Uno Maggio Taranto: start ore 14, ecco tutti gli ospiti 0 203

Tutto pronto per la sesta edizione di Uno Maggio Taranto Libero e Pensante. Convocata questa mattina per le 10 al Parco Archeologico delle Mura Greche, proprio davanti al palco, la conferenza stampa. Presenti alla conferenza Michele Riondino, Diodato e Roy Paci che hanno parlato degli ospiti dell’Uno Maggio che si alterneranno sul palco tra un’artista e l’altro per intervenire sulle tematiche scottanti del nostro Paese. L’inizio del concerto è previsto per le ore 14, sotto il titolo “Chi pensa di averci in pugno sappia che i pugni abbiamo appena cominciato a stringerli”. Si alterneranno sul palco, tra gli artisti più famosi, i Cor Veleno e i Colle Der Fomento, Tre Allegri Ragazzi Morti, Oesais (Toti e Tata), Malika Ayane, Max Gazzè, Sick Tamburo e Vinicio Capossela (vedi tutti gli artisti qui). Fra gli ospiti d’eccezione ci saranno Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, il ragazzo morto dopo le percosse subite dagli agenti di polizia che lo fermarono per possesso di sostanze stupefacenti; ci sarà anche Mimmo Lucano, sindaco di Riace salito alla ribalta nazionale per quel modello virtuoso di gestione dell’immigrazione, preso ad esempio in tutto il mondo ma condannato dalla politica nazionale e indagato dalla magistratura; ancora, saranno presenti i movimenti No Tav e No Tap e Mario Biani, vignettista di fama nazionale che accompagnerà la giornata a suon di vignette disegnate sul momento. Di seguito la conferenza stampa a partire dalle parole di Michele Riondino:

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Ci ritroviamo anche quest’anno in uno dei posti più belli di Taranto, ma anche meno valorizzati. Anche quest’anno il parco prende vita, è attivo ormai da diversi giorni, dal 23, ed è sempre un grandissimo piacere vedere come la città reagisce all’apertura di uno spazio pubblico che dovrebbe essere di tutti ma che lo è solo sotto l’uno maggio. Ed è bello vedere come i bambini sono i primi a godere di questo spazio. Questo lo voglio dire all’inizio per scansare ogni polemica sul nascere, per far sì anche che chi di dovere non ignorasse anche i piccoli risultati che questa manifestazione porta a casa. Sarebbe un regalo per la città, per tutti i tarantini, se questo parco potesse vivere anche gli altri giorni dell’anno. Non ci vuole un mega concerto o grandi finanze per falciare l’erba e permettere ai bambini di farsi qualche partitella col pallone e ai grandi di fare jogging, ovvero quello che si è visto in questi giorni: una città normale, un posto normale. E la normalità non ha a che fare con l’attivismo politico. Serve solo a far sentire questa città uguale alle altre.” Continua Riondino: “Uno maggio è pronto, la scaletta è pronta – ma ovviamente non l’avrete mai! [Ride, n.d.r.] Quello che mi preme dire è che questo non è un concertone: è una grande possibilità che molti hanno di salire su un palco e dire qualcosa. Ad Hyde Park, a Londra, c’è questa tradizione: si mette uno sgabello, qualcuno sale e dice qualcosa. È un grande comizio e, tra un intervento e l’altro, c’è un cantante famoso che ci fa passare il tempo – non il contrario. Ci sono personalità importantissime quest’anno, senza mettere l’accento su nessuno: ci saranno gli Ende Gelande, che difende un polmone verde dalle miniere di Carbone in Germania dove hanno costruito delle abitazioni sugli alberi; avremo anche due accademici sul palco, perché uno non ne bastava, che ci parleranno della dannosità gratuita del gas che vogliono far arrivare in Puglia. Siamo contro la decarbonizzazione di cui parla Emiliano e gli dimostreremo coi dati che il gas non serve. Ci saranno quindi il sindaco di Meledugno, Marco Potì, e l’assessore alla Cultura di Roma Christian Raimo. Ci sarà un collegamento molto importante con due piazze, quelle di Cosenza e Napoli, con le quali condividiamo molte istanze. Sul palco di queste tre manifestazioni lanceremo un messaggio a tutta l’Italia di unione, da Nord a Sud.”. Riprende Riondino: “Avremo anche altri ospiti d’eccezione: saremo in collegamento Skype con Ilaria Cucchi e Mimmo Lucano. Insomma, ci teniamo a dar voce ad una ‘bella Itlaia’, un’Italia che ci fa sentire fieri, un incontro con persone molto coraggiose che hanno sfidato le istituzioni e ci hanno fatto sentire orgogliosi di appartenere al nostro Paese. Ringraziamo Mauro Biani che ha deciso di essere con noi quest’anno che non solo porterà il suo tratto col quale ogni giorno racconta l’Italia, ma sul palco mostrerà le vignette che disegnerà quel giorno. Vorrei anche dedicare un ringraziamento speciale ad un padre, che con grande sforzo sarà con noi nonostante abbia perso da poco un figlio: il papà di Lorenzo Orsetti, il ragazzo morto in Siria mentre combatteva al fianco dei Curdi. Siamo molto orgogliosi e felici di avere papà Alessandro su questo palco per ricordare suo figlio assieme ai tanti giovani che ci saranno. Insomma, c’è un’Italia che ci piace” – “il nostro governo ideale” aggiunge Roy Paci – “che siamo contenti di avere su questo palco.

