufragio”, per dirne una). Insomma, i margini di miglioramento sono chiari ma la base di partenza non è malvagia.

“Palasport 2019”, Daniele Silvestri annuncia il nuovo tour in vista del prossimo disco 0 49

Dopo il successo di “Acrobati“, debuttante al primo posto nelle classifiche FIMI e premiato col disco d’oro, Daniele Silvestri è in studio di registrazione per le fasi finali del suo nuovo disco, del quale ancora non si conosce il nome o la tracklist. Nonostante ciò, con dei post su Facebook e Instagram, il cantautore romano ha annunciato il nuovo tour nei palazzetti di tutta Italia per la presentazione del disco, il tutto condito da un breve teaser.

Ci sono voluti 50 anni di vita e 25 di carriera per trovare non tanto il coraggio, quanto la voglia di decidere di fare un tour nei palasport. Ho sempre amato gli spazi più raccolti, o la magia dei teatri… e continuerò a farlo. Ma ho anche sempre avuto voglia di cimentarmi con sfide diverse, e a quanto pare le nuove canzoni sembrano spingermi in questa direzione

Col titolo “Palasport 2019“, le prime date annunciate del tour – alle quali se ne aggiungeranno sicuramente delle altre – prevedono concerti nelle principali città italiane a partire da Ottobre 2019.

PALASPORT 2019 – LE DATE 

25 Ottobre – Roma, Palazzo dello Sport

8 Novembre – Padova, Kione Arena

9 Novembre – Rimini, RDS Stadium

15 Novembre – Bari, Palaflorio

16 Novembre – Napoli, Palapartenope

22 Novembre – Milano, Mediolanum Forum

23 Novembre – Torino, Pala Alpitour

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