Tango: il maestro Zotto incanta e fa riflettere 0 961

Non una semplice esibizione di danza, ma un vero e proprio racconto, una narrazione di più storie che si sono intrecciate sul palco del teatro Orfeo di Taranto a ritmo di tango.

<<La gente vuole l’abbraccio del tango, un abbraccio avvolgente tra uomo e donna. Bisogna entrare in questo gioco meraviglioso>> parola di Miguel Angel Zotto, il tanghero più importante del mondo che, per una sera, insieme con Daiana Guspero (compagna nella vita e sulla scena) e altri otto straordinari ballerini, ha incantato il pubblico tarantino. Il tutto accompagnato dalle musica suonate dal vivo dal quartetto Tango Sonos.

Molto probabilmente “Zotto Tango” ha avuto la straordinaria capacità di appassionare anche chi si approcciava per la prima volta a questo mondo. Lo stesso Zotto lo sottolinea fermandosi con i giornalisti: <<Tantissima gente si avvicina, gente nuova, anche soltanto per trovare un’amicizia in più e per un interscambio sociale. Imparare il tango è importante non solo perché fa bene non solo al corpo, ma anche alla mente. Se hai coordinazione nel corpo, hai coordinazione nella vita>>.

Una foto dell’esibizione tenutasi al teatro Orfeo di Taranto

Unione vincente tra l’ICO Magna Grecia di Taranto, che ha fortemente voluto portare in riva allo Jonio l’evento nell’ambito della sua stagione di eventi, e la compagnia Tango Por Dos guidata dallo stesso Zotto.

La carica argentina si è sviluppata tra passi, volteggi, movimenti sinuosi ed una fusione sempre presente tra le coppie sul palco: <<L’equilibrio è fondamentale  – commenta ancora il maestro Zotto – l’uomo deve guidare la donna, ma in realtà è proprio il ruolo femminile a fare da padrone. La donna è la mamma del tango, è la regolarità del tango. Il primo passo lo fa sempre la donna, in questa danza come nella vita. L’uomo fa la irregolarità, la donna invece è regolarità>>.

Tra brani che appartengono alla storia della musica, melodie note e i ritmi dell’indimenticato Astor Piazzolla, un ruolo importante lo ha giocato anche l’alchimia tra tutti i danzatori. Tutti attori protagonisti di una squadra guidata dalla coppia Zotto-Guspero, esempio di intesa a tutto tondo e che raccoglie successi in tutto il mondo. E anche Taranto ha potuto beneficiare del fascino, non solo sensuale, di questa grande cultura.

Di Fabrizio Cafaro

 

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Medimex: Patti Smith chiude il festival con un concerto storico 0 710

Si è concluso nel migliore dei modi il Medimex – dopo i live di Cigarettes After Sex ed Editors del 7 giugno e quello di Liam Gallagher dell’8 – con il concerto della “sacerdotessa del rock“, Patti Smith: mai più degna chiusura poteva esserci per quest’edizione-tributo ai cinquant’anni di Woodstock. Davanti a settemila spettatori, l’artista statunitense ha cantato le canzoni che l’hanno resa famosa in tutto il mondo durante una carriera lunga 45 anni.

Il concerto si è aperto alle 21.40, dopo le esibizioni dei Sound of Garage e dei Kalàscima, con Patti Smith sul palco insieme alla sua band e la figlia alle tastiere. La prima parte del concerto scorre veloce, con una setlist non molto conosciuta, arricchita di qualche cover come quella dei Midnight Oil, Beds Are Burning. Da sottolineare anche un’altra cover, quella di It’s a Dram di Neil Young, suonata con solo l’accompagnamento del piano di Jesse. Alla fine del brano, tra gli applausi del pubblico, Patti mostra la maglietta nera con scritto “Giustizia per Taranto”.

Da qui iniziano i grandi successi: Dancing Barefoot, Pissing in the River, Because the Night e Gloria. La Smith esce salutando il suo pubblico per poi rientrare, come da copione, poco dopo, mostrando la maglia del Taranto Calcio indossata sotto il gilet, col numero 10 e il suo cognome sopra.

