Un bicchiere di Corochinato con gli Ex-Otago 0 143

Per chi non se ne fosse ancora accorto, l’indie italiano è entrato da svariati anni nel salotto buono della musica mainstream e ci sta bello comodo. Quindi non fa molto strano che l’uscita del sesto album in studio degli Ex-Otago, Corochinato – ovvero il nome di un tipico vino aromatizzato di Genova – abbia coinciso con la partecipazione a Sanremo, con il singolo Solo una Canzone.

Continuando un percorso già partito con il precedente disco Marassi, gli Ex-Otago hanno imbracciato a pieno la filosofia del mischiare le sonorità indie con un’anima pop contemporanea. A dirla tutta i germi di questo mix sono stati presenti fin dagli esordi, ma in questi ultimi lavori la cosa si è fatta quanto mai evidente. Corochinato è un po’ così: pop nel vestito e indie nell’anima. Dieci tracce che non superano mai la lunghezza aurea dei 3 minuti, testi ben scritti, nessuno strumento che primeggia ma un insieme ben amalgamato. Per usare le parole del chitarrista Francesco Bacciun calderone di tutti questi possibili episodi di una comunissima vita notturna”.

Ex-Otago Corochinato Blunote Music recensione
La copertina di Corochinato, il nuovo disco degli Ex-Otago

Partiamo con la pimpante Forse è vero il contrario. Quel synth e quel charleston in sedicesimi ci porta un po’ negli anni ’80, ma quasi non ce ne accorgiamo perché negli ultimi tempi si sono sentiti parecchio. Se mai Bugo e i Thegiornalisti dovessero fare pace e una canzone insieme, me la immagino così.

Bambini gioca con la malinconia e ci sguazza tranquillamente, come l’emblematica ripetizione di “voglio ritornare bambino” suggerisce senza mezzi termini. Un lieve crescendo ci porta in un ritmo certamente estivo, ma più da fine agosto, mentre il sole cala sempre più presto e l’aria si fa freschina.  

È la volta della passabile ma non indimenticabile Torniamo a casa. Nascosta sotto un beat pop che fa moltissimo Chainsmokers, con tastiere e battiti di mani annessi, troviamo una timida chitarra, che mescola un po’ le carte. 

In Questa notte si abbandona la via del pop propriamente detto, preferendo il vecchio sentiero dell’indie a cui ci avevano abituati soprattutto nei primi lavori. Il giro di accordi della chitarra acustica, il piano che marca i quarti e il groove semplice della batteria danno vita a una classica ballad ‘calcuttiana’.

Con Tutto bene si inverte la rotta e si torna sul dancefloor. Il ritmo spinge mentre un po’ ironicamente si fa il ritratto del giovane facoltoso, vegano, ottimista che fa la bella vita a suon di elettronica e prosecco. Combatti il “nemico” con le sue stesse armi insomma.

La stessa filosofia segue Solo una canzone:parte con un duetto piano e voce, fino a crescere e arrivare a un ritornello a effetto, da cantare ondeggiando. Avrebbe tutti gli elementi per essere una tipica canzone sanremese, se non fosse per la critica mica troppo velata alle solite canzoni sugli amori giovani e travolgenti.

In Le macchine che passano abbiamo diversi elementi che ben si bilanciano tra di loro: unritmo in shuffle, pochi accordi in levare, un arpeggio ostinato, qualche scratch e un quasi assolo. Nell’economia del disco si infila bene portando un po’ di freschezza.

Personalmente La notte chiama è la traccia che preferisco. Un piano e delle percussioni dal gusto un po’ latin mettono in piedi un bel ritmo danzereccio. Al contrario, il testo è un omaggio alla serata del giovane pantofolaio che preferisce il piumino di casa alla vodka della discoteca. Il dubbio rimane: si balla o si dorme? La risposta è nelle righe: ballare in cucina armati di vestaglia, mentre il cane abbaia come a dire “ma questo è scemo?”.

Ex-Otago Corochinato recensione BlunoteMusic

Infinito cerca di trasmette quel senso di spiazzamento che può prenderci inaspettatamente in ogni momento, mentre si guarda un film, osservando gli occhi di un nonno oppure girando dentro a un bar. Un bello in una malinconia consapevole.

Con Tu non mi parli più si finisce un po’ come si era iniziato: atmosfera di fine estate, tardo pomeriggio che tende al tramonto, viaggio in macchina e una base musicale rilassata. Una voce abbastanza spinta che grida le sofferenze di un amore rifiutato si alterna a un parlato che non riesce a non farmi pensare alla celebre telefonata nel finale di Servi della Gleba di Elio e le Storie Tese.