Nel parco sarà prevista un’area per i disabili. Inoltre, sarà possibile seguire l’evento nella lingua dei segni. Il concerto sarà trasmesso in diretta, in esclusiva nazionale, su Canale 85 e Antenna Sud (canale 13) del digitale terrestre oltre che in streaming sui canali Facebook delle rispettive emittenti e sui siti di Canale 85 e Antenna Sud.

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Paura e l’Amore, i Sick Tamburo tra la sofferenza e un mondo migliore 0 207

Paura e l’Amore‘, è questo il titolo del nuovo album dei Sick Tamburo, band nata dall’incontro tra Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani. Il loro è un lungo percorso musicale che risale al 1995, ai Prozac +, all’Italia del vero Punk, alla generazione postCobain. Iniziarono pubblicando su My Space (quanti ricordi per gli emo) e nel 2009 decisero di dar inizio ufficialmente al loro nuovo percorso attraverso l’album omonimo: Sick Tamburo. Da quel momento, per i successivi dieci anni fino a oggi, hanno pubblicato in media un lavoro ogni due anni e mezzo, collaborando con i migliori artisti del panorama italiano; da Manuel Agnelli (Afterhours) a Elisa, passando per Jovanotti, Lo Stato Sociale, Tre Allegri Ragazzi Morti e tanti altri.

Un viaggio alternative/punk che inizia attraverso testi minimalisti e che continua con temi altamente Irritanti (A.I.U.T.O, 2011), girando attorno alle stranezze e fissazioni quotidiane che tutti noi abbiamo (Senza Vergogna, 2014), esplorando nuovi generi e sound come quelli ottenuti dall’intreccio tra sintetizzatori e melodie wave (Un giorno nuovo, 2017) e, infine, fermandosi – ma non per sempre, tutto passa –  in un punto in cui quasi tutti ci blocchiamo nella vita; a causa della paura e dell’amore, definiti dalla band come il veleno e l’antidoto.

Paura e l'amore recensione sick tamburo blunote music

Tutti facciamo i conti con la paura durante la vita, nessuno viene risparmiato. Essa si presenta sotto mille forme, all’improvviso, spiazzandoci e lasciandoci a terra inermi. Portando nelle nostre giornate grandi difficoltà, alzando muri apparentemente altissimi e invalicabili, facendoci credere che tutto questo non possa passare mai. Ma ogni veleno dà origine al suo antidoto e, nel caso della paura, si tratta dell’amore.

Paura e l’amore racconta proprio questo in chiave alternative-rock/punk. Nove brani che ci mostrano due facce della stessa medaglia, facendoci vedere il problema attraverso diversi racconti e mostrandoci allo stesso tempo un’unica soluzione riscontrabile nell’amore: un sentimento bastardo che se non viene apprezzato non ci mette due volte a farti ricadere nel limbo della paura.

Ad aprire l’album è Lisa con i suoi sedici anni (Lisa ha 16 anni): una ragazzina grande, più grande della maturità che ogni sedicenne porta con sé. Una donna piena di speranze, di sogni, con tanta voglia d’amare e d’essere amata. Una struggente storia narrata da un rauco e lamentoso cantato, accompagnato da una melodia a tratti ruvida e diretta; come è giusto che sia. Il secondo brano, Baby Blu, rivede tratti punk e alternative vecchia scuola, con un testo che si mostra all’ascoltatore come il grido di un adolescente ribelle. Tutti nel corso della nostra vita siamo stati dei Baby Blu, provando sensazioni d’esclusione, subendo occhi critici ogni giorno, avendo paura e sentendoci sbagliati. TI piace il rischio estremo? È la tua vita amore; E il tatuaggio al seno? È la tua vita amore.