Il bis si apre sulle note di Can’t Help Falling in Love, brano di Elvis Presley. Il concerto si è infine chiuso, come tutti i concerti della cantautrice, con People Have the Power ed un messaggio alla città di Taranto: “Questa è una grande e splendida città: non arrendetevi, non perdete la speranza, non smettete di credere nei vostri sogni”.

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Medimex: gli Editors e i Cigarettes After Sex celebrano Woodstock 0 908

Ci eravamo lasciati con i Placebo, ci siamo ritrovati con Editors e Cigarettes After Sex. Il Medimex, l’International Festival and Music Conference in programma dal 4 al 9 giugno, apre i cancelli al suo pubblico per il terzo anno di fila, il secondo a Taranto, portando una delle band più apprezzate al mondo a suonare tra i due mari, davanti una rotonda piena di gente che arriva da tutto il Sud Italia. Non poteva essere diversamente, d’altronde, per quest’edizione speciale del Medimex che celebra i cinquant’anni di Woodstock – e qualcuno doveva pur farlo, visto che il vero Woodstock 50 è stato cancellato.

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Cancelli aperti alle cinque, con le prime file sotto il palco già conquistate intorno alle sette e mezza. Nell’aria si respira l’odore del mare e della musica, nei bicchieri sgorga Raffo non filtrata. Questione di minuti e iniziano le danze con Le Scimmie Sulla Luna, band alternative italiana che presenta il suo disco Terra!. La scelta si rivela azzeccata, Jory Stifani ricorda tanto la cantante dei Bowland, ma la band dimostra di sapersela cavare anche senza voce, movimentando la folla nel finale con un paio di brani strumentali.

Dopo poco salgono sul palco i Cigarettes After Sex e il concerto inizia davvero: la conosciamo bene la band texana di Greg Gonzalez, già sold-out a Roma un paio di anni fa, apprezzatissima in Italia. La folla risponde bene: molti cantano le loro bedroom songs sensuali, i rimanenti iniziano a collegare il sound col nome; il gruppo si diverte ma non lo dà a vedere – il mood non lo permette – limitandosi a pochi ‘thanks’ e il nome di un paio di pezzi.

L’esibizione dura un’ora, un tempo più che sufficiente per presentare l’unico album pubblicato, omonimo, e farsi desiderare; i Cigarettes After Sex riescono a creare il giusto mix di dolcezza e malinconia per illuminare la serata, anche se la luce che fanno è più o meno quella di una candela. Ma a noi tanto basta per ristorarci e caricare le batterie.

Passa infatti poco dall’uscita dei texani e alle dieci e mezza in punto la band di Stafford esce fra le urla del suo pubblico. Li avevamo già ascoltati al Palladozza di Bologna gli Editors, per un concerto durato circa due ore, e certo non li riscopriamo oggi al Medimex: energici, violenti, spietati; gli Editors ti prendono e ti accartocciano per tutta la durata del concerto, non dandoti il tempo di respirare davvero tra una canzone e l’altra, trascinandoti nel loro universo anni ‘80. Smith tiene il palco come il vero frontman qual è, la band non risparmia i grandi successi: Papillon fa ballare tutta la piazza, No Harm lascia pietrificati per la sua bellezza; A Ton of Love, semplicemente, spacca, come ha sempre spaccato. So che si dice spesso, ma concerti come questo mi fan pensare di avere il secondo lavoro più bello del mondo, dopo quello di Tom Smith.

Magazine chiude la prima parte del concerto; gli Editors escono di nuovo dopo i canonici cinque minuti, trainati dalla folla, per quattro brani finali accompagnati dal piano di Tom Smith. Alla fine, la band londinese saluta per l’ultima volta la propria piazza, con le maglie inzuppate di sudore come ogni buon ultras vorrebbe per la propria squadra del cuore. Ed è proprio come gli ultras che si è saltato su Formaldehyde. Possiamo dire che sia la band texana che quella inglese hanno assolutamente reso giustizia a Woodstock.

Poco tempo per riprendere fiato, però, perché domani si riprende col nuovo appuntamento del Medimex: Liam Gallagher sarà infatti a Taranto, reduce proprio ieri dal rilascio del nuovo singolo Shockwave che preannuncia il suo secondo disco da solista “Why Me? Why Not”. La data di domani è la prima delle due italiane, con l’ex Oasis che tornerà in Italia per il Collisioni festival a Barolo, il 4 luglio.

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