Corochinato si rivela essere un disco solido e ben costruito, con dei testi interessante e una capacità non indifferente di far emozionare. A livello musicale non bisogna aspettarsi grossi virtuosismi o trovate spiazzanti e innovative. Certo, ogni tanto capita di dire “ah, ma questa cosa l’ho già sentita”, però si fa fatica a non lasciarsi prendere. Insomma, gli Ex-Otago sanno cosa vogliono fare e lo fanno bene.

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Uno Maggio Taranto: intervista ai Cor Veleno 0 264

Nel backstage del concerto dell’UnoMaggio Libero e Pensante, Blunote Music incontra in esclusiva Squarta dei Cor Veleno per una breve intervista (leggi l’intervista di Kragler a Squarta per l’uscita de Lo Spirito che Suona).

Siamo alla sesta edizione dell’ 1Maggio a Taranto e questa è la vostra prima presenza. Da Roma al “controconcerto” di Roma, avete portato Lo Spirito che Suona.
Sì, e devo dire che spacca. È la prima volta, ma c’è un’energia da paura e la manifestazione è come piace a noi: familiare, cruda, dove la protagonista è la musica con il coltello fra i denti.

In una situazione difficile come quella che sta vivendo Taranto in questo periodo, la città ha bisogno di questo evento e ha bisogno di musica forte, come dici tu. Un messaggio alla città.
Non è solo Taranto a trovarsi in una situazione infelice, ma purtroppo ci sono tanti posti in Italia dove è altrettanto difficile. La musica può essere un mezzo per ricordarsi di lottare sempre, mai darsi per vinti e alzare la testa. Una manifestazione del genere è a questo che serve.

Questa tappa è stata inserita nella seconda parte del vostro tour.
Il tour è partito in inverno, dopo l’uscita del disco. La prima parte l’abbiamo fatta io e Grandi in formazione classica, deejay e voce. In questa parte si è aggiunta anche la band in cui al basso c’è Gabbo, che produce con me anche i beat e tutte le produzioni che sentite, e alla batteria c’è Zamibrady; Taranto è la terza tappa.

C’è qualcosa nel futuro o vi fermerete con Lo Spirito che Suona?
Un futuro c’è, perché te pare che un gruppo che se chiama Cor Veleno se ferma? (ride, ndr.). Siamo già in studio a fare delle cose nuove. Non sappiamo qual è la direzione in cui si muovono queste cose, ma ci stiamo lavorando. Lo spirito di Primo ci sarà sempre, forte e lo sentirete suonare sempre.”

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Uno Maggio Taranto: conferenza con i Terraross 0 83

Dominique Antonacci, frontman della band jonica Terraross, ha incontrato l’area stampa dell’ 1Maggio Libero e Pensante e ha espresso il suo pensiero su alcune tematiche sensibili dibattute sul palco del Parco Archeologico delle mura greche.

Argomento centrale, la musica come strumento terapeutico per migliorare le condizioni di salute: «ci sono dati scientifici che dimostrano come le donne, approcciandosi alla musica, abbiano cambiato in positivo il loro atteggiamento nei confronti della malattia. Se la gente di Taranto, allo stesso modo, fosse un po’ più rilassata e ascoltasse buona musica, riuscirebbe a lavorare meglio anche sul fronte ILVA».

Sulla città e la sua situazione attuale, ha dichiarato: «basta avere consapevolezza di se stessi e credere in ciò che si è. Abbiamo un territorio stupendo: Taranto ha storia, tradizione, tante bellezze a livello architettonico, e potremmo vivere di turismo 365 giorni all’anno solo grazie a quello che ci hanno lasciato». Antonacci ha anche citato il villaggio turistico di Borgo Egnazia, esempio di impresa vincente nell’ambito turistico situato nei pressi di Savelletri (Fasano), che da anni collabora con i Terraross. «La struttura ospita 600 dipendenti durante l’inverno e almeno il doppio d’estate: è una vera e propria industria. Non è impossibile pensare ad altri progetti del genere, che sarebbero prosperi per il nostro territorio». La grande sfida è quella con la classe politica, spesso impegnata a guardare solo al microcosmo del presente escludendo invece previsioni sul lungo periodo di cui potranno beneficiare le generazioni future.

Sul concerto dell’ 1Maggio Libero e Pensante, si è invece così espresso: «ogni anno è sempre un’emozione diversa. La nostra musica è semplice e genuina, quella dei nostri nonni. Arriva subito, ci si prende per mano e si vive un momento di felicità. Questa musica esiste da 3000 anni; noi la riscopriamo oggi, ma se è durata così a lungo e ancora oggi funziona, un motivo c’è».

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