Esclusione, come quella di Andrea, Quel ragazzo speciale. La terza traccia vede come protagonista Andrea, uno dei tanti ragazzi “speciali”, uno dei tanti ragazzi spesso emarginati da questa società ignorante e senza senso. Senza senso. Un riff introduce un ritornello duro e con un messaggio chiaro.

Andrea è così speciale
come lui ce ne son tanti ma nessuno è uguale
c’è chi parla, c’è chi tace, ogni Andrea però è speciale.

Distorsione, tanti Bpm, tristi verità. Come quella di Agnese in Agnese non ci sta dentro, una ragazza che ha dovuto pagare ingiustamente sulla sua pelle i danni dell’amico del padre. Una storia attuale, un racconto già sentito, un bisogno d’amore, una vita rovinata a causa di menti malate.

Con la quinta traccia si entra si entra nell’acustico, nel sentimentale, quasi nel mondo delle classiche ballad rock; nelle storie d’amore. Puoi ancora in fondo è questo, una traccia acustica che parla di una ragazza triste e di una “proposta” d’amore vero; una luce che arriva finalmente nel tunnel buio di questa ragazza che ha avuto nella sua vita un brutto trascorso. Il brano è anche il primo estratto dal disco.

Il sesto brano vede l’ingresso in scena di un regista: Tim Burton. La traccia si chiama Anche Tim Burton la sceglierà e parla dell’amore, del dolore e di una ragazza, Leila, che ha permesso da tempo le speranze. Non esce più di giorno, lascia casa soltanto la notte, vaga nel buio; è strana ma ha un buon cuore. Anche Tim Burton probabilmente la sceglierà, dicono i Sick Tamburo. E probabilmente si, è lo stile di Burton.

Impermanente, la settima traccia, parla dell’amore che finisce e del cambiamento. Una traccia con una batteria più lenta rispetto alle precedenti, quasi stanca, sfinita; come probabilmente l’ultimo periodo di questa storia d’amore, finita senza un perché, con tanti sensi di colpa, convinzioni e, in fondo, speranze.

E so come sei, ti sei stufata di me, noia e normalità

L’ottava traccia riprende lo stile iniziale e sovversivo. Mio padre non perdona parla di ribellione; di un ragazzo che ha lasciato casa, gli studi, senza una ragazza, lontano dagli amici. Un ragazzo pentito che vuole tornare alla normalità, con la consapevolezza che il padre non lo perdonerà e, allo stesso tempo, con la voglia di stare via altri dieci giorni.

L’album si chiude con il brano Il più ricco del cimitero. Un pezzo alternative che parla della vita, di questo continuo volere di più, di un mondo sempre più materiale. E allo stesso tempo parla della consapevolezza di aver raggiunto uno stadio che ti permette di dire: non voglio essere il più ricco del cimitero. Tanto a cosa serve? Di cosa ce ne facciamo di questa ricchezza? Lo spazio è quel che è ed ogni cosa è un di più.

Questo è il finale di Paura e l’amore, il quinto lavoro dei Sick Tamburo. Un album che parla delle giornate di chiunque, dei sentimenti che tutti proviamo ogni giorno, delle paure, dei desideri, di sogni che nascono e di sogni che si perdono. Al suo interno c’è sofferenza, paura, ma anche luce in fondo al tunnel, speranza; di un mondo migliore, di vite migliori che noi tutti, nel nostro piccolo, potremmo migliorare a chi ci sta di fianco. In Italia, nel 2019, c’è ancora dell’alternative e del punk vecchia scuola.

Intervista ai Tre Allegri Ragazzi Morti: “Con Sindacato dei Sogni vogliamo essere eleganti e nudi.” 0 385

Sono passati 25 anni da quando Davide Toffolo, Enrico Molteni e Luca Masseroni hanno dato vita ai Tre Allegri Ragazzi Morti. E in questi anni di cose ne sono successe al giovane felice trio deceduto di Pordenone: c’è stato il punk delle origini, c’è stato il reggae e c’è stata la cumbia. È passato Jovanotti, un’orchestra swing e un sacco di altra gente. È rimasta una florida etichetta indipendente (La Tempesta Dischi), sono rimaste le maschere e la voglia di fare qualcosa di nuovo.

