Ascoltare Turco per sentirsi sempre a casa: ecco “Via Roma” 0 286

Turco è una cantautrice e poli strumentista nata nella provincia di Taranto. La sua musica, definita dalla stessa come “visiva”, è influenzata molto dall’elettronica. Una meravigliosa alchimia tra dispositivi elettronici e cantautorato, mescolati tra di loro per riportare in scena nel 2018 – a modo suo e le riesce benissimo – l’electro-pop. Il sound precursore della musica elettronica conosciuta oggi, un genere che unisce elettronica, pop e, grazie a Turco, anche il cantautorato italiano.

Dopo l’ottimo feedback ottenuto grazie al suo LP “First, Turco inizia la sua eccellente ascesa nel panorama musicale italiano e non. Partecipa al Cinzella Festival di Taranto insieme a Levante, Frankie Hi-Nrg e The Zen Circus, e in breve tempo arriva anche all’Uno maggio di Taranto, affianco a grandi artisti come Brunori Sas e Vinicio Capossela. In seguito a ulteriori successi e soddisfazioni, ottenuti soprattutto grazie all’LP inglese First, aggiunge nel suo repertorio musicale un album: Via Roma (2018). Lingua diversa ma stessa filosofia e stessa coerenza con il sound iniziale: elettronica, cantautorato, synth-pop e rock. A differenza dei primi lavori però sarà affiancata da altri due musicisti, un tastierista e un chitarrista. Questa necessità nasce dal sound più complesso ricercato dalla cantautrice tarantina.

L’album è anticipato dal singolo Treni, caratterizzato da un vivace electro-pop new style e supportato da un’influenza pop moderna. Quello di Turco è il treno delle occasioni, di quelle offerte della vita da non perdere, un treno da prendere al volo, perché essi non aspettano. L’album è introdotto da Intro, uno strumentale dalla durata di 43 secondi affiancato da rumori di strada, sound di citofoni, gente che va e che viene. Sarà la sua Via Roma? Il luogo in cui si trova la sua casa, il suo studio, la sua vita? Si, lo è. “Via Roma è un viaggio fatto dall’ascoltatore per tutta la durata del disco”. Se Treni è secondo la cantautrice il brano più importante e più condiviso da chi sta “dall’altra parte”, gli altri lavori non sono da meno e meritano anch’essi una degna considerazione. L’album è composto da 11 canzoni e ognuna è caratterizzata da sound differenti che ruotano intorno alla sua influenza iniziale: l’elettronica. Un caso è quello di Sharon Dice Che La Vita è un Tropismo Evanescente, uno strumentale con un ritmo orientale, oppure Ho Visto Laura Palmer: ritmi ben definiti e dance, per un finale di stagione inaspettato. Un chiaro tributo alla fortunata serie Twin Peaks, creata da Mark Frost e David Lynch.

Nel brano Ansia invece si riflette una situazione quotidiana ben nota a tutti, raccontata con sonorità dance e con un particolare – a suo modo anch’esso orientaleggiante- intro. “Non mi contattare sennò mi viene l’ansia”. In ordine, il secondo brano dopo intro è Ti Vedi, caratterizzato un ottimo pop elettronico, elegante, con un synth adattato perfettamente alla voce. L’influenza della musica dance caratterizza molto questo album, lo si è notato nel brano tributo a Twin Peaks e lo si nota anche nel quarto brano: nella testa. Un sound che fin dal primo secondo ti entra davvero in testa e che successivamente ti dà un’immensa voglia di ballare. Forse il lavoro più commerciale di “Via Roma”. Il “personale” invece si nota maggiormente negli ultimi brani dell’album, in Ogni Volta per esempio, nella canzone della “ricerca” (“ogni volta che ti guardo sento che ci sei”), oppure in Volevo Dirti. Quest’ultimo accompagnato da un potente drumming e una forte elettronica, sfruttati per amplificare e ricercare un bisogno: quello di te. L’album ha soltanto un featuring, con Molla, e la collaborazione è nata per il brano Eroi: un pezzo introdotto e caratterizzato da una chitarra acustica. Un racconto di grande persone, piccole storie di grandi persone, gli eroi del quotidiano. Questo lungo viaggio in Via Roma si conclude con Buona Vita. Forse anch’esso uno dei lavori con un sound più attuale, ricorda molto Levante da un certo punto di vista. Una chitarra acustica arpeggiata, una voce dolce e calda, un crescendo finale che si conclude con il rumore del mare e il verso dei gabbiani.

Sentirsi sempre a casa e “assaporare” ogni evento del quotidiano sono delle sensazioni bellissime. Turco con quest’album è riuscita a far passeggiare ogni ascoltatore nella sua amata Via Roma, a farlo sentire a casa nella sua casa.

 

Foto di Martina Loiola e Ilenia Tesoro

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 263

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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Uno Maggio Taranto: conferenza con i Terraross 0 82

Dominique Antonacci, frontman della band jonica Terraross, ha incontrato l’area stampa dell’ 1Maggio Libero e Pensante e ha espresso il suo pensiero su alcune tematiche sensibili dibattute sul palco del Parco Archeologico delle mura greche.

Argomento centrale, la musica come strumento terapeutico per migliorare le condizioni di salute: «ci sono dati scientifici che dimostrano come le donne, approcciandosi alla musica, abbiano cambiato in positivo il loro atteggiamento nei confronti della malattia. Se la gente di Taranto, allo stesso modo, fosse un po’ più rilassata e ascoltasse buona musica, riuscirebbe a lavorare meglio anche sul fronte ILVA».

Sulla città e la sua situazione attuale, ha dichiarato: «basta avere consapevolezza di se stessi e credere in ciò che si è. Abbiamo un territorio stupendo: Taranto ha storia, tradizione, tante bellezze a livello architettonico, e potremmo vivere di turismo 365 giorni all’anno solo grazie a quello che ci hanno lasciato». Antonacci ha anche citato il villaggio turistico di Borgo Egnazia, esempio di impresa vincente nell’ambito turistico situato nei pressi di Savelletri (Fasano), che da anni collabora con i Terraross. «La struttura ospita 600 dipendenti durante l’inverno e almeno il doppio d’estate: è una vera e propria industria. Non è impossibile pensare ad altri progetti del genere, che sarebbero prosperi per il nostro territorio». La grande sfida è quella con la classe politica, spesso impegnata a guardare solo al microcosmo del presente escludendo invece previsioni sul lungo periodo di cui potranno beneficiare le generazioni future.

Sul concerto dell’ 1Maggio Libero e Pensante, si è invece così espresso: «ogni anno è sempre un’emozione diversa. La nostra musica è semplice e genuina, quella dei nostri nonni. Arriva subito, ci si prende per mano e si vive un momento di felicità. Questa musica esiste da 3000 anni; noi la riscopriamo oggi, ma se è durata così a lungo e ancora oggi funziona, un motivo c’è».

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