Oggi torniamo a parlare di loro. Anzi, meglio: parleremo direttamente con loro, perché è da poco uscito il nuovo disco Sindacato dei sogni, in bilico fra le nude sonorità degli esordi e le eleganti influenze psichedeliche.

La copertina di ‘Sindacato dei Sogni’, il nuovo disco dei TARM

Partiamo dall’inizio: come descrivereste e di che cosa parla ‘Sindacato dei sogni’?
“Dieci canzoni di rock psichedelico californiano/pordenonese del 1982/2019. I temi trattati sono vari, non è un concept. Si parla della nostra città, ci sono molte figure femminili, c’è la natura, c’è la festa. Molti temi.“

Riguardo il titolo, avete spiegato che è un omaggio ai The Dream Syndicate, uno dei gruppi più importanti nella scena Paisley Underground, ma che il titolo di lavorazione è stato a lungo ‘Classic’. Sembrerebbe quindi che l’idea iniziale abbia preso una direzione un po’ diversa grazie all’influenza di questa vena rock e psichedelica. È esatto?
Sì direi di sì. ’Sindacato dei sogni’ è un titolo che offre più spunti di riflessione. A loro volta i Dream Syndicate l’avevano preso dal disco di Tony Conrad coi Faust, e a loro volta chissà. Rimane il fatto che se esistesse un vero Sindacato dei sogni sarebbe bello, sarebbe utile, in un certo senso l’intenzione è stata quella di fondarlo con questo album.”

Avete anche detto che al primo ascolto questo disco ‘sembra’ un ritorno alle origini. Effettivamente lo spirito dei primi lavori è abbastanza evidente. Ad esempio il titolo della nona traccia ‘Non Ci Provare’ mi ha fatto tornare subito alla mente il “non ci provare ad entrare nelle nostre vite” di ‘Mai Come Voi’. Già dal secondo ascolto, però, direi che si inizia a notare qualcosa di differente, anche solo a livello di arrangiamento. Un’originalità diversa, in conflitto rispetto a quel ‘ritorno alle origini’. Insomma, dietro a quel ‘sembra’ c’è un mondo. Musicalmente parlando, come sono cambiati i TARM rispetto a 25 anni fa e cosa, invece, è rimasto uguale?
“Cerchiamo ogni volta di darci un obiettivo diverso, un abito nuovo. In questo caso volevamo essere eleganti nudi. E nudi oggi non possiamo che essere simili a nudi anni fa. Con l’avvento delle nuove tecnologie registrare un disco è diventato sempre più impersonale. Si taglia, si copia, si incolla, si spedisce. Qui siamo noi che suoniamo per ore gli stessi giri alla ricerca di una sensazione che è quella catturata nel disco. Però viviamo nel presente, non siamo un gruppo nostalgico. Quindi, vecchia tecnica, nuova testa.”

La terza traccia si intitola ‘C’era un Ragazzo che Come Me Non Assomigliava a Nessuno’, quindi ve lo devo assolutamente chiedere: come si concilia Gianni Morandi con i TARM? E ancora, c’è qualche influenza italiana in questo disco?
“Chiaramente prendere spunto da una canzone così nota come quella di Morandi e rovesciarla, negarne il senso, contraddirla, è di per sé un atto violento. È il grido d’orgoglio della nostra diversità. Noi non assomigliamo a nessuno. Abbiamo ascoltato molta musica mentre registravamo ma tutte cose straniere e vecchie, dai Grateful Dead ai Can, dai Television ai Jefferson Airplane, non volevamo essere influenzati da quello che sta succedendo in questi anni in Italia e che speriamo anche muti velocemente. Lo dico nel senso che ci affascinano da sempre le cose catalogabili come oddities & curiosities, oggi in giro c’è tanta normalità. La normalità dopo un po’ diventa noiosa.”

In un’intervista del 2016 per rockit.it esprimevate il desiderio che la musica italiana e anche il vostro pubblico si mescolassero sempre di più con elementi esteri. Tre anni e qualche cambiamento politico dopo, pensate che questo mix sia ancora possibile? O pensate che la paura per il negro (sic, n.d.r.), lo zingaro e il povero di cui parlate in “Non Ci Provare” abbia ostacolato il processo?
“Viviamo tempi così assurdi che fatico a capire cosa sta succedendo. Recentemente ho letto da qualche parte la celebre frase di Warhol stravolta: “Nel futuro tutti avranno quindici minuti di anonimato”. È bellissimo, è tutto al contrario. Rimane il fatto che sarebbe giusto mescolarsi di più. Noi come band la pensiamo così.“

Nel video di ‘Bengala’, fra tante cose, mi ha colpito il ruolo della tecnologia. Gli smartphone, ad esempio, hanno cambiato drasticamente le nostre vite e comportano dei rischi non indifferenti. Però oltre alla sacrosanta necessità di “lanciare il telefono sul prato”, mi sembra di coglierci uno sguardo consapevole sul fatto che si possa trovare un po’ di poesia anche in questi mezzi. Che è un po’ quello che volevate dire con “Persi nel Telefono”. Siete d’accordo?
“Sì, la tua è una bella interpretazione. Perché lanci il telefono sul prato, ma poi con ogni probabilità te lo vai anche a riprendere.”

Parliamo di ‘Una Ceramica Italiana Persa in California’, riassunta visivamente nella copertina stessa. Avete scritto che è “la vera chiave” per leggere il disco, oltre ad essere la preferita di Davide. Possiamo azzardare che contiene pure un po’ tutti i temi centrali della vostra carriera? Ci sono riferimenti al mondo animale e naturale, c’è la libertà, c’è l’amore, c’è la determinata affermazione della propria personalità.
“Sì, quel brano è particolarmente rappresentativo di quello che volevamo fare. Non ha logiche commerciali, è un viaggio vero e proprio col basso in tre e la batteria in quattro – roba da spaccare la testa -, ha un testo breve ma molto poetico; un cantico. Qualcuno ci ha detto che dovevamo metterla come prima del disco. Chissà, forse aveva ragione. E presto uscirà il video, roba da Oscar.”

Non può esistere un album dei TARM che non parli di adolescenza, ma da qualche tempo si è insinuato anche il tema della maturità e dell’essere adulti. Com’è la vita da vecchio allegro ragazzo morto?
“Come sai, incarniamo l’adolescente assoluto. È vero però che esistono anche degli adolescenti già vecchi. Comunque quando mettiamo la maschera non esistono le età e gli acciacchi smettono magicamente di dare noia.”

Le collaborazioni sono tantissime. Dai soliti noti alle nuovissime entrate, la famiglia dei ragazzi morti è sempre più numerosa. Come riuscite a gestire tante voci diverse? E quanto è stato importante il loro contribuito nello sviluppo del disco?
“Sicuramente di grande importanza è stato l’intervento musicale del produttore del disco Matt Bordin. In ogni brano è riuscito, che fosse con una chitarra o con un sintetizzatore, a mettere lo zampino spostando l’asse della nostra idea in una direzione più esotica. Certe scale le conoscono solo lui e Jerry Garcia. Ma poi sicuramente sono stati importanti i contributi di tutti: Andrea Maglia, Bologna Violenta, Francesco Bearzatti, Ruben Gardella, Adriano Viterbini e Davide Rossi.”

Il tour parte da Milano, che è stata protagonista dell’album precedente: che rapporto avete ora con questa città?
“Io, Enrico, ci vivo da una decina di anni. La amo sempre di più.”

Sempre parlando di città, non si può tacere sul grande ritorno di Pordenone, descritta in “Calamita”. Di nuovo, che rapporto c’è con la vostra ‘patria’ ora? E com’è cambiato in questi 25 anni?
“In questo momento solo Luca vive ancora in zona, a Malnisio, ma non è un grande fan del posto. Vorrebbe il sole ed il mare, mentre lì effettivamente piove e c’è la montagna. Davide vive a Roma. In ogni caso Pordenone batte sempre nei nostri cuori. È un’idea che rimarrà per sempre. Calamita, se ci fai caso, è il secondo tempo di “Prova a star con me un altro inverno a Pordenone”. In quella canzone, nel 2001, si cantava di andare via. In questa, nel 2019, dopo essere andati via, si dice che forse tornare sarebbe bello, che lì si sta bene, nonostante la gente che c’è in giro la notte nei bar.“

Ultima domanda sui live: qualche novità di cui potete parlarci? Dalle foto si intravede anche un nuovo costume…
“La prossima settimana faremo una sorta di ritiro in Carnia e decideremo tutto, i costumi sono già progettati. Ci vediamo presto ai concerti!”

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